Insegnamenti I Anno

  • L'Europa dei poteri e dei valori - Giacomo Marramao

    Uno dei temi nevralgici della discussione internazionale investe l'inedita, e per molti aspetti enigmatica, natura istituzionale dell'Unione europea. Primo caso storico di una moneta senza Stato e di una struttura economicamente coesa ma priva di un vero e proprio centro sovrano, l'Europa sembra non avere riscontri o termini di paragone in nessuna delle forme di governo finora storicamente sperimentate e teoricamente contemplate dalle tipologie antiche e moderne delle costituzioni politiche.
    Gli effetti frenanti di questa indeterminatezza sono alla base dell'attuale fase di stallo del processo di costituzionalizzazione dell'Unione e continuano ad alimentare posizioni euroscettiche di tendenze diverse o addirittura opposte. A partire da queste premesse il corso si propone di gettar luce sul dilemma cruciale sotteso alla definizione politica dell'UE: soluzione federalistica classica, riassumibile nella formula suggestiva di "Stati Uniti d'Europa", o multilevel governance system? Per avviare a soluzione il dilemma è necessario operare una saldatura tra approccio normativo e ricostruzione genealogica, spostando l'asse dell'analisi dal paradigma della sovranità e della statualità al discorso della cittadinanza. Seguendo questa traccia, verrà istituito un confronto tra i diversi modelli di comunità politica e inclusione nella sfera della cittadinanza teorizzati e praticati dall'Europa nel corso della sua storia: polis e res publica, nel mondo antico, Commonwealth e Stato, nel mondo moderno.
    Per giungere, al termine del percorso, all'individuazione dell'attuale fase di stallo dell'Unione nella difficoltà di trovare una forma politica capace di realizzare una sintesi di unità e molteplicità, valorizzando (ossia rendendo dinamiche e costruttive, anziché statiche e dispersive) le diversità culturali che da sempre la costituiscono. La radice di questa difficoltà è oggi ben visibile nell'inadeguatezza delle due forme di inclusione politica ereditate dall'esperienza moderna: il modello-République, l'enfatizzazione dell'unità espressa dal modello assimilazionista repubblicano, e il modello-Londonistan, la rappresentazione statica e irrelata delle differenze espressa dal modello multiculturalista "a mosaico" (secondo l'efficace definizione della politologa statunitense Seyla Benhabib).
    Alla speculare unilateralità di questi due modelli sembra sfuggire l'idea romana della civitas: spazio giuridico e politico unitario, suscettibile di accogliere in sé una pluralità di nationes, gentes, tradizioni culturali e confessioni religiose diverse, ma facendole interagire e salvaguardando il profilo universale del loro essere-in-comune. E' possibile partire da qui, dall'immagine romana di una civitas augescens, per ripensare una nuova articolazione dei poteri e dei valori dell'Europa, capace di fronteggiare le sfide del mondo globalizzato?