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Dall'Amazzonia. Il fiume dai capelli rossi

Lo stato di Amapà e le donne vittime di escalpelamento

di Elena Mortelliti

Lo Stato dell'Amapà, nell'estremo nord del Brasile, è ricoperto interamente dalla foresta amazzonica ed è uno dei posti più belli che mi sia capitato di vedere.
Ci troviamo alla foce del Rio delle Amazzoni, laddove uno dei fiumi più grandi al mondo incontra l'oceano, nei suoi mille estuari rigonfi d'acqua.
Il Rio è in molti tratti l'unica strada percorribile in questa terra dalla foresta fitta e inospitale; per questo dunque le popolazioni dei ribeirinhos, gli abitanti del fiume, utilizzano come mezzo di trasporto le imbarcazioni.
Si tratta di zone remote, poco considerate dal resto del paese, più preoccupato ad affrontare i problemi della giungla d'asfalto. Ma anche la giungla verde, fatta di fiumi e alberi, nasconde purtroppo storie tragiche che per troppi anni sono state rimosse.
Lo scorso dicembre ero a Macapà, la capitale dell'Amapà, per preparare un documentario che voglio girare in quelle zone. Nel momento in cui ho deciso di realizzare questo lavoro sapevo che avrei dovuto affrontare tematiche legate allo stato di isolamento che caratterizza quest'area, ma non sospettavo di venire a conoscenza di una tragedia perpetrata nel tempo che mi ha profondamente colpita. Parlo della realtà in cui vivono le donne autoctone vittime di escalpelamento. A noi può sembrare una parola indecifrabile, dal suono fastidioso; per loro significa una vita segnata dal dolore. Ho pensato fosse un imperativo morale diffondere la notizia e cercare un modo per aiutarle.
Andiamo con ordine.
A Macapà alcuni mesi fa è nata un'associazione di donne che lottano per dare dignità e aiuto economico alle vittime di escalpelamento.
L'escalpelamento è lo scoperchiamento del cuoio capelluto, che raggiunge anche orecchie, sopracciglia e talvolta parti del naso e di cui rimangono vittime molte di quelle donne che utilizzano delle barche per attraversare il fiume, unico modo per muoversi in Amazzonia.
La maggior parte di queste barche non è registrata. È fatta circolare illegalmente, non rispettando nemmeno le più elementari norme di sicurezza. Quindi si tratta spesso di barche pericolose, basti pensare che il motore solitamente si trova in un abitacolo posto al centro dell'imbaracazione, dove spesso siedono anche i passeggeri. Succede così che i proprietari della barca per risparmiare, non muniscano di una adeguata protezione il motore, che ruota ininterrottamente per tutta la durata del viaggio a velocità e forza elevate. Può capitare che durante il viaggio, reso talvolta instabile dalle piogge e dal vento, i passeggeri vengono trascinati da una parte all'altra della barca.
Il disagio diventa dramma nel momento in cui ad essere sballottate da una parte all'altra sono bambine o donne con capelli lunghi: questi ultimi, imbrigliati nel motore, provocano lo escalpelamento. L'escalpelamento, come si può intuire, è una ferocissima scoperchiatura della testa, con conseguente deformazione della faccia, perché spesso comporta anche la rimozione di orecchie, sopracciglia, naso, qualora non implichi la morte.
Questa atrocità non è affatto un fenomeno isolato in questa zona dell'Amazzonia, è anzi piuttosto diffuso, ciononostante, forse per pudore, non trova espressione a livello nazionale.
Uso il termine atrocità perchè è l'unico che mi è venuto in mente quando mi sono trovata di fronte a delle donne deformate e rese mostruose da un evento apparentemente così superabile.
Incredibile che per una copertura mancante su un motore, che avrebbe il costo di circa 100 dollari, migliaia di donne vivano in una condizione di emarginazione, di dolore e grande sofferenza, senza nemmeno ottenere un aiuto dallo Stato.
Le donne sono le principali vittime di questa tragedia anche perché costrette, a causa dei dettami della confessione evangelica, molto diffusa nella zona, a tenere i capelli lunghi e a non tagliarli mai.
Sembra una ridicola congiura risolvibile con pochi accorgimenti da una società razionale e pragmatica come la nostra, ma non lo è altrettanto per delle popolazioni semplici, che vivono in un quasi totale isolamento, in una regione in cui lo Stato non ha ancora provveduto a censire i suoi abitanti. Nell'Amapà vivono persone che a stento sanno di appartenere a una società, di essere cittadini, sono persone che vivono di quello che pescano, del loro raccolto e che si pongono ben pochi problemi oltre quello del mero sostentamento. È ovvio che in questo contesto l'accortezza di coprire i motori delle barche non è contemplata, anche perchè quella copertura costerebbe loro quanto il guadagno di un mese. Così nel silenzio più assoluto si consumano tragedie di cui nessuno parla, di cui nessuno legge. Eppure solo nello stato dell'Amapà le vittime di escalpelamento sono circa 1.400.
Le vittime di escalpelamento sono perlopiù bambine che a seguito dell'incidente vengono spesso abbandonate dalla famiglia, incapace di elaborare il dramma e di accettare un "mostro" in casa. Crescono così ai margini della comunità, come vagabonde, oppure sono rinchiuse in casa e trascorrono la loro vita in completa segregazione.
Al dolore intimo si aggiunge quello fisico, perché queste bambine, poi donne, soffrono di dolori acutissimi alla testa. Invalide a tutti gli effetti, sono impossibilitate a fare la maggior parte dei lavori che richiedono sforzo fisico. Discriminate dalla comunità in cui vivono, cadono in depressione e vivono una vita di stenti.
Negli ultimi anni, grazie al coraggio di Maria Trinidade Gomes, si è costituita la Associação das Mulheres Vítimas de Escalpelamento do Amapá, di cui Maria Trinidade è la presidentessa. Ad oggi l'associazione conta 68 associate, tutte vittime di escalpelamento.
Di recente alla Camera dei deputati del Brasile è stata presentata una proposta di legge per garantire un intervento gratuito di chirurgia plastica alle vittime e per stabilire il diritto al lavoro fuori da ogni discriminazione per queste donne. Al momento la proposta non è ancora diventata legge e così queste donne non godono di nessun tipo di indennità, non sono considerate invalide e le chirurgie plastiche di cui necessitano con urgenza non fanno parte del piano sanitario pubblico.
Voglio precisare che questa realtà non appartiene solo al Brasile, ma si estende in ogni regione ricoperta dalla foresta fluviale e attraversata dal Rio: ovvero del 60% del territorio del Brasile, ma anche zone della Colombia, del Perù, del Venezuela, dell'Ecuador, della Bolivia, della Guyana, del Suriname e della Guyana Francese.

Spero di riuscire a contribuire attraverso il mio lavoro a diffondere il più possibile la conoscenza di questa drammatica realtà e attraverso la mobilitazione internazionale indurre il governo brasiliano ad accelerare l'approvazione della proposta di legge (1879/2007) e a occuparsi della realtà di queste
donne.

(dal n. 1/2008, pp.42-43)

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responsabile informazioni: Ufficio Orientamento 2/3/2015