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Margherita Hack. Donne e scienza: complessi di inferiorità addio

di Alessandra Ciarletti

Partiamo da un dato oggettivo: lei è una donna e una scienziata di fama internazionale. Conosciamo bene il ruolo della donne nella ricerca scientifica e quanto sia difficoltoso affrancarsi da stereotipi condivisi dai più. Cosa è stato determinante nel suo percorso?
Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia liberale che non mi ha mai condizionata, lasciandomi sempre libera di scegliere. Tale educazione mi ha fatto crescere libera da complessi di genere. Indubbiamente, poi, il mio carattere combattivo è stato rafforzato da un'intensa pratica sportiva (Margherita Hack è stata un'atleta a livello nazionale n.d.r.) grazie alla quale ho imparato ad essere combattiva in maniera sportiva, riconoscendo il valore dell' "avversario" perché innanzitutto conoscevo il mio. Ecco, credo che la consapevolezza di ciò che si è sia fondamentale in qualsiasi processo formativo. Purtroppo devo riconoscere una certa responsabilità all'educazione che spesso viene trasmessa alle donne: si chiede loro di essere remissive e pronte a cedere il passo a figure più marcate socialmente parlando, come può essere un fratello, un compagno, un amico di studio. Questo atteggiamento le rende piene di complessi, soprattutto in ambito scientifico. Le donne devono imparare ad essere più combattive, investendo le loro energie nella volontà guidata dalla fiducia in se stesse.

Quale consiglio darebbe a una giovane ricercatrice?
Le consiglierei innanzitutto di non avere complessi di inferiorità e di fare quello per cui si sente più portata. Non solo. Di mettere in campo quel tanto di aggressività e combattività affinché le proprie capacità siano riconosciute dagli altri e non transigere mai di fronte a un'evidente tendenza altrui a minimizzare il proprio lavoro.

Prof.ssa Hack, lei ha saputo combinare l'impegno scientifico e la divulgazione. Grazie al suo innegabile carisma mediatico, l'astrofisica è entrata nelle case della gente comune. Come si declina il ruolo della ricerca scientifica nell'impegno sociale?
Intanto è importante far capire alla gente a cosa serve la scienza, sia perché ci sono delle applicazioni pratiche nella vita di tutti i giorni, ma soprattutto perché la scienza affranca l'uomo dalle superstizioni e dalle paure, rendendolo consapevole di scegliere liberamente. La capacità di scegliere si fonda sulla libertà: credo che lo scienziato abbia il dovere di tutelarla in ogni sua forma e a essa si ispira nelle sue ricerche. Soprattutto ha il dovere etico di far conoscere alla gente le scoperte cui porta il suo lavoro, per il quale del resto è anche pagato. D'altra parte il fare divulgazione è utile più a chi la fa che a chi la riceve, perché quando si vuol spiegare con parole semplici concetti anche complessi è importante averli ben chiari in testa e in questo senso la divulgazione aiuta lo scienziato a fare chiarezza. Divulgare ci aiuta a capire quello che non abbiamo ancora capito e a sforzarci per capirlo più a fondo.

Quali sono i limiti della scienza per lei che ha posto il suo ateismo a principio deontologico della sua ricerca?
La religione e la scienza operano su canali diversi. La scienza indaga le leggi della natura e la ragione le osserva, le sperimenta e le interpreta; la religione si basa sulla fede che di per sé trascende la natura. È per questa ragione che uno scienziato può essere tale indipendentemente dal fatto che abbia fede religiosa. Per quanto mi riguarda sono atea perché penso che l'idea di Dio sia un'assurdità e che esso sia piuttosto un'invenzione dell'uomo per spiegare tutto quello che la scienza non è in grado di spiegare e soprattutto per edulcorare l'innegabile paura della morte. Non a caso nell'antichità quando le leggi della natura erano ancora molto misteriose il mondo umano era popolato da dei. Col progredire della scienza e la scoperta sempre più approfondita del funzionamento dell'universo, il numero degli dei si è molto ridotto. Oggi l'idea di Dio anche per i credenti è qualcosa di molto più spirituale del Dio del medioevo o di quello rinascimentale con la barba bianca e assiso in trono.

Siamo d'accordo, alla scienza dobbiamo molto del nostro benessere psico-fisico e indubbiamente essa ci ha resi maggiormente consapevoli della nostra libertà. Esiste una discriminante?
Be' in fisica la discriminante non c'è, ma è evidente che interviene nella biologia e nella biofisica. Soprattutto in Italia, l'interferenza del Vaticano è diventata una realtà tanto più inaccettabile nella misura in cui i politici vogliono imporre i dettami della Chiesa in uno Stato che si dichiara laico. Penso per esempio alla ricerca sulle cellule staminali o a tutte le difficoltà che si incontrano per arrivare al testamento biologico, all'autodeterminazione. Non solo. Penso alle battaglie che si stanno facendo per dare uguali diritti agli omosessuali e agli eterosessuali che vogliono essere uniti nella libertà senza alcun vincolo religioso. Insomma mi sembra evidente che viviamo in uno Stato laico succube del Vaticano.

A chi spetta, se spetta a qualcuno, tenere le fila della ricerca quando essa per "eccessivo amore" di libertà viola la natura?
La ricerca dovrebbe essere libera, non dovrebbe essere guidata da nessuno. In fondo se ci si pensa bene, da che essa esiste è frutto dell'istanza del singolo piuttosto che risultato collettivo. Dovrebbe essere libera da vincoli religiosi e soggiogata a un unico precetto: progredire nelle sue applicazioni in funzione del benessere degli esseri viventi, uomini e animali. Ecco questa credo sia la regola e l'etica dello scienziato: la ricerca scientifica deve accrescere nel mondo la proporzione del bene. Le applicazioni della scienza devono portare progresso e non regresso, vantaggio e non svantaggio. Certo è anche vero che la ricerca va per tentativi e di conseguenza non ci si può subito rendere conto dell'eventuale portata negativa; in tal caso bisognerebbe saper rinunciare. Forse il limite lo impone proprio la natura. Penso agli ibridi tra uomini e animali: avallare questo tipo di sperimentazione significherebbe creare delle popolazioni di schiavi, di esseri minorati. È anche vero che intervenire sulla natura non sempre è dannoso: penso agli incroci tra le piante, agli innesti...in fondo anche i tanto deprecati OGM vanno a sanare alcune carenze naturali, mentre non conosciamo eventuali effetti negativi. Anche in questo caso vale la regola fondamentale: qualsiasi ricerca scientifica deve essere condotta per migliorare le condizioni di vita degli esseri viventi.

Be' il principio è perfetto, ma si sa, per sua natura produce eccezioni, che ahimè sono spesso dannose. Un monito per i giovani ricercatori?
Il monito è di lavorare sempre con onestà e libertà. La libertà senza onestà può essere pericolosa, soprattutto nella ricerca scientifica. «Ama il prossimo tuo come te stesso», nel mio prossimo ci metto gli uomini e gli animali. Gesù è stato un' importantissima figura storica, non certo figlio di Dio, ma di grande portata rivoluzionaria che ha precorso i secoli e la nostra società dovrebbe tenere
maggiormente in conto i suoi insegnamenti.

(dal n.3/2007, pp. 18-19)

responsabile informazioni: Ufficio Orientamento 26/11/2010