Logo Università degli Studi Roma Tre
Prima pagina
Docenti
Iscrizione
Bando
Collegamenti
Multimedia

27 Gennaio 2007


Intervento del Viceministro della Pubblica Istruzione  Mariangela Bastico alla cerimonia di inaugurazione del master internazionale di II livello in didattica della Shoah - Palazzo del Campidoglio

Un sincero ringraziamento all’Università di Roma Tre, alla Facoltà di Scienze della Formazione e, in particolare, al coordinatore David Meghnagi per aver organizzato e promosso il master internazionale di secondo livello in “Didattica della Shoah”.
Ritengo che la legge 211/2000, istitutiva del Giorno della Memoria, sia importante e giusta come, negli anni della sua applicazione, hanno dimostrato le celebrazioni nella larga maggioranza dei casi non formali, le riflessioni attraverso approfondimenti storici, le iniziative formative e il coinvolgimento delle scuole nei viaggi della memoria. Si tratta di una legge che ha rotto il silenzio che stava tentando di cancellare la memoria dell’orrore della Shoah, silenzio, a mio avviso, ancora più pericoloso del negazionismo.
Molte scuole medie e superiori si sono impegnate in iniziative formative non a “spot”, limitate ad un incontro o ad una celebrazione, ma in veri e rigorosi percorsi formativi:
sono stati attivati da gruppi di insegnanti, supportati da esperti, percorsi educativi basati sull’interdisciplinarietà (storia, letteratura, arte, biografie), su innovazioni didattiche, sul protagonismo degli studenti che hanno prodotto scritti, audiovisivi, composizioni grafiche, filmati. Alcuni di questi lavori hanno partecipato al concorso promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione “I giovani ricordano la Shoah” e saranno premiati proprio questa mattina dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale. In questi percorsi è stato fondamentale il coinvolgimento di associazioni e fondazioni culturali, di associazioni di ex deportati e figli della Shoah, delle comunità ebraiche e degli enti locali.
Il master che inauguriamo costituisce un supporto fondamentale alla preparazione dei formatori, docenti, dirigenti scolastici, esperti indispensabili per la qualità e l’efficacia delle azioni educative che devono costituire elemento fondante del piano dell’offerta formativa (POF) delle scuole.
Nell’ambito di questi percorsi istruttivi è essenziale il ruolo dei Testimoni, dei sopravvissuti ai lager nazisti, che offrono ai ragazzi delle scuole la potenza, la nitidezza, lo spessore della loro testimonianza, carica del dolore delle tragedie vissute. A loro va il mio più profondo ringraziamento, anche a nome del Ministero della Pubblica Istruzione, per il generoso dono della loro testimonianza e per la potenza educativa ineguagliabile che questo dono possiede.
Fondamentali sono inoltre i luoghi della memoria: il binario 21 alla stazione di Milano, il campo di concentramento di Fossoli, i lager di Auschwitz, Mathausen. Essenziale è la loro rigorosa conservazione, l’organizzazione di percorsi didattici e di visita. Ritengo che questi siti, se adeguatamente conservati, abbiano una grande potenza emozionale, consentano di acquisire informazioni, consapevolezza e di promuovere riflessioni e cultura.
Quando i testimoni sopravvissuti non ci saranno più, i luoghi della memoria diventeranno sempre più rilevanti per la possibilità che offrono di vedere direttamente, di suscitare emozioni, dolore. Luoghi della testimonianza del male assoluto, come lo sono i musei della Shoah.
Nel messaggio educativo è fondamentale far comprendere ai ragazzi l’assoluta normalità dei bambini, dei ragazzi, delle donne e uomini, degli anziani che sono stati deportati ed uccisi a milioni; persone e famiglie normali, che in applicazione delle leggi razziali approvate nel 1938 in Italia - leggi la cui barbarie ed ingiustizia è stata troppo sottovalutata - sono state isolate, emarginate, è stato impedito loro di andare a scuola, di insegnare, di svolgere un lavoro o una attività economica; persone deportate, torturate, umiliate, rinchiuse nei lager, uccise solo perché ebree.
E intorno a questa immane tragedia c’è stata tanta tragica indifferenza.
Nella testimonianza di Liliana Segré si percepisce in maniera forte il senso di isolamento, abbandono, esclusione; l’unico atto di partecipazione e di affetto che lei, ragazzina, ricorda è quello dei carcerati di San Vittore, che li accompagnano con parole di pietà, di solidarietà, con piccoli regali nella loro uscita dal carcere per salire sui treni verso il lager.
La solidarietà, la partecipazione della gente, delle comunità poteva salvare tante vite: è quello che ci mostrano alcuni “giusti” che soprattutto in Italia annodato tanto. Ricordo tra questi il sacerdote Don Beccari e il medico Giuseppe Moreali, che a Nonantola, un comune della provincia di Modena, salvarono novantasette ragazzi ebrei - orfani o i cui genitori erano deportati - provenienti da Germania, Austria, Polonia: accolti dapprima a “Villa Emma” e poi, con l’occupazione tedesca, nascosti nelle case dei contadini e successivamente fatti fuggire in Svizzera.
La solidarietà di un paese, di una comunità di agricoltori, di una comunità monastica ha salvato novantasette ragazzi stranieri ed ebrei, dimostrando che era possibile sottrarre quegli sfortunati alle persecuzioni e alle deportazioni.
La memoria della Shoah non riguarda il popolo ebraico, non è solo la celebrazione delle vittime innocenti; è tema universale, che attiene all’intera comunità. E’ la memoria del male assoluto, di ciò a cui ha condotto, nel cuore dell’Europa, il razzismo, la negazione dell’altro diverso dal sé.
Primo Levi ci lancia un monito fondamentale “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario perché ciò che è accaduto può ritornare”.
La memoria è oggi sempre più necessaria, perché nella civilissima Europa e in tante parti del mondo eventi tragici sono accaduti e accadono in nome delle diversità di razze e di religioni.
“Io non rinuncio alla memoria” dobbiamo ripeterci ed applicare questo imperativo, affinché il “mai più” scritto subito ad Auschwitz dai liberatori e ripetuto tante tante volte, da auspicio diventi realtà.