MimesisLab
Laboratorio di Pedagogia dell'Espressione
Dipartimento di Progettazione Educativa e Didattica
Università degli Studi Roma Tre

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Attività realizzate

Anno accademico 2010/2011

Danza Teatro Musica... Poesia che crea l'Università

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La proposta è nata dall'idea di attingere alle varie forme dell'espressione artistica (danza, teatro, poesia, musica, cinema...) per reinventare, nella crisi che segna l'attualità, un'agire educativo che risvegli le migliori energie umane e lavori per la fondazione di una convivenza a misura umana.
Il progetto si è realizzato grazie alla collaborazione di artisti internazionali (danzatori, coreografi, attori, registi, musicisti, cantanti…) che si dedicano esclusivamente all'attività artistica o che partendo da essa hanno sviluppato percorsi formativi, e a studiosi che con sensibilità filosofico-educativa indagano la creazione artistica.

Articolo pubblicato su Quotidiano Arte a firma M. Iucci, M. Meglio, S. Mineo, S. Patriarca


Documentazione fotografica a cura di Stefania Nocca:

Hanno inoltre partecipato Tullio Visioli, Giuseppe Fassari, Francesca Boschetti, Vittoria Albini.



Teatro non formale e educazione non formale. Note a margine dell'Edinburgh Festival Fringe 2010.


Progetto "Generazioni"

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Progetto "Generazioni"

Progetto "Generazioni"
Sede: Sala Columbus Roma Tre, Teatro Valle (Roma) Teatro La Pergola (Firenze)
Curatore del progetto: Riccardo Caporossi in collaborazione con Donatella Orecchia, Valentina Valentini, Giancarlo Sammartano, Gilberto Scaramuzzo
Collaboratori: Vincenzo Preziosa, Sergio Quarta
Periodo: settembre - novembre 2010
Nell'ambito del progetto GENERAZIONI di Remondi e Caporossi si è svolto il laboratorio che ha portato alla realizzazione dello spettacolo teatrale INEFFABILE andato in scena al Teatro Valle di Roma e al Teatro La Pergola di Firenze. Il Laboratorio è stata un' opportunità formativa d'eccezione per approfondire e assimilare discipline complesse che costituiscono materia di elaborazione nei processi creativi dello spettacolo contemporaneo. Hanno partecipato 25 giovani attori e allievi-attori, protagonisti di un'esperienza che ha ampliato i loro orizzonti espressivi e comunicativi attraverso la perlustrazione della sonorità del corpo e dell'oggetto nell'azione teatrale. Un incontro tra "vecchi e giovani" come momento misterioso e paiduetico in cui una generazione ha condotto per mano la generazione successiva ad addentrarsi in territori continuamente da esplorare. Ed è proprio nella consapevolezza di questo equilibrio che si genera l'azione, l'atto e l'effetto dell'agire, la complessità di una prassi creativa che costruisce un oggetto, una forma, un'opera d'arte.
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con le tre sedi universitarie di Roma: - Dipartimento di Arti e Scienze dello Spettacolo, Facoltà di Scienze Umanistiche - Università degli Studi "La Sapienza" - Cattedra di Storia del Teatro Italiano, Corso di Laurea in DAMS Facoltà di Lettere e Filosofia - Università degli Studi Tor Vergata - MimesisLab Laboratorio di Pedagogia dell'espressione - Dipartimento di Progettazione educativa e didattica Facoltà di Scienze della Formazione e Corso di Laurea in Dams - Università degli Studi Roma Tre
http://www.rem-cap.it/

progetto Generazioni


La costruzione di Ineffabile: un percorso per immagini e parole

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La costruzione di Ineffabile: un percorso per immagini e parole
Sede: Sala Columbus Roma Tre
Supervisore del progetto: Gilberto Scaramuzzo
Curatrici del progetto: Federica Arlotti, Francesca Coltellacci, Elisa Muscillo
Periodo: settembre - novembre 2010

La costruzione di Ineffabile: un percorso per immagini e parole


Mimo dunque leggo: la mimesi per leggere e comprendere

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Classe I A
Plesso Ippolito Nievo, 244° Circolo Didattico Marino - ROMA
Docenti: Stefano Bacchetta (referente del progetto), Caterina Viola, Agnese Angrisani, Silvia Camaiti

Riflessioni del maestro Stefano Bacchetta


Anno accademico 2009/2010

La conoscenza creativa del corpo

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La conoscenza creativa del corpo: incontri corporei con l'oggetto naturalistico come stimolo alla creatività.


