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Sala B

INTRODUZIONE ALLA SALA B

Nella sala B iniziamo un viaggio in un tempo più remoto, che inizia circa 65 milioni di anni fa, dove cercheremo di capire l'evoluzione geologica del Lazio con particolare riguardo all'area di Rocca di Cave. Vedremo come il continuo, lentissimo, movimento relativo delle placche provoca la formazione di catene montuose, con l'orogenesi, o l'apertura degli oceani, attraverso grandi meccanismi di liberazione di energia quali i terremoti e il vulcanismo.
Il Lazio è un mosaico di diversi sistemi di rocce, dove troviamo vari complessi vulcanici affiancati al paesaggio montuoso appenninico che ha avuto origine grazie ad una lenta e continua sedimentazione sui fondali di antichi mari.

LA NASCITA DI ALPI ED APPENNINI

Nel punto B2 sono descritti i meccanismi che hanno causato la formazione delle Alpi e degli Appennini. Il globo di fronte ai pannelli mostra la disposizione dei continenti 10 milioni di anni fa, molto simile a quella attuale. L'arco alpino è ormai emerso, mentre gli Appennini lo sono solo in parte.

 

LA STORIA CHE MANCA

Sulla destra, nel punto B3, il pannello riguarda un fenomeno che ha interessato tutto il settore della piattaforma laziale-abruzzese in cui è compresa l'area di Rocca di Cave, una lacuna di sedimentazione a causa dell'emersione di interi settori prima sommersi. Essa è nota in tutto il Lazio centro-meridionale ed ha interessato il periodo chiamato Paleogene, compreso tra 65 e 23 milioni di anni fa. Quando questa lunga emersione dell'intera area dell'Appennino centrale terminò, tutto tornò sotto una lama d'acqua e i sedimenti iniziarono nuovamente a deporsi fino a quando tutta la regione si sollevò definitivamente a causa delle ultime fasi dell'orogenesi appenninica.

LE ISOLE DEL LAZIO

Nel punto B1 verso l'ingresso, il pannello Tra le isole del Lazio descrive la storia della regione negli ultimi milioni di anni, quando gli Appennini erano già sollevati. Circa 5 milioni di anni fa iniziò un fenomeno di assottigliamento della crosta terrestre che coinvolse un'ampia fascia di litosfera dal margine orientale del massiccio sardo-corso al lato occidentale della neonata catena appenninica. La crosta si assottigliò e finì per sprofondare, lasciando spazio all'apertura di un nuovo mare: il Tirreno. L'acqua invase i settori ribassati e giunse a bagnare l'Appennino. Nella vetrina sono esposti bivalvi, gasteropodi, coralli ed echìnidi: gli antichi abitanti di questo nuovo mare.

IL VULCANISMO LAZIALE: I COLLI ALBANI

Un altro effetto dell'apertura del Tirreno e del collasso dell'area costiera fu la risalita di magmi profondi e la nascita dei vulcani. Il pannello "Gli antichi fuochi del Lazio" mostra come il vulcanismo abbia influenzato la nostra regione.
Il plastico in fondo alla sala permette di osservare la struttura e la geologia del Vulcano Laziale, a sud-est di Roma. La sua storia geologica iniziò circa 600.000 anni fa e vide varie fasi eruttive separate nel tempo da alcune stasi.

I COLLI ALBANI: ULTIME FASI

Le eruzioni del Vulcano Laziale emisero anche sporadiche colate laviche, tra cui quella di Capo di Bove evidenziata in rosso, che arriva fino alle porte di Roma. I Romani la sfruttarono intensamente per ricavarvi i "bàsoli" per le pavimentazioni stradali e lungo di essa indirizzarono la Via Appia.
La fine della terza fase esplosiva vide invece la nascita di diversi laghi, come quelli di Albano e Nemi che colmarono le bocche di alcuni crateri periferici. Infine, i depositi più recenti sono dovuti ai "làhar", colate fangose di materiale vulcanico sciolto rimobilizzato dall'acqua. I "làhar" ammantarono il paesaggio delle pendici creando tavolati pianeggianti, come ad esempio l'area di Ciampino.