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LA SALUTE MENTALE NEL TERZO MILLENNIO

 

Si tiene in questi giorni a Torino il congresso nazionaledella società italiana di psichiatria al fine di stimolare le istituzioni per dare il via ad una campagna nazionale contro la depressione.

In Italia circa il 3% della popolazione soffre di depressione ma solo la metà di chi ne è affetto la vive come una vera e propria patologia che si può curare.

In psichiatria la guarigione non è più un tabù.

A fronte delle concrete possibilità di cura esistenti, a livello internazionale, si segnala però un problema fondamentale: il cosiddetto “treatment gap”, ovvero la “distanza” che tuttora esiste fra ciò che potrebbe essere fatto e ciò che realmente si fa per la cura dei disturbi mentali, inclusi quelli più comuni nella popolazione generale (disturbi depressivi e disturbi d’ansia).

Infatti, secondo uno studio condotto dall’OMS, solo il 23 % delle persone affette da depressione riceve un trattamento rispondente a criteri minimi di adeguatezza dal punto di vista delle evidenze scientifiche di efficacia.

I dati indicano dunque da un lato una ancora ridotta conoscenza di cosa sia la depressione, dall’altro l’ancora inadeguato ricorso a cure realmente efficaci. Infatti,ancora oggi, una percentuale molto alta di persone non ricorre alle cure perché la depressione non viene percepita come patologia da curare.

Non solo. Anche quando ci si rende conto del bisogno di essere aiutati, spesso non si ricevono le terapie più adeguate al caso, col risultato finale che solo un’esigua minoranza delle persone che avrebbero bisogno di cure risulta adeguatamente seguita.

E pensare che oggi la depressione maggiore può essere guarita nel 70 per cento dei casi.

Secondo Enrico Zanalda, segretario della SIP e direttore del dipartimento di salute mentale dell’ASL TO3, è necessario diffondere i risultati dei trattamenti dei disturbi mentali per ridurre la vergogna e l’isolamento dei pazienti e dei familiari e per incrementare la tenacia della ricerca del buon risultato clinico da parte degli operatori.

Appare indispensabile implementare nei dipartimenti di salute mentale le procedure e le innovazioni terapeutiche che consentono la “guarigione” delle persone, sia per le patologie gravi come la schizofrenia e il disturbo bipolare, sia per quelle più comuni come l’ansia e la depressione. Psichiatri ben informati scientificamente che possono utilizzare con maggiore agio e sicurezza gli strumenti terapeutici oggi disponibili, tutelano meglio la salute dei pazienti e il loro stesso rischio di “burn-out”».

Un recente studio ha inoltre dimostrato che la depressione aumenta, ad esempio, la probabilità di infarto di circa 3 volte.

I fattori in gioco sono solo in parte noti. Nella persona con depressione avvengono fenomeni biologici correlati in vario modo alla genesi dell’ischemia del miocardio: l’aumento costante del cortisolo nel sangue dovuto all’iperattivazione del sistema dello stress (asse ipotalamo-ipofisi-surrene), l’aumento dell’aggregazione delle piastrine, l’attivazione del meccanismo dell’infiammazione con l’aumento delle citochine infiammatorie, e lo sbilanciamento dell’equilibrio fra sistema simpatico e parasimpatico a favore del primo, con effetti sia sul tono dei vasi coronarici che sul ritmo cardiaco.

Per ulteriori informazioni si consiglia la visione del seguente link.


IL COLLO DA TABLET

Il collo da tablet è una malattia che, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Pshysical Therapy Science, si sta diffondendo soprattutto fra i giovani e le donne.

L’indagine è stata condotta su studenti, docenti e dipendenti dell’università di Las Vegas per capire quanto sia comune il dolore al collo da uso sconsiderato di schermi, oltre che per definirne i fattori di rischio principali; i risultati mostrano innanzitutto che oltre la metà di chi usa abitualmente il tablet ammette di soffrire di dolori a collo e spalle, nel 15 per cento dei casi talmente intensi da compromettere perfino il sonno.

