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27 Gennaio 2007 Intervento del Sindaco di Roma Walter Veltroni alla cerimonia di inaugurazione del master internazionale di II livello in didattica della Shoah - Palazzo del Campidoglio Mi scuso fin d’ora con gli ambasciatori e con il ministro Mussi se poi dovrò andare via, ma come forse sapete questa mattina al Quirinale il Presidente della Repubblica riceverà i nostri ragazzi che hanno partecipato ai viaggi che abbiamo fatto ad Auschwitz e io vorrei partire proprio da qui. Questo master, che con David Meghnagi, Guido Fagiani e con il Rettore Fabiani abbiamo seguito fin dall’inizio e la cui nascita abbiamo più volte auspicato, lo consideriamo uno degli altri tanti segni di vitalità della Università Roma Tre e del sistema universitario romano nel suo complesso. Io vedo una sorta di filo di continuità didattica tra l’esperienza formativa che i nostri ragazzi delle scuole superiori fanno con i progetti legati alla memoria e questo Master. Sono convinto che quando incontreremo nei prossimi anni gli studenti del Master, probabilmente ne troveremo diversi che sono venuti con noi ad Auschwitz e a Birkenau. Dico esperienza formativa perché non sono solo viaggi ma sono un progetto che dura tutto l’anno che coinvolge professori e migliaia di ragazzi, il cui obiettivo è cercare di capire ciò che non è ancora oggi comprensibile. Le biblioteche delle nostre case, penso alle case di quelli che oggi sono qui, sono piene di libri sulla Shoah e le librerie, che vendono quel bene essenziale che sono i libri, sono colme - ne ho ricevuti alcuni proprio in questi giorni - di nuove pubblicazioni sulla Shoah . A 60 anni di distanza ancora si fa fatica a darsi una spiegazione. Come sia potuto accadere che si siano fatte leggi razziali, che si siano fatti protocolli votati allo sterminio di esseri umani, che si sia organizzata una macchina della morte come quella dei campi, che sia potuto nascere tutto questo nel cuore di un grande paese civile come la Germania e nel cuore di un grande paese civile come l’Italia che ha collaborato, purtroppo per la sua parte, con le leggi razziali. Come è potuto accadere che in un paese che ha la tradizione culturale che noi abbiamo e la storia che noi abbiamo, il paese del rinascimento, il paese di tanto talento in tutti i settori, sia potuto accadere che un giorno qualcuno abbia approvato a delle leggi in base alle quali uno studente ebreo non poteva stare nella stessa scuola degli studenti “ariani”. Come è potuto accadere che questo sia passato fino al momento in cui ci si è liberati da quella tragedia , da quell’orrore che è stato il tempo della guerra e della dittatura. La risposta a queste domande, la risposta persino più profonda a come è potuto accadere che esseri umani abbiano potuto infliggere ad altri esseri umani ciò che è stato è in fondo il senso la ragione di partenza di questo Master, che naturalmente essendo un Master e rivolgendosi quindi a ragazzi che si vuole far entrare dentro una dimensione di conoscenza che sia la più qualificata possibile, contestualizzerà storicamente ciò che è accaduto e penso che farà bene, come fa, a far capire che al di là del contesto storico però c’è un veleno. Che è il veleno della considerazione della superiorità di qualcuno nei confronti di qualcun altro, che è un veleno che può di nuovo generare mostruosità, gli atti terroristici che uccidono degli innocenti. Così come le torture e così come molte altre cose ci parlano di un mondo che non ha fatto fino in fondo i conti con la sua memoria. Di un mondo fragile che non ha ancora metabolizzato dentro di se l’orrore che ha prodotto e vissuto. E siccome noi occidentali siamo quelli che hanno conosciuto e conoscono, la più alta e matura forma di convivenza degli esseri umani che è la Democrazia e la Libertà - non se ne sono inventate di migliori : la Democrazia e la Libertà - dobbiamo sempre ricordarci quando parliamo con coloro che occidentali non sono (e questo di per sé non è evidentemente una colpa) che noi per arrivare fin qui siamo passati per Birkenau, siamo passati per i Gulag staliniani, siamo passati per i momenti più tragici della storia del novecento, siamo passati per due guerre mondiali. Se c’è una cosa che dovremmo aver imparato da tutte queste vicende è proprio l’attenzione nei confronti della bellezza delle diversità. La coscienza che il mondo è fatto di tante realtà diverse, di tante culture diverse , di tante etnie diverse, di tante religioni diverse. Che non c’è mai una religione superiore ad un’altra, né un’etnia superiore ad un’altra, non dico di razza perché di razza c’è n’è una sola, che non c’è nulla che per definizione sia superiore ad altro se non il valore della Libertà. Quello è superiore, ma la conquista di questa libertà passa attraverso la coscienza di quello che l’umanità ha vissuto e conosciuto. Questo Master ha un valore enorme in questa città. Una città dove in una notte furono presi e portati via più di mille ebrei. E di quelli ne sono tornati solo sedici. Ed è importante che in questa città che è stata la città di Via Tasso e delle Fosse Ardeatine, ci sia questo Master e quando ci sarà il Museo della Shoah, per il quale siamo in dirittura d’arrivo per l’inizio dei lavori, questo sarà anche un naturale sbocco professionale per i ragazzi che in questa Università si laureeranno.Il Museo della Shoah dovrà essere un centro attivo non solo di conoscenza emozionale di quello che è stata la Shoah ma anche di consapevole razionalizzazione di quel momento storico. Finisco dicendo che noi dobbiamo costruire una generazione di testimoni di secondo grado, persone che abbiano sentito da chi ha vissuto e possano raccontare con la credibilità di chi ha sentito da chi ha direttamente vissuto. Una cosa è leggere su un libro, e già fa male, la storia della vita nei campi di sterminio, un’altra cosa è conoscere i protagonisti. Lunedì scorso alla Sinagoga noi abbiamo festeggiato il Bar di Sami Modiano. Il Bar Mitzvà è la cerimonia che gli ebrei fanno quando un ragazzo compie tredici anni: Sami Modiano aveva tredici anni e stava a Birkenau e non ha potuto celebrare il suo Bar Mitzvà. Lo abbiamo celebrato oggi che ne ha settantasette, è un essere umano di rarissima intensità e di meravigliosa dolcezza, cosa che caratterizza tutti i sopravissuti ai campi di sterminio, e la cosa che a me ha fatto enormemente piacere e che cito perché a me sembra in sintonia con questa cosa straordinaria del Master, è che quando abbiamo fatto il Bar Mitzvà a Sami Modiano, la sinagoga era piena di ragazzi che erano venuti ad Auschwitz e che erano tornati per festeggiare questo incredibile essere umano e si sentivano appunto testimoni di secondo grado. I testimoni non sono solo coloro che in questo caso hanno ascoltato ma sono anche quelli che sanno razionalizzare e sanno capire e spiegare. Il che mi sembra proprio il compito del Master di Didattica della Shoah. |