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Laboratorio di Pedagogia dell'Espressione
Dipartimento di Progettazione Educativa e Didattica
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Fonti

ORAZIO COSTA GIOVANGIGLI

A cura di Stefania Nocca

Orazio Costa Giovangigli

«Se sapete che il vostro strumento siete voi stessi, conoscete anzitutto il vostro strumento, consapevoli che è lo stesso strumento che danza, che canta, che inventa parole e crea sentimenti. Ma curatelo come l’atleta, come l’acrobata, come il cantante; assistetelo con tutta la vostra anima, nutritelo di cibo parcamente, ma senza misura corroboratelo di forza, di agilità, di rapidità, di canto, di danza, di poesia, di poesia e di poesia. Diverrete poesia aitante, metamorfosi perenne dell’io inesauribile, soffio di forme, determinati e imponderabili, di tutto investiti, capaci di assumere e di dimettere passioni, violenze, affezioni, restandone arricchiti e purificati… tesi alla rivelazione di ciò che l’uomo è: angelo della parola, acrobata dello spirito, danzatore della psiche, messaggero di Dio e nunzio a se stesso e all’universo di un sé stesso migliore».
Orazio Costa



Orazio Costa Giovangigli

Alto e diritto, il volto mobilissimo, candidi i capelli ricciuti, le mani nel gesto che precede le parole a rivelarti, come mai prima hai saputo, te stesso e il mondo, con quella voce aristocratica, affettuosa, velata di tristezza o aperta al riso, la voce del maestro di innumerevoli voci del teatro: Orazio Costa era così. Dal teatro la sua nascita è segnata in maniera giocosa, favolistica.

Mentre sua madre era prossima al parto, a un balcone sul retro dell’appartamento in cui abitava la famiglia, si affacciava di tanto in tanto un’amica venuta ad assisterla, per darne notizia alle donne che si sporgevano dai ballatoi dei palazzi circostanti, come da palchi profilati sui cortili. Col passare dei giorni nelle donne cresceva l’impazienza, finché a sorpresa in un fulmineo apparire la donna lanciò il festoso grido “È nato!”. “È stato il primo applauso della mia vita!”, raccontava Costa ridendo.


Orazio Costa Giovangigli

La formazione teatrale di Orazio Costa inizia all’età di sette, otto anni: “Quando in genere l’individuo viene cacciato dalla zona della fantasia, io invece ci sono entrato grazie al gioco infantile, che per me è stato quasi sempre il teatro”. Sedicenne frequenta lo Studio “Eleonora Duse”, che divenne poi l’Accademia per l’impegno di Silvio d’Amico. Giovanissimo regista va a Parigi, a seguire Jacques Copeau. L’idea base che gli deve è che l’attore dev’essere educato proprio mirando all’uomo e non alla cosiddetta arte, alla finzione esterna; si forma un uomo, e si forma un possibile artista. Nell’arco di quasi settant’anni Costa firma la regia dei testi di più alto valore drammaturgico della produzione mondiale di ogni tempo.


Orazio Costa Giovangigli

In parallelo, Costa mantiene ininterrotta la pratica dell’insegnamento. L’Accademia lo chiama alla cattedra di regia nel 1944, dove rimarrà per più di trent’anni. Alieno da esibizionismi protagonistici e nemico di superficiali effettismi, Costa va approfondendo sempre più un’indagine sull’attore e sul testo, riportando all’uomo tutto quanto l’universo. A metà degli anni Ottanta, dopo aver lasciato l’Accademia, dirigeva i corsi del MIM - Centro di Avviamento all’Espressione di Firenze, aperti a chi volesse arricchire la propria creatività, pur senza intenti teatrali; nel contempo aveva realizzato a Bari un progetto, a lungo vagheggiato, di una scuola per attori interamente mimica. Presso l’Istituto del Teatro dell’Università La Sapienza di Roma dei suoi allievi tenevano corsi di mimica, frequentati da studenti di diverse facoltà, dove si sperimentava l’immedesimazione perfino nella pittura e nella musica. Maestro a vario titolo di quasi tutti i più acclamati interpreti della nostra scena (e non solo), da Tino Buazzelli a Nino Manfredi, da Paolo Pannelli a Glauco Mari da Monica Vitti a Rossella Falk, da Umberto Orsini a Gianmaria Volontè, da Gianrico Tedeschi a Giancarlo Sbragia o a Gabriele Lavia, Costa ha lasciato una traccia indelebile nel panorama teatrale italiano dell’ultimo decennio.


