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Joumana Haddad. Il ritorno di Lilith

d Alessandra Ciarletti

Le tue poesie sono un inno alla libertà, alla vita. Sono una affermazione del diritto alla disobbedienza. Il tema della ribellione delle donne va a occupare spesso le pagine di cronaca nera. Donne che non accettano, che non si sottomettono a qualcosa o qualcuno che non riconosce loro il diritto di decidere per se stesse, vengono spesso tragicamente punite. Lilith incarna l'erranza che deriva dalla non sottomissione. Lilith nasce dalla Terra, non dalla costola di Adamo. Una bella differenza. Ma tutti sanno chi è Eva, pochi chi è Lilith. Chi è?
Lilith è la prima donna creata da Dio, la prima compagna di Adamo. La sua figura è poco conosciuta perché è pericolosa per tanti. Lilith è la sfida fatta donna. Lei infatti abbandona il suo compagno, stanca di sottomettersi a lui. Ed è lei che decide di andarsene, non viene cacciata: la sfumatura è importante. Se ne va dall'Eden perché è libera e vuole decidere per se stessa la sua vita. Dice no anche all'invito rivoltole da Dio, tramite degli angeli, a tornare sulla sua decisione. Solo a questo punto viene demonizzata. Ma è essenziale capire che è lei innanzitutto a decidere di andarsene.
Ho scelto Lilith per tantissime ragioni. Quando ho letto la storia di questa donna "sovrana", ribelle, autentica, che ha deciso di pagare il prezzo delle sue decisioni, di rifiutare di sottomettersi ciecamente all'uomo e all'autorità in generale, sono tornati i conti della mia vita, del mio carattere: ho capito da dove venivo. Poi ho fatto questa riflessione: nel mondo ci sono donne che sono discendenti di Eva e donne discendenti di Lilith.
Attraverso la sua storia ho raccontato la mia, riunendo in un unico cammino lungo millenni i passi di molte donne. Atraverso Lilith ho voluto portare un messaggio di libertà e di femminilità soprattutto in un mondo in cui la donna non sempre realizza che dire no è un suo diritto assoluto. Penso che le cose cambieranno veramente solo nel momento in cui le donne sentiranno nel profondo che possono e devono dire di no. Prima di cominciare a parlare, dibattere, manifestare, dobbiamo sentire dall'interno che questo è un nostro diritto basico. Fintanto che la donna percepirà questo suo diritto come una lotta, come un atto fuorilegge, sarà sempre considerata un'eccezione e pertanto punita. Io credo nello sviluppo di questa forza interiore, psicologica e quindi sociale.

Nella tua scrittura c'è una forte carica sensuale. Rivendichi il diritto di peccare. In effetti a un uomo non si chiede mai quante amanti ha avuto. Più sono, meglio è. Lo stesso non si può dire valga per una donna. Lilith è la «peccatrice devota». Trasgredisce con gioia. Diceva Alda Merini «quando sorge il sole mi pento amaramente di non aver peccato». Anche lei reclamava il sacrosanto diritto al peccato. Ci affrancheremo mai dal concetto di peccato?
Credo che sarà possibile solo quando ci libereremo dall'influenza religiosa sulle nostre vite, sui nostri criteri e comportamenti. Il concetto del peccato è puramente religioso, ed è legato al senso di colpa che le religioni utilizzano come strumento di potere e di lavaggio di cervello. Quindi sarebbe importante tornare a un'etica di vita e di valori più "umana", libera dalle leggi cosiddette divine, e vivere la vita così come vogliamo viverla, ma sempre nel rispetto dell'altro, e anche e sopratutto assumendo le responsabilità delle nostre scelte, senza dover contare su una "ricompensa" o una punizione che ci vengono dall'alto.