Sede: Scuola primaria di Mazzano Romano, provincia di Roma.
Curatrice del percorso corporeo: Valentina Tinelli.
Collaboratori esterni: Claudio Luti – regista teatrale, Antonella Sestili – attrice teatrale.
Periodo: Dicembre 2009-Aprile 2010
Introduzione: Il percorso di Conoscenza creativa del corpo è parte del progetto teatrale "Le favole scomparse" dell'autore e regista Claudio Luti, progetto finanziato dalla Provincia di Roma per le classi terze della scuola primaria di Mazzano Romano.
Obiettivo del progetto: L'obiettivo generale del progetto è stato quello di realizzare uno spettacolo con gli alunni delle classi terze nel teatro comunale di Mazzano Romano, attraverso un percorso di regia teatrale e lavoro corporeo che ha coinvolto anche genitori e insegnanti, divenendo materia didattica per tutto il periodo di realizzazione.
Obiettivi generali del percorso Conoscenza creativa del corpo: È stata proposta agli alunni un'attività propedeutica all'uso del corpo nel lavoro teatrale, basata sul teatro di relazione e su esercitazioni mimesiche. I ragazzi hanno lavorato con entusiasmo, riuscendo a dar vita ad un prodotto artistico che hanno vissuto come proprio.
Obiettivi specifici: L'ultima scena teatrale è stata consacrata unicamente alla mimesis. I ragazzi hanno indossato guanti bianchi, corti e lunghi, e mimato, con le mani e le braccia, il volo degli uccelli. Per giungere ad una mimazione intensa sono state proposte esercitazioni che hanno permesso l'immedesimazione in vari uccelli presenti nell'immaginario del bambino. Il processo mimesico è diventato strumento di studio dei movimenti e delle forme del mondo animale e naturalistico.
Finalità educative del percorso corporeo: L'attività corporea ha permesso agli alunni di gestire la messa in scena autonomamente, costruendo un lavoro semiprofessionale. Gli alunni sono stati in grado di comprendere il dialogo che intercorre tra l'attore e il pubblico, e sono stati capaci di trasmetterlo sulla scena; hanno trovato un buon equilibrio tra la mente e il corpo che ha portato a realizzare le figure degli uccelli in volo con passione e cura, arrivando ad esprimere la leggerezza, la poesia, il mistero della capacità mimesica; il teatro di relazione ha aperto possibilità di incontro tra i ragazzi di classi diverse; il lavoro sul respiro e sulla voce ha permesso di realizzare uno spettacolo che ha comunicato ai genitori e anche agli alunni dell'intera scuola, facendo avvertire loro la magia teatrale.


Il Calicanto

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Il Calicanto: un cammino mimesico per un corpo poetico

Sede: Scuola primaria del 244° Circolo Marino Didattico, provincia di Roma.
Curatrice: Valentina Tinelli.
Collaboratrice esterna: dottoressa Marika Maganzini, specializzanda in Psicologia e in Arti-Terapie.
Periodo: Novembre 2009-Giugno 2010.
Introduzione: Il laboratorio è stato costruito per una classe di quarta della scuola primaria e si svolto in un incontro di due ore con cadenza quindicinale. Descrizione: Il percorso elaborato ha tentato di guidare i bambini alla scoperta della poesia tramite esercitazioni mimesiche, teatro di relazione e danza-movimento creativo, seguendo il testo Calicanto. La poesia in gioco di Zamponi e Piumini. Il testo è stato scelto perché unisce lo studio della poesia a quello del corpo: partendo dall'uso del corpo come primo strumento per scrivere poesia, gli autori ci conducono alla scoperta della realtà circostante, che, passando attraverso la realtà interiore del poeta, si trasforma in arte poetica.
Strumenti utilizzati: Sono state scelte tre poesie su cui si è lavorato durante tutto il percorso: Mano, Corpo, Scrivi. La scelta è stata dettata dall'esigenza di portare i bambini a sentire il proprio corpo come uno strumento di conoscenza per interpretare e creare le parole, fino a giungere a scrivere i propri pensieri ed emozioni liberando la creatività.
Obiettivi generali: Attraverso rituali come il saluto e il dialogo in cerchio, il rilassamento corporeo iniziale e finale condotto dalla dottoressa Maganzini, la lettura con la mano, la lettura con tutto il corpo, i lavori di gruppo sulla rappresentazione scenica, le esercitazioni mimesiche individuali, le elaborazioni verbali e grafiche del significato nascosto nelle poesie, gli alunni hanno dato vita a uno spazio di espressione in cui corpo, emozioni e creatività hanno trovato un linguaggio unico.
Obiettivi specifici: Ogni alunno ha realizzato un'interpretazione personale delle poesie studiate, condividendola con gli altri; aprendosi alla possibilità di sentire con il corpo, i bambini hanno vissuto emozioni semplici e complesse che hanno modificato i piani relazionali all'interno della classe; trovando uno spazio in cui il corpo ha potuto essere liberato e contenuto, essi hanno modificato la propria percezione di se stessi; la poesia ha stimolato in loro fantasie che hanno avuto modo di essere espresse in questo nuovo spazio scolastico; con il rilassamento, infine, i bambini hanno potuto lasciarsi andare al proprio mondo interiore assaporando la calma, ascoltando il respiro e trovando immagini suggestive e nuove.


Mi esprimo leggendo (Nati per leggere)

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Mi esprimo leggendo.
Nati per leggere incontra Laboratorio di mimesis per una ricerca espressiva in una scuola dell'infanzia

