Il 20 gennaio 2004 presso l’Expò Leonardo da Vinci di Fiumicino si è svolto il convegno “Il 2004 per un turismo accessibile”, organizzato dalla Città di Fiumicino, l’Associazione Leg. Arco e la Fish Lazio.
La prima sessione intitolata “A che punto è il rapporto accessibilità/turismo”, ha avuto come moderatore il Presidente della Fish Lazio, Bruno Tescari. La sessione ha visto l’alternarsi di politici locali, quali il Sindaco, Mario Canapini, l’assessore al turismo di Fiumicino, ing. Pasquale Proietti, l’architetto Manuela Manetti, della Provincia di Roma, ed esperti nel settore turismo e disabilità: Alessandra Colonna, presidente della Leg. Arco, Giampiero Griffo, rappresentante dell’Italia all’European Disability Forum, il dottor Gianfranco Battisti, responsabile dell’Area Centro-Sud Trenitalia.
Da questa prima sessione è emersa la necessità di avere monumenti e stabilimenti balneari accessibili a tutti, che tenga conto dei bisogni dei disabili, con strutture che forniscano ogni tipo di servizio: mappe tattili per non vedenti, servizi igienici attrezzati, fruizione totale del mare, percorsi archeologici facilitati.
Per il turismo legato al mare, la Balnearia di Fiumicino sta lavorando alla nascita di una nuova figura da inserire nell'organico degli stabilimenti: un referente in grado di soddisfare le esigenze dei disabili. Nelle spiagge libere il Comune annuncia pedane fino al bagnasciuga e lettini appositi.
La sessione pomeridiana intitolata “Le professionalità dell’accoglienza e dei servizi al turismo. Proposte per formazione, informazione/integrazione”, ha avuto come moderatore la giornalista di “Roma 1”, Ludovica Sacchet. In questa parte del convegno si è inserito l’intervento della rappresentante del Centro Accoglienza Disabili dell’Università di Roma Tre, Daniela Violi, che ha sottolineato l’importanza della qualificazione attraverso l’apprendimento: “L’università come luogo privilegiato per l’orientamento e la formazione, forza culturale ed intellettuale che deve compiere un’opera di sensibilizzazione ed educazione affinché siano vinte le barriere culturali”.
Il convegno è stato un'occasione di riflessione su quanto è stato già fatto e, al tempo stesso, uno stimolo per capire dove invece si dovrà ancora intervenire.
Bruna Consarelli
Delegato del Rettore
Università degli Studi Roma Tre;
Lucia de Anna
Delegato del Rettore dello I.U.S.M.
Consulente scientifico
Università degli Studi Roma Tre
Centro Accoglienza Disabili, Università degli Studi Roma Tre
Daniela Violi
via Ostiense 169, Tel 06 57067754, Fax 06 57067702, e-mail accodisconvegno@libero.it
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Tabella riepilogativa degli
studenti in situazione di disabilità iscritti al Corso di Laurea in Scienze motorie e sportive |
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TOTALE studenti iscritti al Corso di Laurea |
9 |
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Ripartizione per anno di Corso |
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Studenti iscritti al primo anno |
5 |
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Studenti iscritti al secondo anno |
- |
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Studenti iscritti al terzo anno |
- |
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Studenti iscritti fuori corso |
4 |
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Attivi/Non Attivi* |
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Studenti attivi |
8 |
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Studenti non attivi |
1 |
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Ripartizione per tipologia di Disabilità |
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Visiva |
Uditiva |
Dislessia e difficoltà di
linguaggio |
Motoria |
Mentale |
Altro |
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- |
3 |
- |
5 |
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1 |
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Ripartizione per grado di invalidità |
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=
< 66% |
> 66% |
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1 |
8 |
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Figura 1: Diffusione certificazione Sa 8000 Fonte:CEPAA agosto 2003 |
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DATI SINTETICI SULLE CARATTERISTICHE DEL SERVIZIO E SULL'ATTIVITÀ SVOLTA
Informazione: accessibilità e diffusione
La Commissione cura un sito Internet accessibile da uno specifico link all'interno della home page dell'Ateneo e di
quelle delle sei Facoltà.
All'interno della guida dello studente, nell'opuscolo "Procedure e modalità immatricolazioni, iscrizioni ai corsi di studio,
tasse e contributi" distribuito dalle Segreterie Studenti, è presente una pagina di segnalazione del servizio con recapiti,
intenti e principali attività.
Segnalazione e Anagrafe studenti
Gli studenti con invalidità pari o superiore al 66% indicano il codice contributivo H per l'esonero totale dalle
tasse. Gli studenti sono tenuti a presentare, in segreteria studenti, copia del certificato di invalidità.
Per i fini anagrafico-statistici, la Segreteria tecnica della Commissione, al termine delle iscrizioni di ogni Anno Accademico,
riceve, dal Centro di calcolo d'Ateneo, i dati degli iscritti con codice contributivo H.
Prove di accesso, Riserve, Esoneri
Le prove di esame, accesso etc. vengono valutate, in accordo con i docenti dei corsi e i rappresentanti in seno alla Commissione per ogni Facoltà, caso per caso, cercando di offrire allo studente la procedura più adeguata alle specifiche esigenze. Non rientra nella politica della Commissione esonerare gli studenti diversamente abili dalle verifiche/prove previste, proprio nell'ottica della loro piena integrazione.
Tabelle di riepilogo sul numero degli studenti, generale e con sotto articolazioni:
ripartizione per grado di invalidità > 66% = 115
per Facoltà
13 Economia
33 Giurisprudenza
14 Ingegneria
30 Lettere e filosofia
13 Medicina e chirurgia
12 S.M.F.N.
per tipo di disabilità il dato non è disponibile. Dati riferiti all'A.A. 2002-2003
Rapporti con l'ADISU
In associazione con l'ADISU-Tor Vergata, è stato istituito un servizio di trasporto ed accompagnamento per gli studenti diversamente abili, dalle rispettive abitazioni e viceversa (quando rientrino nel bacino di servizio previsto, avente raggio di 20 km dalla sede del Rettorato) ed all'interno del Campus.
La stessa ADISU eroga contributi per l'acquisto di attrezzature specifiche e bandisce concorsi con posti riservati per
studenti diversamente abili.
Barriere architettoniche, Censimento, Programmazione rimozione
E' stato effettuato un censimento su tutti gli edifici del Campus, affidato ad architetti specificamente competenti, al quale si sta dando seguito con la sistemazione di arredi nelle aule e biblioteche, con le segnalazioni degli accessi facilitati e dei parcheggi riservati etc.
Servizio Accoglienza: Organizzazione
Segreteria Tecnica
dott.ssa Maria Luisa Cottone, sig.ra Maria Beatrice Giambenedetti, arch. Maria Grazia Pirrone.
La Segreteria Tecnica costituisce il primo punto di riferimento per gli studenti e fornisce prime indicazioni in merito a:
Assistenza amministrativa e didattica;
Prestito materiale didattico e/o ausili tecnico-informatici;
Assistenza tutor specializzati (interpreti dei segni o labiali etc.);
Contatti con docenti docenti ed Istituzioni universitarie;
Contributi straordinari per mobilità internazionale (Progetto Erasmus);
Pianificazione del servizio di accompagnamento e trasporto ( in collaborazione con l'ADISU).
Tutorato specializzato
E' possibile richiedere la prestazione di tutor specializzati (es.: interpreti del linguaggio dei segni) ed è in via
di sperimentazione la registrazione e trasformazione in file di lezioni.
Strutture dell'Ateneo
Il 27 gennaio 2000 con decreto Rettorale n. 213, è stata istituita la Commissione per l'attuazione della Legge 104/92, composta da un delegato del Rettore, un rappresentante di ciascuna delle sei Facoltà, un referente dell'Ufficio Tecnico, un esperto in ausili della Facoltà di Medicina. Si avvale del supporto organizzativo di una Segreteria Tecnica e si riunisce mediamente ogni mese.
Scopo principale della Commissione è quello di garantire e favorire il diritto allo studio delle persone diversamente abili, così come previsto dalla L. 104/92 e successive modifiche (L. 17/99).
Delegato del Rettore prof. Rodolfo Maria Strollo.
Facoltà di Medicina prof. Enrico Staderini
Facoltà di Scienze prof. Massimo Bianchi
Facoltà di Ingegneria prof. Lucio Scucchia
Facoltà di Giurisprudenza dott. Annarita Mavelli
Facoltà di Economia prof. Simone Borra
Facoltà di Lettere e Filosofia prof. Rosa Corrado
In seno alla Commissione, è attivo un Laboratorio di Ausili Tecnologici, che ha sede presso la Facoltà di Medicina.
Per la mobilità internazionale sono stati erogati contributi per programmi Erasmus.
Un felice caso di passaggio dal mondo universitario a quello del lavoro: sintesi delle fasi che lo hanno cadenzato.
G. F., studentessa diversamente abile dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dopo aver conseguito
brillantemente la laurea in Lettere e Filosofia ha deciso di proseguire nella formazione superiore ulteriore, iscrivendosi al Corso di
perfezionamento in Musealizzazione, tutela e valorizzazione dei beni archeologici svoltosi presso la stessa Facoltà.
Poiché l'argomento della sua tesi di specializzazione è parso - a giudizio della Commissione in epigrafe - degno di interesse,
riguardando il tema Musealizzazione e disabili, si è provveduto a
all'erogazione di un contributo economico (borsa di studio) per l'espletamento della tesi, nonché ad offrire supporto tecnico
d'indirizzo, con scambi di informazione e innesco di utili contatti con
consulenti specialisti della Commissione e quindi alla segnalazione delle opportunità percorribili nell'ambito della ricerca
dell'occupazione.
Con un progetto che vedeva ampliate le tematiche della tesi di specializzazione, la stessa studentessa ha infatti conseguito il Premio
Idea Università e Impresa 2002 indetto dalla Regione Lazio e BIC Lazio.
Forte dell'ottimo curriculum, è stata quindi recentemente assunta, come dirigente laureato, con un contratto di 24 mesi presso
l'INPS.
Centro Universitario Disabilità ed Handicap
L'Università degli Studi di Cassino, nella prospettiva di rendere effettivo il diritto
allo studio per tutti gli studenti disabili, intende garantire l'accesso fisico alle strutture di studio e di ricerca.
Dal 1998 è attivo il Centro Universitario Disabilità ed Handicap, situato in via Bari
n.8, al piano terreno, dove gli studenti disabili possono presentare le loro richieste e trovare risposte adeguate ai loro problemi.
Presso l'Università di Cassino è previsto l'esonero totale dalle tasse e dai
contributi universitari per gli studenti ai quali è stata riconosciuta un'invalidità pari o superiore al 66%.
Gli studenti con invalidità compresa tra il 50%e il 65% pagano solo la prima rata delle tasse universitarie.
INFORMAZIONE: Campagna informativa nelle scuole della Provincia di Frosinone
Sito web Università di Cassino - Area studenti
Centro Orientamento
Guida dello studente e Materiale informativo
SEGNALAZIONE: Scheda di immatricolazione GISS CUDH
PROVE: Esoneri prove scritte o orali e prove personalizzate sostitutive
ISCRITTI n.103 <66% n. 28 >66% n. 75
Disabilità MOTORIA N. 50
VISIVA N. 16
UDITIVA N.3
NASCOSTA N.34
Facolta'
LETTERE E FILOSOFIA N.63
GIURISPRUDENZA N.20
ECONOMIA E COMMERCIO N.14
INGEGNERIA N.6
SCIENZE. MOTORIE 0
Laureati
LETTERE E FILOSOFIA N.12
GIURISPRUDENZA N.0
ECONOMIA E COMMERCIO N.1
INGEGNERIA N.1
Media di conseguimento della laurea anni 7
ADISU : Borse di studio n.40 dall' a.a.1998/99 al 2001/02
Borse di disagio n.14 dall' a.a.1998/99 al2001/02
Finanziamento personale per accompagnamento A.A. 2002/03 50.000 euro
Alloggi
BARRIERE: Censimento effettuato nel 1999
Novembre 2003 effettuati il 60% degli interventi di rimozione tra cui i più
Importanti
ACCOGLIENZA
personale addetto al centro:
Delegato del Rettore Prof.ssa Elisabetta De Vito Presidente del C.U.D.H.
n. 7 unità di personale logistico a contratto
n. 4 unità di personale tecnico a contratto
n.1 coordinatore
n. 1 autista
tutorato specializzato
sostegno allo studio personalizzato
tecnologie di sostegno
interpretariato
appunti - registrazioni - trascrizioni
counselling psicologico in convenzione con il distretto sanitario D ASL FR3
MOBILITA' INTERNAZIONALE n.2 studenti Erasmus Spagna A.A. 2002/03
STRUTTURE DELL'ATENEO
commissione Disabilità
Presidente: Delegato del Rettore
Componenti: Referenti di Facoltà
n.2 Rappresentanti degli Studenti iscritti al CUDH
Rappresentante Commissione Pari Opportunità
Coordinatore attività CUDH
collegamenti
Orientamento
Tutorato didattico
Mobilità internazionale
UNIVERSITA' E DISABILITA': VERSO L'INTEGRAZIONE SOCIALE
L'abilità è la condizione necessaria e "socialmente condivisa" affinchè un giovane intraprenda un percorso di studi superiori universitari. Per questo, non è corretto parlare di disabilità, e quindi di assenza di abilità, piuttosto ci riferiamo a persone con "diverse abilità", in grado quindi di intraprendere la carriera universitaria seppure con mezzi differenti.
Gli studenti della LUMSA vengono informati ogni anno dall'ufficio orientamento che organizza incontri nelle scuole superiori di Roma e partecipa al Salone dello studente.
L'ufficio economato/diritto allo studio, nel modulo che viene distribuito per la determinazione della fascia di appartenenza, ha
predisposto una pagina per acquisire i dati di studenti con diverse abilità. Nello stesso modulo sono richieste anche le informazioni dei
componenti del nucleo familiare, se ci sono altri componenti con diverse abilità, informazioni sugli stessi. Tutte le informazioni
vengono inserite nella scheda informatica dello studente.
Per quel che riguarda le prove di accesso si agisce secondo le esigenze esposte dai singoli studenti con diverse abilità, evitando di
creare degli sbarramenti.
Al momento dell'iscrizione, gli studenti della LUMSA, in possesso di un'invalidità pari o superiore al 66% che presentano relativa certificazione rilasciata dalla competente commissione medica dell'Azienda Sanitaria Locale:
Sono esonerati dal pagamento della tassa regionale di 108,33 euro
La tassa di iscrizione e il contributo universitario ammontano a 51,65 euro
L'ammontare del contributo speciale da versare è calcolato sulla base della fascia di appartenenza determinata sul reddito e sul patrimonio personale (in mancanza di proprio reddito / patrimonio si prende in considerazione quello della famiglia di origine).
Il diritto allo studio con i propri fondi interviene come prevede la normativa vigente:
1. I benefici a concorso, come le borse di studio, i contributi monetari, i trasporti, gli ausili culturali, prevedono per studenti con
diverse abilità pari o superiori al 66%, dei requisiti di merito ridotti.
2. Si pubblicano ogni anno bandi per interventi specifici riservati a studenti con diverse abilità.
3. Si organizzano (dietro segnalazioni di docenti o degli stessi studenti) lezioni private di lingue straniere per gli studenti che si
trovano indietro con il corso.
4. E' stato attivato da anni il servizio trasporto con l'utilizzo di un pulmino attrezzato appositamente per il trasporto di studenti con
diverse abilità. Quando il servizio trasporto non è sufficiente a coprire tutte le richieste, viene organizzato il trasporto tramite una
società privata a pagamento (fondi diritto allo studio).
