Osservatorio Sul Razzismo e le Diversità "M. G. Favara"

Dipartimento Scienze dell'Educazione - Università Roma Tre

 
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L'Osservatorio sul Razzismo e le Diversità “M.G.Favara”, attivo presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università degli Studi Roma Tre, è un laboratorio impegnato in un ampio progetto interdisciplinare di ricerca, divulgazione e didattica.
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In Evidenza: In attesa del superamento, l'abbandono. Brevi note dai campi-nomadi romani

In attesa del superamento, l'abbandono. Brevi note dai campi-nomadi romani.

di Ulderico Daniele

 

Anche dalla prospettiva, limitata ma significativa, delle politiche per i rom l’elezione di Virginia Raggi  a sindaca di Roma appare come un elemento di radicale novità che di certo investirà tutto il mondo all’interno del grande raccordo anulare, ma potrà anche influenzare lo scenario nazionale. La vittoria del Movimento Cinque Stelle arriva infatti in un momento in cui il “sistema campi-nomadi” sembra prossimo alla implosione, e se questo sistema a Roma ha assunto caratteristiche e forme davvero straordinarie, anche in diverse città italiane ritroviamo all’opera le stesse logiche

L’implosione del sistema romano avviene, come spesso accade in Italia, per via giudiziaria. Proprio il giorno dopo la vittoria dei pentastellati, i verbali dell’inchiesta “modello 21” gettavano nuova luce sulla sistematica corruzione che nella capitale accompagna la gestione degli insediamenti in cui i rom sono stati concentrati e segregati ormai trent’anni fa.

Questa nuova inchiesta sembra completare l’immagine, peraltro già assai chiara, emersa dai verbali di Mafia Capitale.

Oltre ad una serie di figure del mondo della politica romana, molte delle quali già nelle carte di Mafia Capitale, in questa nuova inchiesta sono coinvolti diversi esponenti del mondo dell’associazionismo e delle cooperative, fra cui alcune figure storiche da anni protagoniste delle politiche cittadine per i rom e della gestione di fondi e risorse pubbliche. Accanto a loro figurano poi alcuni cosiddetti “rappresentanti rom”, personaggi che spesso andavano a braccetto con i presidenti di associazioni e cooperative sia sulle scene della politica che nella gestione di servizi e appalti destinati ai campi-nomadi. Di certo le rivelazioni della magistratura gettano, se possibile, ancora altro discredito sul lavoro sociale e sull’attivismo dei rom, e colpiscono anche coloro che in questi anni, pur lavorando dentro il “sistema campi-nomadi”, non ha né commesso reati né si è arricchito.

 Ma la capacità di penetrazione e di perversione di questo sistema che raccoglie affaristi, imprenditori del sociale e “rappresentanze rom” appare decisamente più sconcertante se si pensa che alcune delle figure coinvolte nelle indagini erano state solo pochi mesi fa accreditate come interlocutori e facilitatori per l’implementazione della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom a Roma.

Un ruolo centrale nel “sistema campi-nomadi” lo svolgono infatti quelli che dovrebbero essere i servitori dello stato: nei verbali figurano alcuni Vigli Urbani, ma soprattutto dipendenti e dirigenti della pubblica amministrazione, in particolare di quel Dipartimento per le politiche sociali a cui afferisce l’Ufficio Rom e Sinti della capitale, la struttura amministrativa che gestiva la quota maggiore di responsabilità e risorse nei confronti dei rom e che oggi risulta praticamente decimata visto che l’intero organico è direttamente o indirettamente coinvolto nelle vicende giudiziarie. 

La situazione determinata dal sovrapporsi di scandali ed inchieste, il vero e proprio repulisti che ha fatto scomparire molti dei protagonisti delle politiche per i rom a Roma, sembra allora davvero ideale per quel cambiamento radicale che, come da bibbia pentastellata, deve essere innanzitutto basato  sull’onestà e la trasparenza.