Titolo del progetto: Mi esprimo leggendo
Sede: Tutte le classi della scuola dell'infanzia di Mazzano Romano (RM)
Curatrice: Valentina Tinelli.
Periodo: Dicembre 2009-Maggio 2010.
Premessa: Il presente laboratorio nasce dal desiderio di proporre un'esperienza di lettura e ascolto di storie indirizzata non a uno specifico fine cognitivo, ma al piacere dell'ascolto e dell'immedesimazione, per giungere all'espressione delle emozioni.
Descrizione: Il progetto Nati per leggere promosso dalle Biblioteche Italiane, che vuole diffondere l'importanza della lettura ad alta voce per i bambini da zero a sei anni, si unisce al laboratorio espressivo, con l'obiettivo di dare spazio alla capacità mimesica del bambino di sperimentare, elaborare e interpretare le storie attraverso il proprio strumento corporeo. A ogni storia sono state dedicate due giornate: nella prima, è stata letta la storia in classe ed è stata poi suggerita un'attività di improvvisazione sulla lettura appena svolta; nella seconda, i bambini sono stati coinvolti in attività grafico-pittoriche, di movimento corporeo e di giochi di ruolo, che hanno permesso loro di esprimere le proprie emozioni.
Obiettivi raggiunti: I bambini hanno riempito con la loro attenzione lo spazio dedicato alla lettura delle storie; è stato possibile coinvolgere le insegnanti nell'osservazione del puro atto mimesico dei bambini, fornendo loro nuovi strumenti didattici; è stata utilizzata la fiaba come strumento educativo che ha lasciato emergere sensazioni, emozioni e creatività; è stato possibile avvicinare i bambini ai libri facendoli sentire parte attiva del racconto narrato; è stata stimolata la capacità espressiva dei bambini, costruendo uno spazio di gioco in condivisione tra loro e con le insegnanti. I bambini hanno infine realizzato dei lavori creativi con cui è stata allestita una mostra nella Biblioteca di Mazzano Romano, permettendo loro di condividere l'esperienza con i propri genitori e consentendo alla curatrice del progetto di sensibilizzare i genitori sul valore del lavoro espressivo.

Il progetto è stato patrocinato dalla Provincia di Roma e costruito in collaborazione con la Biblioteca di Mazzano Romano e con il prezioso ausilio della Dottoressa Patrizia Peron e delle insegnanti della scuola di Mazzano Romano.



Francese e Mimesi

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Francese e Mimesi

Sede: Istituto Linguistico Immacolata, via Monza, Roma.
Curatrice: Cécile Papillon
Periodo: marzo-giugno (pausa estiva) settembre-dicembre 2009

L'esperienza è stata svolta in cinque classi: una prima e una seconda media, e una terza, una quarta e una quinta liceo, per un'ora a settimana ciascuna.
L'idea di sperimentare il metodo mimico di Orazio Costa applicandolo all'apprendimento della lingua francese è nata dallo studio dell'Antropologia del Gesto di Marcel Jousse e dalla convinzione che il linguaggio è l'espressione di tutto l'essere. Ma soprattutto per rispondere all'urgenza educativa di far crescere negli alunni un maggiore coinvolgimento riguardo all'apprendimento della lingua francese, rendendo più fluida e viva la comprensione e l'espressione, accedendo con più immediatezza - attraverso un canale non-razionale, istintivo - alle sue sonorità, alle sue regole, alla sua ineffabilità, alle sue sfumature.
L'introduzione degli esercizi mimesici nelle lezioni di Conversazione di Francese ha suscitato non poche reazioni tra gli alunni: polemiche riguardo all'utilità del metodo in vista dell'esame di maturità, rifiuto categorico di usare il corpo con modalità non riconducibile a schemi conosciuti, ma anche curiosità, eccitazione, divertimento, piacere, fino a un vero e proprio coinvolgimento emotivo e al riconoscimento di aver sentito di più, capito di più, memorizzato di più grazie alla mimesi realizzata. La scoperta della mimesi ha messo in luce sia la difficoltà sia il desiderio di relazione con l'altro, la voglia di entrare in contatto con le proprie emozioni, il bisogno di conferme dai compagni, il bisogno di farsi vedere e valere, andando oltre una superficialità che nasconde la paura, oltre il consumo veloce e indolore di piaceri e divertimenti artificiali.
È stata una grande sfida iniziare un percorso così inusuale in un contesto scolastico dove c'è poco spazio per l'espressione, dove la valutazione dell'alunno corrisponde il più delle volte a prestazioni di ordine logico-razionali. Per molti di questi adolescenti che si nascondono dietro a un immagine costruita, incerta di loro stessi, spesso a disagio col proprio corpo, non è stato facile lasciarsi andare, esprimere delle sensazioni attraverso un proprio linguaggio corporeo senza temere di essere ridicoli davanti ai compagni. Più volte ci si è nascosti dietro a movimenti stereotipati; è capitato che il corpo volesse esprimersi mentre la mente lo bloccava, o al contrario che la mimesi nascesse spontanea malgrado la resistenza dello studente, rivelando con evidenza la stretta connessione tra gesto e parola. Qualcuno si è anche esposto con coraggio regalando a se stesso e ai compagni la sua interpretazione mimesica di un testo poetico francese o addirittura di una propria creazione. È il caso di una studentessa della quarta liceo, considerata poco incline allo studio. Gli esercizi di mimesi l'hanno condotta alla condivisione di una canzone rap scritta in francese da lei stessa. L'emozione suscitata dalla sua interpretazione, nella quale si potevano intuire tratti essenziali della sua persona, era palpabile tra gli alunni, che si sono successivamente impegnati di loro iniziativa nella traduzione della canzone per cantarla infine in coro. Forse proprio a seguito degli espliciti apprezzamenti dei compagni l'autrice della canzone ha sviluppato un maggiore interesse per la lingua francese e le sue capacità linguistiche sono notevolmente migliorate.
In conclusione, questo percorso sperimentale si è mostrato valido nella misura in cui ha fornito agli studenti un terreno fecondo in cui poter sperimentare lo studio della lingua con una modalità in grado di accendere dinamismi solitamente non utilizzati ai fini dell'apprendimento: creando un luogo e un tempo in cui esprimersi, superando le inibizioni e l'imitazione stereotipata delle forme, attivando la ricerca di un sentire personale, interiore, che consentisse l'immersione della totalità della persona nella lingua francese.