5. E' pubblicato ogni anno il bando di concorso per le collaborazioni part-time svolte dagli studenti della LUMSA per aiutare gli studenti
con diverse abilità. Quest'ultimi vengono affiancati negli spostamenti all'interno dell'università e nelle vicinanzedella sede
universitaria, per raggiungere i punti convenzionati dalla mensa, per l'aquisto di libri e/o piccole commissioni.
6. Per un caso particolare è stato acquistato un PC con il riconoscimento vocale.
Per quel che concerne la problematica delle barriere architettoniche, negli ultimi anni sono stati effettuati nelle tre sedi di Roma
dei lavori di ristrutturazione e abbattimento delle barriere architettoniche come ad esempio: rampe di accesso, allargamento degli
ascensori, creazione di servizi igienici per portatori di handicap motori.
Si sta ancora lavorando per migliorare i servizi da offrire; sono in progetto la creazione di postazioni informatiche per non vedenti e
ipovedenti e l'organizzazione della didattica a distanza.
Si sono incontrate molte difficoltà soprattuto per la creazione delle rampe, essendo gli edifici delle vecchie strutture non sempre si
è potuta fare una rampa fissa come per la sede di Via Pompeo Magno; per la sede di Piazza delle Vaschette si è fatta una rampa in
metallo, mentre per la sede di Via Traspontina è stato spostato l'ingresso principale nella strada adiacente, poiché l'ingresso storico
non consentiva né la costruzione di una rampa, né la collocazione di una rampa movibile.
Le difficoltà che una piccola Università come la LUMSA incontra sono numerose, in quanto, pur avendo un numero contenuto di studenti
con diverse abilità, le problematiche sono diverse a seconda della tipologia di abilità, per tanto si cerca di intervenire volta per
volta seguendo le singole esigenze.
E' stata istituita una Commissione Disabili composta da: Prof. Menarini, Dott.Togato, Sig. Lagravinese, Sig.ra Scalambretti.
E' in fase di progettazione un Centro d'ascolto per tutti gli studenti della LUMSA, all'interno del quale ci sarà uno sportello
apposito per gli studenti con diverse abilità.
Il counseling è volto ad armonizzare le esigenze psicologiche di soggetti impegnati in situazioni sociali caratterizzate da fattori di
stress. In tale contesto il counseling ha tre direzioni:
1. evitare l'insorgenza di eccessivi disagi psicologici;
2. armonizzare al massimo la dialettica tra soggetto, famiglia e comunità;
3. analizzare la complementarietà e la finalizzazione delle azioni sociali nei gruppi di riferimento del paziente al fine di un
potenziamento del gruppo psicologico.
La modalità di intervento prevede un ciclo di 4-5 colloqui a frequenza settimanale, con eventuale follow-up a distanza di tempo.
Lo scopo di questo servizio è quello di promuovere nello studente, attraverso un intervento psicologico breve, una riflessione sulla
proprie esperienze e sulle difficoltà incontrate nel corso degli studi.
Creare uno spazio, a cui questi studenti possono accedere gratuitamente, significa poter offrire un'opportunità di condivisione
attraverso la quale è possibile individuare ed esplorare le risorse vitali disattivate, in particolare per gli studenti con abilità
diverse.
Il Centro sarà guidato da un supervisore e un'équipe di psicologi clinici esperti in problematiche adolescenziali e tardo adolescenziali.
ITALIA LAVORA S.p.A.
- ITALIA LAVORA S.p.A.
Presentazione area Italia - Lazio
- STATISTICHE
Inserimenti: interventi formativi Disabili anno 2003
- OBIETTIVI RAGGIUNTI
Missioni interinali e assunzioni a tempo indeterminato Disabili anno 2003
- LE NUOVE PROSPETTIVE
Riforma Biagi
Risorsa Lavoro
Riuscire a parlare delle proprie esperienze, benché se ne vada fieri, è sempre assai difficile per me, ho sempre paura di annoiare o non destare abbastanza interesse in chi mi ascolta, alla fine in ogni modo riesco a sbloccarmi perché spinto dalla convinzione che raccontando le mie esperienze che ho la possibilità, scusandomi anticipatamente per la presunzione, di far riflettere e perché no aiutare il prossimo, come è spesso capitato a me personalmente nel ruolo di uditore.
La mia esperienza personale s'intreccia profondamente con il tema di questo convegno. Sono giunto all'università molto preoccupato, non
lo nascondo, di cosa avrei trovato una volta varcati i confini tra adolescenza e prima maturità, nella mia esperienza anteriore per la
mia condizione di disabilità avevo trovato indifferenza e sospetto, escludendo solo pochi casi isolati. Sentimenti provocati forse ad
un'analisi più oggettiva dettati dall'ignoranza latinamnete intesa come non conoscere di cosa realmente ho sofferto, ma la mia stessa
memoria mi ricorda anche che pochissime furono le persone che allora avevano avuto l'umiltà di avvicinarsi a me e chiedermi quale
misterioso segreto si celasse in me. Lunghi periodi d'ospedalizzazione nel tentativo di darmi un futuro invece di portare consiglio a chi
mi circondava ne aumentava dubbi e paure preferendo alla fine di assumere un atteggiamento di indifferenza o di gentile presenza. Tutto
ciò ha accompagnato la mia adolescenza e quindi si può ben capire quale paura provassi nell'iniziare l'università, non avrei sopportato
ancora di essere uno studente invisibile solo perché affetto da un handicap, paura alimentata dalla convinzione, ora mi rendo conto di
quanto assurda fosse, che all'università i rapporti tra insegnanti e studenti e tra studenti fossero molto più fragili e deboli e di
conseguenza sarei definitivamente scomparso dietro un numero. Ma mi sbagliavo l'università e nello specifico la mia facoltà con i suoi
professori, i suoi assistenti, i suoi studenti, il suo personale e via dicendo si dimostrò essere ben diverso da quello che avevo
immaginato. La disponibilità a conoscermi a sapere chi fossi e quale fossero le mie capacità non sono mai mancate, e lo voglio dire
immediatamente mai avevo trovato tanto e sarà banale ringraziare ma nel periodo più buoi della mia breve vita quando, dovendo iniziare
la terapia emodialitica due o tre volte la settimana, le mie speranze di avere un futuro pieno di vita erano orami in via di scomparsa
definitiva per fare posto ad un sentimento di vuoto interiore, fu proprio l'università ( con questo termine si sentano compresi
insegnati, assistenti, alunni, tecnici e segretari) a darmi quella forza per rialzarmi e ricominciare a lottare, e soprattutto a prendere
una decisione per me di grande importanza: dedicare tutti i miei sforzi ad aiutare le persone che soffrono soprattutto le persone
disabili, ben inteso ancora non è chiaro il modo preciso se vogliamo parlare in termini di lavoro futuro anzi direi prossimo vista
l'ormai imminente discussione della tesi, il prossimo gennaio, ma la strada l'ho iniziata ad intraprendere, da un po' di tempo dal giorno
in cui decisi di proporre a due miei professori l'idea di compilare una tesi sul comportamento della Comunità Europea, che vede in
me un grande sostenitore forse perché deluso in passato dal nostro stato, nei confronti delle persone disabili, quale evoluzione ha avuto
nella storia dell'Europa occidentale dalle prime considerazioni sui minorati, come venivano definiti allora, come di persone da riadattare
per andare a colmare quei buchi occupazionali di secondo ordine dove le persone normali sarebbe state "sprecate", fino ai giorni
nostri dove, dopo un lungo cammino si è giunti alla certezza che tutti gli uomini sono uguali, non si pensi che tale affermazione sia
stata così scontata come può sembrare, basta guardarsi intorno, e che in particolare i disabili hanno pieno diritto ad essere
considerati per le loro qualità capacità e non per le loro mancanze, come è successo a me all'università, idea accettata e sostenuta
appieno.
Di certo quello che è capitato a me che ho raccontato qui in breve non è un caso, ma capita spesso che sia frutto di isolati
atteggiamenti non collegabili, dovrebbero quindi essere spese più forze affinché il desiderio di confrontarsi con quello che non si
conosce e apprezzarlo nelle sue diversità uniche, la disabilità diventi un atteggiamento normale e spontaneo. Le leggi, i decreti, le
direttive o le risoluzioni possono cambiare molto, ma niente cambia di più la società che il singolo comportamento, bisogna solo
iniziare… molti già hanno iniziato e anche io ho iniziato e spero di poterlo continuare a fare, nella convinzione che forse qualcosa
è già cambiato e che ancora molto si potrà cambiare.
Partecipanti al convegno per il C.A.D.
dott.sa Cristina Gaetano e dott.ssa Daniela Violi
Disabilità e scuola. Disabilità e lavoro. Con il riferimento a queste tematiche si apre il convegno coordinato da S. Bentivegna del Movimento Apostolico Ciechi in cui le testimonianze e le comunicazioni esposte sono state accomunate dall'intento di sottolineare sviluppi ed iniziative per una maggiore integrazione delle persone con disabilità nelle aziende, partendo dal ruolo delle parti sociali per la tutela dei diritti dei disabili e della responsabilità sociale dell'impresa. Presupposto dell'attività aziendale, è inevitabilmente la formazione. Pertanto l'attenzione ai percorsi formativi ed all'integrazione nell'ambito del processo di riforma della scuola, si collegano strettamente all'idea di formazione come punto d'incontro tra scuola e lavoro.
Il tema della disabilità in relazione alla scuola ed al lavoro, necessariamente evidenzia il bisogno della comunicazione pubblica,
intesa non solo come rapporto tra le diverse istituzioni ma anche e soprattutto come rapporto tra le istituzioni ed i cittadini. Per
realizzare l'intento della legge 68' in materia dell'inserimento lavorativo anche attraverso borse lavoro e stage, occorrono
istituzioni diverse tra loro ma al tempo stesso in stretta comunicazione e collaborazione tra loro. Si dimostra altrettanto
necessaria la sensibilizzazione al tema dell'inserimento scolastico, inteso come risorsa sociale universale. Il recupero di un senso
civile del "Noi" è ciò che principalmente l'attività scolastica dovrebbe puntare a realizzare come punto di partenza.
Il tutto comporta l'esigenza della presenza di personale qualificato, di figure professionali con adeguate competenze anche
tecnologiche affinché la comunicazione non diventi essa stessa una barriera per la comunicazione.
Parlando di responsabilità sociale dell'impresa, si vuole diffondere, in seguito a quanto la legge 68' afferma, l'idea che
l'obbligo sia esso stesso una risorsa. Partendo da tale concetto si vuole portare la società e le imprese ad una visione
dell'inserimento lavorativo delle persone con disabilità non come un compito da assolvere, perché imposto dalla legge, bensì come
un ruolo che rientri nelle culture e nelle politiche aziendali. La disabilità stessa vista in ragione del profitto renderebbe
l'azienda più responsabile all'inserimento lavorativo perché tale atteggiamento verterebbe sempre all'ottimizzazione del prodotto
finale, all'accessibilità al livello di prodotto, per cui si arriva a parlare di una vera e propria Cultura dell'accessibilità,
come cultura da diffondere a cominciate dall'ambito scolastico.
Inevitabilmente tutt'oggi, il punto dolente comunque emerso con la legge 68', è l'attenzione delle aziende alla ricerca di
"disabili meno disabili", quando invece ciò che si dovrebbe incrementare e promuovere in vista dell'ottimizzazione del
prodotto finale di cui sopra, dovrebbe essere un affiancamento professionale delle persone con disabilità, dei percorsi di lavoro
di collaborazione che sarebbero concreti esempi di realizzazione di responsabilità sociale dell'impresa. Con la legge 53' inoltre
si attua una riforma scolastica che nello specifico ambito della disabilità però, non è stata ritenuta particolarmente innovativa
rispetto alla legge 104'. Vengono sicuramente richiamati gli obbiettivi di integrazione di
quest'ultima, ma viene anche osservato
come non sia sufficiente accogliere una legge passata perché quella successiva limitandosi a richiamarla possa andare bene.
Ovviamente al riguardo i pareri sono contrastanti, ma ciò che si è voluto all'unisono sottolineare, è l'esigenza di fare sempre
di più e meglio.
La legge 53' è una legge delega sulla struttura scolastica. Essa rappresenta una dichiarazione di intenzioni da rendere operative con decreti delegati. Si fa accenno alla figura dei Tutor, insegnanti che siano referenti unici per gli altri docenti e per i genitori; si parla di piani personalizzati in risposta alle problematiche dei singoli alunni; sui parla di gruppi di lavoro costituiti con alunni di livelli diversi che abbiano competenze ed abilità differenti. Tutto ciò in ragione di un punto cruciale: l'integrazione, intesa come superamento dei limiti. L'integrazione è il connotato originario della scuola. Non è un compito assegnato dallo stato bensì fa parte dell'essenza della scuola stessa. Da essa deriva il diritto allo studio di ognuno.La realizzazione di percorsi formativi chiama a cooperare anche le famiglie che al livello europeo sono oggi attore del sistema educativo e ad istituire figure preparate che seguano gli studenti con disabilità in un percorso tale da non dirigere le scelte esclusivamente verso istituti professionali.
Oggi inoltre l'uso delle tecnologie è uno strumento prezioso per favorire l'integrazione. L'uso della tecnologia dall'interno,
nelle classi, si manifesta essere un investimento che però non deve essere visto in funzione esclusivamente del fatto che vi sia in
una classe uno o più studenti con disabilità, bensì esso possiede un valore a lungo termine che deve essere incrementato.. La
ricerca intesa come innovazione si compone di fondamentali passi da seguire: l'informazione di cosa si può effettivamente fare con
gli ausili tecnologici, la formazione, la consulenza ed infine i servizi.
Essendo dunque la formazione il collegamento tra scuola e lavoro, essa può però essere intesa con diverse conseguenze, sia come
progetto individuale sia come progetto individualizzato integrato. Nella prima interpretazione, le problematiche verrebbero risolte
in quanto legate ad una singola persona, per ogni disabile si provvederebbe ad una serie di interventi che permettano
l'apprendimento, ma nel contesto imprenditoriale, questa visione renderebbe un'azienda fragile e carente poiché non si tiene conto
della realtà completa. La formazione come progetto individualizzato permette invece di andare oltre nel rapporto tra
strutture-scuola-lavoro. Il tale prospettiva, il rapporto con il momento formativo non è l'unico, la formazione comprende altri
elementi come i trasporti, l'accesso fisico e all'informazione, l'accoglienza, gli spazi, le prospettive. In questa visione, chi fa
formazione , acquisisce e deve comprendere un tipo di organizzazione complessa che dà risorse e strumenti per intervenire sul
singolo caso.
L'inclusione scolastica , perché abbia successo, dovrebbe tener presenti i seguenti punti:
Si ipotizza l'istituzione di un osservatorio sulla legge 68', forme di sostegno economiche non solo nell'ambito sanitario, la necessità di una programmazione dei bisogni a partire dal territorio, perché la responsabilità verso la legge sia sostenuta da quella verso le condizioni per la prevenzione.
Sintesi dei lavori di gruppo del seminario:
Al fine di discutere a livello nazionale sulle problematiche relative all'applicazione della legge n.17/99 riguardanti l'istituzione di un "tutorato specializzato per il diritto allo studio degli studenti universitari disabili, sulla base delle sollecitazioni promosse dagli studenti disabili, che non trovano ancora risposte adeguate nell'istituzione della figura del "tutor specializzato", e sollecitata anche da alcune osservazioni scaturite dalle prime esperienze con gli operatori che lavorano in tale settore, l'Università Roma TRE ha deciso di utilizzare una parte dei Fondi previsti dalla normativa su richiamata, per discutere sul ruolo e sulla formazione del "tutor specializzato".