Essendo questi dispositivi diventati indispensabili per il lavoro e lo svago, sono in aumento le persone con disturbi causati dal tablet ma anche dall’uso eccessivo dello smartphone. Si parla di una vera e propria epidemia.

I giovani a causa dell’utilizzo intenso e prolungato sono i più colpiti.

Più a rischio sono poi le donne, a causa di una minore statura e di un minor tono muscolare rispetto agli uomini.

Collo piegato in avanti, sguardo fisso sullo schermo: è così che si spiana la strada al dolore da tablet o da smartphone perché più ci si china, più aumenta lo stress sulla colonna cervicale.

Inclinandosi di 45 gradi in avanti è come se portassimo un carico di oltre venti chili sul collo.

La rigidità a livello della nuca e il dolore nella zona cervicale, i sintomi più diffusi.

 

Si mira alla prevenzione. Si consiglia di rinforzare i muscoli di collo e spalle con opportuni esercizi. È raccomandato l’utilizzo di supporti da tavolo, per evitare di lavorare con lo schermo del tablet in orizzontale, e magari procurarsi una tastiera così da assumere una posizione più corretta mentre scriviamo; indispensabile poi stare seduti con un supporto lombare.

È necessario anche modulare il tempo di utilizzo: una pausa di quindici minuti ogni due ore sarebbe opportuna per far riposare la colonna vertebrale.

Spesso, se non sempre, questi consigli sono del tutto ignorati. Che cosa fare quindi in caso di sintomi? Si può ricorrere a farmaci miorilassanti e antinfiammatori, ma ovviamente sarebbe opportuno astenersi dalle posizioni scorrette almeno durante il periodo di maggior sofferenza.

 

Per maggiori informazioni si consiglia la visione del seguente link.

 


ANTIBIOTICI

Proseguendo la nostra rubrica sul tema della salute, oggi vi proponiamo un interessante spunto sull’uso ligio degli antibiotici.

È tempo delle prime influenze stagionali, pertanto è necessario educare i genitori e i bambini all’uso corretto degli antibiotici. La campagna «i consigli di mio, mia e meo», promossa dalla federazione italiana medici pediatri (fimp) si pone proprio questo obiettivo.

Secondo un recente studio troppo spesso si fa ricorso in modo indiscriminato agli antibiotici, rappresentano circa il 44% del totale dei farmaci prescritti in età pediatrica.

Solo lo scorso anno sono stati utilizzati dal 38% dei bambini residenti in Italia.

Negli studi dei pediatri di famiglia saranno distribuiti opuscoli e flyer con informazioni utili, sagomati con le tre mascotte e i messaggi della campagna e uno speciale game kit con un mini album di figurine. Mio, mia e meo compariranno inoltre in brevi video di animazione diffusi online. Tutto il progetto sarà supportato sui principali social media.

L’obiettivo è quello di combattere l’uso improprio e l’assunzione errata degli antibiotici per salvaguardare il nostro paese dall’aumento del fenomeno dell’antibiotico-resistenza (una delle principali conseguenze negative legate all’eccessivo uso di questi farmaci).

Fenomeno che può portare al rischio di non riuscire più a curare con efficacia le malattie batteriche, soprattutto quelle più gravi.

La campagna vuole sensibilizzare non solo i genitori, sempre più propensi ad autoprescriversi le cure antibiotiche, ma anche lo stesso personale medico.

Nei bambini circa l’80% delle infezioni è di origine virale, tuttavia l’antibiotico viene impiegato in otto casi su dieci. Questo contribuisce a determinare un aumento esponenziale delle resistenze batteriche con conseguente fallimento terapeutico.

Per ulteriori informazioni si consiglia la visione del seguente link, e la lettura dell’articolo “INFLUENZA”.

Forniamo al seguente link il programma della campagna sostenuta dalla FIMP.


