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Laboratorio di Pedagogia dell'Espressione
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Cineteca

Riflessioni allo schermo



Scheda

Vive l'amour

Regia di Tsai Ming-liang. Con Lee Kang Sheng, Yang Kuei-Mei, Chenchao-Jung. Drammatico, durata 116 min. - Taiwan 1994.
Leone d'oro alla 51ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, ex equo col film macedone "Prima della pioggia".

Sinossi

Un appartamento sfitto a Taipei è il luogo nel quale s'incrociano le vite dei tre protagonisti: Mei-Mei agente immobiliare, Ah-Rong ambulante e Hsiao-Kang venditore di loculi.

Oltre lo schermo

L'amara riflessione sulla crisi dei rapporti umani, operata dal regista di Taiwan, parte dal titolo, che non è l'unica nota ironica del film.
Come ci si può sentire soli in una città di oltre due milioni di abitanti? Come non riuscire a comunicare con un altro essere umano?.
E nonostante ciò, o forse proprio per questo, si può ancora credere nella relazione umana, nell'amore, tanto da non poterne fare a meno?
L'occhio della telecamera circoscrive il proprio raggio d'azione in maniera lieve ma inesorabile ed alla fine di un brevissimo quanto vorticoso percorso a spirale - Taipei, un alto palazzo di stile residenziale, un appartamento al quindicesimo piano, una camera, un letto, un materasso – arriva al cuore del problema e, attraverso una mirabile opera di riduzione, ci narra di tre solitudini. Accidentalmente o volontariamente, un ambulante, un venditore di loculi e una giovane agente immobiliare, si incontrano in un appartamento all'interno del quale, fra sogni ed aspirazioni, si ritrovano a condividere non una camera e nemmeno un letto ma, di quest'ultimo, solo la sua parte essenziale, striminzita, scheletrica: un materasso.
Per catturare l'indicibile, Tsai Ming-liang non si serve di particolari tecniche cinematografiche, ma scava, attraverso l'obiettivo, dentro l'anima dei propri personaggi, fino a toccarne il fondo, o quasi, facendoci percepire quanto questa scarnificazione logistica rappresenti il progressivo inaridimento interiore di cui sono vittime i personaggi del film.
Dietro un' apparente normalità, mimetizzati tra la folla e accompagnati ovunque dalle loro fidate sigarette, i protagonisti di questa liason sono profondamente precari, i due uomini persino senza fissa dimora. Disperati che tentano di vendere qualcosa – una casa, un abito, un'urna cineraria – senza possedere realmente nulla, portano nello sguardo la fatica e l'inquietudine del loro vivere quotidiano: Ah-Rong fugge alla vista dei poliziotti, si nasconde dietro la cornetta del telefono, quando chiama la ragazza spacciandosi per commerciante di import-export (in realtà è un ambulante che lavoro lungo le vie di Taipei), ed è bizzarro che sai proprio lui a dirle "Volevo fare due chiacchiere. Viviamo in una società così di merda, sai di quante cose possiamo parlare? ". Mei-Mei sale sin sul tettino della sua macchina per attaccare sui tronchi degli alberi delle inserzioni immobiliari, parla a clienti che neanche l'ascoltano, trascorre le proprie giornate dentro appartamenti vuoti, dove non c'è o non abita nessuno. Hsiao-Kang, omosessuale represso, e suicida fallito, trova nella casa un vero e proprio rifugio-nascondiglio ed anche l'unico ambiente in grado di accogliere le sue solitarie performances, travestito da donna o da improvvisato giocatore di bowling.
Proprio questi ultimi due personaggi, nonostante la loro decisa introversione, desiderano un contatto umano, vero, profondo, intenso e, in momenti diversi, su quel nudo materasso di un letto condiviso, chiudendo per un attimo gli occhi, si permettono di sognarlo: l'una immaginando una persona al suo fianco da sfiorare dolcemente, l'altro lasciandosi accarezzare il viso dalla buccia di una anguria.
Sul finale assistiamo ad un "triangolo amoroso" assai paradossale: Mei-Mei e Ah-Rong, che non si sono mai scambiati una parola per tutto il film, consumano meccanici rapporti sessuali; Hsiao-Kang, che era già nella camera, si rifugia sotto il letto per non essere scoperto dai due - sembra proprio dentro uno dei suoi loculi - e una volta rinvenuto, si sdraia al fianco dell'uomo, lo bacia sulla guancia, ma non ha il coraggio di svegliarlo e rivelargli il suo amore. Nell'ultima scena, la telecamera segue il pianto solitario e disperato di Mei-Mei ed il suo girovagare in un parco della città; ad un tratto la ragazza decide di fermarsi e di sedersi su una panchina, la sua fuga è terminata - il rumore dei suoi tacchi sul selciato, che aveva contraddistinto tutta la ripresa, di colpo cessa –.
Quelle lacrime che continuano a solcare il viso della ragazza sono il segno di un penoso disagio, ma anche, forse, di una dolorosa presa di coscienza dalla quale ripartire.
A pensarci bene, c'è un soffio d'oriente in ognuno di noi.

G. Fassari

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Ultimo aggiornamento: 31 / 05 / 10 - 23:28:16