A questo incontro saranno invitati a partecipare oltre ai delegati dei Rettori delle Università, gli operatori che prestano tale servizio e le diverse figure di aiuto che intervengono nella formazione degli studenti disabili.
Gli studenti stessi parteciperanno rappresentando le loro esperienze e le esigenze ancora non soddisfatte.
L'ipotesi è quella di delineare un profilo formativo che le Università stesse potranno formare avvalendosi anche della collaborazione delle Associazioni e degli Enti competenti.
Parteciperanno altresì gli esperti del gruppo di Pedagogia Speciale, coordinato dal Prof. Canevaro, che stanno elaborando progetti di ricerca nello specifico settore, anche nel quadro più ampio delle professioni di aiuto alla persona, con la possibilità di costruire moduli formativi con l'acquisizione di crediti specifici.
Verranno coinvolti anche i membri dell'Osservatorio sulle persone in situazione di handicap del Ministero della Pubblica Istruzione.
Inoltre, in vista della Conferenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sull'applicazione della legge quadro, le osservazioni che scaturiranno dal suddetto seminario, sono particolarmente attese dal gruppo di lavoro sull'educazione.
Il Delegato del Rettore per i problemi connessi al Disagio
Prof.ssa Lucia de Anna
"Il tutorato specializzato" 9-10 Dicembre
l'Università Roma TRE Facoltà di Scienze della Formazione Via del Castro Pretorio 20, all'Aula del Consiglio.
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9,30-10 |
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10,00 |
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10,20 |
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12,00 |
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13,30 |
Pausa pranzo |
I lavori riprenderanno alle ore 15 per la costituzione dei gruppi nella sede di Castro Pretorio 20 e di via Manin 53
Sulla base delle adesioni e della documentazione che sta pervenendo, verranno posti alcuni interrogativi sia sugli aspetti
organizzativi ed amministrativi, che sugli aspetti formativi del tutorato specializzato: Chi sono, che attività svolgono, quali
sono i livelli di competenza, come vengono formati e reclutati
I gruppi di lavoro saranno condotti con la collaborazione degli esperti di Pedagogia Speciale, infatti, desideriamo proprio in
questa occasione sottolineare il ruolo delle competenze specifiche di cui necessita questo settore
Predisporremo i vari gruppi di lavoro per costruire i profili professionali delle varie figure che possono intervenire nel
tutorato specializzato ipotizzando possibili moduli formativi anche nell'ottica dei nuovi profili dei decreti d'area, tenendo
presente il valore delle esperienze in atto.
I lavori continueranno per tutto il pomeriggio fino alle ore 18,30
La mattina del 10 dicembre i lavori inizieranno alle 9,30, verranno presentati i risultati dei gruppi e discussi plenariamente
per arrivare alla stesura di un documento che verrà presentato alla CRUI e al MURST, i lavori si concluderanno verso le 13,30.
Dall'esposizione dei problemi quasi sicuramente scaturiranno alcuni elementi di riflessione sul tipo di aiuto di cui necessitano
gli studenti in situazione di handicap, fino a che punto come dice la legge possono essere costruiti piani educativi
individualizzati, quali difficoltà si riscontrano in alcuni studenti per costruire il loro percorso di studi, emergeranno alcune
modalità nuove di fare didattica universitaria verso un insegnamento modulare e di crediti formativi. Un diverso impegno
nell'offerta formativa può permettere una migliore opportunità di apprendimento per tutti.
Occorre, inoltre, sottolineare che le diverse figure di aiuto dallo studente al neolaureato, all'obiettore, al volontariato, sono
risorse importanti nel lavoro quotidiano e continuo per una crescita culturale sulle problematiche della diversità, tuttavia si
mette in evidenza la necessità di un tutorato più qualificato e specifico nella costruzione dei rapporti con i professori, in un
ruolo non sostitutivo né assistenziale ma di mediazione reale per stimolare lo studente ad un confronto diretto e continuo con il
titolare dell'insegnamento per poterne cogliere la positività dell'esperienza universitaria.
Infine, un aspetto importante è la preparazione del personale che si deve occupare dell'accoglienza e soprattutto di chi deve
valutare i bisogni ed assegnare il tutorato, nonché monitorare l'efficacia degli interventi.
Alcune esperienze di questo tipo si stanno sperimentando nelle varie Università ed il confronto potrà senz'altro farci avanzare
nell'applicazione di questa nuova legge 17 del 1999, per affermare ancora una volta la validità della scelta tipicamente italiana
dell'integrazione, cercando di trasmettere e diffondere anche all'interno delle Università i punti fondamentali su cui essa si
fonda.
In questo impegno le Università sono chiamate anche a riflettere sulla Formazione trasversale e interdisciplinare della cultura dell'integrazione.
Coordinamento organizzativo
Dott.ssa Marcelli Marta 06/49229256
Segreteria ANMIC 06/76963222 - 06/76900100
Micheli Franca
Munnini Maria Consigli
GRUPPO 1
Intervento della prof.ssa Lucia de Anna
Delegato del Rettore dell'Università Roma TRE per i problemi connessi al disagio
Delegata dalla CRUI alla Conferenza Nazionale sull'handicap
Nel gruppo sono state affrontate le problematiche relative all'attuazione del servizio di tutorato specializzato, previsto dalla legge 17 /99, ci si è soffermati a lungo sull'ipotesi della figura di un tutor specializzato con impostazioni ed opinioni diverse. E' emersa la preoccupazione di costituire una figura simile all'insegnante di sostegno, però nella sua accezione negativa, perché forse anche a livello universitario viene conosciuta in maniera distorta.
Si è passati: dall'ipotesi di figure altamente specializzate come gli interpreti della lingua dei segni ad un annullamento di figure specifiche, pensando che lo studente disabile all'Università abbia raggiunto un'autonomia tale da non necessitare di aiuto didattico specifico. Quasi ad un annullamento della disabilità e della diversità, senza cogliere i problemi che la diversità comporta anche a livello dello stile di apprendimento. E' stato sottolineato il senso della cultura della diversità come problema ma anche come risorsa da valorizzare e far comprendere ed accogliere all'interno dell'Università. si è pensato al "tutorato specializzato" solo come servizio rivolto a ciò che si deve fare, intervenendo in modo specifico solo in quei casi particolari, che costituiscono una percentuale bassissima nell'ambito universitario, si è detto che l'incidenza è troppo lieve per poter pensare a costruire una figura specifica.
E' stato, inoltre, messo in evidenza da alcuni: il ruolo di mediazione per costruire competenze diffuse che dovrebbero penetrare nella formazione di varie figure che intervengono prima di tutto nelle attività specifiche di accompagnamento, interpretariato, assistenza allo studio, tutor didattico ecc. più in generale negli uffici amministrativi, tra gli studenti, i professori ecc.. Per poter creare quel cambiamento all'interno delle Università verso la cultura dell'integrazione, nel modo di accogliere, conoscere, vivere la diversità.
Si è parlato di:
modificare la didattica,
creare rapporti più diretti con i professori, sensibilizzandoli a tale problematica,
prevedere forme alternative di insegnamento,
costruire materiali didattici in funzione delle risposte ai bisogni specifici legati in particolare ad alcune disabilità, che talvolta vengono a costituire la punta di un "iceberg", evidenziando la questione relativa ai problemi di un insegnamento di tipo "individualizzato" anche a livello accademico in grado di soddisfare bisogni e necessità più ampie.
Sono stati fatti esempi sulla necessità di acquisire delle competenze e diffonderle in un'ottica di complementarietà a ruoli già definiti, in funzione di determinati compiti che devono assumere nei confronti degli studenti disabili.
Si è sottolineato che forse non si è sufficientemente lavorato sui contenuti della formazione di tale ruolo di mediazione o di "regia" nella costruzione di queste competenze complementari.
Tra le quali ad esempio:
la conoscenza dell'evoluzione di un percorso di integrazione,
l'acquisizione di diritti e pari opportunità,
l'individuazione di punti di forza e di debolezza della didattica universitaria in
rapporto alla diversità dei bisogni,
la lettura psicologica del soggetto disabile,
la creazione di ambienti e di relazioni di apprendimento,
la stimolazione delle reti informali di amicizia, di aiuto reciproco e di solidarietà, la costruzione di una dimensione comunitaria,
l'utilizzazione di tecniche di avvicinamento,
la costruzione di gruppi spontanei di lavoro e di studio ecc…
All'Università è stata attribuita la responsabilità della formazione di una rete di professionalità nell'ambito delle relazioni di aiuto, anche nell'accoglienza degli studenti disabili.
Sulla organizzazione di un servizio da strutturare all'interno dell'Università tutti si sono trovati d'accordo. Il prof. Arslan
nella relazione sull'Università di Padova ,ha individuato molti punti importanti e durante la discussione nel gruppo si è
soffermato su alcuni aspetti significativi che vengono inseriti nella relazione di questo gruppo 1.
Molti problemi si sono posti quando si è parlato:
di prove equipollenti,
di costruzione di test,
di organizzazione di schemi,di facilitazione della comunicazioneecc..
E' stato posto l'interrogativo se coloro che devono prendersi carico di queste attività (professori, accompagnatori, obiettori, studenti borsisti) hanno reali competenze legate alla specificità dei soggetti.
Indubbiamente vanno costruite queste competenze a vari livelli con formazione di base attraverso crediti e moduli, per eventuali ulteriori livelli di specificità. Spesso l'integrazione fa pensare che non c'è più bisogno di competenze specifiche, è piuttosto il contrario (cfr. documento Gruppo 2 -Conferenza Presidenza del Consiglio 16-18 dicembre 1999).
Il Prof. Tiberi delegato dell'Università La Sapienza che ha circa 600 studenti disabili, dopo aver cercato di fornire delle risposte di vario tipo agli studenti (abbattimento barriere, interpreti, obiettori, ecc..) si interroga ancora perché sente che manca qualcosa, che mancano le competenze, anche se ancora non ipotizza una figura specifica.
Occorre lavorare di più sul discorso della formazione per rispondere a questi interrogativi.
Lo studente di Ingegneria (nome omesso), non udente oralista, intervenendo al dibattito ha espresso alcune attività che questo ipotetico tutor dovrebbe svolgere attività di ascolto dei problemi, dialogo con i professori, organizzazione dei materiali e note prima della lezione, predispone la consultazione di ulteriori approfondimenti, ecc. (cfr. documento più esteso da lui predisposto).
E' stata messa in evidenza da alcune insegnanti della scuola secondaria superiore anche la necessità di ricostruire il percorso di studi, non annullando le conoscenze del passato dello studente e predisponendo in anticipo le risposte ai suoi bisogni specifici con l'aiuto anche del personale che si è occupato di lui fino al giorno prima.
Inoltre, si è anche discusso sulla possibilità di fornire delle conoscenze anche sul modo di prendere appunti.
In conclusione i tre gruppi hanno convenuto di:
Predisporre una struttura per il Servizio di Tutorato previsto dalla legge per avviare le varie attività in funzione di bisogni degli studenti disabili.
Indire a livello di CRUI e/o di MURST la Conferenza dei delegati almeno tre volte l'anno.
Utilizzare i Fondi assegnati in questa fase di prima applicazione in funzione delle emergenze ritenute prioritarie per rispondere alle esigenze degli studenti.
Avere ancora un momento di riflessione comune sul discorso del "Tutorato specializzato" pur avendo già identificato diverse figure di intervento.
Intervento del Prof. Edoardo Arslan
Delegato per i problemi della Disabilità e Handicap dell’Università di Padova Delegato della CRUI alla Conferenza Nazionale sull’Handicap
Il dibattito che vi è stato ieri ha toccato diversi aspetti di carattere generale sull’integrazione e il diritto allo studio
degli Studenti disabili nell’Università Italiane. Parlando ora del problema del tutorato specifico, previsto dalla Legge 17/99,
credo sia conveniente partire da aspetti pragmatici ed esaminare le reali esigenze che la popolazione di Studenti disabili ha nelle
nostre Università perché si realizzi una vera loro integrazione nella vita universitaria. Già ieri abbiamo sentito da molti
colleghi Delegati di varie Università una certa perplessità nell’individuare la tipologia di questa figura; la maggioranza
comunque, proprio perché si tratta di attività di tutorato hanno espresso il parere che questa funzione, prevista per altro per
tutta la popolazione Studentesca, per essere efficace debba essere svolta da un docente universitario.I dati che vi ho presentato
ieri derivano dal censimento avviato nell’Università di Padova nel 1994 e terminato nel 1997, danno un’idea della dimensione
del problema. Gli Studenti disabili rappresentano lo 0,5% della popolazione Studentesca; il 50% sono disabilità motorie, il 20%
disabilità visive, il 10% disabilità uditive e il 20% disabilità "nascoste", cioè situazioni di inabilità fisiche
derivanti da svariate patologie che possono limitare, anche gravemente, la vita dello Studente. Il 40% degli Studenti ha disabilità
"minori" con una invalidità compresa tra il 50% e il 70%, il 30% gravi comprese tra il 70% e il 99% e il 30% gravissime
con invalidità del 100%.Permettetemi perciò di ribadire ancora una volta che il problema di gran lunga più grave che impedisce
qualsiasi integrazione degli Studenti disabili nelle nostre Università è costituito dalla presenza di barriere architettoniche sia
per l’accesso stesso all’Ateneo o alle singole Facoltà, sia all’interno delle strutture didattiche (aule, biblioteche, aule
studio, aule per esercitazioni ecc.), dalla mancanza di bagni per disabili e dalla mancanza di alloggi attrezzati per disabili
motori. Queste barriere, che ricordiamo sono la norma purtroppo nella maggioranza dei nostri Atenei, non solo sono una limitazione
alle opportunità di studio degli Studenti disabili, ma impediscono fisicamente l’accesso all’Università alla metà degli
Studenti disabili.Il tema di oggi comunque riguarda il tutorato specifico per Studenti disabili. Esso fa parte delle attività per
il superamento delle barriere didattiche e di studio per gli Studenti disabili. E’ opportuno quindi, per non creare confusione,
prima di tutto distinguere queste attività dai servizi a favore degli Studenti disabili che ogni Università può prevedere, come
per esempio servizi di accompagnamento, di assistenza, servizi informatici, servizi di segreteria specifici ecc.Bisogna ricordare in
termini pragmatici innanzitutto che le situazioni che possono provocare un handicap nelle attività didattiche e di studio di uno
Studente disabile all’interno dell’Università possono essere oggi in buona parte superate con l’utilizzo di nuove tecnologie,
informatiche e non, specifiche per i diversi handicap; queste tecnologie dovrebbero essere in possesso delle Università ed essere
messe a disposizione dei propri Studenti disabili.Nell’ambito della vita accademica di uno Studente le principali situazioni
maggiormente responsabili di handicap possono, in base alla nostra esperienza, essere schematicamente suddivise in quattro settori
principali:
Lezioni: La fruibilità completa delle lezioni da parte di uno Studente disabile può necessitare di interventi specifici,
dipendenti da tipo di disabilità:disabilità motorie, disabilità uditive e visive con impossibilità di prendere appunti (stima:
circa il 20% - 35% degli Studenti disabili)
Prevedere la disponibilità per lo Studente degli appunti o del testo delle lezioni con personale di supporto per la scrittura degli appunti stessi o la disponibilità di appunti da parte di compagni di corso. Nell’Università di Padova è in corso di avanzata realizzazione un progetto informatico che riteniamo potrà semplificare il problema permettendo la disponibilità immediata attraverso la rete di Ateneo delle lezioni dei corsi, che lo Studente disabile non può frequentare, come file audio, corredato delle immagini utilizzate dal docente. Se necessario poi, off-line, il file potrà essere trasformato, attraverso software di riconoscimento vocale sufficiententemente efficiente, in file di testo per eventuali ulteriori utilizzi o elaborazioni come file testo (disabilità visive e uditive).disabilità uditive con comunicazione gestuale (stima circa 2%-5% degli Studenti disabili).