SALUTE MENTALE

Ricorre oggi, mercoledì 10 ottobre, la giornata mondiale della salute mentale.

Sostenuta dall’ONU è indetta per sensibilizzare, conoscere e prevenire gli effetti negativi dei problemi mentali nel mondo.

Rispetto al passato, l'approccio olistico si traduce in uno sguardo su tutto l'uomo, nella sua dimensione fisico-biologica, psichica, sociale, culturale e spirituale.

Un recente sondaggio della Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito questa patologia come una aggressione alla serenità ed all'equilibrio psico-fisico.

Riferimenti dal Ministero della Salute, indicano “la salute mentale” uno stato di benessere emotivo e psicologico, nel quale l'individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all'interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell'ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni.

In Italia sono circa 700mila i pazienti in cura, di cui la maggior parte giovanissimi.

Infatti, molti giovani tra i 12 e i 25 anni dichiarano di essere scontenti della propria vita, malati di depressione o ansia.

La metà delle malattie mentali inizia proprio intorno ai 14 anni; speso però il problema non viene riconosciuto né curato, oppure è drammaticamente sottovalutato.

Il disturbo più diffuso tra gli adolescenti è la depressione, cui si aggiunge il dilagante abuso di alcol e droghe. Il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani di 15-29 anni.

Per questo l’Organizzazione mondiale della sanità ha dedicato agli adolescenti la Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre. E la Società italiana di psichiatria ha intitolato il prossimo congresso (Torino 13-17 ottobre) “La salute mentale del terzo millennio”.

Claudio Mencacci, past president della Società italiana di psichiatria e direttore del Dipartimento di Neuroscienze all’ospedale Fatebenefratelli-Sacco di Milano, ritiene che sia necessario chiedersi come le trasformazioni sociali e tecnologiche incidano sulla salute psichica dei giovani. “È evidente che vi sono delle specificità che possono essere evidenziate nel funzionamento psichico e cognitivo dei cosiddetti “nativi digitali”, iper-connessi, iper-tecnologici. Cosi come è evidente che vi sono dei rischi specifici a cui i ragazzi di oggi sono particolarmente esposti e che potranno portare a conseguenze sul loro benessere psichico futuro”.

Il periodo adolescenziale (compreso tra i 13 e i 24 anni) è la fase in cui si affinano le modalità di funzionamento cognitivo e affettivo-relazionale, la capacità di tollerare le frustrazioni, di amare e accedere al piacere, di utilizzare le proprie risorse creative e progettuali, tutte competenze indispensabili per costruire un progetto di vita adulta soddisfacente.

Ha dunque un ruolo centrale per determinare il benessere psichico dell’individuo. La maturazione cerebrale dell’adolescenza è straordinariamente sensibile agli stimoli dell’ambiente, sia che questi si caratterizzino per una loro potenzialità in senso evolutivo, sia che si tratti di sollecitazioni che possono influenzare negativamente lo sviluppo.

E le sostanze d’abuso?

Le sostanze d’abuso alcolici, fumo … possono incidere sul benessere psichico e fisico dei giovani, sono dei veri e propri detonatori rispetto ai disturbi mentali.Essendo l’adolescenza un periodo della vita estremamente sensibile, ed essendo l’offerta di queste sostanze sempre più varia e a basso costo, questa fase della vita è da tutelare e proteggere, permettendo che ragazzi che mostrano segnali di sofferenza psichica possano essere aiutati per tempo, con competenza e passione.

Per maggiori informazioni si consiglia la visione del seguente link.


LA DEPRESSIONE BIPOLARE

I disturbi dello "spettro bipolare", i quadri clinici un tempo indicati col termine generico di "psicosi maniaco-depressiva", consistono in sindromi di interesse psichiatrico caratterizzate da un'alternanza fra le due condizioni contro-polari dell'attività psichica, l’eccitamento o la cosiddetta mania e al rovescio la sua inibizione, ovvero la "depressione", unita a nevrosi o a disturbi del pensiero.