 

Eppure, a guardare un poco più da vicino la situazione dei rom a Roma, si deve riconoscere che lo scenario non è caratterizzato soltanto dalla scomparsa di quelle strutture istituzionali o di quei gruppi di interesse che fino all’altro ieri avevano gestito questo sistema. Se si prova, per un attimo, a rovesciare il punto d’osservazione e si distoglie lo sguardo dai palazzi delle istituzioni e dei tribunali per immettere in questi ragionamenti anche i rom e le loro vite quotidiane, si può, intanto, fare una scoperta sorprendente: per quando il “sistema campi-nomadi” sia vituperato ed indagato, i campi-nomadi sono ancora lì, con dentro migliaia di persone che li abitano, persone e vite che non sono state cancellate dalle sentenze e dalle indagini, ma che sono state direttamente colpite dalle conseguenze degli scandali più o meno recenti, così come dai tagli draconiani della spesa pubblica targati fiscal compact alla romana.

Allora, se davvero si vuole programmare un cambiamento radicale delle politiche, conviene forse prendere in considerazione anche qualche elemento dell’attuale scenario dei campi-nomadi, perché, mentre alla sbarra si ritrovano dipendenti comunali e referenti del terzo settore protagonisti della spartizione e del malaffare, negli ultimi mesi o forse anni, i campi-nomadi sono progressivamente stati abbandonati, fino a diventare in alcuni casi una vera e propria terra di nessuno, dove regna una forma di “autogestione” non proprio democratica e di certo non particolarmente funzionale all’inserimento sociale.

Ad esempio in alcuni insediamenti una serie di spazi e di strutture un tempo gestite dagli operatori sociali o dai Vigli Urbani, come le sbarre di accesso agli insediamenti, le chiavi dei locali in cui sono collocati i contatori o i container dove venivano realizzate attività sociali o didattiche, sono, diciamo così, finite in mano ad alcuni dei residenti che per pochi euro pagati sull’unghia e senza ricevuta dagli altri residenti svolgono “informalmente” le stesse attività di gestione, ovvero permettono (sigh) l’accesso o riallacciano i contatori o “assegnano” gli spazi abitabili disponibili, senza ovviamente, alcun mandato ne controllo istituzionale.

Un’altra conseguenza in realtà facilmente visibile della progressiva scomparsa di qualsiasi presidio istituzionale o del terzo settore all’interno degli insediamenti è poi l’immagine dei pulmini che dovrebbero trasportare bambini e ragazzi rom nelle scuole, e che invece, a parità di costo, viaggiano sempre più vuoti e desolati. Si nota forse meno, ma dovrebbe colpire allo stesso modo, la crescita esponenziale del numero degli assistenti sociali, sia quelli municipali, sia quelli incardinati nel sistema penale, che, in assenza di qualsiasi interlocutore, non mettono più piede all’interno degli insediamenti, troncando progetti e percorsi di inserimento sociale o lavorativo, ed incrementando, se ce ne fosse bisogno, il numero di misure carcerarie.

In assenza di altri referenti o responsabili, gli ultimi interlocutori gagè a lasciare i campi-nomadi sono le forze dell’ordine che, come avvenuto pochi giorni fa nell’insediamento di via Candoni, intervengono  quando quel clima quotidiano di intimidazione e violenza che si respira all’interno dei campi-nomadi sfocia in aggressioni, risse e, per l’appunto, sparatorie.

Insomma, se lo si guarda dalla prospettiva di chi dentro i campi-nomadi ci vive, c’è poco da gioire del tanto desiderato abbattimento del “sistema campi-nomadi”, perché ad oggi questo cambiamento non ha significato in alcun modo un mutamento delle politiche per i rom, ne tanto meno un incremento delle possibilità di inserimento sociale. La chiusura di servizi e interventi dentro i campi-nomadi non è infatti avvenuta per via di un complessivo ripensamento delle politiche degli interventi, in linea con quello che la Commissione Europea ci chiede e che la ricerca scientifica da anni predica. Non sono questi i soggetti e le istanze che hanno prodotto cambiamenti, ma, come spesso avviene nel nostro paese, sono le forze della magistratura e le leve dei tagli di bilancio che hanno ridefinito lo scenario.