Prevedere la disponibilità da parte dello Studente di un interprete per la traduzione della lezione in linguaggio gestuale. Il personale deve essere reperito dall’Università con contratti attraverso un concorso che in primo luogo valuti le capacità professionali dell’interprete (diploma in LIS) e, ove possibile, valuti anche le competenze nella disciplina del corso frequentato dallo Studente per garantire la migliore qualità possibile della traduzione
Accesso ai testi di studio, alle biblioteche e alle consultazioni bibliografiche
Disabilità visive: trascrizione di testi in braille, in formato elettronico o in nastri audio (stima circa 8% - 15% degli Studenti disabili).
Creazione di postazioni informatiche con periferiche e software specifici (riconoscimento vocale, OCR, scanner, barra braille) nelle maggiori biblioteche e aule studio dell’Ateneo, e nell’ufficio che si occupa di disabilità.Per la trascrizione di libri, manuali o testi complessi nella nostra Università abbiamo preferito, perché meno costoso e più efficiente dopo alcuni anni di esperienza interna, utilizzare con convenzioni ad hoc strutture esterne, preferibilmente ONLUS, specializzate in queste attività (Centro del Libro Parlato, Unione Italiana Ciechi, ecc).
Disabilità motorie e visive: disponibilità di posti riservati nelle principali aule studio attrezzati Þ per Studenti in carrozzella: piano del tavolo, bagno, accesso informatico alla rete di Ateneo (stima circa 20% degli Studenti disabili).
Disabilità motorie gravissime: trascrizione di testi in formato elettronico o in nastri audio, accesso ai sistemi informatici, ausili tecnologici specifici, per es. volta pagine automatici o altri sistemi automatizzati: (stima circa 2% - 3% degli Studenti disabili).
Creazione di postazioni informatiche con periferiche e software specifici (tastiere, mouse o altri dispositivi specifici,
videoscrittura ed altro con accessi specifici) nelle maggiori biblioteche e aule studio dell’Ateneo, e nell’ufficio che si
occupa di disabilità.Disabilità in generale: garantire l’accesso gratuito ad internet, alle reti di Ateneo, alle banche dati
bibliografici.
Supporto didattico specifico
Si tratta in pratica di tutte quelle attività di supporto allo studio, che vanno sotto il nome di tutorato specifico, che
aiutano lo Studente disabile nell’apprendimento e nella formazione universitaria.Negli ultimi 4 anni abbiamo fornito a Padova un
servizio di supporto allo studio per Studenti disabili, attività che è stata particolarmente richiesta e giudicata molto utile
soprattutto per alcune categorie di disabilità. E’ un servizio che va a nostro avviso considerato realmente come una delle
attività più importanti e prioritarie anche se a volte si è prestato a interpretazioni e significati (da parte sia del corpo
docente che degli Studenti) non del tutto condivisibili: siamo convinti perciò che la sua erogazione debba rispettare regole e
principî accettati e condivisi da Studenti e docenti. In particolare siamo arrivati alla conclusione che le attività di supporto
allo studio nell’ambito della disabilità fornite dall’Università dovrebbero:
tener conto delle esigenze specifiche di ciascun tipo di disabilità e avere come obiettivo il realizzare la maggiore autonomia possibile dello Studente;
servire per garantire il diritto e pari opportunità nello studio e nelle prove di accertamento;
essere previste in modo più intensivo nel primo anno di Università per aiutare lo Studente disabile a superare l’impatto dell’ambiente e delle modalità di studio/apprendimento dell’Università ed evitare abbandoni ingiustificati.
Le attività di supporto allo studio sono organizzate nell’Università di Padova attraverso tre strutture:
l’Ufficio Disabilità che si occupa dei supporti tecnologici ed informatici, anche individuali, e del reperimento di personale per supporti allo studio specifici quando necessario;
il Referente di Facoltà, un docente nominato dal Consiglio di Facoltà per problemi legati alla disabilità Studentesca, che fa da interfaccia con il corpo docente;
i Servizi di tutorato dei singoli Corsi di Laurea o Facoltà che assieme al Referente di Facoltà si assumono la gestione di programmazione e verifica delle attività di tutorato specifico.
Disabilità uditive con comunicazione LIS (stima circa 2%-5% degli Studenti disabili) sono la categoria di Studenti disabili che maggiormente necessitano di un supporto allo studio continuativo, in particolare al I° e II° anno di immatricolazione.
Disabilità di altro tipo, in particolare visive e motorie gravi hanno di solito necessità di ausili tecnologici specifici per
il tipo di disabilità, anche individuali che l’Università dovrebbe mettere a disposizione dello Studente. Possono avere
necessità anche di supporti specifici allo studio che però di solito sono limitati a un determinato esame o disciplina per periodi
limitati.prevedere la disponibilità nel caso delle disabilità uditive, oltre che dell’interprete LIS per le attività
collettive, di un tutor specifico di supporto allo studio per le discipline seguite dallo Studente e oggetto di esame. Il personale
può essere reperito dall’Università attraverso volontariato o con personale pagato:
Volontariato con compagni di corso o Studenti anziani della Facoltà,
Volontariato con docenti della Facoltà,
Obiettori di coscienza laureati della stessa Facoltà,
Studenti con contratto di 150 ore,
Personale laureato assunto a contratto con impegno orario limitato con competenze nelle discipline dei corsi frequentati dallo Studente.
Nella nostra esperienza il volontariato Studentesco è una soluzione raramente disponibile per attività continuative, che necessitano di un monte orario non trascurabile e di competenze specialistiche. Il volontariato tra i docenti è ugualmente molto raro, anche se ovviamente sarebbe la soluzione ottimale; verosimilmente può essere potenziato attraverso la sensibilizzazione dei servizi di tutorato istituzionali delle Facoltà. Gli Studenti con contratto a 150 ore nella nostra esperienza non si sono dimostrati un mezzo efficiente per una attività così particolare e complessa per cui attualmente limitiamo l’utilizzo di questa risorsa per servizi più semplici e ripetitivi come il servizio di scanner, la registrazione delle lezioni, la stampa braille ecc.Il personale a contratto sembra la soluzione più efficiente, nonostante i costi, anche perché attraverso le creazione di una graduatoria di selezione dove sono indicate le singole competenze è possibile reperire persone che non solo hanno prima di tutto le competenze della materia ma anche esperienza nel settore di specifiche disabilità.
In questa ottica potrebbe inserirsi la figura del tutor specifico previsto dall’ultima legge e cioè una persona competente nel
campo degli ausili, delle barriere e degli handicap specifici che potrebbe fare da consulente nella Università a tutte le attività
di supporto allo studio a favore degli Studenti disabili e che dovrebbe afferire all’Ufficio Disabilità, fermo restando che le
attività di tutorato devono essere a nostro avviso riferite ad un docente con l’utilizzo quando necessario, di tecnologia e
personale di supporto.
Accertamenti
Vi sono già diversi strumenti legislativi che impongono ai docenti metodiche di accertamento per gli Studenti disabili che tengano
conto delle diverse situazioni di handicap determinate dall’esame. Compito delle strutture dell’Università che si occupano dei
servizi e del supporto agli Studenti disabili è di garantire che queste procedure vengano rispettate dai singoli docenti e di
fornire tutti i supporti tecnologici e di personale perché ciò possa realizzarsi.Per quanto riguarda invece le prove di ammissione
alle Facoltà o ai Corsi a numero chiuso o ai test di orientamento previsti a volte anche per le Facoltà a libero accesso è
necessario prevedere modifiche delle procedure che garantiscano criteri valutativi corretti ed equi per gli Studenti disabili. La
necessità di procedere a forme personalizzate di accertamento delle capacità e delle conoscenze possedute dagli Studenti disabili
è oggi sottolineata da tutta la letteratura scientifica internazionale che si occupa di questo particolare tipo di argomento, e
deriva principalmente dalle seguenti constatazioni:
Pur in presenza di una medesima menomazione (visiva, udita, motoria, ecc.) persone disabili diverse possono presentare la necessità
di eterogenei supporti in grado di ridurre le situazione di svantaggio tanto che, da questo punto di vista, si ritiene generalmente
ingenuo e scorretto ipotizzare situazioni testing standard per le persone "non vendenti", "non udenti" e così
via.
La medesima menomazione può comportare "tempi di reazione" (particolarmente importanti e parte stessa della maggioranza
dei test utilizzati) caratterizzati da notevole variabilità inter-individuale a causa dei diversi valori invalidanti che possono
essere riconosciuti anche a menomazioni apparentemente simili: ne deriva che non si ridurrebbero equamente gli svantaggi limitandosi
a consentire unicamente tempi di reazione diversi in confronto a quelli previsti per gli Studenti non disabili, da un lato, o per
quelli con questa o quella diversa disabilità. Non è quindi corretto limitarsi nelle prove di esame non orali o nei test a
allungare il tempo di esecuzione della prova.
Il considerare in sede di valutazione le menomazioni specifiche degli Studenti disabili significa anche richiedere loro prestazioni
qualitativamente diverse che sarebbero, da un punto di vista teorico e metodologico solo scorrettamente confrontabili. Non avrebbe
senso, ad esempio, confrontare l'abilità di rievocazione di stimoli, visivamente presentati ad uno Studente non udente, con quella
manifestata da un collega al quale, a causa di sue menomazioni visive, si sia ritenuto opportuno presentare le "stesse"
parole in modo "tattilmente" o "uditivamente" percepibili. I processi di memoria visiva, infatti, sono, da un
lato, molto diversi da quelli di tipo uditivo o tattile e, soprattutto, non avrebbe molto senso confrontare, tra l'altro, la memoria
visiva di uno Studente con quella uditiva di un altro al fine di determinare quale fra i due avrebbe maggiori requisiti di idoneità
alla frequenza di questo o quel Corso di Laurea.
L'accertamento delle disabilità, pertanto, richiede forme personalizzate di analisi e di valutazione: al variare della persona
disabile, solo dopo la stima della tipologia di disabilità e della capacità invalidante delle sue menomazioni, permetterà di
scegliere le condizioni necessarie per una adeguata valutazione delle sue capacità e possibilità. Ne deriva che anche in presenza
di Studenti disabili appartenenti alla stessa tipologia si dovrà procedere utilizzando prove di accertamento che potranno risultare
anche marcatamente diverse. Non a caso tra gli esperti della quantificazione delle disabilità vi è accordo nell'affermare che ogni
situazione richiede modalità personalizzate di valutazione.
Sulla scorta di queste premesse il Senato Accademico dell’Università di Padova, su proposta della Commissione Disabilità e
Handicap nel 1997 ha previsto per gli Studenti disabili che ne facciano richiesta un colloquio di orientamento e la possibilità di
"una valutazione personalizzata, da condursi in sedi e con prove apposite in relazione al tipo di disabilità, da parte di due
membri della Commissione del corso di studio (laurea o diploma) cui afferisce la prova d'accesso, integrata da un membro designato
dalla Commissione Disabilità ed Handicap".L’applicazione di questa procedura è stata nettamente positiva, permettendo l’accesso
agli Studenti disabili a tutte le Facoltà dell’Ateneo garantendo procedure di valutazone più eque e corrette.Quindi, in breve:
Disabilità sensoriali e motorie gravi accedono a valutazioni personalizzate per l’accesso alle Facoltà o Corsi di Laurea.La
procedura su richiesta dello Studente all’atto della pre-iscrizione prevede un colloquio di orientamento da parte della
Commissione e successivamente, se necessario, l’individualizzazione della prova di ammissione e la valutazione da parte della
commissione integrata da un Docente, membro della Commissione Disabilità e Handicap.
Riassumendo quindi, le attività complessive per l’inserimento di uno Studente disabile nella vita accademica ed in particolare il servizio di tutorato specifico e di supporto allo studio presso l’Università di Padova prevedono:
Auto segnalazione da parte dello Studente disabile all’atto della pre-iscrizione o iscrizione
Colloquio di orientamento per la scelta del Corso e per la individuazione delle disabilità.
Prova di accesso alle Facoltà individualizzata.
Preparazione di un piano di studi, che può essere individuale, sotto la guida del Referente di Facoltà e sua approvazione da parte
del Consiglio di Corso di Laurea.
Accesso individuale, se possibile nelle strutture di Facoltà, ai supporti tecnologici e informatici necessari.
Individuazione, sulla scorta del piano di studi, di supporti di personale per le attività collettive (traduzione LIS, scrittura di
appunti ecc.).
Individuazione semestrale, sulla scorta del piano di studi, delle attività di tutorato specifico e di supporto allo studio
necessarie. Agli Studenti con disabilità uditiva, se ne fanno richiesta, è fornito di norma per tutti i corsi del I° anno e per
il 50% di quelli del secondo anno. Per qualsiasi disabilità e anche dopo il II°anno di corso, viene fornito su richiesta specifica
e previa valutazione da parte della Commissione Disabilità e Handicap.
Valutazione semestrale da parte della Commissione del reale utilizzo da parte dello Studente delle risorse messe a disposizione.
Intervento della prof.ssa Maura Gelati
Docente di Pedagogia Speciale dell'Università di Parma
Composizione del gruppo
Il gruppo era formato da 12 persone con ruoli e con professionalità ben distribuite, che hanno permesso un dibattito sfaccettato e
molto intenso.
Erano presenti: 2 Delegati del Rettore, 2 Interpreti della comunicazione, 3 Funzionari amministrativi, 1 studente universitario
disabile, 1 Psicologo in servizio presso un'università per rispondere ai bisogni degli studenti disabili, 1 Rappresentante
dell'associazione ENS, 2 membri del Gruppo nazionale di Pedagogia Speciale
Punti discussi e condivisi
Tutti i membri del gruppo hanno condiviso le seguenti conclusioni:
E' importante, perciò urgente, sensibilizzare a tutti i livelli studenti, docenti e personale amministrativo, sul significato
dell'integrazione degli studenti con handicap nell’Università, perché cerchino di capire i loro bisogni, di individuare e
mettere in atto risorse adeguate per rispondere ai bisogni stessi, ma soprattutto perché facciano pienamente vivere a ciascun
disabile l'esperienza universitaria in tutte le sue sfaccettature e potenzialità. Questa sensibilizzazione può far emergere
volontari che vanno coordinati.E’ indispensabile che ogni Università si doti di un ufficio disabili con personale universitario e
con un coordinatore.Si rifiuta l’idea dell’appalto dei servizi che rischia di portare fuori dall’Università il problema dei
disabili. Un servizio esterno, se può rispondere a bisogni specifici, non avrà certo la forza di fare integrazioni, ne di mettere
in sinergia le risorse dell’ufficio con quelle del diritto allo studio ecc…Si è ritenuto importante un dialogo continuo tra i
delegati delle varie Università. Potrebbe essere costituita una conferenza nazionale dei delegati, con incontri a cadenza
trimestrale o semestrale, che li metta a confronto, per scambiare esperienze e progetti. Questo sarebbe anche un modo per stimolare
le Università meno attente alla presenza dei disabili.E’ stato proposto che in un sito (potrebbe essere del MURST, magari
chiedendo la collaborazione della dott.ssa Roberta Cacciamani che si è dimostrata attenta alla problematica) fosse disponibile l’elenco
dei materiali esistenti presso le singole Università e che possano essere copiati. (testi in braille, testi su nastro.)
