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Jean-Loup Amselle. L'etnicizzazione del sociale

di Michela Monferrini

Qualche anno fa lei disse che la globalizzazione non Ŕ certo un fenomeno nuovo. Oggi, e sempre pi¨, tale processo sembra crescere in maniera esponenziale. Lei Ŕ sempre della stessa idea?
Effettivamente io credo che la globalizzazione attuale, ci˛ che chiamiamo mcdonaldizzazione, co-cocalizzazione, non sia un fenomeno nuovo. Ci sono state altre forme di globalizzazione, anche molto lontane nel tempo, come quella provocata dall'impero romano, o la diffusione di religioni universaliste come il Cristianesimo o l'Islam, che hanno rappresentato delle fasi di globalizzazione, in particolare per l'Africa, che io ho studiato a lungo. L'islam, in particolare, diffusosi nell'Africa subsahariana a partire dal decimo secolo, ha rappresentato una fase di globalizzazione nella misura in cui la diffusione della religione ha provocato una ridefinizione dei rapporti tra le societÓ africane e ha portato ad una opposizione e distinzione tra le societÓ musulmane e quelle non musulmane come quella pagana, quella feticista, quella animista.
Dunque la globalizzazione attuale Ŕ piuttosto originale, ma ci sono state altre forme dello stesso fenomeno nei secoli precedenti.

Se parlando di etnia si rischia di cadere in errore, di appoggiare visioni filo-razziste della societÓ, qual Ŕ il nuovo concetto che in primo luogo il mondo occidentale deve apprendere?
Il termine etnia pu˛ ricoprire un'ampia gamma di significati, e ha valore diverso a seconda dei contesti, dei periodi in cui lo si utilizza. Oggi si sente la necessitÓ di destoricizzare il concetto di etnico e risituarlo nel sociale.
I MalinkÚ, o Malinka, sono un popolo che abita, dal Medioevo, una regione del Mali, e il loro nome ha sempre designato una classe di guerrieri. Successivamente, con la colonizzazione, non solo i MalinkÚ hanno incominciato ad esser considerati un'etnia, ma la nozione stessa di categoria sociale ha assunto la valenza di etnia, collegandosi al significato di formazione politica: ogni chefferie (organizzazione politica dell'Africa Occidentale tradizionale verticista spesso stereotipata dal colonizzatore, ndr.), staterello o regno africano, con la colonizzazione, Ŕ diventato ci˛ che pu˛ definirsi un'etnia. Anche per questo l'Africa Ŕ stata sempre considerata la terra, il continente delle etnie e proprio per questo il termine ha giÓ subito una destoricizzazione: il significato che aveva in altri luoghi, prima della colonizzazione, Ŕ stato dimenticato.

Quanto ha da insegnare la storia culturale africana all'Occidente?
Questo Ŕ uno dei temi che affronto nel mio ultimo libro, L'Occident dÚcrochÚ, l'Occidente sganciato, indicando l'esistenza di modi di pensare diversi da quello occidentale: c'Ŕ un modo di pensare africano, uno asiatico, uno latinoamericano, e molti altri ancora.
Uno dei capitoli del mio libro si chiama proprio Alla ricerca d'un paradigma africano, e vi conduco l'analisi di un istituto (Codresia, Consiglio per lo Sviluppo delle Risorse Economiche e Sociali in Africa) che si trova a Dakar, in Senegal, la cui opera dimostra l'esistenza della ricerca d'un senso sociale africano.
Questo per dire che ci sono diverse linee di pensiero, diversi paradigmi, e che il senso sociale non Ŕ uguale dappertutto, ma ci˛ non significa che possano esistere antropologie, sociologie, storie diverse: tutte le discipline hanno una sola storia davanti, una sola origine, e questa origine Ŕ strettamente legata alla terra africana.

Qual Ŕ stato, nei suoi studi, il passo in avanti che vuole rappresentare con questo suo ultimo libro?
Quest'ultimo lavoro si ricollega ai miei libri precedenti. In L'arte africana contemporanea c'era giÓ una riflessione su postcolonialismo e primitivismo, e questo ne Ŕ un po' la continuazione. Quel che ora vorrei dimostrare Ŕ che gli studi postcoloniali si riferiscono a un'antropologia e un'etnologia desuete, molto contestabili. Le societÓ di oggi hanno invece bisogno di un'antropologia pi¨ moderna, pi¨ contemporanea.

(dal n. 1/2008, pp. 23-24)

responsabile informazioni: Ufficio Orientamento 2/3/2015