«Faccio l'amore con me stessa e mi riproduco per creare un popolo del mio lignaggio, poi uccido i miei amanti, per far posto a quelli che non mi hanno ancora conosciuta». Qual è il verbo di Lilith, della nuova donna, o meglio, di questa donna antica tanto necessaria ai nostri giorni?
È il verbo ESSERE. Essere donna senza compromessi. Quando parlo di compromessi non mi riferisco soltanto a quelli in relazione all'uomo, penso soprattutto a quelli nei confronti della femminilità, dell'essere donna, realizzando appieno se stessa. Sviluppare questa coscienza ci permette di capire che abbiamo una forza incredibile, una forza femminile ben diversa da quella maschile. Dico questo perché per molte donne, per effetto delle società patriarcali, la forza è appannaggio del maschile, quindi quando vogliono diventare forti diventano quasi degli uomini e questo secondo me non va bene. Rivendico il diritto di esprimere la forza del femminile: io voglio essere forte al cento per cento ma con la mia femminilità, senza dover rinunciare alla mia pienezza, alla mia ricerca e alla mia identità, assumendo le differenze che ci contraddistinguono dall'uomo. Queste differenze non ci rendono meno importanti ma assolutamente uguali: non voglio diventare un uomo ma voglio essere considerata una sua pari senza nessuna deroga, superando i luoghi comuni della donna dolce, mite, graziosa. Non sono caratteristiche del femminile, sono caratteristiche del genere umano. E poi anche la dolcezza è una forza, non è una debolezza.

Nella mitologia esistono figure archetipiche, dee o semidee oscene che hanno il compito di risvegliare il femminino, il lato selvaggio sopito. Sono raffigurate senza testa, vedono attraverso i capezzoli e parlano con la vagina. Di esse ci è giunto poco. Il ritorno di Lilith ci ricorda che esistono, presenti in ciascuna di noi. Qual è il ruolo della memoria?
Il ruolo della memoria è fondamentale in ogni essere umano. E la memoria si fa strada dentro di noi a un livello inizialmente incosciente. Si fa strada attraverso gli incontri, le figure fondamentali per la nostra crescita interiore. Io sono il risultato delle interazioni con molte intelligenze e il bello dell'intelligenza è che non ha sesso. Se oggi sono questo è perché ho incontrato molte donne ma anche molti uomini che mi hanno trasmesso una forza vitale. Non credo nel role model femminile assunto come unico possibile per una donna. Fondamentale è stata Lilith: all'interno della mia vita posso individuare un'era prima e dopo aver conosciuto Lilith. Ovviamente ero già questa donna ma non lo avevo ancora realizzato. Realizzare la propria forza è fondamentale perché in quel momento avviene il salto di qualità nei confronti di se stessi. In questo modo il potere interiore diviene forza concreta. Un esempio: prima ero ribelle, ma ribelle in un modo caotico, poi con la scoperta delle mie radici ho finalmente sentito e capito come volevo e dovevo indirizzare la mia forza. Non solo. Ho conosciuto donne "classiche" che dopo avere scoperto la storia di Lilith mi hanno detto che in loro ha iniziato a risuonare qualcosa, senza necessariamente reimpostare la loro vita. Ecco, anche questa è una cosa straordinaria: il suono del nome e della figura produce di per sé un richiamo interiore.
La mia prima forma di emancipazione è stata mentale, attraverso i libri, la scrittura. Poi nella vita pratica, attuando i cambiamenti che in me ho sentito e sento urgenti. E non è finito. Mi sto liberando giorno dopo giorno dalle doppie misure. E questo è un viaggio che dura tutta una vita. È una ricerca infinita perché cambia ogni giorno. Però la ricerca, cioè la strada, è la cosa più bella e più appassionante, e non la meta. C'è una poesia che rende perfettamente quello che sto dicendo: Itaca di Kostantin Kavafis.

«La forza creativa selvaggia scorre nei letti che abbiamo, quelli in cui siamo nate, quelli che abbiamo scavato con le mani». Come impara una bambina a tirar fuori il suo lato selvaggio?
Non credo nei sermoni, credo nell'esempio, nella vita. Quindi nei confronti dei figli bisogna rappresentare un modello, un punto di riferimento, evitando il più possibile inutili prediche. Dare indicazioni verbali non ha lo stesso effetto di rappresentare tout court un esempio di comportamento attivo. Quindi torniamo al verbo essere: la vera lezione che una mamma può dare a una figlia, ma anche a un figlio, è essere la donna che merita, che lei deve essere. Perché dico questo? Lo dico perché tante volte noto purtroppo che un gran numero di donne si lamentano della loro sorte, del fatto che stanno soffrendo, ma poi quando hanno dei figli li fanno crescere nello stesso modo in cui loro stesse sono state cresciute ed educate. Quindi i figli diventano il frutto del papà "frustrante" e macho, e le figlie diventano delle Eva senza nessuna rimessa in discussione. Credo molto nel potere dell'educazione e della maternità: la maternità è una forza assoluta. La donna che sceglie di essere madre ha una grande responsabilità, perché ha un grande potere: ha il potere di trasformare la società, se lo vuole. La maternità è una possibilità enorme se utilizzata nel modo giusto, attraverso essa si può attuare un cambiamento. Mi rendo conto che è un percorso difficile, perché prima di diventare madre la donna dovrebbe comprendere a che punto esatto è della sua evoluzione. E questo non è sempre dato a tutte. La maternità è una scelta che si fa sulla consapevolezza di esistere. Di nuovo ritorna il verbo ESSERE di Lilith. Questo percorso è complicato anche dal fatto che spesso l'uomo è avvertito come un avversario, un nemico; credo sia giunto il momento di superare queste concezioni stantie. L'uomo è una grande risorsa per la donna e viceversa.