Sui punti sottostanti non c’è stata una visione univoca da parte dei membri del gruppo:E’ stato preso in considerazione l’apporto che il volontariato può offrire all’integrazione nell’Università. Pur vedendolo come una grande ricchezza, alcuni hanno notato che non si può demandare a lui compiti che si protraggono nel tempo con forte impegno.In una Università (Torino), all’interno dell’area disabili, è stata introdotta la figura dello psicologo dei disabili con attività per richieste d’aiuto su problemi universitari (ansie, esami, difficoltà con i docenti). Non tutti hanno condiviso che fosse un servizio per i soli disabili.I problema del tutorato è stato affrontato facendo riferimento al fatto che la legge 17/99 parla di un servizio di tutorato e non di un tutor inteso come persona. E’ stato rilevato da più parti che il tutor voluto dalla legge deve essere un docente. E’ comprensibile che nelle Università molto affollate sia difficile trovare docenti disponibili a fare i tutor per tanti disabili, ma la sensibilizzazione deve andare in questa direzione. Il tutor-docente non si farà carico però dei bisogni assistenziali, che dovranno essere affrontati, da un punto di vista organizzativo, dal coordinatore del servizio disabili.Tra i bisogni assistenziali si è rilevato che risultano fondamentali quelli di studio, che, da soggetto a soggetto, in base al tipo di disabilità, possono richiedere figure diverse, delle quali ne sono state individuate tre:
Tutor di studio, per affrontare le nuove terminologie, i nuovi contenuti disciplinari ecc.;
Interpreti dei segni.
Ripetitore labiale.
Si è detto, inoltre, che è importante:
-- pensare a corsi di lettura, scrittura e studio, per i disabili (questi corsi sarebbero necessari anche per tanti studenti non
disabili);
-- istituire corsi propedeutici di matematica per chi si iscrive alle Facoltà Scientifiche:
I tutor di studio sono visti dalle interpreti della comunicazione, presenti nel gruppo, come figure con una professionalità molto consolidata, con competenze di insegnamento ai sordi (ad esempio), con titoli "classici", ecc.. Da altri del gruppo i tutor di studio sono pensati come giovani neo laureati o laureandi, dello stesso Corso di Laurea dello studente da assistere, con una formazione nell’ambito della Pedagogia Speciale e sui metodi di studio connessi alla disabilità. Non professionisti, dunque, ma in un ruolo a contratto su progetti di esami che lo studente disabile s'impegna a sostenere (modello Padova). Si ritiene che questa figura dovrebbe aiutare il giovane ad integrarsi nell’Università, perché quasi coetaneo dell’handicappato.Si dovrebbe pensare ad una formazione di base per volontari, per obiettori e per giovani delle 150 ore che s'impegnano nelle attività per favorire l'integrazione dei disabili. Sarebbe una formazione di base su problematiche psicologiche e di pedagogia speciale.
Quadro finale dei lavori di gruppo
A molti membri del gruppo è sembrato difficile prescindere dalla propria esperienza per analizzare punti di vista diversi dai
propri.
Da tutti si pensava ad un’Università che doveva cambiare e non solo per gli handicappati.Il rischio d'introdurre nell'università
figure che non sono a favore dell’integrazione dei disabili blocca molti.È convinzione di molti che sia opportuno, per favorire
l'integrazione degli studenti universitari disabili, far ricorso alle nuove tecnologie, in grado di avviare ciascuno al più alto
grado di autonomia, compatibilmente con le sue potenzialità.
Intervento del Prof. Davide Petrini
Delegato del Rettore dell'Università di Torino
Il nostro gruppo aveva una composizione molto simile a quella precedente, devo dire che alcune considerazioni, soprattutto quelle più importanti, sono parzialmente identiche. Le ripeterò rapidamente, quindi, tentando di mettere in rilievo proprio le coincidenze e l’insistenza su alcuni punti, che costituiscono, con ogni probabilità, gli aspetti più interessanti del nostro convegno.Il nostro punto di partenza è stata un enorme difficoltà, già emersa in molti interventi di ieri mattina, di individuare con chiarezza i contorni di una figura di tutor specializzato. Anche noi abbiamo molto insistito sul fatto che la legge parli di servizi di tutorato specializzato, proprio nella prospettiva di prevedere un insieme di interventi, persone, uffici, sussidi, strumenti tecnici e così via che svolgano servizio di tutorato per gli studenti disabili. All’interno di questo servizio ci possono essere molte situazioni dove è indispensabile la figura di un tutor specializzato, cioè di un soggetto titolare di un contratto, di una convenzione, per interventi particolari, ma sempre all’interno di questa realtà.Abbiamo dato anche delle definizioni in negativo del tutor. Abbiamo, cioè, cercato di capire cosa non deve essere. Una prima perplessità, piuttosto condivisa, concerne il ruolo del volontariato. Per motivazioni diverse, è sembrato a tutti difficile ipotizzare il ricorso a tale forma di intervento: sembra infatti opportuno incentivare anche l’aiuto che proviene dai compagni di studi, nella prospettiva di rendere più serio il rapporto. Altra perplessità sul volontariato è la formazione e specializzazione necessaria a chi interviene in questo ambito, difficilmente compatibile con il volontariato.Abbiamo poi riflettuto sugli interventi necessari per gli studenti sordi. Ci sembra che vi siano tre figure di sostegno che possono rientrare nella figura del tutor:
Interprete nella lingua dei segni, con professionalità non solo sul linguaggio ma anche di conoscenza delle materie.
Tutor didattico, più utile al pomeriggio per rivedere in modo più approfonditola lezione già fatta.
Aiuto degli appunti in aula (stenotipia).
Altro aspetto sul quale abbiamo insistito, concerne la necessità di anticipare gli interventi, di insistere molto sull’orientamento,
che possa essere arricchito dalle risorse che possono essere attivate per gli studenti disabili; anticipare il momento dell’iscrizione,
perché i ragazzi già devono sapere cosa possono aspettarsi, cosa possono chiedere; arrivare in tempo a quelli che sono i bisogni.Come
linea di intervento complessiva, come modello politico da proporre, ci sembra importate arrivare a suscitare, ma più ancora a
scatenare le richieste degli studenti.
Infine, abbiamo evidenziato tre complessi nodi:
Modalità di scelta del tutor specializzato. Esistono due modelli: uno è il disabile che sceglie un suo amico, quindi l’Università
lo paga. Modello più facile (non c’è bisogno di cercarlo è già li basta solo pagarlo). L’altro è burocratico: bando,
concorso, selezione. Il rischio è di scegliere persone teoricamente preparate, ma poi, dal lato pratico, inadeguate e dal lato
personale, non accettate dal disabile. I due modelli ripropongo le esperienze seguite, rispettivamente, a Firenze e Torino.
Necessità di individuare dei tutor/professori, uno per ogni Facoltà. Il disabile può incontrare grande difficoltà al momento
dell’esame e spesso i docenti, anche se dotati di buona volontà, non riescono ad adattare convenientemente le modalità d’esame.
Occorre individuare un docente dotato del necessario potere contrattuale con colleghi di facoltà
Il monitoraggio dell’intervento, monitoraggio che i delegati del Rettore sono tenuti a compiere per legge. C’è la possibilità
che il disabile si chiuda in se stesso, non comunichi le proprie difficoltà e gli ostacoli che ha incontrato. Si può pensare a
questionari anonimi, ma anche a momenti di monitoraggio esterno (per esempio, con compiuto da colleghi di altri atenei).
Concludo con due piccoli riferimenti un po’ sganciati dal resto del discorso, ma non per questo meno importanti. Innanzitutto, la
necessità di evitare che i siti Web diventino un’ulteriore barriera per gli studenti disabili. Occorre che siano già pensati e
strutturati come accessibili a tutti i tipi di disabilità.Da ultimo, il problema delle famiglie dei disabili, dei genitori che
spesso trattano con noi, a nome loro. E’ ben vero che essi costituiscono, in molti casi, i primi tutor dello studente disabile, ma
occorre arrivare presto a superare tale mediazione, per entrare direttamente a contatto con gli studenti.
Le ricerche che da anni l’OCDE sta conducendo sulla problematica dell’integrazione delle persone in situazioni di handicap si
stanno orientando in questi ultimi anni verso la continuità educativa sia nei percorsi di formazione professionale che nel percorso
di proseguimento negli studi universitari. Nell’occasione della Conferenza di Grenoble l’attenzione si è fissata sugli studenti
handicappati nell’insegnamento superiore. Le giornate sono state particolarmente intense nella partecipazione ai lavori di gruppo.
Sulla base delle relazioni introduttive, la discussione si è concentrata su temi specifici come:
· il problema dei finanziamenti (organizzazione delle risorse, competenza e responsabilità),
· la formazione del personale (insegnanti amministrativi, tutori, collaboratori, accompagnatori),
· il raccordo con la formazione professionale e le attività di orientamento,
· l’educazione a distanza (l’utilizzazione delle tecnologie per favorire l’apprendimento negli studi universitari). La
relazione introduttiva di Mme Van Acker del Belgio ha messo in evidenza un orientamento legato alla conoscenza delle esperienze dei
paesi nordici come le uniche attività positive; segnalando la legislazione degli stati Uniti come la migliore in termini anti–discriminatori.
Da queste considerazioni emerge l’importanza di rendere più diffusa la nostra presenza e partecipazione ai programmi
internazionali e attività di ricerca a livello europeo. È stato fatto rilevare anche dai colleghi la scarsa conoscenza delle
esperienze dei paesi del sud Europa come l’Italia e la Spagna, nonchè le esperienze della stessa Francia soprattutto nell’accoglienza
degli studenti universitari in situazione di handicap. Anche la relazione sugli aiuti finanziari della collega Gayle Gagliano dell’Università
di New Orleans risente della stessa impostazione sono nominati sedici paesi Europei salvo l’Italia. Abbiamo una notevole
esperienza in tale settore ma è arrivato il momento di diffonderla anche all’esterno del nostro paese. Esiste indubbiamente la
difficoltà di essere coerenti nel rappresentare il nostro modello d’intervento, pur in presenza di innumerevoli problemi di
organizzazione. L’intervento del collega Svedese B. Danemark sui finanziamenti mette in luce ancora forme molto forti di
segregazione con università dedicate esclusivamente a determinate tipologie di handicap come per esempio i non udenti. Inoltre, l’ipotesi
che concentrando le risorse si assicura un intervento più efficace e qualificato assume un significato inquietante che anche in
Italia è riemerso con la costituzione delle scuole potenziate. Il professor Danemark riporta una serie di statistiche nelle quali l’Italia
non è presente. Questo è un altro aspetto che andrebbe curato non siamo mai in grado di fornire statistiche adeguate alle
richieste, per tanto pur avendo attività in corso risultiamo non classificati. Sul problema dei finanziamenti sono stati
rappresentati esempi efficaci come i contratti stipulati dalle università Francesi con il Ministero dell’Educazione Nazionale,
gli interventi supplementari in Inghilterra per equilibrare le spese delle Università più attive. L’intervento delle Aziende del
diritto allo studio e il contributo finanziario della nuova legge 17 del 28 Gennaio 1999 in Italia, nessun contributo nazionale in
Belgio le università devono organizzarsi con i loro finanziamenti. Una gran parte dei finanziamenti deriva dall’assistenza
sociale che sostiene gli interventi all’interno dell’università (ausili, personale di accompagnamento ecc.) Le risorse sono
comunque sempre al di sotto delle esigenze rispetto ad una risposta adeguata dei bisogni. Soprattutto le spese per gli interpreti
per i non udenti sono risultate costose e non adeguate soddisfano al 50% la qualità dell’intervento sono carenti e giungono in
ritardo quando è già iniziato l’anno, occorre programmare interventi alternativi multimediali come avviene in Canada e in
Inghilterra. Un dibattito molto interessante si è aperto nei gruppi di lavoro dopo la relazione del professor inglese Alan Hurst
sulla formazione del personale nelle Università. Sono stati posti una serie di interrogativi sul problema di sensibilizzazione alle
problematiche degli studenti in situazione di handicap:
· Chi deve essere prioritariamente sensibilizzato?
· Chi deve essere implicato nel processo di sensibilizzazione?
· Quando si deve operare la sensibilizzazione?
· Quali sono i metodi e le strategie da utilizzare?
· Che cosa comporta un processo di sensibilizzazione?
Il professor Hurst introduce l’esperienza di formazione svolta nella University of Central Lancashire (UCL). Nel progetto ci si è
proposti di lavorare con colleghi già in contatto con studenti handicappati, infatti tra le priorità si ravvisa l'esigenza di:
· Lavorare con colleghi con una competenza specifica nel settore
· Lavorare con colleghi già implicati nei diversi aspetti della formazione e nello sviluppo del personale dell’Università ·
Lavorare con i "confrères" e con gli studenti aventi una esperienza diretta di handicap
· Lavorare con le Facoltà, i dipartimenti, i servizi all’elaborazione di programmi rispondenti ai bisogni · Elaborare un
programma progressivo per la formulazione di un certificato di qualificazione.
Si è a lungo parlato dell'uso delle Tecnologie ed il collega tedesco Joachim Klauss dell'Universitat Karlsruhe ha illustrato anche
avvalendosi di un video dell'attività di trasformazione di testi di carattere scientifico per l'utilizzazione da parte di studenti
non vedenti.
La collega spagnola Anna Pagès Santacana ha presentato l'esperienza dell'Università a distanza dell'Universitat Oberta de
Catalunya, evidenziando come nel campus virtuale si possano soddisfare i bisogni educativi individuali, fornendo risposte formative
adeguate ed individualizzando l'insegnamento, destando tra i presenti non poche perplessità.
Relazioni e documenti sono stati presentati e discussi da parte dei rappresentanti delle Università svizzere, francesi, norvegesi e belghe.
Dalla discussione del gruppo sono emersi alcuni punti di riferimento per un approfondimento sulla specifica problematica dell'accoglienza degli studenti disabili all'Università.
In questi ultimi anni per effetto dei processi di integrazione attivati dopo la Sentenza della Corte Costituzionale 215 del 1987, che ha permesso la frequenza nella scuola secondaria di II grado degli alunni disabili, mettendo in atto strategie e percorsi diversificati , molti studenti in situazione di handicap hanno conseguito il diploma e si iscrivono sempre più frequentemente all'Università. Tale situazione ha trovato molto spesso le Università impreparate, non sempre organizzate e pronte a soddisfare i bisogni formativi di tali studenti e quindi non in grado di garantire il diritto costituzionale di accedere ai gradi più alti dell'istruzione.
Pertanto, un momento importante messo in evidenza prioritariamente dal gruppo è stato quello dell'Orientamento inteso come formazione durante tutto l'arco della vita.
In particolare, per quanto riguarda questo momento di transizione dalla scuola all'Università , la presenza di studenti in situazione di handicap deve indurre le scuole, alla stregua del comportamento rivolto nei confronti dei cosiddetti "normodotati", a prestare attenzione ad attività di orientamento, , che consentano allo studente in situazione di handicap di poter scegliere consapevolmente tra la prosecuzione degli studi a livello universitario o l'inserimento nel lavoro, attraverso le attività formative messe in evidenza dal gruppo.
