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Nathan Englander. Il ministero dei casi speciali

Il ministero dei casi speciali Nathan Englander, Il ministero dei casi speciali, Milano, Mondadori, 2007

Argentina, 1976. La "guerra sporca", la junta militare, i primi desaparecidos.
Kaddish Poznan è l'unico fra gli eredi degli appartenenti alla Società dell'Impulso Generoso, che un tempo riuniva prostitute e ruffiani ebrei di Buenos Aires, ad ammettere le proprie origini di hijo de puta. Gli altri discendenti dell'ignominiosa combriccola lo pagano perché penetri di notte nel cimitero ebraico a cancellare i loro ormai onorati cognomi dalle lapidi.
Questa simbolica cancellazione del passato assume tragici connotati di realtà quando Pato, il figlio studente di Kaddish e di sua moglie Lillian, viene prelevato dalla polizia e scompare in un buco nero che sembra inghiottire ogni traccia della sua esistenza. Comincia così la ricerca dei due genitori, prima affannosa, poi estenuante, infine disperata, man mano che davanti ai loro occhi si dispiega l'agghiacciante realtà di una dittatura che cancella le persone come se non fossero mai esistite. Lungo il percorso i due si rivolgono in cerca di aiuto a una serie di personaggi già conosciuti che rivelano il loro vero volto: la moglie di un generale che culla tra le braccia un bambino rubato; il chirurgo plastico che offre a entrambi un naso nuovo e a Kaddish un'informazione che nessuno vorrebbe mai ricevere; un ambiguo prete cattolico e un rabbino spaventato e impotente; un "navigatore" testimone e complice dei "voli della morte". Per approdare infine al Ministero dei Casi Speciali, luogo surreale, kafkiano, dove vanno a infrangersi le speranze dei parenti di tutti i desaparecidos.
Questo romanzo è il primo dell'autore della fortunatissima raccolta di racconti Per alleviare insopportabili impulsi. Nathan Englander racconta una storia terribile e carica di pathos, in una scrittura che si colloca nella tradizione di Gogol e I.B. Singer, mescolando il tragico all'assurdo, il comico al grottesco, con grande forza e profondissima umanità. (da www.librimondadori.it)

«(...) Avevano raggiunto un accordo. Nella parte posteriore del cimitero avrebbero costruito un muro collegato a quello di cinta, creando così un secondo cimitero che in realtà sarebbe stato parte del primo, tecnicamente ma non halachicamente, e cioè nel modo in cui gli ebrei risolvono ogni problema. Il muro di cinta era alto due metri, una barriera modesta ma sufficiente a delimitare uno spazio sacro. La fondazione di un cimitero ebraico in una città ossessionata dai propri morti dimostrava che la loro integrazione nella società aveva raggiunto livelli insperati. Le Congregazioni Unite, progettando quel muro avevano voluto dimostrarsi fiduciose. Ma chi ti accetta oggi non necessariamente ti darà il benvenuto anche domani; e gli ebrei di Buenos Aires non avevano potuto fare a meno di prepararsi per i tempi bui. Così, sopra il modesto muro, avevano aggiunto un'inferriata alta due metri [...]. Kaddish, ripensando alle parole di Lila, aveva girato intorno al cimitero fino al settore delle Congregazioni Unite. Aveva varcato il cancello sempre aperto e attraversato il terreno ben curato, e quando aveva raggiunto il muro divisorio si era tirato su, arrampicandosi fino in cima e graffiandosi le scarpe contro i mattoni. Appollaiato là in alto, mentre osservava il settore dell'Impulso Generoso, Kaddish si era chiesto se fosse mai stato costruito un muro impossibile da scavalcare. Quello lì non era particolarmente impegnativo. Non serviva a fermare i vivi, ma a separare i morti».

responsabile informazioni: Ufficio Orientamento 27/9/2010