La risposta è errata.
L'immagine, per Bergson, ha una funzionalità limitata per comprendere il movimento della vita, inteso come durata. Ogni immagine implica una schematizzazione, seppure parziale, di ciò che si vuole rappresentare, e quindi un allontanamento dall'obiettivo che si prefigge la filosofia bergsoniana.
Dopo una serie di metafore addotte per spiegare cosa sia la durata, l'autore commenta in questo modo.
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(Introduzione alla metafisica, Roma-Bari, Universale Laterza, 1997, p. 50)
"E, tuttavia, quest'immagine sarà ancora incompleta, ed ogni paragone, del resto, rimarrà inadeguato, perché lo svolgersi della nostra durata assomiglia per certi lati all'unità di un movimento che progredisce, per altri ad una molteplicità di stati che si dispiegano, e nessuna metafora può rendere l'uno di questi aspetti senza sacrificare l'altro. Se richiamo uno spettro dalle mille sfumature, ho davanti a me una cosa già fatta, mentre la durata va continuamente facendosi. Se penso a un elastico che si allunga, a una molla che si tende o si distende, dimentico la ricchezza di colorito che caratterizza la durata vissuta, per non veder più che il movimento semplice con cui la coscienza passa da una sfumatura all'altra. La vita interiore è tutte queste cose ad un tempo, variare di qualità, continuità di progresso, unità di direzione. Non si può rappresentarla per mezzo di immagini." | Versione francese |