Infatti , sulla base delle più recenti disposizioni, a seguito delle attività di orientamento, che istituzionalmente faranno parte integrante dello stesso processo educativo durante la sua durata, gli studenti fin dal IV anno della scuola secondaria superiore potranno ricevere informazioni di carattere generale, che la scuola fornirà avvalendosi dei rapporti che instaurerà con gli Enti, le imprese, il mondo del lavoro e le Università. Ciò permetterà agli iscritti del V anno, sulla base dell'interesse maturato e manifestato nel corso dei colloqui con i docenti, di ricevere una informazione mirata per la scelta del proprio futuro, finalizzata conseguentemente al lavoro o alla preiscrizione universitaria. In questa nuova dinamica quando la scuola riceverà gli elenchi degli studenti che hanno effettuato la preiscrizione universitaria dovrà prendere contatti con le Università indicate dai ragazzi, riferendosi per quanto riguarda gli studenti in situazione di handicap, al docente delegato dal rettore ad occuparsi di tale problematica, al fine di conoscere tutte le iniziative concernenti l'integrazione nell'Ateneo, le iniziative specifiche ed ogni altra forma di supporto che possa agevolare la sua piena accoglienza nell'Università.
Peraltro il modulo delle preiscrizioni contiene la possibile indicazione della necessità di ausili personalizzati per gli studenti in situazione di handicap.
Questo consentirà di favorire gli interessati, perché le Università potranno far conoscere, ancor prima dell'iscrizione universitaria, tutti servizi e l'organizzazione della sede che lo studente intende scegliere.
Per quanto riguarda poi le attività di orientamento-insegnamento previste dal Regolamento 21 luglio 1997 n.245 recante norme in materia di accessi e di connesse attività di orientamento, all'inizio dell'anno accademico per combattere lo smarrimento iniziale tipico del passaggio dalla scuola all'Università, il gruppo propone che tali attività siano particolarmente organizzate, anche con l'utilizzazione di sussidi tecnici e didattici specifici, per i ragazzi in situazione di handicap, organizzate congiuntamente con il responsabile individuato dal Rettore.
Nell'ambito delle attività di orientamento suindicate occorrerà quindi stabilire rapporti continuativi e stabili tra Università e Provveditorati per garantire tale collaborazione con le scuole stesse e stabilire gli opportuni collegamenti.
Si ribadisce, come specificato nell'art.1 della Proposta di legge A.C. 4905 approvata dalla Camera dei Deputati il 29 luglio 1998 all'esame del Senato , la necessità di istituire ".. un docente delegato del rettore con funzioni di coordinamento, monitoraggio e supporto di tutte le iniziative concernenti l'integrazione nell'ambito dell'ateneo".
Si ravvisa, inoltre l'opportunità di:
--costituire una Commissione con la presenza di docenti delle diverse aree disciplinari, del responsabile amministrativo, di un
rappresentante degli studenti disabili e di un rappresentante dell'ente per il diritto allo studio.
-- organizzare un servizio o un ufficio di coordinamento e di realizzazione degli aspetti operativi legati alla realizzazione del
diritto allo studio e all'integrazione dello studente in situazione di handicap, in stretto collegamento con il delegato del
Rettore; tale servizio potrà essere organizzato anche avvalendosi di convenzioni di cui alla lettera b) dell'art.13 della legge 104
del 5 febbraio 1992 con centri specializzati, aventi funzioni di consulenza pedagogica, di produzione e adattamento di specifico
materiale didattico.
L'Università metterà in atto tutte quelle strategie e quelle misure necessarie al raggiungimento di una reale e piena opportunità formativa per gli studenti in situazione di handicap, sulla base di una attenta conoscenza e valutazione dei bisogni della persona e del percorso formativo individuale.
Si mettono in evidenza:
le agevolazioni riguardanti le misure economiche per le iscrizioni,
le modalità di accesso alle Facoltà a numero chiuso e programmato
l'organizzazione di alloggi adeguati e rispondenti alla soddisfazione dei bisogni dello studente
l'abbattimento delle barriere architettoniche e della comunicazione
gli interventi individualizzati, tendenti al raggiungimento di una maggiore autonomia e mobilità per un inserimento reale nel
contesto universitario, favorendo i rapporti con gli altri studenti e con i docenti
valutazione di tempi e modalità di espressione e di comunicazione, senza peraltro modificare i contenuti degli apprendimenti.
A tal fine si devono prevedere in funzione delle singole esigenze:
personale specifico
personale di accompagnamento
ausili e strumentazioni tecniche adeguate e rispondenti alla soddisfazione degli specifici bisogni
sistemi multimediali o forme specifiche al fine di agevolare la continuità formativa di soggetti in situazione di particolare
gravità o impedimento temporaneo dovuto a cure mediche o interventi
Si rileva inoltre l'importanza delle attività di tutorato da parte dei docenti, prevedendo forme di sensibilizzazione e di
conoscenza dei problemi degli studenti in situazione di handicap e delle specifiche strategie di intervento.
Al fine di consentire la realizzazione di tali interventi occorre stabilire le necessarie sinergie tra Università, Enti locali,Servizi ASL per adulti disabili ed enti per il diritto allo studio per una razionalizzazione delle risorse, un coordinamento delle attività ed un'attenta focalizzazione degli obiettivi da raggiungere. Un'importanza particolare va attribuita anche al ruolo ed al sostegno da parte delle Associazioni dei disabili e delle Associazioni delle Famiglie e al rapporto continuativo con le Famiglie.
Si auspica, inoltre, che gli studenti in situazione di handicap possano accedere alla mobilità degli studenti ERASMUS -SOCRATES, nei quali programmi si prevedono specifiche agevolazioni e supporti messi a disposizione sia del MURST che dell'Unione europea e delle quali difficilmente usufruiscono
Si chiede, inoltre, l'accelerazione delle procedure di approvazione della proposta di legge AC 4905 su citata soprattutto in
relazione alle risorse da destinare alle Università mirate a reali progettazioni nei confronti degli studenti disabili.
Si ravvisa, infine, la necessità di provvedere ad un censimento delle iniziative già in atto sul territorio nazionale da parte
delle Università, partendo dai dati a suo tempo rilevati e resi pubblici nella ricerca effettuata dal MURST in collaborazione con
l'università ROMA TRE e la costituzione di un gruppo di coordinamento a livello nazionale, istituito presso il MURST con la diretta
partecipazione della CRUI in stretto collegamento con l'Osservatorio permanente sulle persone in situazione di handicap del
Ministero della Pubblica Istruzione, per analizzare e riflettere sulle esperienze effettuate al fine di diffondere le informazioni
in modo da consentire di trasferire su altre realtà universitarie la positività degli interventi con gli opportuni adeguamenti ai
diversi contesti e situazioni.
Non dobbiamo trascurare il fatto che le iniziative adottate allo stato attuale sono state frutto di sperimentazioni e tentativi portati avanti dalle Università anche in una ottica di flessibilità e di ricerca delle soluzioni ritenute più idonee.
Nel censimento un elemento importante che dovrà essere previsto è la verifica dei percorsi , per accertare se gli studenti in situazione di handicap riescono a raggiungere l'obiettivo del conseguimento della laurea, con quali tempi e con quale profitto, come determinate strategie abbiano agevolato la realizzazione di tali percorsi, individuando eventualmente le cause di dispersione ed abbandono.
Il giorno 20 novembre alle ore 8,30 ci siamo recate a visitare il CENTRE MEDICO UNIVERSITAIRE DANIEL DOUADY della Fondation Santé des Etudiants de France, nato nel 1923 da una decisione dell'unione nazionale degli studenti per far fronte ai problemi dei giovani tubercolotici che avevano difficoltà a continuare i loro studi.
Nell'evoluzione storica e con i moderni progressi della medicina la malattia della tubercolosi è regredita, il Centro pertanto si è riorganizzato prendendo in considerazione altre patologie: psichiche, traumatiche, somatiche.
Nell'attuale situazione il Centro si pone come uno dei punti di riferimento di un quadro sistemico di interventi a favore degli studenti universitari disabili, soprattutto con riferimento a quelli più gravi.
Infatti , vi sono studenti che rimangono nel centro a lungo e per i quali considerate le gravi condizioni vengono organizzate
delle lezioni da parte dei professori universitari di Grenoble che si recano nel Centro. Lo studio è coadiuvato anche da gruppi di
tutorato ed assistenza nonche gli studenti nel centro possono usufruire di una fornitissima Biblioteca aggiornatissima e nello
stesso tempo possiede libri antichi soprattutto della fine dell'ottocento.
L'uso dei computer e della multimedialità, e l'adeguamento degli ausili in funzione delle disabilità, rende agevole lo studio di
persone con handicap motori molto gravi.
Inoltre, esiste tutta una modularità di interventi collegata al servizio accoglienza dell'Università di Grenoble che consente agli studenti meno gravi di frequentare alcune lezioni nell'Università stessa con spostamenti organizzati a secondo delle esigenze degli studenti dal servizio stesso.
Vi sono inoltre studenti che hanno una breve permanenza nel centro per cure e riabilitazione e possono in tal modo continuare a studiare.
Il SAUH su nominato diventa un punto centrale di riferimento degli interventi necessari per l'accoglienza degli studenti disabili
nell'Università, è diretto da un professore dell'Università sollevato quasi totalmente dall'insegnamento, con la collaborazione
di personale reclutato in funzione anche delle disponibilità finanziarie mese a disposizione dal Ministero nel contratto stipulato
sullo specifico problema dell'accoglienza degli studenti disabili e attraverso le sinergie che si costituiscono con gli altri
servizi. Con il Centro RISORSE DI AIUTO ( CROUS) possono essere messe a disposizione delle borse e stipulati dei contratti con
personale di assistenza ed operatori sociali. Il SAUH ha una funzione interuniversitaria e offre il servizio alle 4 Università
presenti a Grenoble, gli obiettivi sono:
favorire l'accoglienza degli studenti handicappati (informazioni e servizi)
divenire un punto di riferimento (mediatore, interfaccia) tra gli studenti ed i servizi universitari per tutto quello che riguarda
la scolarità e la vita sociale nel campus: adattamento degli orari, dei luoghi di lavoro , rispetto della regolamentazione relativa
agli esami.
Fornire un aiuto materiale e tecnico: organizzazione della trascrizione di note, riproduzione dei materiali di studio, aiuti di
documentazione ecc….Promuovere le azioni possibili al miglioramento dell'accessibilità dei locali, dei luoghi di studio e di vita
degli studenti (residenze ristoranti, sale , atrii ecc…..)Organizzare forme di tutorato e sostegno pedagogico in connessione con
le Unità di ricerca e formazione UFR
Per attuare tali obiettivi sono state messe in atto alcune strategie d'intervento:
informazione e orientamento
informazione degli studenti e dei loro diritti e delle disposizioni delle quali possono beneficiare
sensibilizzazione del personale insegnante e tecnico ai problemi degli studenti disabili
orientamento e consulenza: scelta dei corsi, indirizzi, orari adattati ecc.
mediazione e coordinamento
ricerca in comune di soluzioni
funzionamento in complementarietà e in stretta relazione con i servizi esistenti (CIO, CROUS, ecc….)razionalizzazione delle
risposte fornite
coordinamento delle azioni nelle differenti Università
In connessione al SAUH esistono altri servizi, che abbiamo visitato:
PRELUDE - Residenza universitaria adattata per gli studenti disabili con possibilità dell'aiuto di una persona, un accompagnamento di tipo istituzionale ( le spese sono a carico dell'assistenza sociale).
SCAPH - Un servizio di consulenza all'autonomia per le persone handicappate , in grado di soddisfare la scelta del domicilio, la
conoscenza delle risorse finanziarie a disposizione, la situazione del lavoro, l'assistenza a domicilio, i trasporti, le vacanze ecc….
La connessione naturalmente come suaccennato viene fatta anche con il Centro medico.
Le visite hanno impegnato tutta la giornata del 20 novembre fino alle 19 .
Abbiamo potuto parlare con gli operatori dei vari servizi, con gli studenti disabili e conoscere la loro situazione e verificare
l'attuazione delle disposizioni normative.
In serata è stata organizzata una cena di lavoro con la presenza dei direttori generali del Ministero francese e del Ministero
italiano, con il Recteur del Dipartimento dell'educazione francese , con i Presidenti delle Università di Grenoble e con il
rappresentante della Municipalità allo scopo di evidenziare l'aspetto sistemico dell'azione congiunta degli interventi sul
territorio e non solo nell'Università. E' stato manifestato un forte interesse a mettere in atto scambi tra i due paesi.
Il 21 novembre con inizio dei lavori alle ore 9 si è tenuta una tavola rotonda per una riflessione comune sui problemi dell'accoglienza dei disabili, dopo una panoramica generale dell'Ispettore Averbouh sulle disposizioni relative al problema , in parte già a nostra conoscenza per i contatti presi negli anni dalla sottoscritta con il Ministero francese e per aver organizzato nel '95 il I° Seminario internazionale presso la nostra Università con la partecipazione del Rettore, sono stati espressi in maniera dettagliata gli interventi, soprattutto quelli relativi agli aspetti di agibilità dei percorsi nelle Università e negli ambienti circostanti e quelli relativi agli aspetti pedagogici didattici in connessione con i sistemi multimediali.
La sottoscritta è intervenuta nel dibattito della tavola rotonda, su richiesta anche del Direttore Generale Civello, sia per
rappresentare in qualità di esperto i problemi nazionali sull'accoglienza dei disabili nell'Università e fornire informazioni
sulle attività svolte dalle Università italiane, sia per illustrare la situazione dell'Università ROMA TRE che ha recentemente
costituito il servizio ed ha presentato la prima relazione al Rettore sulla valutazione dei bisogni e sulle prospettive di
intervento. E' stata anche sottolineata, da parte del Ministero francese, l'importanza di intervenire nell'organizzazione del
servizio e delle attività anche laddove non sono ancora presenti studenti disabili.
Il direttore Civello e la dott.ssa Cacciamani , intervenendo attivamente nel dibattito, si sono impegnati sulla spinta delle
motivazioni e delle considerazioni sviluppate durante queste giornate a realizzare indagini più approfondite sulla situazione
italiana e trovare possibili soluzioni per stimolare le Università ad attivarsi nella predisposizione di servizi di accoglienza per
gli studenti disabili.
A conclusione dei lavori si è convenuto di continuare questo dialogo di collaborazione e di scambio delle esperienze tra i due
paesi.
Il ruolo delle Università
Bruno Civello - Direttore Generale . MURST
Il problema dell’integrazione dei disabili nel processo educativo, formativo, lavorativo e sociale ha acquistato in questi
ultimi anni una rilevanza non solo nazionale ma anche internazionale. Programmi specifici sono stati varati dalla Comunità Europea,
le Nazioni Unite hanno proclamato le esigenze ed i problemi di tale categoria, l’OCDE ha sviluppato programmi sull'integrazione
scolastica e sulla transizione dalla scuola alla vita attiva dei disabili con il contributo degli Stati Uniti d’America, programmi
sono in corso con l’est-europeo. Tale ampiezza di orizzonti ha motivato il MURST a porsi come momento di tramite e coordinamento
tra gli organismi internazionali e le singole amministrazioni universitarie, al fine di conoscere nella sua effettiva entità il
fenomeno dell’accoglienza dei disabili nelle Università e poter così armonizzare le possibili iniziative che rendano effettivo
il loro inserimento nella comunità studentesca. Questa esigenza ha reso necessaria una prima rilevazione di dati che ci ha permesso
di conoscere meglio lo stato della situazione e di verificare che esistono importanti iniziative al riguardo in Italia, ne parlerà
la prof.ssa de Anna nel presentare i dati della ricerca nella seduta del 14 aprile.
La nostra legislazione sull’argomento è considerata a livello internazionale all’avanguardia , ma spesso, sappiamo, difetta
nella fase applicativa, ciò è avvenuto anche per quanto riguarda l’intervento e l’impegno delle Università. Dovremo insieme
avviare un lavoro più capillare e cercare di sensibilizzare e stimolare le Università che ancora non si sono impegnate in tale
azione.
