MimesisLab
Laboratorio di Pedagogia dell'Espressione
Dipartimento di Progettazione Educativa e Didattica
Università degli Studi Roma Tre

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Attività realizzate

Mimesis: l'essenza della relazione. Dalla sorgente vitale alle forme espressive del corpo


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Sede: Social Camp - Raduno di Formazione per educatori e operatori sociali - Ariccia (RM)
Curatrici: Valentina Tinelli, Cécile Papillon, Federica Arlotti
Periodo: 24 Giugno 2011

Dal 24 al 26 giugno 2011 si è tenuta nel Parco dei Castelli Romani ad Ariccia (Rm) la prima edizione di SocialCamp, un evento formativo dedicato agli educatori e agli operatori sociali, organizzato dalle Associazioni "Eduraduno" e "Il Laboratorio" .
All'interno dell'evento, in cui si sono svolti diversi tipi di attività (percorsi di formazione, workshops e attività comuni), è stato proposto un percorso di riscoperta della capacità mimesica per contattare se stessi e l'altro da sé in modo vivo e creativo, attraverso un laboratorio corporeo con esercitazioni che derivano dal metodo mimico di Orazio Costa Giovangigli e della ricerca che viene portata avanti attualmente dal Mimesislab
Dall'elaborazione personale del metodo mimico, le tre formatrici hanno presentato un lavoro che spazia dalle forme del movimento libero a quelle ritmiche e del teatro per consentire una percezione del proprio corpo scevra da schematismi che ne limitino l'espressione.
La perlustrazione e la riattivazione della capacità mimesica, insita in ogni essere umano, ha tentato di portare i partecipanti a mettere l'attenzione sul delicato compito relazionale che impegna chi educa: contattare l'altro, stimolarlo e sostenerlo nella sua particolare ed unica crescita, nella sua evoluzione umana e quindi nella possibilità della piena espressione di sé.
La triplice conduzione ha permesso di immettere nel lavoro i diversi percorsi delle formatrici: drammatizzazione, esercizio ritmico, esercitazione mimica e teatro di relazione.


Impressioni a tre mani. Racconti mimesici delle insegnanti

I° Step:
Il gioco dello specchio: il ritorno all'essere primitivo. (Valentina Tinelli)

