MimesisLab
Laboratorio di Pedagogia dell'Espressione
Dipartimento di Progettazione Educativa e Didattica
Università degli Studi Roma Tre

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Percorso di apprendimento di L2 attraverso la Pedagogia dell'Espressione

Materiali



Istituto Comprensivo Daniele Manin
Scuola Primaria- Classe IV A
a cura di Elisa Muscillo

Il viaggio mimico

La prima parte della lezione si è svolta in una palestrina. Ho chiesto agli alunni di sedersi per terra a cerchio. Ho chiesto loro di immaginare al centro del cerchio un fuoco e di muovere le loro mani e braccia come le fiamme del fuoco. Poi, ho chiesto loro di mettere il movimento della fiamma anche nella testa, nelle spalle, nella schiena, nelle gambe e infine, nei piedi. La fiamma, spentasi, è diventata cenere e i bambini sono diventati, facendola con il movimento del corpo, la cenere. Ogni parola da me pronunciata diventava corporea, cioè ogni bambino ha risposto alla parola con un movimento espressivo del corpo. Io non ho fatto nessun esempio di come andasse interpretata la natura, ma ogni bambino in base al proprio sentire ha agito istintivamente e ha liberato da dentro un movimento. Dalla cenere i loro corpi si sono trasformati in polvere, in una matassa di polvere, in terra, radice, tronco, rami, foglie, mulinelli di foglie, vento, aria, nuvola, pioggia, pozzanghera, crepa, rigagnolo d'acqua, fiume, torrente, mare, oceano, alga, onda, schizzi, pesce, balena, abisso, stella marina, bagnasciuga, sabbia.
Ho chiesto loro di tornare in classe e di scrivere su un foglio quello che si ricordavano del viaggio mimico, cioè ho chiesto loro di scrivere in prima persona in cosa si erano trasformati, quali sensazioni avevano provato, con l'intento di far vivere ad un ipotetico lettore lo stesso o simile viaggio che avevano vissuto loro.
Secondo me ci sono riusciti!

Una buona lettura.




Istituto Comprensivo Daniele Manin
Scuola Primaria- Classe IVA
a cura di Elisa Muscillo

La poesia corporea.

La prima parte della lezione si è svolta in una palestrina. Ho invitato gli alunni a trovare ognuno un proprio spazio in cui muovere tutto il corpo, così ognuno si è distribuito nella palestrina. Poi, ho chiesto loro di fare, diventare, essere con il movimento di tutto il corpo le parole di una poesia che da lì a poco avrei pronunciato. Non ho detto loro né il titolo, né l'autore della poesia. Ho iniziato e loro immediatamente hanno compreso la consegna: hanno provato a fare la mimesi di ogni parola con la propria istintiva immedesimazione corporea. L'ho ripetuta due volte, poi ho fatto aggiungere loro anche la voce, cioè mentre erano quella parola dovevano dire con la voce la parola stessa, così che si formasse un'analogia tra corpo e voce. Poi, ho chiesto ad alcuni di far vedere la propria interpretazione corporea agli altri alunni, così da una parte si è formato un pubblico, dall'altra un "palco" su cui hanno agito gli attori. La seconda parte della lezione si è svolta in classe. Ho chiesto loro di prendere un foglio e una penna e di scrivere le parole della poesia che si ricordavano. Poi, sulla pagina dietro ho chiesto loro di scrivere una poesia utilizzando le parole che si erano ricordati e aggiungendo altre parole che nascevano in loro spontaneamente. Solo alla fine ho chiesto di mettere un titolo a ciò che avevano scritto. Trovo che hanno riscritto non solo il senso profondo della poesia ma anche le loro emozioni nel viverla attraverso il corpo e hanno ricreato una loro poesia davvero autentiche.
La poesia su cui ho fatto loro lavorare è "Il tuono" di Giovanni Pascoli:

E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, col fragor d'arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,
e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,
e poi vanì. Soave allora un canto
s'udì di madre, e il moto di una culla.

Una buona lettura.


Istituto Comprensivo Daniele Manin
Scuola Primaria- Classe IIB
a cura di Elisa Muscillo



Nella prima parte della lezione ho chiesto agli alunni di chiudere gli occhi rimanendo seduti al proprio banco. Ho chiesto loro di immaginare di fronte a loro una massa di pongo da modellare creando una testa di loro fantasia. Ho invitato loro ad aver cura di tutti i dettagli che vanno a comporre una testa: a partire dai capelli dovevano immaginare di modellare con le loro mani tutte le parti fino al collo. Ho messo una musica che ha accompagnato la loro creazione. Mentre muovevano le loro mani ho chiesto loro di toccare anche il loro stesso viso: così una mano modellava nell'aria la scultura immaginaria e l'altra mano sentiva le parti del proprio viso.
Nella seconda parte della lezione ho chiesto loro di voltarsi verso il loro compagno di banco rimanendo seduti, di richiudere gli occhi e di provare con le mani ad avvicinarsi al viso del compagno, di sfiorarlo e man mano di sentire reciprocamente tutte le parti. Anche qui ho rimesso la stessa musica che ha accompagnato il loro ascolto.
La terza parte della lezione ho distribuito loro dei fogli bianchi e ho invitato loro a disegnare la testa del compagno, provando così a diventare l'altro hanno cercato di fare come un autoritratto che riprendesse la prima e la seconda parte della lezione. Mentre disegnavano si voltavano verso il compagno e ho suggerito loro di riprovare a sentire con la mano quella parte che stavano disegnando.
Questa esercitazione ha permesso di porre attenzione su se stessi e sul compagno, di riconoscerlo e di penetrare nel suo sentire sia con il tatto sia con l'immaginazione raggiungendo così un integrazione empatica corporea.

Una buona visione.





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Ultimo aggiornamento: 18 / 07 / 14 - 17:43:39