L’intervento comunitario, tra l’altro ci può molto aiutare a potenziare iniziative nel settore. Dai primi interventi della CEE
degli anni settanta sul Fondo Sociale ci troviamo oggi ad aver sviluppato una più consolidata azione tra i paesi membri a favore
dei disabili, non solo in termini di assistenza e riabilitazione ma anche formativi e culturali. E’ ormai penetrata la convinzione
che il disabile costituisce anche una risorsa economica, nel momento in cui viene sostenuto a superare le numerose difficoltà
derivanti dalla situazione di handicap ed a inserirsi a pieno titolo nella società. La sua formazione quindi costituisce un momento
importante per raggiungere tale obiettivo. Nel Comitato della CEE del 23 giugno 1995 è stato messo particolarmente in evidenza il
settore dell’insegnamento superiore per gli studenti disabili che si iscrivono sempre più numerosi nelle Università europee,
grazie all’intervento della Presidenza francese, sono state prese in considerazione le difficoltà di tali studenti in relazione
ai problemi dell’informazione, del trasporto, dell’accoglienza e della pedagogia. E’ stata infatti ravvisata l’opportunità
di prendere in esame tale problema nel programma SOCRATES sia per sottolineare una migliore conoscenza e diffusione dei diritti
degli handicappati nel sistema educativo, sia per creare centri di risorse che mettano in condizione gli studenti disabili di
accedere ai programmi di mobilità studentesca. Per quanto riguarda i programmi di ricerca dell’Unione europea, alla luce delle
esigenze rappresentate nel libro Bianco sulle nuove emergenze sociali, il settore dell’handicap potrebbe essere sviluppato nell’ambito
dei vari programmi dalle applicazioni telematiche al programma socio-economico, e a quelli Occupazione del Fondo Sociale Europeo. La
prof.ssa de Anna promotrice dell’iniziativa, che ci trova qui riuniti ,ha già avviato in questi settori specifici attività di
ricerca e di scambio con le altre Università dell’Unione Europea e degli altri Stati. Questo workshop nasce proprio allo scopo di
far convergere le iniziative internazionali in corso e le attività che gli esperti svolgono nelle singole Università, per creare
gruppi di lavoro congiunti e non disperdere le molteplici iniziative.
L’approfondimento di tali tematiche potrà permettere di riflettere sulla costruzione di progetti unitari rivolti al miglioramento non solo dell’accoglienza dei disabili nelle Università, ma anche a sviluppare temi di ricerca e di riflessione sulla complessa situazione dell’integrazione sociale dei disabili. Molte speranze si nutrono anche nell’attuazione del SOCRATES, il miglioramento dell’accoglienza degli studenti nelle Università, in particolare di quelli stranieri, viene presa in considerazione con riferimento sia ai problemi di alloggio che ai problemi di orientamento e tutorato. Nella realizzazione di tali misure devono essere presi in considerazione gli accorgimenti relativi alle difficoltà dei disabili nei programmi di mobilità. Un’Europa che si proclama aperta al mondo del sociale deve essere in grado di abbattere le barriere che impediscono la circolazione dei gruppi meno favoriti, quest’aspetto del miglioramento delle strutture e della circolazione non può che agevolare tutta la popolazione studentesca. Occorre creare nuove sinergie sul territorio tra le Università e gli Enti che si occupano dei servizi sociali e di assistenza, con le Associazioni, con le altre amministrazioni pubbliche.
L’Università da sola non può sostenere il carico di un problema di così vasta portata, può bensì svolgere un’azione di
stimolo e di coordinamento delle iniziative rivolte a tali soggetti, ma gli impegni devono essere assunti a livello istituzionale
anche dalle altre amministrazioni. Il ruolo delle Università assume una rilevanza particolare per sostenere la ricerca scientifica
in quei programmi che a livello internazionale investono sia il mondo della scuola sia il mondo produttivo.
I nuovi bacini d’impiego descritti nel libro Bianco di Delors mettono in evidenza l’importanza del ruolo della formazione di
nuove figure professionali. Le Università possono e debbono prepararsi a sperimentare nuovi modelli formativi, confrontandosi con
le esperienze straniere, i nuovi ordinamenti didattici del 1990 in Italia aprono nuove opportunità con i diplomi universitari, che
ancora non sono state ampiamente sperimentate, soprattutto in un ottica di formazione professionale internazionale. I fondi
strutturali, i programmi Occupazione *, e LEONARDO mirano a costituire attraverso il carattere della transnazionalità reti
transeuropee nel campo della formazione, dello sviluppo delle nuove tecnologie, della diffusione delle informazioni e delle
conoscenze mediante sistemi multimediali, tenendo in particolare considerazione le persone disabili.
Spesso tali risorse non vengono opportunamente utilizzate, le Università in un clima di forte disoccupazione giovanile hanno il
dovere di prestare attenzione anche alle nuove professionalità non strettamente collegate al mondo della produzione .
Indubbiamente, non è facile colloquiare con le istituzioni, che spesso hanno dimostrato di essere inadempienti di fronte a questi
importanti appuntamenti Internazionali. Me ne rendo conto io stesso assumendomi le relative responsabilità.
I programmi che si stanno sviluppando nei vari organismi internazionali sono numerosi, e le Università hanno potenzialità e risorse in termini scientifici non sempre canalizzate a questi tipi di intervento. In particolare sulla problematica che oggi in questo workshop stiamo trattando, le sinergie con le altre amministrazioni non sono state sufficientemente attivate emerge l’esigenza di una continuità anche in termini educativi e formativi tra la Scuola e Università, il raccordo con gli Enti locali e le regioni è risultato fondamentale per garantire il diritto allo studio dei disabili, la partecipazione ai programmi di formazione e inserimento lavorativo da parte delle Università è divenuta una necessità imprescindibile, per realizzare il pieno inserimento sociale del disabile. Infine la costituzione di banche dati e di reti telematiche transeuropee e lo sviluppo delle nuove tecnologie, può divenire uno degli obiettivi prioritari per porre le basi di una corretta presa di posizione del problema. E’ con particolare attenzione che sia il Ministro che la mia Direzione desideriamo essere partecipi dei risultati delle sessioni di lavoro di questo workshop e chiediamo alla prof.ssa de Anna che è riuscita a coinvolgere esperti e delegati dei Governi dei vari paesi in questo impegnativo incontro, nella splendida cornice della Certosa di Pontignano, di creare un punto di riferimento comune, tale che possa divenire un punto di riferimento per la stessa Amministrazione che io rappresento al fine di attingere informazioni e suggerimenti utili e di sviluppare azioni future.
E’ auspicabile, ad esempio, che presso ciascun Ateneo, ove già non esista, venga preliminarmente costituita una commissione
che si occupi della rilevazione dei disabili o dell’individuazione delle loro esigenze. Tale analisi offrirebbe l’obiettiva
situazione di partenza per individuare le connesse e necessarie attività di orientamento, di sostegno e di tutorato. Sarebbe
opportuno altresì, come avviene in alcune esperienze di Università europee, provvedere alla nomina di un responsabile o delegato
del Rettore che, accordandosi con i responsabili delle singole strutture, verifichi continuamente l’andamento delle iniziative e
delle realizzazioni. Non meno incisiva appare la creazione di accordi istituzionali ed operativi con altre Amministrazioni
interessate, per evitare inutili frammentazioni delle responsabilità e delle risorse messe a disposizione dei disabili dalle leggi
vigenti.
Inoltre, l’attivazione di ambiti di ricerca anche interdisciplinari nello specifico settore, consentirebbe di rappresentare
proposte a livello nazionale e di stimolare la partecipazione ai programmi comunitari in materia. In particolare, per raggiungere
gli obiettivi sopra indicati, si ritiene auspicabile:
favorire l’accoglienza e l’integrazione degli studenti in situazioni di handicap, anche sensibilizzando il personale docente e tecnico ai problemi di questi giovani;
promuovere azioni finalizzate a migliorare l’accessibilità dei locali (riservando spazio per la loro presenza nelle aule), dei luoghi di studio e di vita (residenze, mense, laboratori, centri ricreativi e sportivi);
realizzare nel centro di accoglienza, uno specifico settore per la ricerca di soluzioni che attengano la vita universitaria
degli studenti in situazioni di handicap: adattamento degli orari delle lezioni e delle sedute di esame; accesso alle mense e
altri servizi; servizi di trasporto interno, ecc.
E’ noto a questa Amministrazione - a seguito anche di segnalazioni dirette, di interventi della stampa e di interrogazioni parlamentari - che, per cause varie, in alcune Università gli studenti svantaggiati sono impossibilitati a seguire le lezioni; non possono utilizzare i mezzi di trasporto ad essi destinati; vivono presso pensionati non adeguatamente dotati di minime strumentazioni necessarie per alcuni tipi di handicap. Poiché, sicuramente, presso ogni singola sede sono stati realizzati interventi o sono in corso iniziative, si reputa utile acquisirne la conoscenza, anche per utilizzarla in occasione della campagna informativa che, ai sensi dell’art. 2,comma 3 del Regolamento n. 245 del 21 luglio 1997, verrà realizzata presso gli istituti e le scuole di istruzione secondaria superiore. Del pari utile sarebbe ricevere in merito proposte che consentono di tradurre attraverso una cooperazione costruttiva ed organica, anche economica, l’apporto teorico in azioni comuni ed univoche mirate al miglioramento dell’integrazione degli studenti. Quanto sopra, in attesa della formulazione di un insieme organico di proposte e di iniziative-anche sotto il profilo finanziario- la cui messa a punto sarà demandata ad un apposito gruppo di lavoro ministeriale, in corso di costituzione in conformità a specifici impegni assunti dal Governo in sede parlamentare.
Introduzione In Italia le scelte di politica sociale hanno favorito l'integrazione dei disabili soprattutto nella scuola che, pur tra
innumerevoli problemi , è riuscita a realizzare il processo di insegnamento -apprendimento in un ambiente normale. I problemi spesso sono di carattere strutturale e di assistenza personale. Ancora si discute sul ruolo dell'insegnante di
sostegno e sulla sua professionalità. La cultura della diversità è diffusa, ma penetra con difficoltà. I nuovi modelli pedagogici centrati sull'alunno, sullo sviluppo della sua personalità e sulla capacità di comunicare e
relazionare con gli altri hanno dimostrato l'efficacia di un percorso formativo integrato anche con gli alunni disabili. Le attuali strategie di insegnamento-apprendimento, pur partendo da un'ipotesi individualizzata dell'azione educativa, mirano a
raggiungere obiettivi comuni, attraverso azioni didattiche differenziate sostenute da ausili e tecnologie educative sempre più
avanzate. E stato dimostrato che la presenza in classe dell'alunno disabile comporta un maggiore impegno ad attivare percorsi
metodologicamente più adeguati alle esigenze di tutti, non limitando il processo di apprendimento bensì stimolando ed innovando la
didattica. Indubbiamente tale processo di integrazione richiede una organizzazione scolastica più flessibile ed un maggiore impegno e
collaborazione tra gli operatori della scuola e dei servizi socio-sanitari presenti sul territorio. delle famiglie nonché delle
Associazioni e del volontariato. La scuola non deve modificare la sua azione prettamente educativa e culturale. ma deve poter interagire con la più vasta
comunità sociale. Pertanto. al fine di raggiungere una reale e piena integrazione degli alunni disabili nella società, occorre predisporre non
solo una programmazione educativa ma un vero e proprio "progetto di vita". L'integrazione nella scuola deve consentire all'alunno, attraverso l'azione educativa, di raggiungere l'obiettivo della piena
autonomia e sviluppo della sua personalità. nonché delle sue capacità cognitive. Il modello educativo italiano per gli studenti disabili non si focalizza esclusivamente sul concetto di normalizzazione che
presuppone il passaggio da un grado d'istruzione all'altro solo dopo aver raggiunto i traguardi fissati nei programmi nazionali, ma
si pone come obiettivo la continuità del processo educativo e formativo dell'allievo a qualsiasi livello si trovi. L'allievo
seguirà il curriculum normale fin quando è possibile anche con interventi individualizzati. Nel caso contrario, verranno
organizzati itinerari didattici differenziati in funzione della natura dell' handicap, del tipo di risposta alle attività svolte ed
in considerazione delle potenzialità residue da sviluppare. Una concezione così avanzata ha permesso negli ultimi anni. in virtù dell'applicazione della Sentenza della Corte
Costituzionale 215 del 1987, una maggiore frequenza dei disabili nella scuola secondaria superiore ed una attenzione particolare di
sostegno pedagogico e tecnologico. I principi fin qui esposti riguardano essenzialmente il processo di integrazione nella scuola, ma tale azione non può rimanere
isolata se ci riferiamo ad un "progetto di vita" che prevede l'integrazione nella società. Inoltre, la stessa normativa sull'integrazione scolastica, contenuta nella legge quadro 104/1992,
menziona nell'art. 13 sia la scuola che l'Università, evidenziando il significato di continuità educativa. Alla luce delle norme su indicate il termine "accoglienza" deve essere analizzato nel suo significato più profondo. Il problema dell'accoglienza degli studenti disabili nell'Università deve essere affrontato tenendo presente quelle scelte
politiche e sociali che l'Italia ha fatto negli ultimi venti anni a favore dell'integrazione dei disabili nella scuola e nella
società. Tali scelte impongono, infatti, di prendere in considerazione, anche con una visione più a lungo termine, gli aspetti
riguardanti la prosecuzione degli studi dei disabili ai gradi più elevati dell' istruzione. La sentenza della Corte Costituzionale 215/1987, introducendo un nuovo concetto di continuità educativa ha agevolato e permesso
di sostenere l'accesso alla scuola secondaria superiore ai disabili più gravi: ciò ha consentito anche maggiori opportunità
educative per coloro che avrebbero conseguito il diploma e quindi la possibilità di proseguire negli studi universitari. Infatti, nell'ultimo censimento del Ministero della pubblica istruzione dell'anno scolastico 1992/93 si rileva che gli alunni
disabili frequentanti la scuola secondaria superiore sono 5640 di cui 369 i minorati della vista e 848 quelli dell'udito. Un cospicuo numero inoltre non usufruisce più del sostegno e quindi non è quantificabile. Non tutti arrivano a conseguire il diploma; per gli handicappati psichici in particolare è stato seguito, un percorso
alternativo che conduce al conseguimento di un attestato di frequenza. La maggior parte dei disabili fisici, sensoriali e motori, invece, consegue il diploma e si iscrive sempre più frequentemente
all'Università. Quindi il problema dell'accoglienza dei disabili nelle Università non solo esiste attualmente, ma si presenta in
prospettiva di dimensioni più rilevanti. Il legislatore italiano ha già cercato di fissare alcune norme nella legge quadro 104 del 1992 "Legge-quadro per 1'
assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate". In base a tale normativa le Università devono: dotarsi, come afferma l'art. 13 lettera b, "di attrezzature tecniche e di sussidi didattici nonché di ogni altra forma
di ausilio tecnico"; programmare interventi adeguati sia ai bisogni della persona, sia alla peculiarità del piano di studio individuale (lettera C
art. 13) Infatti, ai fini della valutazione del rendimento, durante il corso degli studi universitari e per lo svolgimento degli
esami, deve essere garantito l'uso degli ausili necessari alle differenti tipologie di handicap e di eventuali trattamenti