 

Questa alternanza determina diverse alterazioni, tra le quali:

Un recente studio ha dimostrato come questo disturbo manifestiun andamento familiare, ripresentandosi nel corso delle generazioni nella stessa famiglia.

Si badi, non si eredita la malattia, ma una “biologica predisposizione ad ammalarsi” e quindi avere un genitore con questo disturbo non significa necessariamente svilupparlo. L’esposizione a sostanze d’abuso, cattive abitudini di vita, soprattutto relativamente al sonno, contribuiscono in modo determinante allo sviluppo e alla progressione della malattia.

L’insorgenza è precoce e spesso la malattia si manifesta proprio in adolescenza. Il più delle volte la patologia non viene riconosciuta o spesso è mal diagnosticata e inadeguatamente trattata. Viene confusa con la depressione o con i disturbi di ansia, persino con la schizofrenia o i disturbi di personalità borderline.

Il disturbo bipolare non esordisce con un episodio maniacale, ma è solitamente preceduto da disturbi di ansia, da anni di episodi di depressione anche in adolescenza e disturbi del sonno. Se il disturbo bipolare non viene curato in modo adeguato, l’alternarsi di fasi maniacali e depressive produce una continua interruzione nel percorso vitale, impedendo il raggiungimento di obiettivi formativi, lavorativi e relazionali. Si interrompono gli studi, le carriere e le relazioni affettive. L’individuo alterna periodi di euforia e iper-progettualità a fasi di solitudine e disperazione e se la prima condizione mette a dura prova il sistema di affetti e relazioni con comportamenti disinibiti, rischiosi o aggressivi; la seconda è accompagnata da sentimenti di colpa, sensazione di disfatta e da elevato rischio suicidario.

Il sonno gioca un ruolo centrale. Tendenzialmente ridotto nelle fasi che precedono l’euforia ed insoddisfacente nelle fasi depressive. Il disturbo bipolare viene curato parimodo, tanto nell’adulto, tanto nell’adolescente.

Ci sono però maggiori difficoltà nel far accettare le modifiche degli stili di vita necessarie alla stabilizzazione clinica. Ad esempio, è difficile motivare un adolescente a mantenere un buon ciclo sonno-veglia, con almeno otto ore di sonno per notte.

Ancor più importante, rispetto all’adulto, è il sostegno, volto ad aiutare il ragazzo ad accettare la presenza della patologia e a tollerare la regolare assunzione dei farmaci. Si raccomanda pertanto un monitoraggio attento dei figli di genitori con bipolarità o con forte famigliarità.

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BINGE EATING DISORDER

 

Il binge eating disorder, disturbo da alimentazione incontrollata, è un disturbo del comportamento alimentare che si presenta con episodi di abbuffate tipici della bulimia nervosa, senza però mostrare i comportamenti compensatori tipici di quest’ultima quali vomito, abuso di lassativi o diuretici, digiuno successivo.

Il più delle volte questo disturbo è conseguenza della bulimia nervosa o dell’anoressia nervosa.

Si tratta di una vera e propria malattia riconosciuta dalla comunità scientifica.

Nel 2013 è stato classificato dall’APA come un disturbo del comportamento alimentare.

Come diagnosticare il BED...

Si fa riferimento a tre criteri diagnostici ufficialmente riconosciuti:

  1. Chi soffre di Bed in alcuni momenti della giornata perde completamente il controllo sul cibo: mangia tanto, spesso cibi ipercalorici e raffinati e, soprattutto, con voracità, senza quasi sentire il sapore di quello che ingurgita.
  2. Mentre ci si abbuffa senza controllo ci si rende conto di non aver fame, di essere voraci, di sentirsi esageratamente pieni e si provano senso di imbarazzo e di colpa e perfino disgusto di sé.
  3. Non si mettono in atto comportamenti di compensazione. Per questo motivo, mentre chi soffre di bulimia è normopeso, chi soffre di Bed ha un peso eccessivo e può arrivare ad essere addirittura obeso.

