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Oriana Fallaci. Intervista con la storia

intervista con la storia Oriana Fallaci, Intervista con la storia, Milano, Rizzoli, 1974

Pubblicato da Rizzoli nel 1974 e riproposto successivamente in più edizioni tascabili dalla Bur (1977,1994, 2001, 2008), Intervista con la storia, è una raccolta di ventisei delle migliori interviste ai "Grandi della Storia" realizzate da Oriana Fallaci, allora reporter dell'Europeo.

Negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso Oriana Fallaci è in prima linea sui fronti più caldi del mondo (il Vietnam, piazza delle Tre Culture a Città del Messico, Detroit sconvolta dalla rivolta dei neri, la guerra indo-pakistana, la resistenza greca al regime dei Colonnelli, il Medioriente, il Sudamerica) fa di tutto per vivere - come disse - «dentro la Storia. Vivere la Storia nell'attimo stesso in cui essa si svolge. Testimoniare le nefandezze della guerra e le porcherie della pace».
Frutto di quegli anni e di quel fermento è una straordinaria galleria di interviste ai personaggi «che avendo vinto la lotteria del potere decidono il nostro destino». Dal capo della CIA William Colby a Yassir Arafat, dall'intervista contestatissima in cui il consigliere della sicurezza statunitense Henry Kissinger avrebbe affermato - e poi negato - di sentirsi come «un cowboy solitario» alla guida dell'America e del mondo, a quella all'Imam Khomeini, in cui Oriana si tolse polemicamente il chador, passando per l'incontro con il generale Giap, Pietro Nenni, Golda Meir, Alekos Panagulis, Ali Bhutto, Hussein di Giordania, il cancelliere tedesco Willy Brandt, Indira Gandhi e tanti altri.

Scrisse Fallaci nell'introduzione all'edizione del 1977: «Questo libro non vuol essere qualcosa in più di ciò che è: vale a dire una testimonianza diretta su ventisei personaggi politici della storia contemporanea. Non vuole promettere nulla in più di ciò che promette: vale a dire un documento a cavallo tra il giornalismo e la storia. Però non vuole presentarsi nemmeno come una semplice raccolta di interviste per gli studiosi del potere e dell'antipotere. Io non mi sento, né riuscirò mai a sentirmi, un freddo registratore di quel che ascolto e che vedo. Su ogni esperienza professionale lascio brandelli d'anima, a quel che ascolto e che vedo partecipo come se la cosa mi riguardasse personalmente o dovessi prender posizione, (infatti la prendo, sempre, in base a una precisa scelta morale), e dai ventisei personaggi non mi recai col distacco dell'anatomista o del cronista imperturbabile. Mi recai oppressa da mille rabbie, mille interrogativi che prima di investire loro investivano me stessa, e con la speranza di comprendere in che modo, stando al potere o avversandolo, essi determinano il nostro destino. Per esempio: la storia è fatta da tutti o da pochi? Dipende da leggi universali o da alcuni individui e basta?
È un vecchio dilemma, lo so, che nessuno ha risolto e nessuno risolverà mai. [...] Non a caso molti rispondono col compromesso e sostengono che la storia è fatta da tutti e da pochi, che i pochi emergono fino al comando perché nascono al momento giusto e sanno interpretarlo. Forse. Ma chi non si illude sulla tragedia assurda della vita è portato piuttosto a seguire Pascal quando dice che, se il naso di Cleopatra fosse stato più corto, l'intera faccia della terra sarebbe cambiata [...] Non riesco a escludere insomma che la nostra esistenza sia decisa da pochi, dai bei sogni o dai capricci di pochi, dall'iniziativa o dall'arbitrio di pochi. [...] Certo è un'ipotesi atroce. È un pensiero che offende perché, in tal caso, noi che diventiamo? [...] Ancor più sconsolato ti chiedi come siano quei pochi: più intelligenti di noi, più forti di noi, più illuminati di noi, più intraprendenti di noi? Oppure individui come noi, né meglio né peggio di noi, creature qualsiasi che non meritano la nostra collera, la nostra ammirazione, la nostra invidia?».

www.bur.rcslibri.corriere.it
www.oriana-fallaci.com

 

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responsabile informazioni: Ufficio Orientamento 23/5/2013