Cineteca dell'educativo

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Cineteca dell'educativo

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Paideia/Mimesis. Attualità e urgenza di una riflessione inattuale.

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Paideia/Mimesis. Attualità e urgenza di una riflessione inattuale.

di Gilberto Scaramuzzo



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Anno accademico 2008/2009

L'espressione mimico-corporea per l'apprendimento della matematica in una prima elementare

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L'espressione mimesico-corporea per l'apprendimento della matematica in una prima elementare

Sede: Scuola Primaria Brasile, via Rodolfo Lanciani 45 – 00162 – Roma.
Curatrice: Luana Carmen Foti.
Coauditrici: Cinzia Pecoraro, Simona Rigoli.
Periodo: febbraio-maggio 2009.
Riflessioni dell'insegnante dott.ssa Cinzia Pecoraro
L'esperienza, svolta in una prima elementare del Circolo didattico Brasile di Roma, ha suscitato grande entusiasmo e non poca curiosità nel gruppo di bambini da me seguito.
Il supporto offerto dalla dottoressa Cinzia Pecoraio, maestra della classe, e dalla dottoressa Simona Rigoli è stato fondamentale per la creazione di un setting nel quale si è data ai bambini la possibilità di sperimentare, attraverso il proprio corpo e la propria umanità, l'apprendimento della matematica mediante il metodo mimico. La maestra, in veste di osservatrice del gruppo, ha annotato i momenti salienti del nostro lavoro, per poi stimolare in un secondo tempo i bambini con disegni e domande che avevano come tema la loro personale esperienza con la mimesi. La coauditrice, invece, ha commentato visivamente le ore passate assieme immortalando con la macchina fotografica momenti particolari, sensazioni, gesti che esprimono la semplicità e la particolarità del metodo mimico.
L'obiettivo del nostro lavoro è stato quello di avviare bambini di età compresa tra i 6 e 7 anni al "dialogo mimesico-corporeo" attraverso giochi ed esercizi che avevano come punto di riferimento l'apprendimento della matematica.
Ci siamo chiesti se l'apprendimento e, nel caso specifico, l'apprendimento delle prime nozioni della matematica, come ad esempio imparare i numeri, fosse possibile attraverso il corpo. La risposta, dopo questa prima esperienza, è stata affermativa: infatti, i disegni dei bambini, le osservazione della maestra e la risposta positiva dei piccoli ai vari esercizi, confermano l'efficacia del lavoro svolto.
Con il supporto della musica, di svariati oggetti, immagini e grazie alla parola, i bambini si sono cimentati nell'apprendimento di nozioni e concetti della matematica in modo del tutto originale e diverso dal metodo "razionale e tradizionale", proprio perché hanno utilizzato come primo strumento di apprendimento il corpo. Invece di "imparare senza capire" – senza cioè riuscire, come spesso accade, a cogliere il "senso ultimo" di quel che si impara – hanno potuto sperimentare con il proprio corpo le nozioni e i concetti, comprendendone il significato. Per esempio, partendo dal concetto astratto di un numero, ogni bambino è stato invitato a creare con il proprio corpo i numeri dall'uno al dieci, così come li percepiva.
Alla fine di ogni incontro si è svolta una discussione di gruppo, con l'obiettivo di comprendere quale utilità avesse avuto il metodo per ogni bambino. Ciascuno ha riportato la sua esperienza attraverso il racconto di quanto esperito e attraverso immagini e simboli che avevano come oggetto la natura e il mondo delle fiabe. Alcuni bambini hanno affermato di essersi sentiti più liberi e, per questo, meno costretti.


Un cineforum per educare alla legalità

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Un cineforum per educare alla legalità

Sede: Istituto Comprensivo Guicciardini.
Curatore: Giuseppe Fassari
Coadiutori: Valerio Malorni, Maria Gabriella Nocita, Valentina Tinelli.
Periodo: Anno Scolastico 2008-2009.
Durante la rassegna, la sala di proiezione è stata proposta a bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni non tanto come un luogo fisico, quanto come un campo d'azione, un'estensione temporale, una dimensione che ciascuno spettatore ha potuto condividere con gli altri ma al tempo stesso "abitare" in modo differente. Uno spazio condiviso all'interno del quale parole e immagini del film si sono mescolate, generando diverse modalità di comprensione e partecipazione emotiva. In questa "palestra dell'immagine" è stata riservata particolare attenzione alla selezione di alcune scene ritenute significative per l'aspetto umano e relazionale che il concetto di legalità implica – non ridotto così al semplice "rispetto della legge" – e per la riflessione su una educazione alla convivenza come esperire fisico, quotidiano, oltre che razionale, che non può prescindere dal nostro corpo e dalle sue molteplici possibilità comunicative.

