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27 Gennaio 2007 Intervento del Ministro dell'università e della ricerca On. Fabio Mussi alla cerimonia di inaugurazione del master internazionale di II livello in didattica della Shoah - Palazzo del Campidoglio Ci sentiamo impegnati per sempre alla memoria. Per l'enormità della Shoah, prima di tutto. Come è stata possibile una cosa così smisurata? E ci sentiamo impegnati per l'unicità della Shoah. Perchè, se la guerra è la più drammatica forma di allontanamento dagli altri, la Shoah è stato il più radicale allontanamento dagli altri dalla storia dell'umanità . Ad Auschwitz, a Buchenwald, a Birkenau, a Treblinka, il cammino dell'umanità si è fermato. Si è fermato davanti alla mostruosità della soluzione finale. Si è fermato per sempre, l'umanità è caduta irrimediabilmente nell'abisso. Uno dei miei maestri, Th. Adorno nei "Minima moralia", ha sostenuto qualcosa di analogo quando ha scritto: dopo Auschwitz niente più poesia. Forse non è vero, forse la poesia è tornata, forse la poesia ci sarà sempre, certamente la poesia ci sarà sempre, ma la condizione perchè possa tornare è che di quella caduta nell'abisso si mantenga la memoria. Non è un caso, cari amici, che le rinascite autoritarie abbiano sempre bisogno di negare la Shoah. Quando c’è qualche despota che appare sulla faccia di questa terra, prima o poi passa di qui, dall'esigenza di negare l'Olocausto. L'ultima volta è successa a col presidente iraniano Ahmadinejad: non a caso, a pochi mesi dal suo insediamento, ha voluto un convegno all’università di Teheran , coinvolgendo anche tanti professori europei che si sono prestati a testimoniare che tutto sommato si è trattato di un’ autentica esagerazione. E un grande segno di speranza è stata la contestazione degli universitari di Teheran al presidente Ahmadinejad. La memoria Ora è del tutto evidente che ci sono anche reati: l'apologia del fascismo è un reato. Ma penso che non sia sufficiente il diritto penale a mantenere o a imporre la memoria. Si può proibire la negazione della Shoah anche per legge, ma se si spegne la memoria allora la negazione arriva. Un master come questo, una iniziativa universitaria sulla conoscenza, penso che sia una iniziativa importante e siamo tutti qui ad applaudire per un progetto di cui voglio ringraziare l'università di Roma e in particolare Roma 3. Sto facendo una esperienza molto interessante. Come sapete l'Italia e il suo governo è impegnata nell'area mediterranea a tentare di contribuire alla pace anche con forze militari in Libano, nei Balcani, per esempio Io sto ricevendo molte personalità della cultura dell'area mediterranea e anche molti dirigenti politici, miei colleghi che danno valore all'impegno italiano, anche all'impegno militare, ma tutti poi mi dicono: non basta, non basta, per la pace non basta. Per la pace occorre muovere la cultura e la scienza, per la pace occorre la cooperazione con la scuola e l'università e questi sono veramente in messaggeri più efficaci. Voglio ringraziare il prof. Davide Meghnagi che è l'animatore di questo master, Davide è un uomo molto attivo, che viene da una tradizione culturale carica della grande cultura dell'ebraismo, un uomo che si è posto e ci ha aiutato a porci interrogativi molto profondi, interrogativi sui sopravvissuti, su quel fatto terribile che porta i sopravvissuti a chiedersi "perchè proprio io", e sviluppare persino complessi di colpa per la propria sopravvivenza. Sedici ebrei romani, ricordava il sindaco, sono sopravvissuti a quanti furono rastrellati in quel ottobre del 43. Meghnagi ci ha aiutati a porci interrogativi profondi sull’ esistenza dello Stato di Israele. Ho letto cose sue che arrivano dritto. Quando Davide dice: “Israele non può essere trasformato dallo Stato degli ebrei all' ebreo degli stati”. Credo che tutti sappiamo che non c'è soluzione politica in Medio Oriente, non c'è rispetto possibile dei diritti di tutti, a partire dal popolo palestinese e del suo diritto ad avere uno Stato, se il punto di partenza è la rivendicazione della fine di Israele. Voglio finire con un'ultima osservazione che si riallaccia a quanto ha detto il sindaco di Roma, Veltroni. Come è stato possibile? Come è stato possibile che l'Italia, Paese del Rinascimento, e dell'umanesimo, sia anche il Paese che nel 1938 ha visto il suo governo di allora promulgare le leggi razziali? La cosa che mi ha sempre colpito non è solo il fatto che il governo fascista promulgò le leggi razziali e che il re le firmò. Mi ha sempre colpito il fatto che quando si liberarono quelle poche centinaia di cattedre universitarie occupate da docenti ebrei, furono migliaia gli altri che chiesero di prenderne il loro posto. Come è stato possibile che un paese come la Germania, il paese di Hegel, di Beethoven, di Goethe sia stato poi alla fine il paese di Auschwitz e di Dachau? C'è un libricino, un libricino prezioso e quasi dimenticato che forse dovrebbe essere letto di più nelle scuole è di un inglese, Allen, uscì nel 1959, si intitola "Come si diventa nazisti". Parla di una cittadina che nel 1932 era una delle capitali del movimento operaio e nel 1933 divenne una delle città in cui fu più ampio il reclutamento delle SA e delle SS. Una metamorfosi che in 24 mesi trasformò una capitale del socialismo tedesco in una capitale del nazionalsocialismo tedesco. Può succedere. È successo. Può succedere ancora se noi non facciamo niente, se noi non fissiamo nella memoria delle nuove generazioni non solo il ricordo di quello che è stato ma questo pensiero: che l'antisemitismo è il più radicale dei razzismi e il razzismo e il luogo eletto della ferocia e della stupidità umana. Un master come questo ci dà una mano a compiere il nostro dovere verso le generazioni future. Grazie per tutto quello che state facendo |