MimesisLab
Laboratorio di Pedagogia dell'Espressione
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Cineteca

Riflessioni allo schermo



Scheda

Bubble

Un film di Steven Soderbergh. Con Debbie Doebereiner, Dustin James Ashley, Misty Dawn Wilkins, Omar Cowan, Laurie Lee. Drammatico, durata 73 min. USA 2005.
Presentato, fuori concorso, alla 62ª edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Sinossi

In una cittadina dell'Ohio, l'amicizia tra Martha e Kyle – entrambi operai in una piccola fabbrica di bambole – è turbata dall'arrivo di una nuova assunta, Rose, dalla quale il ragazzo è subito attratto...

Oltre lo schermo

Appena posso me ne vado da questa zona.
E perché?
Perché qui non c'è niente (...) Non si fanno soldi da queste parti, sai, è una zona povera, sono tutti poveri qui.


Possiamo tradurre il termine Bubble con bolla, situazione gonfiata ma anche chimera, frode. Una varietà di accezioni che ci spingono ad una riflessione che va ben oltre le immagini, peraltro ampiamente esaustive.
Con un solo vocabolo Soderbergh condensa lo scorrere lento e monotono della vita dei personaggi, che sembra stagnare sotto e dentro una cupola asettica ed insonorizzata; quella della spenta provincia americana lontana dal glamour e dai falsi stereotipi; la fine – o il mancato inizio – del sogno a stelle e strisce, almeno per una larga fetta di popolazione. Dentro questa bolla c'è l'altruismo di comodo, la finta gentilezza ed il simulacro della relazione interpersonale.
Dopo il fallimento della Enron e in anticipo rispetto allo scandalo Madoff, il regista inquadra quell'umanità scalfita solo in parte dalla degenerazione finanziaria – dalle varie "bolle" appunto – ma che ancor prima vive e subisce la corruzione degli affetti, il virus della solitudine, la deriva del solipsismo. Non c'è condivisione, ogni legame risulta assente, tutto – o quasi – è indifferente. Le esistenze dei personaggi sembrano rubate, ancor più che ai margini, sottratte ai ricordi ed al piacere del tempo vissuto; lavorano per necessità, mangiano per sopravvivere, si incontrano per ingannare il tempo, parlano senza avere nulla da dire.
Ma cosa succederebbe se, squarciando improvvisamente questa cappa opprimente, iniziassimo a scavare nelle loro vite? Quali esseri umani troveremmo? Se li ponessimo di fronte ad un cambiamento che li cogliesse impreparati, quale sarebbe la loro reazione?
Proprio questa sembra essere la sfida lanciata dal cineasta che, sin dalle prime inquadrature, ci indica lo scenario ed il personaggio da mettere "sotto i riflettori". Una ruspa con i suoi tentacoli d'acciaio inizia a solcare il terreno, mentre nella casa di Martha – che sorge a ridosso di un cimitero – inizia il tran-tran quotidiano: come ogni mattina, la donna prepara la colazione al padre ormai anziano, ed esce per andare a lavorare. Sarà lei la figura al centro della vicenda, durante la quale verranno analizzati i suoi aspetti psicologico-relazionali dentro e fuori la fabbrica.
Sullo sfondo, la morte.
Come spesso usava Dostoevskij nei suoi romanzi, anche qui il vuoto interiore dei personaggi, viene accostato alle dimensioni ridotte dei loro spazi abitativi.
Kyle si è costruito una tana claustrofobica all'interno del piccolo alloggio condiviso con la madre; Rose vive in un minuscolo appartamento con la figlia; sembra non essere molto più grande quello di Martha e del padre.
Anche la fabbrica, luogo nel quale trascorrono buona parte della giornata, sembra l'ospedale maledetto di Von Trier, Il Regno del paradosso: stanzoni pieni di scatoloni chiusi in "balia dei fantasmi", ambienti dove risuonano soltanto i rumori delle macchine e degli attrezzi da lavoro, operai dai gesti ripetuti e meccanici che rivolgono la loro attenzione ai dettagli delle bambole piuttosto che al loro compagno di lavoro. I bambolotti stessi – prodotti ed assemblati da sei specialisti – hanno un'aria sinistra, nonostante il sorriso. Uno di loro sembra addirittura ribellarsi. E' davvero strano assistere un manipoli di zombie durante la costruzione di giocattoli per bambine...
Il trio degli invisibili è accomunato da una evidente ed intima apatia, da una sfiducia nella vita che lascia di sale, dalla mancanza di prospettive, sogni, ideali di alcun genere. Il tono della loro voce, lento, monocorde e cantilenante, riflette fedelmente questi stati d'animo, una vera connessione tra dentro e fuori.
All'orizzonte però, le prime differenze: mentre Martha e Kyle lavorano tutto il giorno per aumentare le loro entrate, approfittando anche dell'assenza di vita sociale, Rose sfrutta ogni occasione per "sbarcare il lunario". In particolar modo sembra un esperta nell'intrufolarsi nelle case degli altri e rubare quel che capita: un orologio, qualche soldo, un po' d'erba, a volte anche un bagno caldo. Sottrae agli altri quello che la vita ritiene di averle tolto, un comportamento così falso e anaffettivo da risultare borderline.
Questo ménage à trois trova il suo punto di rottura in Kyle, congiunzione tra le morbose abitudini di Martha e l'opportunismo di Rose; al tempo stesso, quest'ultima, è la chiave che aziona la scavatrice, il suo dentello più acuminato, il grimaldello capace di scardinare la serratura del disinteresse e sprigionare la follia.
Tanto basta per scatenare l'inferno.
Buongiorno, voi tutti sapete che abbiamo ricevuto un grosso ordine, lavoreremo duro per soddisfarlo, ma avremo comunque bisogno di aiuto e allora eccolo qui...si chiama Rose(...) sicuramente avrà delle domande da farvi durante il giorno, perciò aiutatela. (...)Avrete modo di familiarizzare un po' durante il corso della giornata e... insomma cercate di esserle di aiuto.
Le parole del proprietario dell'impresa stridono fortemente col clima reale che si respira tra quelle mura, chi avrebbe dovuto sostenerla – infatti – si rivela ben presto una caparbia pedinatrice. Martha non digerisce la presenza della ragazza, sospetta subito di lei, la sorveglia nelle ore di lavoro e la interroga durante la pausa pranzo; non sopporta che qualcuno attenti alla stabilità del suo "rapporto" con Kyle, il suo migliorissimo amico. E come nelle migliori tradizioni, tipiche delle province del mondo luoghi insospettabili per definizione, una sera come tante si trasforma in tragedia, avvertita soltanto dal pianto ininterrotto di una bambina.
Gemiti che il regista "risparmia" all'incauto spettatore. L'ennesima morte silenziosa.
La verità, però, ha gli occhi di un detective ed arriva di notte, quasi al buio.
Con "quegli occhi" Martha l'eletta – la donna illuminata dalla luce "celeste" – scopre se stessa.
Con "quegli occhi", protetti a dovere, Kyle spazza via le ultime tracce del male e porta a termine un'altra giornata di lavoro.
Si scava e si pulisce nella terra dell'abbondanza.

G. Fassari

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Riflessioni allo schermo by Giuseppe Fassari is licensed under a:
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Ultimo aggiornamento: 31 / 05 / 10 - 23:28:17