Sono stati proposti i seguenti film:
Scuola Primaria
Classi prime, seconde e terze

  • Mulan, di T. Bancroft-B. Cook (Usa 1998)
  • Arthur e il popolo dei Minimei, di L. Besson (Fra 2006)

Classi quarte e quinte

  • La città incantata, di H. Miyazaki (Gia 2001)
  • L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza, di C. Hamburger (Bra 2006)

Scuola Media Inferiore
Classi prime

  • Mignon è partita, di F. Archibugi (Ita 1988)
  • L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza, di C. Hamburger (Bra 2006)

Classi seconde e terze

  • Persepolis, di M. Satrapi (Fra 2007)
  • I cento passi, di M.T. Giordana (Ita 2000)

Ogni incontro ha previsto tre momenti: una presentazione iniziale, la proiezione del film e un dibattito aperto. La presentazione era tesa a suggerire alcune chiavi di lettura tra il tema centrale e il singolo film, adattata alle particolari esigenze della fascia d'età degli spettatori: ai bambini più piccoli il concetto di legalità è stato proposto attraverso l'escamotage di una scatola, dalla quale loro stessi hanno potuto "pescare" parole di facile comprensione legate al tema del progetto (libertà, amicizia, solidarietà, fantasia ecc., termini che si sono rivelati connessi tra loro, in modo da formare un "treno della legalità"); con i ragazzi delle classi medie, invece, l'attenzione è stata rivolta maggiormente al difficile contesto politico-sociale dei Paesi nei quali si svolgevano le singole storie.
La pellicola Mulan ha offerto l'opportunità di sperimentare un intervento mimesico, attraverso il quale i bambini, coadiuvati da due attori, sono stati sollecitati a reinterpretare due scene del film particolarmente significative – gli abbracci che la protagonista si scambia con il padre e con l'imperatore – e a coglierne la differente intensità.
È significativo notare come due film apparentemente diversi, Persepolis e I cento passi, abbiano finito per convogliare l'attenzione e l'interesse dei ragazzi sugli stessi temi: la libertà d'espressione – nel senso più ampio del termine –, l'uso criminoso della repressione, l'uomo al centro della vita sociale, la natura relazionale dell'essere umano.


Laboratorio sperimentale di scrittura mimica

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Laboratorio sperimentale di scrittura mimica

Sede: Diped, Parco Regionale della Valle del Treja.
Curatore: Tullia Della Moglie
Coauditore: Elisa Muscillo
Periodo: novembre 2008-aprile 2009.
Introduzione: Il laboratorio si è svolto con volontari adulti ambosessi di età compresa tra i venticinque e i trentacinque anni. Scopo della sperimentazione è stato rilevare gli effetti di un lavoro espressivo corporeo e relazionale, al chiuso e nella natura, sull'attività di scrittura creativa, sia stabilendo un rapporto diretto e immediato tra espressione corporea ed espressione scritta, sia introducendo tra le due attività la mediazione della lettura.

Descrizione: Il lavoro si è svolto durante cinque incontri, di cui quattro al chiuso, presso la sede del MimesisLab al Diped, e uno all'aperto, nella campagna del Parco Regionale della Valle del Treja. Sono stati impiegati il metodo mimico di Orazio Costa Giovangigli, esercizi teatrali sulla relazione e la percezione dello spazio, tecniche di scrittura creativa del metodo di Antonella Cilento e la scuola La Linea Scritta. Sebbene ciascun incontro abbia avuto una struttura diversa nella combinazione dei tre metodi e negli specifici esercizi svolti, alcuni elementi sono stati costanti: dopo un leggero riscaldamento fisico e alcuni esercizi teatrali, i partecipanti sono stati guidati nel mimare elementi naturali (ad es. aria, acqua) e qualità essenziali (ad es. morbidezza, liquidità); sono stati poi invitati a scrivere, sulla base della stimolazione creativa e l'attivazione di energie e suggestioni del lavoro mimico e corporeo, diversi tipi di testi, a tema libero o prestabilito (ad es. un racconto, una lettera, un bugiardino, un sogno); infine ognuno ha letto ad alta voce i propri lavori, ricevendo un feedback dalla curatrice e dagli altri partecipanti. Una seconda fase del lavoro ha visto la riutilizzazione dei testi appena prodotti come stimolo per una nuova mimesi e un ulteriore lavoro corporeo; si è poi tornati a scrivere, confrontando e scambiandosi reciprocamente elementi del proprio scritto. Nell'incontro svoltosi nel Parco Regionale della Valle del Treja, a questo lavoro si sono affiancati alcuni esercizi specifici di interazione con la natura (ad es. percezione e mimesi del vento, abbraccio e mimesi dell'albero, contatto con l'erba del prato, esplorazione tattile della terra).

Obiettivi raggiunti: I testi prodotti dai partecipanti e i loro riscontri, raccolti al termine di ciascun incontro, testimoniano un'interazione interessante tra lavoro corporeo, lavoro di relazione e attività di scrittura. I partecipanti hanno sottolineato come il lavoro corporeo e mimico abbia liberato la propria creatività da blocchi preesistenti, dalla paura del giudizio proprio e altrui sulla qualità dei propri scritti, stimolando la fantasia, la capacità d'invenzione, la padronanza di linguaggio e la chiarezza nell'espressione scritta. Sono stati sottolineati un senso di maggiore facilità e di piacere nell'atto della scrittura. I partecipanti hanno inoltre evidenziato come il lavoro di relazione corporea interpersonale e con lo spazio, unitamente all'esercizio di lettura e commento collettivo, abbia influito positivamente sulla fiducia in se stessi e sulla propria creatività stessa, enfatizzando così maggiormente il carattere collettivo della scrittura creativa, rispetto a quello soggettivo-autoriale in genere più accentuato. Il lavoro nella natura ha mostrato di evidenziare e rafforzare i medesimi effetti del lavoro svolto in interni.


Mimesi in fasce. Connessioni tra corpo e suono

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Mimesi in fasce. Connessioni tra corpo e suono.