«Torno per guarire la costola di Adamo e liberare ogni uomo dalla sua Eva». Ecco questo passaggio mi ha colpita moltissimo. Se Lilith fosse rimasta forse oggi alcuni uomini sarebbero in grado di rapportarsi alle donne nel pieno rispetto della loro interezza. Sarebbero in grado di accettare dei no.
Purtroppo è vero. Molti uomini - e dico a causa, in gran parte, delle loro madri - non sono in grado di rapportarsi alla donna come a una pari da rispettare in ogni sua decisione. Spesso subentrano comportamenti violenti e questo è inaccettabile. Vivo in un paese arabo e pensavo di trovare qui in Italia una situazione diversa, invece ho dovuto tristemente constatare che non c'è poi tanta differenza sostanziale. Si tratta della stessa identica umiliazione. Eva da questo punto di vista non ha aiutato l'uomo a evolvere, a raggiungere un alto livello esistenziale. Eva non è il modello perfetto per l'uomo, se così fosse non avremmo tutti questi rapporti iniqui. Viviamo una fase di confusione in cui gli uomini sono spesso spaventati. L'uomo non vuole sentirsi confrontato a una donna che si comporta come un uomo. Però una donna può essere forte senza dover minacciare un uomo di castrazione. È ovvio che è anche fondamentale l'uomo con cui una donna si confronta. La donna deve imparare a essere sua complice ma alla pari. Non una complice che dice di sì alla cieca, e a costo di compromessi. È difficile fare un esempio pratico perché la vita non si spiega, si vive. Purtroppo è anche vero che la maggior parte degli uomini è spaventata da questa forza femminile e dall'idea di avere accanto una Lilith piuttosto che una Eva. Non tutti gli uomini meritano una Lilith. Ma anche loro fanno i conti con secoli di proiezioni e immagini femminili introiettate completamente fasulle. Si sono abituati a questa sottomissione femminile e per molti di loro è una dato di fatto, direi un dato connaturato all'essere donna. E quindi quando si trovano di fronte a una donna che fa delle domande e che non dà delle risposte automatiche, che si sente uguale senza bisogno di sfidare l'altro, o meglio di sfidarlo gratuitamente - perché nella vita bisogna sfidare sempre, la vita stessa è una sfida - ovviamente si sentono minacciati. Tuttavia non credo nei discorsi generalisti che rintracciano la responsabilità soltanto negli uomini. Credo che le responsabilità siano tanto dell'uomo quanto della donna. E voglio aggiungere che io stessa conosco uomini che sono esempi eccellenti di uomini che meritano Lilith. Ma Lilith bisogna meritarsela. Non è gratuita. È ovvio che anche l'uomo costruisce la sua immagine interiore del femminile in base all'esempio ricevuto innanzitutto dalle sue prime figure femminili di riferimento, madre, professoressa, zia, sorella che sia. Bisogna anche dire poi che ci sono molti uomini indegni, a loro volta cresciuti da donne-madri indegne. C'è una cosa per esempio che proprio non riesco a comprendere: perché in una manifestazione per i diritti delle donne non ci siano gli uomini. Questo non ha senso! Temo che talvolta questo accada perché l'uomo non si sente molto benvenuto, anzi si sente provocato, accusato, e quindi non partecipa. Ora, reclamare un diritto non significa abolirne un altro. Si può essere profondamente se stessi e partecipi dei rispettivi diritti, gli uni accanto alle altre.
Presentando le mie poesie, Il ritorno di Lilith, ho conosciuto molti uomini che alla fine dell'incontro si sono avvicinati dicendomi: «speriamo di trovare la nostra Lilith». Ci sono molti uomini che meritano una Lilith.

