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Da Faenza. Major in crisi, l'altro mondo è al MEI

di Francesco Martellini

L'appuntamento col MEI (meeting delle etichette indipendenti) di Faenza si conferma ogni anno di più uno degli appuntamenti più importanti per la musica italiana "indipendente"; aggettivo quest'ultimo che forse si dovrebbe sostituire con "intelligente". Intelligente in relazione al periodo musicale che stiamo vivendo. Non vi giungerà nuova la voce che le multinazionali discografiche, le major, sono in crisi ormai da un pezzo e che dopo aver finito le idee giuste per vendere cominciano pian piano a consumare anche le risorse economiche per sopravvivere. Certo non sarà domani che la EMI Music o la Sony BMG falliranno, ma i miliardi che ogni anno perdono a causa delle loro scelte sbagliate sono tanti ed è questo il nocciolo del problema. Con il risultato che a livello di grande distribuzione si continua e si continuerà invano a parlare di come combattere la pirateria, senza nemmeno sapere bene cosa sia questa pirateria nella quale viene collocato tutto quello che non passa in tv e nelle cinque/sei grandi radio di turno e che di conseguenza attira a se meno business.
Alla tre giorni di Faenza invece la gente ha parlato di musica, l'ha ascoltata e distribuita. La musica suonata, quella che trovi nei locali grandi e piccoli di piccole e grandi città, quella condivisa e commentata su MySpace. Musica che spesso esiste solo sotto forma di file audio digitali e di cui è stata stampata solamente qualche copia. In molti casi però è proprio questa la musica che le persone ascoltano sui propri lettori mp3. Per questo definisco le etichette che ho visto al MEI intelligenti, perchè capiscono che la democratizzazione della musica permessa dalla tecnologia non è un male e che non è nemmeno una cosa da alternativi a tutti i costi. Le persone che lavorano in queste piccole e medie label fanno semplicemente quello che dovrebbero fare tutti quelli che lavorano nel settore musicale: guardarsi continuamente intorno e tastare il polso della scena musicale, cercando di andare incontro alle esigenze degli artisti e del pubblico e, prima di ogni altra cosa, avere a cuore la musica in quanto tale, non in virtù dei soldi che produce. Così facendo, il riscontro che si ottiene sia in termini di consenso che di notorietà e vendite è sempre più vasto e mi pare cominci a essere sotto gli occhi di tutti. Quando si ha a che fare con un'entità tanto concreta quanto intangibile come la musica non si può pensare di rimanere fossilizzati in uno schema solo perché questo ha funzionato per decenni, ne si può pensare di nascondersi dietro l'imponenza economica che si ha alle spalle. C'è da dire anche che spesso chi sta dietro l'idea iniziale di un'etichetta indipendente sono gli artisti stessi, che hanno così la possibilità di amministrare più o meno da soli una struttura agile e veloce e di poter sfruttare tutti i loro contatti all'interno del panorama musicale senza impedimenti dall'alto. Quest'anno agli stand delle loro neonate etichette c'erano tra gli altri Lefty, icona dell'hip-hop italiano vecchia scuola, e Piotta, che dopo il periodo di esposizione mediatica di qualche anno fa sta portando avanti un progetto molto interessante. Proprio per quanto riguarda l'hip-hop tra l'altro, genere musicale in ascesa in Italia di cui molti parlano e pochi sanno, da sottolineare è il padiglione che tutti gli anni il MEI dedica per l'intero sabato alle performance live di molti dei rapper italiani di punta e non. Quest'anno tra gli ospiti eccellenti c'erano anche Vincenzo da Via Anfossi, Marracash, i Metro Stars, MIstaman e Frank Siciliano, con Rido che presentava e consegnava i premi dei vari mini-concorsi ai migliori nuovi artisti.
Altra nota importante: da quest'anno al meeting di Faenza si è fatta anche radio, anche qui guardando avanti e pensando in modo intelligente. Per la prima volta infatti l'organizzazione del MEI ha invitato a partecipare alcune web radio italiane, in uno spazio ancora, per così dire, sperimentale ma che nelle prossime edizioni promette di allargarsi e di richiamare ancora più persone. Un'usanza del MEI è quella delle "demo box", delle semplicissime scatole nelle quali le etichette espositrici invitano a lasciare il proprio disco autoprodotto nella speranza che questo venga ascoltato e di essere magari ricontattati. È stato bellissimo vedere le "demo box" delle web radio straripare letteralmente di dischi e osservare ragazzi con il proprio cd in mano fare la fila per avere un'intervista in diretta e presentare i propri lavori. Bellissima l'atmosfera creata da questi speaker e dj che fermavano artisti e passanti invitandoli ad intervenire in diretta come fossero stati tutti dei conoscenti. Raccoglievano quanti più demo possibili, mandandone in onda le anteprime commentate dagli artisti stessi, in un rapporto che non era quello di artista-radiofonico ma quello di operatori del suono che discutevano semplicemente di musica. Osservandoli ho pensato che forse la crisi del disco che si sta vivendo dipende molto dal fatto che i rapporti tra i vari rami del settore sono determinati da ragioni di opportunità molto prima che artistiche. Questo allo stato attuale delle cose è inevitabile ma anche molto dannoso. Nonostante tutto, il mondo che ogni anno partecipa al MEI sembra essere sulla strada giusta, e per ora sta avendo ragione.

(dal n. 3/2008, pp. 37-38)

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responsabile informazioni: Ufficio Orientamento 30/5/2011