Sede: Asilo Nido Papageno, ad indirizzo musicale.
Curatore: Valentina Tinelli
Periodo: febbraio-maggio 2009.
Introduzione: Il laboratorio è stato realizzato insieme a bambini da zero a tre anni, con l'obiettivo di stimolare la libertà espressiva corporea e verbale attraverso una pedagogia che ha origine nel metodo mimico di Orazio Costa Giovangigli.
Descrizione: Al laboratorio hanno partecipato gruppi di dieci bambini, per un incontro settimanale della durata di trenta minuti. Lo spazio è stato allestito con tappeti morbidi per favorire l'attività prettamente corporea. Si è cercato il più possibile di lasciar libera e viva la capacità mimica di ogni bambino e di favorire la relazione tra l'articolazione delle sonorità (vocalizzazioni, parole e/o frasi) e le variazioni di ritmo e forma del movimento del corpo.
Obiettivi raggiunti: L'esercitazione mimica, l'espressione corporea (compresa l'espressione facciale e quella vocale) e il dialogo corporeo sono stati al centro del lavoro e della relazione educatrice-bambino. La comunicazione non verbale tra adulto e bambino è progressivamente divenuta comunicazione sensoriale; attraverso musica, suoni ed emissioni vocali da parte della guida il bambino è stato stimolato a esprimere emozioni con il corpo e con la voce. Al termine del ciclo di incontri, le operatrici dell'asilo nido hanno riscontrato nei bambini una sostanziale attivazione del linguaggio spontaneo e una maggiore sicurezza nelle relazioni con gli altri.


Zerodistanza. Percorsi mimici nell'altro diverso, nell'altro uguale.

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Zerodistanza. Percorsi mimici nell'altro diverso, nell'altro uguale.

Luogo: Istituto Professionale Statale "Stendhal", Roma.
Curatore: Dr. Elisa Muscillo
Periodo: Febbraio 2009 - giugno 2009
Il progetto realizzato dal Laboratorio di Pedagogia dell'Espressione ha avuto come finalità principale quella dell'integrazione sociale dei ragazzi con disabilità nel gruppo dei pari. L'integrazione è avvenuta attraverso l'esercizio delle potenzialità espressive, la riattivazione e lo sviluppo delle capacità sensoriali e della percezione del sé.
I principali obiettivi prefissati sul piano psicofisico, sul piano ideativo-creativo e sul piano emotivo sono stati raggiunti. Lo studio e l'ascolto sulla consapevolezza di una propria corporeità hanno favorito la relazione con il proprio sé, un "piacere" nel muoversi e nell'esprimersi e in relazione agli altri, un'attenzione sensoriale e una sensibilità all'incontro. Il lavoro sul dialogo corporeo ha permesso, infatti, un livello superiore di integrazione tra la dimensione autoreferenziale (soprattutto avvertita nella disabilità) e la dimensione relazionale.
Il lavoro sull'educazione al sentire le reazioni del corpo, in relazione a se stessi e agli altri, ha permesso ai ragazzi il rendersi capaci di una propria interpretazione corporea, dove anche la voce aderiva alle qualità del movimento (che, a volte, assumeva una fluidità inattesa soprattutto per i ragazzi con blocchi fisici, dovuti a emiparesi o a posture non corrette del corpo). La sperimentazione di interpretazioni corporee effettuare su poesie, musiche, oggetti e sulle diverse qualità energetiche degli elementi naturali che, via via venivano proposte nel laboratorio, ha sollecitato un continuo sforzo di superamento del pensarsi in un'unica possibilità di espressione. L'esperienza corporea ha sviluppato le modulazioni del canale vocale, il rapporto con lo spazio e il senso di sicurezza nella possibilità di esprimersi attraverso la presenza in scena. Il miglioramento della fiducia di base ha permesso maggiori competenze relazionali tra i ragazzi, che si sono rese evidenti sia nella qualità di realizzazione degli esercizi non verbali sia nelle dichiarazioni fatte durante la parte di laboratorio dedicata al confronto verbale.
Durante il periodo del laboratorio sono state effettuate delle riprese con l'aiuto degli operatori e dei ragazzi, e alla fine dell'anno è stato possibile realizzare, con l'aiuto della Dott.ssa Emanuela Badino, un montaggio video con il materiale raccolto.


La parola e il corpo. Percorsi sperimentali alla ricerca di una autenticità espressiva: la mimesis in una quarta elementare

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La parola e il corpo. Percorsi sperimentali alla ricerca di una autenticità espressiva: la mimesis in una quarta elementare

Luogo: Istituto Comprensivo Guicciardini
Curatore: Dr. Elisa Muscillo
Periodo: febbraio 2009 - giugno 2009
Il progetto realizzato dal Laboratorio di pedagogia dell'espressione ha avuto come finalità principale quella di sollecitare quella condizione apprensiva/espressiva originaria, il principio mimico, che permette al bambino attraverso il gioco di immedesimarsi nelle realtà con cui entra in contatto (siano esse un oggetto, un elemento naturale o un altro essere umano). Il principio mimico ha potuto risvegliare nei bambini il proprio nucleo creativo e ha promosso la sperimentazione dei propri dinamismi espressivi e creativi e la ricerca di un relazionarsi armonico con la parola.
Il laboratorio è stato esperito dai bambini come uno spazio di ricerca ludico-didattica dove l'esercitazione mimica, l'espressione corporea e il dialogo corporeo sono stati al centro del lavoro proposto.
Il lavoro di esercitazione mimica e di espressione corporea si è basato su una continua ricerca da parte del bambino di istintive corrispondenze tra il suo corpo e i ritmi, le forme e i cambiamenti degli elementi naturali (aria, acqua, terra e fuoco). Si è cercato di stimolare la propriocezione e l'attivazione di tutte le parti del corpo: il bambino ha così imparato a liberare il canale espressivo vocale, e a modulare i suoni armonizzandoli con le condizioni mimico-plastiche guadagnate dal movimento corporeo. Il lavoro sulla parola ha avviato il bambino ad un rapporto naturale, ma fin'ora poco utilizzato nelle pratiche didattiche, tra il significato vitale dei vocaboli e la gestualità del proprio corpo. Infine, il lavoro di dialogo corporeo ha consentito ai bambini di sperimentare altri canali comunicativi utilizzabili con i compagni, che hanno intensificato in ciascuno la capacità di sentire l'altro e di farsi sentire dall'altro.