Orazio Costa Giovangigli

Nel biennio 1992-93, Orazio Costa tenne in Accademia circa centossessanta lezioni, interamente dedicate all’Amleto di Shakespeare. Questo straordinario momento di studio faceva seguito a un altro ciclo di lezioni sul Metodo Mimico. Conservo gelosamente gli appunti di quelle giornate. Chi ha avuto l’immensa fortuna di partecipare a quelle lezioni d’Arte, sa che ha passato sicuramente molte più ore ad ascoltare la sua voce inconfondibile o a recitare in Coro tutto l’Amleto, di quante non ne abbia passate a provare una scena o un monologo. Ci allenava, il maestro. Ci educava all’Ascolto, condizione primaria di qualsiasi prassi attoriale, teatrale o cinematografica. E ci insegnava al contempo, attraverso l’antica esperienza del Coro, che non si è mai “solisti”, anche quando si è soli in scena o si monologa. Affrontare lo studio dei personaggi attraverso il “coro mimico”, è una strada ricca di emozioni diverse, ogni volta che il coro comincia ad agire, mi sorprende sempre la nascita di un nuovo spazio; lo spazio creato dall’incontro di più persone, più vite, più respiri, più corpi che vanno ad intrecciarsi in un canto che unisce e convive o fa convivere. Un tipo di lavoro che si rivolge all’uomo, attraverso e con l’uomo, come se lo spazio nascesse dall’uomo stesso, un mettersi sempre in gioco, grazie alla coralità dell’azione si può leggere con chiarezza l’individualità di ciascuno nelle condizioni drammaturgiche che si affrontano. Costa si preoccupava del “nucleo originario”, dell’attività espressiva, del centro di “ri-avviamento” all’ Espressione. Stava all’attore scegliere successivamente la propria strada. In questo sta la grandezza della sua intuizione e l’unicità della suo insegnamento: il metodo mimico si antepone a qualsiasi altra tecnica, dandogli linfa e anima. Non può contrapporsi a nessun’altra pedagogia perché, inevitabilmente, la precede.


Orazio Costa Giovangigli

Quando mi trovai per la prima volta di fronte Orazio Costa mi resi conto che mi imbattevo in uno dei cervelli più acuti che avessi mai incontrato in vita mia, più volte intervenne nella mia vita privata; io andavo a chiedergli spesso consiglio, convinto che le sue parole fossero sempre disinteressate e dettate da un affetto profondo per quello che lui era stato capace di vedere in me. Mi leggeva le sue poesie, i suoi diari e quella cosa meravigliosa che erano i suoi diari dei sogni. Costa aveva il coraggio dello spirito, sapeva cogliere la spiritualità che ogni atto di teatro contiene. Lui mi ha insegnato molto, mi ha insegnato a scrivere. Mi spiego meglio. Quando Orazio prendeva un personaggio da un testo e ti diceva in che modo lo si poteva far vivere, il suo esame era così esaustivo, così completo, il ricavo era così assoluto che alla fine il testo era come un guscio vuoto. Lui diceva: questo personaggio lo devi pensare in modo tale che entri a casa tua, che lo incontri la mattina, dopo che sei stato in bagno. Ecco, era questo che interessava ad Orazio cogliere dall’interno la cosa da rappresentare.
Orazio Costa Giovangigli Certo ci sorprendeva tutti. Ricordo il povero Nino Manfredi: non finì mai di raccontare la sorpresa che ebbe quando Orazio gli disse “Fammi un albero”. La richiesta “fammi un albero” faceva cadere in un equivoco, per cui l’allievo col corpo disegnava l’albero. Ma Orazio ti spiegava, subito dopo, che quello era il disegno di un albero. Non era un albero. E che cos’era l’albero? L’albero è anche la linfa che c’è dentro. E allora le cose cominciavano a complicarsi. Oppure un’altra richiesta poteva essere “Fammi un fumo”, già ma quale fumo?. C’è differenza fra un fumo di legna e il fumo di una locomotiva a vapore. Il fumo ha dei ritmi diversi. Questo comportava mettersi, col corpo, a cercare non di segnare ma di “essere” il fumo o di “essere” l’albero.
Orazio Costa Giovangigli Ci spingeva a quest’avventura la convinzione che la nostra fatica di esistere e il nostro desiderio di essere vivi avrebbero tratto luce e forza dai testi che affrontavamo, purché avessimo il coraggio di mettere tra parentesi l’io nostro, spesso così convinto di se, per gli io altri che il testo ci offriva perché li prendessimo con noi. Per esprimere la vita di un altro, l’io era costretto ad umiliarsi, a volte sino alla rinuncia, sino a mutare la sua voce propria; fedeli a uno dei grandi insegnamenti del maestro: “Bisogna amare il teatro e non noi stessi nel teatro”. Quello che molti non sanno è che Costa, non solo era dotato di un’intelligenza e di una cultura fortemente inscritte nella nostra tradizione poetica e letteraria, ma aveva anche lo straordinario merito di mettere le proprie convinzioni alla prova delle più aggiornate teorie della fisica, della biologia, della linguistica e della psicologia.
Orazio Costa Giovangigli Altro che vecchio...un fanciullo. Un fanciullo di vorace curiosità e spropositato genio che si lasciava alimentare e non travolgere dal fuoco delle proprie passioni. E quando dico “fanciullo” (che nel gioco mostra il suo più chiaro sintomo di forza) mi riferisco in modo esplicito a Friedrich Nietzsche. Una delle ultime cose che gli ho sentito dire a lezione è stata proprio una frase che lo stesso Costa non nascondeva di avere tratto direttamente dallo Zarathustra: “non dimenticate le gambe!”. È il corpo danzante che ha in mente Costa quando intravede per l’uomo la possibilità di trasformarsi in ciò che vuole. In tutti i mestieri che ho praticato il Metodo mi è servito, sono fondamenti Costiani, nella possibilità di affrontare con uno spirito un atteggiamento una disponibilità diversa, l’incontro con la realtà sia che dovessi fabbricare una scena che recitare e ho scoperto che quello che mi diceva Costa come segretario particolare, a volte mi pesava –diceva che il Metodo fosse la chiave per la vita; una specie di chiave universale, perché è una riscoperta di una parte di te che non c’è più. Un senso. Quello che da bambino ti aiuta a scoprire quello che sei, in maniera intuitiva, in maniera diretta.
Orazio Costa Giovangigli Era un maestro molto rischioso, perché era un maestro di quelli che tendono(anche se mai lo avrebbe voluto e forse neanche ammesso) a fare degli allievi un pò delle copie di sé. Non era quello il suo scopo tanto è vero che chi è riuscito a usare il metodo nel modo migliore è diventato un attore molto originale. Pertanto, se dovessi riferire qual è l’insegnamento più radicalmente presente nella mia pratica attuale del mestiere dell’attore, direi che esso coincide con le tre parole con cui Orazio Costa, all’epoca delle nostre lezioni già ottantenne, era solito esortarci a un maggiore entusiasmo: “Vita! Vita! Vita!”.