Tra le tante altre cose, tu dirigi anche la rivista Jasad, in arabo Corpo. E in questa rivista si affrontano esplicitamente temi importanti. È un elogio alla fisicità e una sfida a una cultura che in nome della religione spesso lo nega, lo copre.
Il corpo è una parte essenziale della vita. È un diritto e come tale va difeso. Rivendico il diritto al corpo e alle sue infinite declinazioni. È inaccettabile questa separazione tra il corpo e lo spirito prodotta dalla stupidità e ipocrisia religiose, e da una minoranza dissennata che pretende di decidere una volta per tutte cosa si può dire o non dire, vedere o non vedere, insomma di imporre uno stile di vita. Penso che tutto questo sia molto umiliante per un essere umano adulto. Al tempo stesso dico sempre che non vedo molta differenza tra la donna col burqa e la donna esposta in televisione come un pezzo di carne. Siamo agli antipodi eppure molto vicini. Purtroppo scardinare questi meccanismi scadenti richiede un tempo infinito, però bisogna iniziare. Quando tre anni fa ho voluto fare questa rivista ne ho parlato con la mia famiglia e i miei amici e tutti mi hanno detto: «tu sei pazza, sei una donna e vuoi fare una rivista sul corpo nel mondo arabo: questo non è il momento». Ho risposto che il momento da solo non esiste, che siamo noi a inventare il momento; il momento da solo non arriva mai, c'è sempre qualcuno che inventa il momento e poi le cose accadono. Ho avuto non il coraggio ma la passione di mettermi in questo progetto e sono ben consapevole che ci vuole molto tempo per vedere una vera trasformazione nel modo di pensare e di comportarsi della gente. Per liberarsi per esempio dei sensi di colpa prodotti dal concetto di "peccato originale" legato al corpo. Questo è un primo passo. Non ci si può fermare ai pensieri negativi perché ci immobilizzano. Bisogna iniziare e gli inizi sono bellissimi nella loro difficoltà. Negli inizi c'è la vita nella sua complessità, c'è la caduta, c'è la forza che ci fa rialzare. E ci si rialza sempre più forti. Inoltre, non credo nei grandi movimenti collettivi, credo nella forza del singolo che attrae altre forze: è un po' come curare il proprio giardino: sono certa che a poco a poco quei singoli giardini fioriti daranno vita a un parco meraviglioso. E proprio perché ci vuole tempo bisogna iniziare subito.
Non mi capita spesso di avere paura, non per coraggio ma forse per mancanza di saggezza! Sono una donna molto testarda e quando ho una passione niente mi può fermare. Questo mi ha aiutata molto perché fin dall'inizio ho messo in conto che la mia idea non sarebbe piaciuta a tanti, che sarei stata criticata, attaccata, insultata. Tutto questo fa parte del "pacchetto" e io lo accetto. Forse ho provato paura quando ho ricevuto delle mail un po' strane e minacciose. Ma non cambio per questo la mia vita. La paura è un sentimento importante perché ci riporta sempre al momento, non ci permette di scappare, ci impone una scelta nell'oggi e ci conduce all'impegno costante. Qui subentra anche la consapevolezza della forza di cui parliamo che senza questa paura non si manifesterebbe.

Cosa diresti a delle giovani studentesse?
Porterei il messaggio di Lilith, di questa donna forte e libera che perde come tutti noi. La forza di Lilith viene anche dalla perdita, non solo dalle vittorie. Il messaggio più importante per me risiede proprio in questa lezione di forza legata alla caduta: la caduta è legittima, normale, inevitabile. Ma si deve realizzare che dalla caduta ci si rialza sempre e la forza che ne scaturisce è raddoppiata se non triplicata in sostanza. E poi alla caduta segue sempre un inizio e gli inizi sono così belli... io vorrei poter sempre iniziare...

(dal n.1/2010, pp.47-49)

responsabile informazioni: Ufficio Orientamento 2/3/2015