La mimopaideia come therapeia: nutrimenti metaforici per riattivare modalità relazionali sopite nei pazienti con disturbi del comportamento alimentare

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La mimopaideia come therapeia: nutrimenti metaforici per riattivare modalità relazionali sopite nei pazienti con disturbi del comportamento alimentare

Luogo: U.O.C. Psichiatria e Disturbi del Comportamento Alimentare, Policlinico Umberto I, La Sapienza Roma
Curatore: Dr. Elisa Muscillo
Periodo: Gennaio 2009 - luglio 2009
Il focus di questa therapeia è stata l'attenzione alla relazionalità e alla corporeità a livello primitivo attraverso il recupero di una condizione apprensiva/espressiva originaria: il principio mimico. Il lavoro ha offerto, alla persona affetta da DCA in regime di ricovero e di day-hospital, occasioni per incorporare e poi metabolizzare qualcosa di distinto da sé, ma non cibo materiale, bensì cibo spirituale. Questo nutrimento metaforico è stato reso possibile dalla capacità di ri-attivare dinamismi interni in grado di creare nuove modulazioni espressive del proprio corpo. Le interpretazioni corporee, create dai pazienti, hanno permesso di sperimentare realmente nuove forme per il loro corpo. La ricerca attraverso un proprio istinto espressivo di qualità energetiche differenti, nate dall'incontro di elementi naturali che venivano proposti dal conduttore, ha permesso l'esplorazione di un nuovo stare nel proprio corpo e la scoperta di una libertà nel permettersi di sentire nuove reazioni della propria corporeità in relazione a quella dell'altro. Infine, il sollecitare la capacità relazionale ha facilitato il riemergere di una dimensione affettiva che ha consentito una graduale trasformazione dei tratti distruttivi in possibili fattori terapeutici di cambiamento. È stato ideato un questionario di gradimento del laboratorio che è stato somministrato ai pazienti alla loro seconda partecipazione.


La comunicazione umanante. Ermeneusi di un mistero.

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La comunicazione umanante. Ermeneusi di un mistero.

Progetto a cura di Gilberto Scaramuzzo
Coautori: Maria Gabriella Nocita, Giuseppe Fassari, Cosimo Costa
Quattro saggi che indagano l'aspetto misterioso della comunicazione umana/umanante in quattro opere: un luogo dell'insegnare, un diario soggettivo, un film, la trascrizione delle lezioni di un filosofo.
Gli autori chiamati in causa: Edda Ducci, Etty Hillesum, i fratelli Dardenne, Epitteto, sono tra loro uniti da quel filo che lega gli uomini che, in ogni tempo in ogni luogo e in ogni circostanza, hanno nel cuore una passione autentica per l'uomo e sanno dargli un corpo: il loro proprio infuso nell'opera che realizzano. E su quel filo, che è mistero, ci si può poggiare, aggrappare e darsi slancio per progettare il proprio essere umani nell'oggi, senza temere cedimenti o flessioni.
Scarica la presentazione


Anno accademico 2007/2008

La mimopaideia come therapeia: un'esperienza di intervento riabilitativo in SPDC dentro i diversi significati del disagio mentale

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La Mimopaideia nei diversi significati del disagio mentale

Sede: Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC), Policlinico Umberto I, La Sapienza Roma
Curatore: Dr. Elisa Muscillo
Coauditore: Dr. Luana Carmen Foti
Periodo: ottobre 2007 – giugno 2008