Quale miglior modo per raccontare la storia di Orazio Costa se non attraverso le parole intime di persone che hanno condiviso attimi di vita insieme a lui. Questo testo è l’agglomerarsi di pensieri e opinioni di coloro che hanno vissuto gli insegnamenti del Maestro, coloro che hanno frequentato le sue lezioni in Accademia, coloro che hanno ascoltato i suoi consigli con ammirazione e a volte anche con dissenso, coloro che oggigiorno a prescindere da tutto, pensano a “Orazio” come un maestro di vita. Tutti loro hanno contribuito alla stesura di un unico intimo ricordo; un’unica anima che ha saputo comprendere e ascoltare. Tra questi pensieri troviamo le parole di Maricla Boggio, Fabrizio Gifuni, Marcello Prayer, Andrea Camilleri, Luca Ronconi, Pino Manzari, Marco Giorgetti, Pietro Bartolini e Roberto Herlitzka.



Link e siti per approfondire il pensiero e il profilo biografico di Orazio Costa:


Orazio Costa Giovangigli

CDRC-Coro Drammatico Renato Condoleo

Sito di Maricla Boggio

Sito di Renzia D’Incà

"Il corpo creativo", Maricla Boggio




Bibliografia di riferimento


Orazio Costa prova Amleto

Copertina

Orazio Costa prova Amleto

Maricla Boggio, Bulzoni Editore, 2008
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Orazio Costa Maestro di teatro

Copertina

Orazio Costa Maestro di teatro

Maricla Boggio, Bulzoni Editore, 2007
Libreria on-line


Mistero e Teatro -Orazio Costa, regia e pedagogia-

Copertina

Mistero e Teatro -Orazio Costa, regia e pedagogia-

Maricla Boggio, (Spettacolo) Bulzoni Editore, 2004
Libreria on-line


Luna di casa

Copertina

Luna di casa

Orazio Costa Giovangigli, (Poesia) Vellecchi, 1992
Libreria on-line


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Ultimo aggiornamento: 25 / 01 / 17 - 12:14:06