 

Questo disturbo viene spesso definito “dramma silente” perché chi ne è affetto, provando un eccessivo senso di vergogna è reticente nel parlarne con qualcuno.

 

Al contrario, la richiesta di aiuto ad un centro specializzato nella cura dei disturbi alimentari, è il primo passo per riprendere consapevolezza di sé stessi.

Le strutture specializzate si possono trovare sul sito http://www.disturbialimentarionline.gov.it.

Le cure per questa patologia sono tante, sia farmacologiche, sia nutrizionali, sia psicologiche e quando dosate nella «combinazione» più giusta per ogni paziente, sono efficaci. L’importante è iniziare con il piede giusto: non si deve pensare «inizio una cura per dimagrire» (il «sentirsi sempre a dieta» paradossalmente aggrava i sintomi di Bed), ma «inizio una cura che migliorerà la mia qualità di vita».

Per maggiori informazioni si consiglia la visione del seguente link.


IL NOBEL PER LE TERAPIE ANTICANCRO

 

L’immunoterapia è la nuova frontiera della cura ai tumori e oggi dà risultati promettenti in molte neoplasie per le quali c’erano poche speranze.

Arrivano importanti scoperte, degne di Nobel, che hanno posto le basi per le terapie anticancro.

Il premio Nobel per la Medicina è andato all'immunologo Usa James P. Allison e al giapponese Tasuku Honjo, per la scoperta della terapia del cancro per inibizione della regolazione immuno-negativa. Un meccanismo di terapia assolutamente nuovo: stimolare il sistema immunitario per attaccare le cellule tumorali.

I due ricercatori hanno intuito che esistono circuiti regolatori negativi da parte del sistema immunitario.

Secondo lo studio di Allison bloccando l’interazione fra la proteina Ctla-4 e il suo recettore si sarebbe potuto de-attivare il segnale di deattivazione del sistema immunitario. Arriva dunque a dimostrare, tramite l’anticorpo monoclonale, come sia possibile mantenere un’attivazione del sistema immunitario per distruggere il tumore.

Nel 2011 si fanno strada i primi farmaci testati sull’uomo.

Honjo, dal canto suo ha dimostrato la presenza di un’altra proteina, la Pd-1, e ha dimostrato che è in grado di mandare segnali negativi.

In aggiunta il tumore può esprimere un recettore per la Pd-1, che consentono alle cellule del tumore stesso di eludere il riconoscimento da parte del sistema immunitario e quindi di continuare a riprodursi.

L’immunoterapia impedisce così alle cellule tumorali di sfuggire alla cattura da parte di quelle del sistema immunitario.

Secondo Giorgio Minotti, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Biomedico di Roma, “Il premio rappresenta un’investitura accelerata per il futuro di questa strategia. Visti i suoi costi, bisogna ora affrontare anche il problema della sostenibilità”. Oltre al prezzo, alcune ombre riguardano la mancata risposta da parte di alcuni pazienti. "Questo avviene senza che capiamo bene il perché. Abbiamo ancora molto da studiare su questo meccanismo".

Qualcosa in più sui due ricercatori…

James P. Allison, 70 anni, è immunologo americano e dal 2004 ha condotto le sue ricerche nel Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York. Nato negli Stati Uniti il 7 agosto 1948, ha cominciato la sua carriera scientifica negli anni '80, prima nell'università del Texas e poi in quella californiana di Berkeley.

Tasuku Honjo, 76 anni, è di origini giapponesi e ha lavorato a lungo fra Giappone e Stati Uniti, tra le università di Kyoto e Osaka, la Carnegie Institution di Washington e i National Institutes of Health. Immunologo di formazione, è nato il 27 gennaio 1942 a Kyoto e nella sua città ha lavorato a lungo a partire dagli anni '70, tranne brevi parentesi negli Stati Uniti e a Osaka.