Mi alzo con l'urgenza di iniziare, mantenendo il cerchio, una danza da imitare con movenze tribali, con l'accompagnamento di una musica di Peter Gabriel. Mi scaldo non perché mi sto muovendo ma perché comincio a guardare occhi negli occhi tutte le persone che quel giorno partecipano al nostro laboratorio e la mia danza diventa una danza mimesica. Li accolgo con lo sguardo e li vedo aprirsi. Quell'apertura li aiuta a muoversi con più spontaneità ed io mi lascio andare a quelle sensazioni e le rimando loro, soltanto attraverso la comunicazione non verbale.
I miei gesti si arricchiscono del loro sudore, del loro nuovo volto, di quella spontanea reazione. Qualcuno ancora si vergogna, ride, perché si spaventa, perché si sente un burattino o perché guarda tutto da fuori? La musica a poco a poco sfuma nel silenzio e quest'ultimo mi guida all'ascolto delle emozioni: voglio vivere e far vivere loro una storia, la storia dell'uomo che dal gesto comincia a produrre suoni, suoni che diventano espressione degli stati emotivi. Comunico con loro attraverso questo gioco e loro rispecchiandomi comunicano con me nello stesso linguaggio. Comincio a sentire e contemporaneamente a vivere il cammino umano, così come lo avverte la mia soggettività. Lo faccio muovendo il corpo, mimando, emettendo suoni. E gli altri sono tanti specchi, mai identici, tutti attivi nelle loro impressioni. Come mi piace quel piccolo ritardo degli specchi!!Sono tutti presi dal ricevere i miei impulsi per poi riviverli senza pensare, senza chiedersi se il gesto che producono sia giusto o sbagliato.
Ora siamo insieme a vivere l'immedesimarsi dell'uomo che scopre per la prima volta l'altro da sé perché ha bisogno di scoprire se stesso; gridiamo e vocalizziamo la nostra presenza agli altri. E un istante dopo proviamo timore ricevendo dagli altri ugual forza e presenza. Come quell'uomo primitivo, arcaico, che guida il mio mimare dentro di me, tutti ci rannicchiamo provando vergogna, ci ripieghiamo in noi stessi, mimiamo un pianto di paura. E insieme interpretiamo il suo coraggio e spavaldi andiamo verso le altre creature con foga e rabbia. Ma c'è ancora paura e ci copriamo il viso con le mani. Silenzio, chiusura, timore. Finalmente apro gli occhi e tutti mimando i miei gesti aprono gli occhi. Io li guardo uno a uno, e ognuno di loro guarda prima me, poi i loro occhi cercano anche gli altri, restando dentro l'immedesimazione. Ci guardiamo con stupore e apertura e ci avviciniamo lentamente. Ora i gesti sono solenni, tutto è lento, il fiato è sospeso, le mani cercano le mani, si toccano, si sfiorano leggere, e ci si prende gusto, ci prendiamo gusto e cominciamo a toccare parti del corpo altrui, il cerchio si spezza e le persone si cercano per continuare il gioco. La bellezza di scoprire il corpo dell'altro per sentire il mio. Non so se sono più io a guidare o se ognuno è la guida di me stessa. Tutti si inseguono, si pizzicano, corpi che vibrano, corrono, saltellano, ridono." Stop. Fermiamoci così come stiamo e sentiamo com'è...Chiudiamo gli occhi e sentiamo la forma in cui ci troviamo, le emozioni, il respiro, il calore...com'è?". Arrivano dei suoni di percussione, rintocchi bassi, profondi, li invito a danzare la propria danza e pian piano a riaprire gli occhi e a cercare qualcuno con cui condividere quel ballo spontaneo. Li guardo e scopro nuovi volti più distesi, accesi, più irrorati di sangue. Li riconduco in cerchio senza parole e li saluto invitandoli ad un applauso di ringraziamento reciproco. Mi sento così bene che vorrei mettermi a saltare per la gioia: ho raggiunto il mio obiettivo, ora c'è spontaneità e un'esperienza che ci lega. Li affido alle mie colleghe con cui tutti hanno lavorato nella parte condotta da me, le conoscono ormai, sono a tutti familiari, amiche a cui hanno fatto il solletico e con cui hanno danzato.

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II° Step:
Pulsazioni (Federica Arlotti)

Colma del nostro comune rimescolamento mi sposto al centro della sala. La mia intenzione è di mantenere viva questa atmosfera ludica e di incontro, vorrei che accadesse l'incontro con i nostri ritmi più profondi attraverso l'ascolto del respiro che incessante ci riempie e ci nutre, vorrei che percepissimo i nostri battiti del cuore, avvicinandoci quanto più possibile alla sua pulsazione.
Invito i ragazzi a camminare nello spazio secondo l'andatura che in quel momento sentono come naturale, a soffermarsi sull'oscillazione che producono muovendosi, a sentirla nella sua successione cadenzata distinguendo gli spazi che separano un passo dall'altro. Così come il respiro che si sposta dal pieno (inspirazione) al vuoto (espirazione), il piede batte sulla terra per levarsi poi verso l'aria.
Quindi chiedo loro di riprodurre con il proprio battito di mani, uno per ogni passo, l'andamento con cui stanno camminando. I colpi di ognuno si incastrano tutti insieme producendo quello che io sento come un ritmo unico ed irripetibile, il ritmo del loro incontro in quel preciso momento. Le loro espressioni concentrate si alleggeriscono; sono ora tutti in cerchio, fermi, mentre continuano a mantenere con le mani il proprio battito. Li esorto singolarmente a prendere uno degli strumenti a percussione disponibili, rimanendo alcuni istanti al di fuori del cerchio per ascoltare il ritmo nel suo insieme. Devono a questo punto individuare anche un solo colpo che maggiormente risalta secondo la loro sensibilità dal ritmo generale, farlo proprio sentendolo nei suoi intervalli e poi riprodurlo con lo strumento prescelto.
Tutti hanno ora uno strumento in mano e sorridono, la diversa gamma di suoni prodotti si è inglobata in un unico insieme e tutti quanti facciamo parte di una piccola orchestra.