individualizzati, previsti di intesa con il docente della materia ed occorrendo con il Consiglio di Facoltà, sentito il
Consiglio dipartimentale (art. 16 comma 4 e 5 legge 104/92). Inoltre. con decreto del Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica devono essere destinati interpreti
agli studenti non udenti per facilitare la frequenza e l'apprendimento (norma trasformata dalla nuova disciplina sull' autonomia). La legge 390/91 "Norme sul diritto agli studi Universitari prevede altresì. al Capo III - Interventi delle regioni, art. 7
comma 1 lettera e: "disposizioni particolari per l'accesso degli studenti portatori di handicap ai benefici ed ai servizi
regolati dalle leggi in materia nonché la possibilità, in relazione a condizioni di particolare disagio socioeconomico e fisico,
di maggiorazione dei benefici". Infine, nel campo dell' handicap l'Università è chiamata in causa per attivare ricerche e studi nei vari settori di intervento:
medico, psicopedagogico e sociale, solo per citarne alcuni, senza parlare del problema della formazione degli insegnanti
specializzati che la legge quadro 104/92 all'art. 14 attribuisce alle Università. Il D.P.C.M. del 13 Aprile 1994 "Uniformità di trattamento per il diritto allo Studio Universitario" precisa all'art. 4
comma 8 che "nel caso degli studenti portatori di handicap le regioni e le Università provvedono a determinare particolari
criteri di valutazione delle condizioni economiche, intesi a favorire il loro accesso ai benefici, che possono in questo caso essere
maggiorati". All'art. 6 comma 3 per l'esonero totale o parziale dalle tasse di iscrizione e dai contributi "Le Università possono
stabilire vincoli finanziari relativi alla perdita del gettito derivante dagli esoneri e quindi esonerare anche solamente una parte
(i migliori o i più bisognosi) tra i potenziali beneficiari individuati nell'elenco stabilito al l° comma" tra i quali alla
lettera c) sono previsti gli studenti portatori di handicap. Tali criteri sono stati stabiliti sia per dare un significato di uniformità agli interventi regionali per il diritto allo studio
sia per moderare gli effetti delle disposizioni sull' autonomia Universitaria (legge 24.12.1993 n. 537). Dalle rilevazioni dei dati della ricerca svolta dalla Terza Università di Roma in collaborazione con il MURST e dalle
informazioni sui servizi ai disabili contenute nella Guida ai servizi per gli studenti universitari del MURST, edita dal CIMEA
Fondazione Rui, possiamo rilevare le diverse applicazioni di tale normativa: dall'esonero parziale dalle tasse e dai contributi, di
alcune Università si passa all'esonero totale, indipendentemente da reddito e merito, deliberato dall'Università di Parma: si
prevedono maggiorazioni delle borse di studio addirittura raddoppiate come nel caso di Milano. La preoccupazione principale delle Università in generale è quella di fornire informazioni sull'organizzazione degli studi,
sugli eventuali sbocchi professionali che comportano determinate scelte. Si dedica particolare attenzione ad agevolare e favorire
questo passaggio dalla scuola all'università. L'autonomia con la quale lo studente decide i corsi da frequentare, gli esami da sostenere, le modalità ed i tempi, fa
comprendere come questo nuovo ambiente sia diverso dalla solita routine scolastica. L'accoglienza è il momento più delicato per uno studente, tanto più se si tratta di una persona con particolari bisogni e
difficoltà. Tale momento è antecedente alle scelte da operare e consente anche di prendere decisioni riguardo ad una possibile
rinuncia all'iscrizione all' Università . L'accoglienza è un discorso che va preparato e deve iniziare fin dalla scuola secondaria. Il termine accoglienza vuole significare fiducia nelle istituzioni e allo stesso tempo in se stessi. L'Università ha un ruolo importante nel campo della ricerca scientifica, gli studi sull' handicap hanno consentito di rivedere i
concetti che sottendono la classificazione, di eliminare determinate paure nei confronti di soggetti di cui non si capivano i
comportamenti. Il passaggio da una mera medicalizzazione del disabile alla sua educabilità, si e' fortemente avvalso dell'intervento delle
discipline "nuove" come la psicologia e la sociologia. Il problema dell'handicap va affrontato in termini interdisciplinari perché solo attraverso un lavoro di gruppo si superano
certe difficoltà, come è stato ribadito nel Convegno del 1992.* La ricerca interdisciplinare deve divenire un costume, non può essere un fatto occasionale. Quindi l'università come ricerca,
l'università come momento anche di transizione tra la scuola ed il mondo del lavoro. Esistono in altri paesi esperienze molto interessanti che permettono agli studenti disabili di frequentare l'università e nello
stesso tempo partecipare a visite o stage in azienda per conoscere eventuali altri percorsi formativi e opportunità lavorative. Un altro elemento di supporto al disabile è lo sviluppo delle nuove tecnologie. L'introduzione della telematica agevola processi
di studio anche a distanza. Tali iniziative andrebbero potenziate non per lasciare lo studente a casa e somministrargli le lezioni,
in quanto finirebbe il processo di integrazione, ma per consentire possibilità di recupero o di rinforzo o addirittura momenti di
maggiore riflessione. Il progetto di ricerca Alla luce dei presupposti teorici e normativi esposti si è avvertita l'esigenza di fare una analisi del problema
dell'accoglienza dei disabili nell'università a livello nazionale. La ricerca svolta dall'Università Roma TRE, con la collaborazione del MURST si è posta come obiettivi quelli di: verificare l'applicazione della normativa; conoscere le condizioni di accoglienza realizzate attualmente nelle università; analizzare i bisogni organizzativi logistici e formativi degli studenti universitari disabili, al fine di intervenire
preventivamente. Tale decisione e stata, inoltre, motivata dalla sollecitazione dei colleghi francesi ad entrare nel programma HELIOS. A Roma due anni fa, durante un incontro con la delegazione del Ministero dell'Educazione francese per l'attuazione dell'accordo
di cooperazione stipulato con il Provveditorato agli Studi di Roma e con l'ANMIC, fu rappresentata la mancanza della partecipazione
delle università italiane nel programma Helios. L'ispettore Averbouh parlò con il Rettore Tedeschini Lalli della Terza Università
di Roma e fu chiesto l'intervento del MURST. Il Ministro Umberto Colombo dispose di provvedere immediatamente alla soluzione del problema della partecipazione italiana a
livello europeo e nel contempo decise di avviare una indagine per rappresentare l'Italia nell'Unione Europea con una situazione più
chiara. Inoltre attraverso tale ricerca sarebbe stato possibile sapere quali potevano essere le università interessate a lavorare
sull' argomento. Il Dipartimento Programmazione del MURST ha collaborato nella fase di elaborazione e diffusione del questionario, formulato dalla
Terza Università di Roma. Il questionario inviato a tutte le Università italiane prevede 8 voci: accoglienza, accessibilità dei locali universitari,
aiuti e ausili tecnici, orientamento e tutorato, attività di ricerca, dotazioni didattiche e tecniche, altre attività, tipologie e
numero degli studenti disabili. La rilevazione ha consentito di elaborare alcune statistiche numeriche par Università rispetto alle 64 esistenti. Spesso il questionario è rimasto bloccato a livello burocratico per la mancanza di interlocutori incaricati di occuparsi del
problema dell'accoglienza dei disabili nelle Università. E necessario, quindi, mettere in evidenza che le risposte non pervenute da parte delle altre sedi universitarie, non presenti nel
campione, costituiscono nell'ambito della ricerca un elemento da prendere in considerazione. Il dato testimonia, infatti, quanto la
problematica sia vissuta in modo marginale, poiché legata all' apparente esiguità numerica del fenomeno, e quanto ancora non sia
chiara la definizione degli interventi rivolti ai disabili nelle Università. Gli interventi probabilmente sono suscitati dalla
emergenza o rivolti più ai problemi dell'assistenza che ad un modello di intervento sperimentale a beneficio di un miglioramento
qualitativo e quantitativo dell'intervento formativo universitario. La diffusione di alcune importanti esperienze permetterà agli studenti disabili di continuare quel percorso di integrazione
così faticosamente avviato in Italia e che non deve rimanere chiuso nel mondo della scuola. L'azione del MURST si pone come un importante momento di mediazione e di riflessione comune sull'attuazione di una normativa
nazionale. Il campione dell'indagine offre comunque una visione di come le università affrontano il problema dell'accoglienza dei disabili.
I contatti ed i rapporti intercorsi hanno permesso di aprire un dialogo importante su questo argomento; sono state messe in luce
alcune esperienze significative, consentendo di richiamare l'attenzione sull' impegno che ciascuna università dovrebbe assumere. La lettura dei dati è una prima base per iniziare un cammino che in Italia non era stato ancora esplorato a livello nazionale.
Si è ritenuto opportuno approfondire il rilevamento attraverso una conoscenza più diretta delle esperienze ed aprire con
l'organizzazione del 1° Seminario Internazionale sull'Accoglienza degli studenti disabili nelle Università un confronto con altri
paesi europei. I Rettori hanno nominato dei delegati per rappresentare le iniziative e le istanze ed hanno manifestato direttamente il loro
interesse ed impegno ad occuparsi ditale problema. Una prima riunione è stata svolta alla vigilia del Seminario, dalla quale sono emersi alcuni punti fondamentali: diffondere le conoscenze e le risorse acquisite da ciascuna università sul problema attivare ambiti di ricerca anche interdisciplinare nello specifico settore, al fine di rappresentare proposte a livello
nazionale nel piano triennale di sviluppo delle Università. a livello internazionale nei programmi Comunitari. Durante il dibattito nella Tavola rotonda del Seminario si è a lungo discusso su tali punti e successivamente alla conferenza si
è riunito un gruppo di lavoro per continuare tale attività e 1ichiamare l'attenzione del MURST al fine di creare un polo di
coordinamento nazionale e di confronto internazionale. Il Dipartimento delle Relazioni internazionali si è mostrato disponibile a sostenere tali ipotesi di lavoro, soprattutto per
proporre ipotesi di ricerca nell'ambito dei programmi dell'Unione Europea. Analisi dei dati a) Metodologie d'intervento Per l'elaborazione dei dati si è considerata come variabile di stratificazione la collocazione territoriale delle università; a
tale scopo il territorio nazionale è stato diviso in quattro Aree Geografiche così definite: Nord-Ovest Nord-Est Centro Sud-lsole. b) Risultati dell' indagine Tra le 35 risposte al questionario date dalle università e dagli istituti universitari, si rileva una distribuzione uniforme su
tutto il territorio nazionale: la quota più elevata è quella relativa agli atenei dell'area Nord-Est (28.6%) seguono il Centro e
Sud-lsole presenti nella misura del 25.7 % ed il Nord-Ovest con il 20.0%. GRAFICO 1 Esiste un responsabile per l'accoglienza? Dalla tavola emerge con chiarezza una situazione di equilibrio: nel 50% circa dei casi, infatti, le Università italiane hanno
provveduto a nominare, o stanno per definire, un responsabile dell'accoglienza per gli studenti portatori di handicap. GRAFICO 2 Accessibilità dei locali universitari Ad eccezione di un caso, tutte le Università intervistate hanno adottato misure particolari per rendere più agevoli e
"vivibili" i locali universitari agli studenti disabili. A questo scopo le misure più diffuse risultano gli ascensori (91%) e le rampe (88%), seguono i parcheggi (58.8%), la segnaletica
(55.9%) e le altre misure (35.3%). Una notazione particolare riguarda i servizi igienici presenti solo nel 26.5% dei casi e le sale
attrezzate che oltre a collocarsi in fondo alla graduatoria generale (20.6%) risultano del tutto assenti nelle Università dell
'area Sud-isole. L'ultimo dato sull'accessibilità dei locali universitari è abbastanza confortante: circa l'81 % degli Atenei ha previsto o sta
progettando programmi per 1 'abbattimento delle barriere architettoniche, soprattutto riferito agli edifici di nuova costruzione
ciò in funzione anche dell'attuazione della normativa vigente che ne fa obbligo. GRAFICO 3 Aiuti ed ausili tecnici Solo il 50% degli atenei dichiara di possedere Aiuti ed Ausili tecnici a disposizione degli studenti disabili. Analizzando le
risposte sul tipo di ausili emerge che lo strumento più diffuso è senz'altro il Computer (75.0%) mentre gli interpreti del
linguaggio dei segni vengono utilizzati nella metà circa dei casi (47.1 %); tutti gli altri ausili sono scarsamente presenti con
percentuali che mediamente non raggiungono il 30%. GRAFICI 4 e 4.1 Attività di Orientamento e Tutorato Attività di Orientamento e Tutorato si svolgono nel 45% circa dalle università; se però a queste realtà si aggiungono tutti
quegli Atenei in cui tali attività sono in fase di progettazione tale percentuale sale al 63%. Le tipologie delle attività svolte
sono evidenziate nel grafico 4.1 GRAFICO 5 Attività di studio e di ricerca interdisciplinare Un po' meno sentita appare invece l'esigenza di svolgere attività di ricerca e di studio interdisciplinare che complessivamente
non raggiunge il 45%. Tali attività laddove sono presenti, sono quasi esclusivamente "concentrate" nell'ambito
Psicopedagogico (50%); tutte le altre tematiche rivestono un ruolo decisamente marginale con percentuali che mediamente non superano
il 25%. GRAFICO 6 Dotazioni didattiche e tecniche La presenza di dotazioni didattiche e tecniche che appare direttamente correlata a quella degli aiuti ed ausili tecnici. Infatti il numero di Atenei che dichiarano di essere attrezzati in tal senso coincide con il corrispondente valore del Grafico 3
ed il relativo valore percentuale non raggiunge il 50% (45,7%). Discorso analogo può essere fatto per la tipologia di dotazioni presenti: infatti l'unica che supera il 35% (37,5%) è quella
relativa ai Linguaggi specializzati ; scarsissima la presenza di Programmi e Gruppi di lavoro (12,5%) GRAFICO 7Altre Iniziative/Attività Molti degli Atenei intervistati dichiarano di svolgere Altre Iniziative/Attività (62.9%): fra queste le più diffuse risultano senz'altro le Agevolazioni di carattere economico (77.3% dei casi) seguite dalle Borse di studio
(45.5%) e dagli Alloggi (31.8%). Del tutto insignificante la presenza di Centri ricreativi, di Attività sportive e di Inserimento
professionale e Stages lavorativi GRAFICO 8: Numero di studenti portatori di handicap iscritti Inoltre non tutti i 24 Atenei sono stati in grado di precisare la tipologia dell' handicap, facendo così confluire il relativo
valore nella categoria Altre, che risulta pertanto molto alta percentualmente (30.0%). Il tipo di handicap maggiormente presente risulta senz'altro quello Motorio con il 38,2% modesta la presenza di Non vedenti
(17.2%) scarsa quella di Non Udenti (9,6%) e Psicofisici (4.2%).
Si ringraziano fin da ora le SS.LL per l’attenzione che vorranno prestare ad argomento tanto delicato e significativo, nonchè per
la collaborazione che vorranno fornire."
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1° Seminario Internazionale
sull'Accoglienza degli studenti disabili nell'Università
LUCIA DE ANNA: L'accoglienza degli studenti disabili nelle Università
Con nota n. 2367 dell’11.6.1997, indirizzata alla Conferenza dei Rettori, è stata già affrontata la problematica relativa
stabilire raccordi, non solo istituzionali, ma anche operativi tra le diverse Amministrazioni, per evitare inutili
frammentazioni delle responsabilità e delle risorse messe a disposizione dei disabili dalle leggi vigenti (cfr. legge quadro 104 febbraio 1992);
Nei 24 Atenei che hanno risposto al quesito , risultano complessivamente iscritti 571 studenti portatori di handicap con un valore
medio di 24 alunni per università.torna su