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Fritjof Capra. Arte e natura nel genio di Leonardo

di Alessandra Ciarletti

Quanta linfa c'è in un albero? Quanta nelle sue innumerevoli foglie? E in una foglia?
La risposta si basa su un flusso continuo che non vede inizio né fine, una semplice e inarrestabile trasformazione dell'energia che attraversa la terra, che si fa acqua e diventa aria. A sua volta una diretta trasformazione dell'energia solare. E ognuno di questi componenti è parte di un tutto che si può considerare un sistema complesso di interconnessioni.
«Il paradigma della scienza moderna si basa sulle interconnessioni e la metafora centrale nella visione sistemica del mondo è la rete, modello fondamentale della vita. Ovunque ci siano sistemi viventi c'è vita».
Così inizia l'intervista a Fritjof Capra, fisico e scrittore di fama internazionale che trent'anni fa con il suo Tao della fisica, rivoluzionò senza mezzi termini l'ontologia della fisica, dimostrando quanto i più recenti approdi della scienza conducessero a un significativo avvicinamento alla più raffinata tradizione filosofica orientale. Quello fu il suo inizio letterario che negli anni, attraverso altri scritti come Il punto di svolta e La scienza della vita lo ha portato a studiare la complessa e emblematica figura di Leonardo da Vinci. Il libro su Leonardo appare come uno stacco rispetto agli studi precedenti, incentrati su temi come l'ecologia, l'auto-organizzazione dei sistemi viventi e sociali... a ben vedere si tratta di una vera e propria evoluzione.
È il 26 marzo 2007 e in un'aula affollata di studenti e docenti, il prof. Capra parla di Leonardo. Lo fa a conclusione di un percorso iniziato quattro anni fa ora raccolto nel libro La scienza universale: arte e natura nel genio di Leonardo, in autunno in libreria.
Tanti studiosi si sono avventurati nel tentativo di analizzare, comprendere e decifrare la mente di Leonardo. Addirittura qualcuno tentò di psicoanalizzarlo post-mortem. Ma nessuno ha guardato con attenzione la scienza del genio del Rinascimento a occhio nudo, lo stesso occhio che per Leonardo è specchio dell'anima e primigenio motore di ricerca, in quanto sede del senso comune. «La maggior parte degli autori che hanno studiato Leonardo, lo hanno fatto guardandolo attraverso lenti newtoniane; proprio questo ha impedito loro di comprendere la natura essenziale della sua scienza. Questa è la tesi del mio studio».
Leonardo fu un uomo rinascimentale completo: fu pittore, scultore, ingegnere, scienziato. Ogni sua abilità era strettamente connessa all'altra. Fu pittore perché sapeva osservare e osservava perché filosoficamente si domandava il significato profondo dell'esistenza e attraverso la scienza la indagava. Oggi probabilmente, una figura come quella di Leonardo sarebbe tacciata di presunzione e indomabile schizofrenia. Per nostra fortuna visse in un'epoca in cui la fiducia nell'uomo e nelle sue capacità era talmente alta da elaborare una concezione dell'artista molto vicina a quella di un creatore. «La scienza di Leonardo è una scienza delle forme organiche completamente differente dalla scienza meccanicistica di Galileo, Cartesio e Newton. In questo mio lavoro ho studiato Leonardo dalla prospettiva del pensiero scientifico del nostro secolo. Da questa prospettiva possiamo riconoscere la sua scienza e la sua arte e comprendere che in lui non c'è l'una senza l'altra». E ancora: «Leonardo cercava di comprendere la natura della vita, un aspetto sfuggito ai commentatori classici, dal momento che fino a poco tempo fa la natura era definita dai biologi soltanto in termini di cellule e molecole. Oggi sta emergendo una nuova comprensione sistemica della vita, intesa come insieme di processi metabolici. Leonardo studiava questi fenomeni quando esplorava le forme viventi della natura. L'osservazione dei moti dell'acqua si traduceva in dettagliate indagini della loro natura innata. I fili concettuali che collegavano la sua conoscenza del macro e microcosmo erano gli schemi di organizzazione della vita, le sue strutture organiche, i suoi processi metabolici e di sviluppo».
Per più di duecento anni gli scritti di scienza di Leonardo rimasero sconosciuti ai più, frammentati in polverose e inaccessibili biblioteche europee. Gli scienziati successivi svilupparono le loro teorie senza conoscere Leonardo. Cosa sarebbe stata la nostra storia se gli studi di Leonardo fossero stati portati avanti dai suoi successori? Non ci è dato saperlo. Capra, figlio di Leonardo e della fisica relativistica e quantistica dice: «se dovessi scegliere una metafora della scienza, senz'altro sceglierei un affresco realizzato da Leonardo nella Sala delle Asse del Castello Sforzesco. Qui, superando la metafora cartesiana che vuole nella radici dell'albero rappresentata la metafisica, nel tronco la fisica e nei rami tutte le altre scienze, Leonardo dipinse rami intrecciati in un vortice di nodi e foglie, quasi privi di tronchi, tronchi che prendono vita in una mirabile trasformazione dalla pietra delle colonne. Questa è la scienza oggi, un tutto sistemico al cui centro c'è la vita in ogni suo forma». Oggi gli scienziati cognitivi sono convinti che la cognizione sia un processo attraverso il quale il corpo si organizza. Per Leonardo - così ci ricorda il prof. Capra - «c'è anima se c'è cognizione» e, soprattutto «l'anima deve stare col suo corpo, perché senza gli strumenti organici del corpo nulla può operare né sentire». «Questo è il concetto di "embodiment" alcuni secoli prima dello stesso Francisco Varela e di Antonio Damasio».
È importante che qualcuno ricordi all'uomo moderno la sua natura essenziale e immanente.

(dal n.2/2007, pp. 12-13)

 

responsabile informazioni: Ufficio Orientamento 28/4/2010