In un regime terapeutico di urgenza, quale un SPDC, il nostro intervento si è inserito come una therapeia artistico-educativa per offrire ai pazienti la possibilità di uscire dall'estraniamento e dal disorientamento, proprie del momento delle acuzie psichiatriche, e far ritrovare loro un mondo interno ancora accessibile e comprensibile. La Mimopaideia ha avuto come punto di partenza far vivere la reciprocità e il bisogno di relazionarsi (rispetto a un oggetto, un elemento naturale, un essere umano), propri dell'uomo, attraverso la mimesi, capacità naturale espressiva di diventare innumerevoli possibilità interpretative corporee. Durante la degenza in SPDC, il paziente può rischiare di rendere il corpo oggettivato e fisicizzato; di avere una percezione di incomunicabilità sia rispetto agli altri degenti, osservati spesso con critica diffidenza e paura, sia rispetto al personale curante, percepito come potenzialmente ostile e coercitivo; di sentire la motricità come un deficit più o meno importante a livello sia mimico che gestuale; di relazionarsi allo spazio di ricovero in modo restrittivo, imposto, estraneo e alienante. Alla luce di una riflessione su queste problematiche, l'intervento si è posto come momento in cui il paziente potesse esperire una temporanea sospensione dall'abituale percezione della condizione di degente e modellare una ristrutturazione temporanea della sua condizione di "crisi".
La nostra sperimentazione artistica-educativa ha agito, cioè, nella possibilità di far entrare in sintonia il paziente con la realtà che lo circonda in una condizione naturale corporea e pre-verbale (tale capacità corporea di risuonare con gli altri è in linea con le recenti scoperte delle neuroscienze relative ai neuroni specchio mirror neurons, Rizzolatti et. al., 2006). La compartecipazione con l'altro e il recupero di una corporeità integra ed espressiva sono state, pertanto, per i pazienti al centro di un percorso di costruttiva riorganizzazione del senso di sé.
La regia dinamica, la metodologia prevista nella conduzione, nel pieno rispetto delle soggettività dei pazienti è stata direzionata a risvegliare nel paziente una fiducia sia nelle sue aree integre e funzionanti sia nelle sue potenzialità interne inespresse. I pazienti sono entrati in relazione con altro da sé (lo spazio, altri degenti, conduttore, figure del reparto) confrontandosi con il proprio equilibrio psicofisico e con la rottura dei propri sistemi difensivi e, pur sia nella fatica a sostenere le dinamiche del relazionarsi e sia nel blocco del contenimento farmacologico, hanno potuto evitare lo scivolamento nella percezione di incomunicabilità e nella paura che percepiscono nel mondo esterno. L'intervento ha potuto restituire ai pazienti la possibilità di esperire nuove forme, ritmi e analogie attraverso diverse interpretazioni corporee. Il relazionarsi alla parola e alla musica per via artistica ha consentito loro di mettere in moto un processo di consapevolezza del proprio agire nello spazio e del proprio modo emotivo e fisico di avvicinarsi all'altro. La mimesi dell'altro da sé ha stimolato un investimento dell'oggetto in un'esperienza propriocettiva dove allontanare, se pur probabilmente momentaneamente, il sentimento di vuoto e di non-esistenza. Il paziente, all'interno di un ambiente protetto, rassicurato sulla non pericolosità del proprio esprimersi e contenuto rispetto alla sua angoscia di frammentazione e ai suoi vissuti di distruttività, sembra essersi confrontato e relazionato con gli altri, in funzione dei quali ha potuto esprimere il proprio modo unico di sentire e ha potuto modulare l'espressione dei propri bisogni e il senso dei confini di sé.
Infine, all'interno di quasi un anno di laboratorio, alla conclusione di ogni incontro i pazienti che vi hanno partecipato, hanno compilato (nessuno si è sottratto) in modalità anonima un questionario costruito "ad hoc" per questo contesto. Vengono riportati alcuni dei 79 questionari completi che abbiamo raccolto.


Interrogando Antonio

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Interrogando Antonio

Luogo Istituto Comprensorio di Campagnano, Scuola primaria di Mazzano Romano (RM)
Curatrice Valentina Tinelli
Coadiutore Valerio Malori
Introduzione: in questo laboratorio dedicato agli alunni delle classi quinte è stata utilizzata la Teatro Corporeo Terapia, uno dei percorsi sviluppati all'interno del Progetto Mimopaideia, che a partire dallo studio del metodo mimico di Orazio Costa Giovangigli, si sviluppa attraverso altri percorsi artistico/educativi (la ricerca teatrale di Jacques Cupeau e il Teatro dell'oppresso di Augusto Boal) fino ad incontrare la Filosofia dell' Educazione di Edda Ducci. Inoltre sono state utilizzate tecniche di improvvisazione scenica, tecniche di clownterapia di Patch Adam unite a studi psicopedagogici (analisi transazionale e analisi dei simboli arcaici).
Descrizione: si è voluto creare un laboratorio teatrale connesso alla festività di Sant'Antonio Abate nel paese di Mazzano Romano con i ragazzi che ogni anno vivono il rituale antico all'interno del Paese. E' stato quindi posto il teatro come strumento di trasmissione di storia passata verso l'odierna e come strumento di contenimento di storia personale e intima dei giovanissimi di oggi.
La figura di Antonio (estrapolata dall'antico testo del 350 d.C. di Sant'Atanasio raccolto in "VITA DI ANTONIO" a cura di C.Mohrmann fondazione Lorenzo Valla/Mondatori editore) è stata resa viva dall'attore Valerio Malorni che ha coinvolto i ragazzi riuscendo a costruire un dialogo vivo e sincero.
Antonio è stato accompagnato dalla figura di Atanasia (a ricordo di Atanasio) interpretata da Valentina Tinelli, che ha guidato e raccolto i contenuti espressivi dei ragazzi per utilizzarli nella costruzione di una rappresentazione. Al centro di quest'ultima Antonio e i ragazzi hanno portato personali paure, possibilità di superamento di quelle stesse paure, sogni, riflessioni; hanno raccontato di sé attraverso oggetti (che sono divenuti anche oggetti di scena) lasciando esprimere la loro interiorità attraverso il gioco animato. Attraverso un processo di regia dinamica sono venute a connettersi realtà e finzione scenica, passato e presente, gioco e teatro, ponendo particolare attenzione a tener sempre aperti interrogativi legati allo spirito umano e al senso dell'esistenza.


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Ultimo aggiornamento: 21 / 09 / 11 - 14:32:13