Se da domani si vorrà politicamente prendere in mano la questione, bisognerà allora considerare non soltanto il deserto di responsabilità politiche e di competenze amministrative creato dalle indagini e dall’applicazione su scala locale del fiscal compact, ma anche le pesanti macerie che oggi segnano il panorama dei campi-nomadi, a partire dai problemi storici legati al lavoro e alla scuola, per considerare poi quelli generati dalla crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni, assenti, e dell’associazionismo, che ruba i soldi per i rom…

Queste pesanti e ingombranti macerie costituiscono una delle sfide più complesse se davvero si vuole avviare un programma radicalmente innovativo di interventi per i rom; sono macerie pesanti e ingombranti che non possono essere rimosse facendo appello al semplice slogan sulla “chiusura” degli insediamenti, a meno che questo principio, sicuramente indiscutibile, non si traduca nella messa in campo della potente ruspa salviniana, con tutto il carico di violenza,  abbandono e colpevolizzazione dei rom “che non si vogliono integrare” che possiamo facilmente prevedere.

La speranza è allora che la neoeletta giunta pentastellata voglia assumersi anche il compito di “superare lo slogan”, mettendo in campo un impegno serio e a lungo termine, in cui la chiusura degli insediamenti figura come primo passo, necessario ed urgente, di un percorso che deve avere come obiettivo l’effettivo inserimento sociale dei rom. Si tratta, come possono insegnare i complessi casi di Milano e Torino, di una strada sicuramente difficile, che per essere percorsa ha bisogno di risorse economiche consistenti, di impegni politici coerenti da parte degli amministratori locali e di istituzioni nazionali e locali disponibili al coinvolgimento e alla cooperazione. Una strada che sia il terzo settore romano sia l’associazionismo rom possono contribuire a costruire, di certo dopo aver ripulito le incrostazioni criminali, ma anche dopo aver affrontato le degenerazioni parassitarie e i protagonismi degli “uomini soli al comando”  che in questi anni hanno soffocato il dibattito e strozzato qualsiasi percorso di alleanza.

Su questa strada si tratta di recuperare esperienze, competenze e saperi che in questi anni hanno condiviso e sviluppato critiche, ma anche visioni di possibile alternative al “sistema campi-nomadi”, a partire dagli stimoli e dalle risorse che sono arrivate dal mondo della ricerca. Nel nostro paese ormai da diversi anni una nuova generazione di studiosi affronta in maniera innovativa il campo dei Romani Studies, riformulando il tema delle identità e delle appartenenze a partire dai contesti e dalle interazioni fra gruppi rom e società locali, e sviluppando analisi che permettono di capire più a fondo le conseguenze, ma anche le possibilità, delle misure politiche messo in campo verso i rom. Si tratta di contributi essenziali perché, come testimoniano le parole di Piero Colacicchi, il problema del superamento dei campi-nomadi non si risolve soltanto guardando al malaffare, ma riconoscendo le conseguenze sociali e culturali che questo sistema ha prodotto fra molti rom, spinti a utilizzare a loro favore la separazione e a sfruttare tutte le forme di assistenza, e sui gagè.

Su questa strada la legalità e la trasparenza sono chiaramente risorse essenziali, ma non sufficienti, se davvero si vogliono superare con i rom le macerie sociali e culturali che trent’anni di campi-nomadi hanno creato a Roma.

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In Evidenza: Seminario

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In Evidenza: Giornata di Studi

Giornata di studi
ANTROPOLOGIA PUBBLICA, MIGRAZIONI RAZZISMI
giovedì 12 maggio, Aula ex-39, Piazza della Reppubblica
 
A conclusione delle attività di ricerca e formazione realizzate per il progetto europeo “TOGETHER. Empowering civil society and Law Enforcement Agencies to make Hate Crimes visible”, l'Osservatorio sul razzismo e le diversità “M. G. Favara” del Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre, il 12 maggio organizza una giornata di studio che nella prospettiva dell’antropologia pubblica vuole mettere a disposizione i risultati e le pratiche della ricerca  sui temi del razzismo, della xenofobia e dei crimini d'odio. 
 
La giornata, si aprirà con una lectio magistralis di Jean Loup Amselle, antropologo, già direttore di studi all’École des Hautes Études en Sciences  Sociales di Parigi, da anni impegnato nell’analisi critica dei processi identitari e delle nuove configurazioni del discorso razzista in Francia e negli scenari internazionali.
 
Di seguito, a partire dalla presentazione delle azioni del progetto Together, la discussione si svilupperà  in una tavola rotonda con i rappresentanti delle principali istituzioni, OSCAD ed UNAR, impegnate nelle attività di analisi, prevenzione e contrasto delle violenze a sfondo razzista nel nostro paese.
 
