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Giovanna Marini. Un racconto diverso della storia

di Michela Monferrini

Professoressa Marini, qual Ŕ l'importanza dei canti popolari, oggi?
I canti di tradizione orale raccontano e spiegano la storia in modo molto diverso da come la raccontano e la spiegano gli storici accademici. Il punto di vista di questi ultimi dovrebbe essere oggettivo, eppure ci˛ non esclude che si possano incontrare vere e proprie demistificazioni della realtÓ: in un testo scolastico si trova scritto che Giordano Bruno Ŕ morto in un incendio, ma c'Ŕ una differenza sostanziale nel parlare di incendio piuttosto che della pena capitale a cui fu condannato dall'Inquisizione. Sostituire la parola "incendio" alla parola "rogo" significa trascurare la veritÓ.
I canti popolari rispecchiano una visione della storia soggettiva, ma curano il dettaglio, il particolare, offrono una ricostruzione pi¨ "divertente" e seppur parziale, mai menzognera; nel frattempo diventano documenti essenziali per la memoria collettiva. Faccio un esempio: si possono ripercorrere le vicende della prima guerra mondiale direttamente dai canti di chi era in trincea.
Non bisogna poi dimenticare il grande interesse che rivestono anche da un punto di vista melodico, tanto che Giuseppe Verdi e altri compositori si sono ispirati a questi canti e hanno a loro volta ispirato le persone con la loro musica. Si Ŕ creato, ad esempio, uno straordinario scambio tra Verdi e il popolo delle mondine: o lui si ispirava ai loro canti, o loro prendevano le sue arie pi¨ belle aggiungendovi le parole. Questo genere di commistione e di osmosi avviene spesso tra l'ambiente della musica colta, soprattutto lirica, e quello popolare.

L'unificazione d'Italia ha cambiato qualcosa nei canti popolari?
I canti raccontano gli avvenimenti storicosociali giÓ molto tempo prima dell'UnitÓ: abbiamo i canti degli anarchici, i canti dei moti del 1820-21, di quelli del 1848, i canti dei moti napoletani e torinesi. Si pu˛ dire che gli avvenimenti della storia italiana di Ottocento e Novecento sono sempre registrati dai canti di tradizione orale, che ci restituiscono le gesta degli eroi popolari come fossero vere e proprie registrazioni dal vero. La vicenda di Carlo Pisacane e dello sbarco a Sapri, la vicenda di Masaniello sono rimaste vive anche attraverso i canti.
Nel periodo dell'UnitÓ, naturalmente nascono moltissimi canti garibaldini. Rispecchiano visioni soggettive, ci danno soltanto una chiave di lettura di quegli eventi, e per˛ proprio per questo sono emozionanti, coinvolgenti.

Cosa ha significato quest'anno di celebrazioni per la diffusione della cultura dei canti popolari? Come le Ŕ sembrata la partecipazione agli eventi?
Il 150░ anniversario dell'UnitÓ d'Italia Ŕ stato un'occasione per approfondire la storia attraverso pi¨ strumenti e un'ulteriore possibilitÓ di far conoscere i canti popolari anche alle generazioni pi¨ giovani: Ŕ quello che da sempre facciamo io, Cesare Bermani, Alessandro Portelli tramite l'Istituto Ernesto De Martino, il Circolo Gianni Bosio, la Scuola popolare di musica di Testaccio.
Ho notato, come tutti, una partecipazione e un'adesione straordinaria, ma questo Ŕ dovuto anche al momento storico con cui le celebrazioni sono venute a coincidere, un momento durante il quale si tenta di rimettere in discussione l'integritÓ dello Stato unitario e il Sud d'Italia rischia di essere letteralmente svuotato dal Nord, derubato nella sua bellezza materiale e spirituale. Viene soprattutto da questo l'adesione massiccia ai vari eventi organizzati quest'anno.

Vi sono nuovi progetti legati ai canti di tradizione orale?
Intanto, occorre dire che vi sono vari tipi di archivi di documenti, sparsi in tutto il Paese, che avrebbero bisogno di fondi per andare avanti, ma purtroppo, come si sa, le risorse economiche destinate a questo tipo di strutture sono sempre meno.
╚ poi nata, da pochissimo, l'Associazione "Giornate di Piadena". La zona di Piadena, in provincia di Cremona, si trova nella pianura padana, e vi passiamo tre giornate nel mese di marzo, tra concerti e convegni (l'ultimo, A che cosa serve il canto popolare - con Sandro Portelli, Giovanna Marini, Cesare Bermani e rappresentanti dei vari cori e gruppi, si Ŕ svolto il 26 marzo scorso, NdR). Abbiamo deciso di dar vita a questa nuova associazione anche nella speranza che un giorno possa in quel territorio nascere
- ma Ŕ un'ipotesi per ora remota - un vero e proprio museo etnomusicologico.
Quando abbiamo fondato l'associazione ci trovavamo a Pontirolo, nella cascina del Micio, un amico che ci ospita ogni anno. In realtÓ, pi¨ che una cascina, prima era una vera e propria fattoria, ma con le quote latte anche le mucche sono sparite.

dal n.2/2011, pp.79-60

responsabile informazioni: Ufficio Orientamento 2/3/2015