La risposta è errata.
Bergson non concede grande spazio alla pittura, mentre sembra considerare con più attenzione la poesia e la scrittura in genere, perché più vicine alla sua concezione del tempo come flusso continuo; tuttavia ne L'evoluzione creatrice l'autore prende l'esempio del fare pittorico per spiegare quale sia la particolarità dell'azione naturale: essa, allo stesso modo dell'invenzione pittorica, non è prevedibile a partire dagli elementi di partenza; si tratta, appunto, di una creazione originale, della quale non si può prevedere il risultato.

(L'evoluzione creatrice, Milano, Fabbri Editori, 1966, p. 362)
"Il pittore è davanti alla sua tela, i colori sono sulla tavolozza, il modello è in posa; noi vediamo tutto questo, e conosciamo anche lo stile del pittore: possiamo forse prevedere ciò che apparirà sulla tela? Noi possediamo gli elementi del problema; sappiamo, in maniera affatto astratta, come sarà risolto, poiché il ritratto assomiglierà certamente al modello, e senz'altro anche all'artista; ma la soluzione concreta apporta con sé quell'imprevedibile nulla che è l'essenza dell'opera d'arte. (…) Lo stesso accade per le opere della natura."
(L'évolution créatrice, Paris, PUF, 1991, V edizione, p. 340)
"Le peintre est devant sa toile, les couleurs sont sur la palette, le modèle pose; nous voyons tout cela, et nous connaissons aussi la manière du peintre: prévoyons-nous ce qui apparaîtra sur la toile? Nous possedons les éléments du problème; nous savons, d'une connaissance abstraite, comment il serait résolu, car le portrait ressemblera sûrement au modèle et sûrement aussi à l'artiste; mais la solution concrète apporte avec elle cet imprévisible rien qui est le tout de l'oeuvre d'art. (…) De même pour les oeuvres de la nature."