Nella seconda parte  della giornata il dibattito si concentrerà sul contesto della Capitale, con la presentazione dell’XI Rapporto dell’Osservatorio Romano sulle Migrazioni, quale occasione  per discutere le trasformazioni socioculturali legate alla presenza migrante, con particolare attenzione alle periferie storiche del quadrante orientale, come il Pigneto, Torpignattara, Centocelle, già da anni oggetto di ricerca dell’osservatorio, in cui si sono manifestate  tensioni e conflittualità con gravi fatti di violenza, come l’omicidio del giovane pakistano Shahzad Khan, e sistematici episodi di matrice xenofoba, come i cosiddetti “Bangla tour”.
 

  

 

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In Evidenza: Contrastare i crimini d'odio, supportare le vittime

 

Contrastare i crimini di odio, supportare le vittime

 

Giornate di formazione Roma, 30 gennaio/6 febbraio 2016, Ore 9,30-13,30 c/o Dipartimento di Scienze della Formazione, aula ex39 –

Università RomaTre Piazza della Repubblica 10 – Roma

Dopo il successo della prima giornata di formazione tenutasi a fine dicembre (qui la gallery http://www.togetherproject.eu/266-2/ ), Lunaria e l’Osservatorio sul razzismo e le diversità dell’Università di RomaTre invitano a un altro momento di formazione su ‘Lotta ai crimini d’odio, sostegno alle vittime’, organizzato nell’ambito del progetto “Together!Fighting against hate crimes”.

Il percorso formativo sugli hate crimes, elaborato da un team internazionale di esperti, vuole incrementare le capacità e gli strumenti a disposizione per riconoscere e trattare i crimini d’odio, ovvero tutti quei reati commessi contro le persone e le proprietà che hanno fra i loro moventi il razzismo e la discriminazione e che si basano su stereotipi e pregiudizi nei confronti delle vittime.

La formazione proposta è organizzata in moduli didattici che affrontano aspetti specifici, e prevede l’analisi di casi concreti anche a partire dalle conoscenze e dalle esperienze dei partecipanti. I formatori costruiranno dei contesti di ascolto e di interazione e punteranno a fornire competenze interdisciplinari, legate sia all’ambito sociologico e psicologico, sia alle competenze legali, con l’obiettivo di accrescere le capacità di:

– riconoscere le dinamiche che contraddistinguono i crimini d’odio e l’impatto che essi hanno sull’intera società

– mettere in campo azioni e strumenti adatti al supporto delle vittime e delle collettività coinvolte

– conoscere ed essere in grado di applicare la legislazione nazionale sugli hate crimes

– accrescere le capacità di monitoraggio e di denuncia dei casi alle forze dell’ordine

I partecipanti potranno quindi acquisire strumenti e competenze sui diversi aspetti connessi ai crimini d’odio: dall’aggiornamento sulla normativa e sulle procedure legali per la denuncia, agli strumenti di assistenza e supporto alle vittime, fino alla relazione con le forze dell’ordine e l’importanza della denuncia e del monitoraggio. I materiali didattici sono stati adattati ai diversi contesti legislativi nazionali e alle specificità socio-culturali di ogni contesto.

La partecipazione al corso è gratuita e sarà rilasciato un attestato.

La formazione si terrà a Roma, e sarà divisa in due momenti, previsti per le mattinate del 30 gennaio e il 6 febbraio 2016, dalle ore 9:30 alle ore 13:30, presso Dipartimento di Scienze della Formazione, aula ex 39 – Università Roma Tre Piazza della Repubblica 10 – Roma

Per informazioni e iscrizioni scrivere a: comunicazione@lunaria.org oppure a oss.razzismo@uniroma3.it

Qui info e per approfondimenti sui moduli e sui contenuti del training: http://www.cronachediordinariorazzismo.org/wp-content/uploads/scheda2formazioneTraining_together.pdf

 

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In Evidenza: Formazione sui crimini d'odio

Progetto Together - Formazione sui crimini d'odio

COMUNICAZIONE

In ragione l'alto numero di persone che ci hanno contattato, ci troviamo costretti a chiudere oggi le iscrizioni alla formazione sui crimini d'odio in programma per venerdì prossimo, 11 dicembre.