Per ulteriori informazioni si consiglia la visione del seguente link e video.


INFLUENZA

 

Con i primi venti freddi si torna a parlare di influenza.

Il termine tecnico “influenza” denota uno stato infettivo in cui sono contemporaneamente presenti tre condizioni:

  1. Febbre elevata, superiore ai 38° a insorgenza brusca.
  2. Sintomi sistemici quali dolori muscolari o articolari.
  3. Sintomi respiratori quali congestione, secrezione nasale, mal di gola.

Dobbiamo aspettarci una stagione pesante come quella dello scorso anno?

La stagione influenzale dovrebbe essere di intensità media ma con non meno di 5 milioni di casi. Molto dipenderà anche dal meteo: se questo inverno dovesse essere più lungo e freddo sicuramente si avranno molti più pazienti influenzati.

Come comportarsi in caso di contagio?

Si consiglia di riposare e di utilizzare, se necessario, farmaci di automedicazione. L’automedicazione deve essere responsabile. L’assunzione deve essere diretta ad attenuare i sintomi e non ad azzerarli, di modo che la malattia segua il suo normale andamento (4-5 giorni).

Nella classica variante influenzale si sconsiglia l’uso degli antibiotici. Più che giovare al paziente potrebbero determinare un’eccessiva alterazione batterica delle prime vie respiratorie.

Gli antibiotici trovano invece indicazione nelle complicanze batteriche broncopolmonari e devono essere utilizzati solo dopo essersi sottoposti a una visita medica, quando i sintomi dell’influenza non passano con i farmaci di automedicazione oppure se, dopo un’apparente guarigione, si manifesta un ritorno di febbre e tosse produttiva. 

Quali sono le categorie a rischio?

I bambini molto piccoli, i grandi anziani, gli immunodepressi e coloro che sono affetti da patologie croniche possono sviluppare più frequentemente delle complicanze, anche gravi. Per queste persone si deve porre una particolare attenzione da parte del medico per un controllo clinico più stretto.

Vaccinarsi o non vaccinarsi?

È consigliato per i soggetti a rischio ed in particolar modo per le persone con patologie respiratorie e cardiache di qualsiasi età.

Ma attenzione. Il vaccino non protegge dalle forme non dovute a virus influenzali. La possibilità di prendere l’influenza non è eliminata, ma in caso di malattia i sintomi possono risultare attenuati.

Si consiglia, per ulteriori approfondimenti, la lettura del seguente link.

 

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Prevenzione al maschile

 

 

La prevenzione maschile, purtroppo, è poco praticata, anche se, per fortuna, il trend si sta leggermente invertendo, segno di una sempre maggiore consapevolezza dell’importanza della questione e di uno stile di vita sano.

Da anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità promuove, a vario titolo, l’importanza della prevenzione, sviluppando piani operativi e vademecum ai quali i vari Paesi dovrebbero attenersi per orientare le politiche sanitarie nazionali.

Il Piano d’azione per la Prevenzione e il Controllo delle malattie non trasmissibili 2013-2020 fornisce alcune indicazioni davvero molto importanti, sugli obiettivi e sul processo da attivare per raggiungerli.

 


CONSIGLI PER EVITARE LO STRESS DA LAVORO

Benessere e stress da lavoro correlato nelle Università: il gruppo di lavoro “QoL@work - Quality of life at work” dell’AIP: Margherita Brondino

Dalla prevenzione alla gestione dello stress lavoro-correlato - Strumenti di valutazione e buone pratiche , a cura di Giorgio Sclip - AA.VV.Volume scaricabile gratuitamente            

 


Tutti gli articoli sono redatti in applicazione della Legge, 22/04/1941 n° 633, testo coordinato della legge a protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio aggiornato, da ultimo, con le modifiche apportate dal D.L. 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 dicembre 2017, n. 172.


 

16/10/2018