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Alessandro Baricco. Un tempo nuovo

di Alessandra Ciarletti

Lei dice che viviamo in un mondo in cui conta quello che raccontiamo non quello che effettivamente risulta reale. Cos'è la realtà e qual è il suo tempo? Tempo presente = reale; tempo futuro = sogno?
La realtà oggi è in gran parte quel che raccontiamo. Poi restano alcuni fatti che sembrano esenti da qualsiasi genesi narrativa: la nascita, la morte.

Sempre lei dice che il futuro è finito, soprattutto in termini economici e politici; gli intellettuali in questa terra di nessuno "minuettano" con intelligenza e acume. Sembra che solo la tecnologia con le sue numerose applicazioni abbia diritto al futuro. Il campo della creatività sembrerebbe essere riservato a dei selvaggi di genio, sempre per utilizzare una sua espressione. Non è poco?
No, non è poco, perché i selvaggi di genio sono gli unici che oggi possano ricomporre le novità antropologiche e tecnologiche che vediamo sotto i nostri occhi in un paesaggio coerente e forte: sono quelli che possono tradurre tante diverse innovazioni in un unico quadro di civiltà.

Dal 2006 ci racconta la mutazione che viviamo. Dice che i grandi cambiamenti storico culturali sono da sempre apportati dai barbari, o meglio, da coloro che vengono definiti tali perché non riconosciuti dai loro contemporanei. Infrangono canoni come fossero grissini e danno vita a un nuovo impasto per il futuro. In queste ultime settimane ho letto ancora il dialogo fra lei e Eugenio Scalfari. Forse allora il futuro non è soltanto dei selvaggi di genio...
Diciamo che il futuro è costruibile da pochi selvaggi di genio, spesso barbari, e da moltitudini di persone normali che imparano da loro schemi mentali e liturgie gestuali dove ritrovano se stessi.

Dice: Beethoven come Shakespeare sopravvive a qualsiasi mutazione, non invecchia mai. Alle mutazioni sopravvivono meglio gli artisti o gli intellettuali? E chi fra loro, pescando dal XX secolo, ci sarà nel 2084?
Artisti e intellettuali, direi che non fa grande differenza. Ci sono opere e ci sono idee che resistono a qualsiasi mutazione. Ma mai è possibile dire PRIMA quali sopravviveranno.

In Next parla dello strapotere del marchio, del brand. E con quel brand si vende un mondo, o meglio un immaginario. Giustamente dice che la globalizzazione è grigia perché la fanno i banchieri. Chi la potrebbe fare in un modo diverso e colorato?
Beh, la Rete lo sta facendo, ad esempio. Il fatto che si possa dialogare con chiunque nel pianeta, con la sola mediazione di una tecnologia e una lingua comuni, è già un bell'esempio di globalizzazione virtuosa: e non ha scopi di lucro, è giusto un game.

2084: si gioca l'ultimo tempo della partita, barbari e imbarbariti. Chi è in vantaggio? E chi vince?
Vincono i barbari, a prezzo di un certo, inevitabile, imbarbarimento.

(dal n. 3/2010, p.55)

responsabile informazioni: Ufficio Orientamento 2/3/2015