Ricordiamo che l'iniziativa sarà comunque ripetuta il 30 gennaio ed il 6 febbraio prossimo presso la sede di Piazza della Repubblica del Dipartimento di Scienze della Formazione - Università Roma Tre.

Per informazioni e prenotazioni relative al prossimo appuntamento: ss.razzismo@uniroma3.it">oss.razzismo@uniroma3.it

 

 

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In Evidenza: Contrastare i crimini di odio, supportare le vittime

  

 

 

CONTRASTARE I CRIMINI D'ODIO, SUPPORTARE LE VITTIME

 

 

Giornata di formazione

Roma, 11 dicembre 2015, Ore 9,30-18,00 - c/o Cesv, via Liberiana 17 (zona Piazza S. Maria Maggiore)

 

 

Nell'ambito delle azioni previste dal progetto “Together! Accrescere le capacità delle forze dell'ordine e delle organizzazioni della società civile di rendere visibili di crimini d'odio”, Lunaria e l'Osservatorio sul razzismo e le diversità dell'Università di Roma 3 invitano operatori, attivisti e volontari delle associazioni del terzo settore attive nella tutela dei diritti umani e nella lotta contro le forme di razzismo e discriminazione contro i membri di gruppi minoritari ad una iniziativa di formazione sui crimini di odio.

 

Il percorso formativo, elaborato da un team internazionale di esperti, punta a incrementare le capacità e gli strumenti a disposizione per riconoscere e trattare i crimini d'odio, ovvero tutti quei reati commessi contro le persone e le proprietà che hanno fra i loro moventi il razzismo e la discriminazione e che si basano su stereotipi e pregiudizi nei confronti delle vittime.

 

Il training è organizzato in moduli didattici che affrontano aspetti specifici e prevede l'analisi di casi concreti anche a partire dalle conoscenze e dalle esperienze dei partecipanti.

 

I formatori costruiranno dei contesti di ascolto e di interazione e punteranno a fornire competenze interdisciplinari, legate sia all'ambito sociologico e psicologico sia alle competenze legali con l'obiettivo di accrescere le capacità di:

 

  • riconoscere le dinamiche che contraddistinguono i crimini d'odio e l'impatto che essi hanno sull'intera società

  • mettere in campo azioni e strumenti adatti al supporto delle vittime e delle collettività coinvolte

  • conoscere ed essere in grado di applicare la legislazione nazionale sugli hate crimes;

  • accrescere le capacità di monitoraggio e di denuncia dei casi alle forze dell’ordine

 

I partecipanti potranno quindi acquisire strumenti e competenze sui diversi aspetti connessi ai crimini d'odio: dall'aggiornamento sulla normativa e sulle procedure legali perla denuncia, agli strumenti di assistenza e supporto alle vittime, fino alla relazione con le forze dell'ordine e l'importanza della denuncia e del monitoraggio.

 

I materiali didattici sono stati adattati ai diversi contesti legislativi nazionali e alle specificità socio-culturali di ogni contesto.

La partecipazione al corso è gratuita e sarà rilasciato un attestato.

 

 

Per informazioni e iscrizioni scrivere entro il 7 dicembre a: oss.razzismo@uniroma3.it oppure a comunicazione@lunaria.org

 

 

 

Contenuti della formazione

 

1) Cosa sono gli hate crimes

Le differenze tra i crimini di odio e altri fenomeni correlati; Pregiudizi e stereotipi alla base delle condotte di odio; L'impatto dei crimini d'odio sulle vittime, sulle loro collettività e sull'intera società, i cicli dell'odio; I rischi della normalizzazione dell'intolleranza

2) La normativa internazionale e nazionale

I crimini d'odio nel diritto internazionale; La legislazione internazionale sui diritti umani, gli obblighi delle forze dell'ordine e le possibilità di intervento delle organizzazioni della società civile; La legislazione italiana e la giurisprudenza: quali vittime e quali procedure

 3) Metodologie e strumenti di sostegno alle vittime di hate crimes

Pratiche di sostegno alle vittime; Il supporto nella collettività attraverso le reti sociali e associative; L'intervento nei territori; La prevenzione