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III° Step:
L'originario contatto...verso una relazione nuova con l'altro da sé.(Cécile Papillon)

Terra, Cielo, Aria. Il viaggio espressivo che intendo proporre al gruppo comincia all'aperto, in natura. I primi esercizi mirano a prendere consapevolezza del respiro e attraverso la respirazione profonda a far sentire il collegamento tra i piedi e la testa: la spina dorsale. Invito ciascuno ad essere presente alle sensazioni del proprio corpo, al fluire dell'energia interna, mollando le tensioni a terra e cercando maggiore radicamento, allungamento, apertura del corpo.
Ho la sensazione che le persone sono più centrate e più in contatto con se stesse. Invito ognuno a cercare un compagno per fare un percorso sulla fiducia nella relazione, in cui chi prende il ruolo di guida invita l'altro a toccare degli elementi naturali tenendo gli occhi chiusi e cerca di lasciarsi condurre immergendosi nelle sensazioni provocate dal contatto con l'elemento. Mi commuove la delicatezza con la quale i ragazzi si prendono cura dell'altro attraverso il tenero contatto con la mano. Guardo i sorrisi di quelli che si lasciano guidare ad occhi chiusi. Sembra che vedano e sentano in maniera diversa, sembra che godano di questo contatto e dell'esperienza sensoriale.
Per approfondire la scoperta sensoriale degli elementi, entriamo ora nel vivo della mimesi. Voglio prima creare una condizione contemplativa per cui invito ognuno a scegliere un elemento della natura a piacere e a prendersi tutto il tempo necessario per osservarlo, toccarlo...Vorrei farli arrivare alla concentrazione, secondo me necessaria, per sentire il desiderio di corrispondere al movimento e per cominciare a prendere coscienza del rispecchiamento mimico. Invito allora il gruppo a lasciare il corpo animarsi fino a diventare l'elemento. Vorrei che cogliessero nell'istante l'essenza del suo movimento e delle sue caratteristiche per vivere la loro propria interpretazione dell'elemento naturale. Osservo che alcuni corpi hanno trovato una via organica e si lasciano andare seguendo il flusso delle sensazioni interne che corrispondono all'elemento. Chiedo allora di lasciare il canale vocale libero per fare risuonare il corpo mentre fa la mimesi dell'elemento, fino a dire la parola, non con la mente ma in risonanza con il corpo.
Cammino in mezzo a loro e voglio farmi piccola, una discreta presenza empatica. Per aiutarli a sentire dove il corpo è meno vivo, con delicatezza do piccoli impulsi con le dita nelle parti del loro corpo dove osservo tensioni. Mi rendo conto che molti partecipanti riescono in breve tempo a liberare il corpo dalle inibizioni e a sciogliersi. A questo punto decido di guidare un viaggio mimico che i partecipanti vivranno con tutto il corpo e progressivamente con la voce: aria, nuvola, radici, albero, foglia che cade e si sgretola...Come prima azione faccio io la mimesi internamente e mi sforzo poi di trasmettere, attraverso i suoni della mia voce, i colori e le sfumature degli elementi per come li ho filtrati dentro di me.
La mia impressione osservando il gruppo e sentendo mimesicamente ciascuno è quella di un totale abbandono alle sensazioni e di un pieno ritrovo di se stessi attraverso un'espressione in cui conta la qualità del sentire e non il risultato estetico. Osservo un rilascio delle tensioni e un'apertura che parte dal centro.
Mi sembra sempre più chiaro che nell'attività mimesica come la intendiamo (e cioè non puramente finalizzata alla mera rappresentazione) il centro vitale si rafforza e allo stesso tempo fa nascere movimenti fluidi, e tutto l'essere si proietta verso l'esterno o vive anche solo internamente l'interpretazione della realtà in immagini proprie.





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Ultimo aggiornamento: 02 / 09 / 15 - 09:38:46