4) La collaborazione fra società civile e forze dell’ordine

Paure e rischi nelle attività di denuncia e ostacoli all'avvio delle indagini; Il ruolo degli attivisti nelle fasi di denuncia e di indagine; Esempi di collaborazione; L'importanza del monitoraggio come strumento di prevenzione; Il monitoraggio come strumento di advocacy e di lobby

 

 

La sessione di formazione sarà ripetuta anche il 30 gennaio e il 6 febbraio nella sede di Piazza della Repubblica del Dipartimento di Scienze della Formazione, Università Roma Tre

 

 

Il progetto “TOGETHER” è stato finanziato dalProgramma per i Diritti Fondamentali e la Cittadinanza della Comunità Europea. Viene realizzato da un consorzio di organizzazioni appartenenti a 4 paesi europei: SOS Racismo Guipuzcoa, Sos Racismo Catalunya (Spagna), KISA (Cipro), L'Organizzazione per L'Aiuto ai Rifugiati-KISA (Repubblica Ceca), Lunaria , Camera del Lavoro di Milano e Osservatorio sul razzismo e le diversità dell'Università Roma 3.

 

 

 

 

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In Evidenza: DOVE VA CUBA

DOVE VA CUBA

Nuove diseguaglianze e vecchi razzismi

 

In occasione della visita a Roma dell'antropologo Pablo Rodríguez Ruiz dell'Instituto Cubano de Antropología, La Habana, l'Osservatorio sul razzismo e le diversità del Dipartimento di Scienze della Formazione organizza un dialogo con Francesco Pompeo, antropologo e coordinatore dell'Osservatorio e Alessandra Ciattini, antropologa dell' Univ. Sapienza di Roma,

Martedì 16 giugno, aula 11, P.zza della Repubblica, ore 16,30.

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In Evidenza: Ruspe, insulti e propaganda

Ruspe, Insulti e propaganda
 

di Ulderico Daniele e Lorenzo Monasta

Chi ha commesso i fatti di Roma, chi guidava quell’auto e ha ucciso quella donna, e ferito le altre, dovrà essere giudicato dalla legge, come qualsiasi cittadino. Non sarà una scusante il fatto di appartenere ad un’etnia o un’altra, o il fatto di essere o meno cresciuto in condizioni disagiate o ai Parioli.

Ma, come già in molte altre occasioni, oggi assistiamo alla ennesima criminalizzazione che colpisce interi gruppi sociali, perché solo e soltanto quando gruppi di stranieri o marginali sono coinvolti in fatti di cronaca allora è possibile far diventare il gesto e le responsabilità di un individuo colpa di una intera collettività, etnicizzare il crimine, e, ancora peggio, dipingerlo come destino immodificabile di una intera collettività.

E così si prepara e si giustifica il linciaggio, prima mediatico, nei commenti online di illustri politici e “gente comune”, poi quello fisico e addirittura “popolare”, come a Ponticelli nel 2008 o alla Continassa nel 2012.

E’ tanto semplice, quanto necessario, ricordare il diverso trattamento che simili episodi di cronaca hanno ricevuto quando il colpevole apparteneva all’ “etnia italiana”; uno fra i più recenti lo segnala Laura Bastianetto, portavoce Caritas, sul suo profilo facebook, ricordando i 5 morti, questi però dovuti ad un "incrocio pericoloso", investiti in un'altra periferia romana nel 2008.

Il diverso trattamento, e quindi le responsabilità dei media e del ceto politico, appaiono chiaramente e per l’ennesima volta davanti ai nostri occhi, eppure molti riescono serenamente ad ignorare tutto questo.

Ma i fatti di Roma cadono in un momento particolare, dopo che le rivelazioni di “Mafia Capitale” hanno messo in luce tangenti e malaffare nella gestione dei campi-nomadi, nel mezzo di una campagna elettorale in cui è sempre la voce più rozza, provocatoria ed insultante a conquistare la prima pagina. E i rom “feccia dell’umanità”, assassini o sfruttatori e poi “privilegiati” residenti nei campi-nomadi, sono, ancora una volta, lo strumento principe di queste strumentalizzazioni.

Da anni ci battiamo contro la ghettizzazione di rom e sinti, contro l’emarginazione e contro il razzismo. E da anni ci sentiamo rispondere che i campi vanno rasi al suolo. Eppure si spendono milioni di euro per continuare a mantenerli ingrossando l’esercito di sigle, più, o meno, o niente credibili, del privato sociale, ma mantenendo lo status quo. L’immobilismo che fa che i campi continuino ad esistere, che siano luoghi infernali, dove non c’è futuro, dove la scappatoia della criminalità è spesso vista come unico possibile riscatto, è una vergogna tutta italiana.

Continua allora questo balletto ipocrita. Si continua ad urlare che i rom devono tornare a casa loro (quale?) e che i campi vanno rasi al suolo. E poi si continua, a Roma in particolare, a non fare nulla di concreto per ridurre la marginalità dei rom e dei sinti nel nostro paese. Anzi, si riducono tutte le forme di presidio e di intervento sociale nei campi; interventi palliativo, certo, che spesso abbiamo duramente criticato, ma che, una volta chiusi senza avviare alcuna altra prospettiva, rendono i campi ancora più permeabili alle attività criminali, più pericolosi e violenti per gli stessi rom che ci vivono. E tutto questo, lo sappiamo bene, fa comodo pure a Salvini che nei rom, e nei soldi spesi per i rom, e nel degrado dei campi e delle vite, ha trovato il suo ideale capro espiatorio.

I rom e sinti che conosciamo sputano sangue tutti i giorni per tirare avanti. Spesso vessati dalle forze dell’ordine, minacciati dalla criminalità rom che trova spazio in quegli spazi di segregazione istituzionalizzata che sono i campi, vessati dai fascisti di turno che si permettono di dire in televisione cose che se fossero rivolte agli ebrei scatenerebbero un putiferio. Bravi tutti.

Quanti sono invece i bravi pirati della strada "etnici italiani" che non risvegliano tutto questo odio? E quanti soldi hanno infine rubato e rubano i vari esponenti della Lega, anche solo di rimborsi assurdi per feste, viaggi e regali? E quanto hanno mangiato sui campi rom e sull’emarginazione dei rom i fascisti romani intercettati? Di cosa stiamo parlando?

Conviene ricordare ancora una volta la percentuale di rom e sinti in Italia rispetto alla popolazione residente in Italia è la più bassa di tutta Europa. Oltre la metà sono cittadini italiani. Molti rom e sinti non li vedete neppure, residenti nelle loro case, impegnati nei loro lavori, nascondendo la loro appartenenza per paura di ripercussioni, oppure la cambiano e la evolvono perché in mezzo a noi sono cresciuti. Ma in Italia pare che si tratti di un problema, di un problema enorme. Inaffrontabile dalle nostre istituzioni. Oppure, incredibile novità, affrontabile solo sotto la luce della emergenza, la ciclica emergenza, che siano “sbarchi” o “criminalità” o “baracche”.

Da questo circuito di strumentalizzazioni e interventi, tanto vecchio quanto inutile e costoso, bisognerà trovare il modo di emanciparsi al più presto, e questo sforzo lo chiediamo a tutti. Lo chiediamo sicuramente a quelli che, ancora in buona fede, nei campi continuano a lavorare e che solo nel pensare e costruire da subito e concretamente la chiusura dei campi possono trovare una nuova legittimità. Ma abbiamo l’ambizione e la necessità di chiederlo anche a quelli che stasera accenderanno fiaccole e marceranno per le vie di Primavalle, quartiere popolare dove la crisi economica ha ridefinito le possibilità e d i percorsi di tanti, dove lo smantellamento di servizi pubblici e l’urbanistica in mano a vecchi e nuovi palazzinari hanno pesantemente peggiorato le condizioni di vita. A questi, che si vogliono cittadini stufi e arrabbiati, chiediamo tempo e coraggio e intelligenza per capire cosa succede, perché non siano gli imprenditori della paura e i fomentatori dell’odio a governare la nostra convivenza.

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In Evidenza: Europa e Medio Oriente oltre gli identitarismi

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In Evidenza: GLOBAL LOMBROSO ? ereditĂ  e persistenze del discorso sulla "razza" nella costruzione delle scienze sociali

http://host.uniroma3.it/laboratori/osservatoriorazzismo/db/FusionNews/upload/uploads/LOCANDINA%20LOMBROSO_2.jpg

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