MimesisLab
Laboratorio di Pedagogia dell'Espressione
Dipartimento di Progettazione Educativa e Didattica
Università degli Studi Roma Tre

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Cineteca

Riflessioni allo schermo



Scheda

Slam

Regia di Marc Levin. Con Saul Williams, Sonja Sohn, Bonz Malone, Lawrence Wilson. Drammatico, durata 100 min. - Usa 1998.
Vincitore del premio della giuria al Sundance Film Festival 1998 e della Camera d'Or al Festival di Cannes 1998.

Oltre lo schermo

Benvenuti al circolo di poesia dove le parole che dite sono i pensieri che vivete e dove nulla avviene se prima non lo dite!
La parola non può far altro che permettere alla parola di essere la parola
.

Per questa pellicola non sarebbe stato giusto scindere la "fredda cronaca" dall'interpretazione personale; non è un film come gli altri, verrebbe da dire che questo non è un film. E' un'ora e mezza di vita ripresa da una telecamera, è un frammento dell'esistenza di Ray, giovane nero del ghetto di Washington, che scrive poesia e basta, che cammina, pensa, corre e lotta lungo quel sottile crinale al confine tra diritto alla sopravvivenza e criminalità.
Raymond Joshua ha un grande talento, scrive e recita "slam" componimenti frutto di un flusso continuo di parole recitate quasi a braccio, seducenti ed ipnotici per chi li ascolta, senza alcuna base musicale ma sullo stile del rap. Nel suo quartiere è conosciuto e ben voluto da tutti, regala cioccolata ai bambini con i quali crea brevissimi versi, veste in maniera semplice, si sposta rigorosamente a piedi, senza pistole o guarda spalle al seguito e per lui fare la cosa giusta significa semplicemente essere se stesso.
Ma Ray è anche un giovane che per tirare avanti spaccia erba e questo, ovunque, ha i suoi rischi.
Quando Big Mike – suo amico e grande capo del quartiere con tanto di occhiali scuri sempre indosso – gli chiede di scrivere poche righe non da leggere ma da imparare a memoria, per far colpo su una ragazza, in cambio di un po' di roba, la tragedia si compie. Dopo aver ripetuto il breve verso richiesto ed operato lo scambio, Mike viene colpito alla testa da un proiettile, cadendo a terra proprio davanti a Ray. Fuga generale, Ray dapprima resta fermo, poi si china per controllare se l'amico..., poi fugge. Ma è troppo tardi, viene raggiunto dai poliziotti ed arrestato con l'accusa di spaccio.
Costretto a convivere tra le dure regole della detenzione e le leggi non scritte dei carcerati, Ray all'inizio sembra cavarsela abbastanza bene, ma quando un gruppo di reclusi sospetta di lui per l'attentato a Big Mike, scopre che anche i suoi versi hanno la libertà vigilata.
Ma sarà proprio grazie alla sua sensibilità ed alla straordinaria vena artistica che Ray inizierà ad intra-vedere un percorso diverso nel suo futuro.
Una delle scene più significative nel carcere si svolge all'interno del campo di basket, vero e proprio terreno di scontro tra bande. Ognuna è proprietaria di una metà, ai rivali non è consentito oltrepassare quel limite, pena la vita. Ray braccato tra chi lo considera complice dei sicari e chi gli offre protezione, decide di non schierarsi e sfida le regole non scritte: passando proprio al centro del campo, con le due gang schierate una di fronte all'altra, recita a tutti la propria rabbia dal titolo "Risorto come Lazzaro": un verso suona così " Non mi chiedete mai chi sono, lo sa Dio, io lo conosco di persona e mi permette di chiamarmi Io".
C'è un attimo di smarrimento al punto che Hopha, il capo di uno dei due clan, dice "Non mi ricordo più che cosa stavo pensando...".
In carcere Ray conosce Lauren un'insegnante di lettere che porta avanti un progetto di alfabetizzazione per i detenuti. Assiste ad una sua lezione, l'ultima in quel penitenziario per mancanza di fondi, e ne resta affascinato. La donna ha una grande presa sulla classe, ha carisma, ha vissuto esperienze dolorose, simili a quelle di tanti ragazzi lì dentro, suo fratello era uno di loro. Lei, non senza fatica e poco prima di toccare il fondo, ha operato scelte diverse ed ora è pronta a mettere la propria umanità ed esperienza al servizio degli altri. Anche di Ray. Dice la donna salutandoli " Conosco i vostri sogni, ci sono passata. Ma pensare di ottenerli vendendo la droga è parte della trappola. La libertà non è fuori, ma qui dentro. – sfiorandosi dalla testa sino al busto - Potete essere liberi quando volete".
E quando il ragazzo uscito su cauzione decide di andarla a trovare, ad attenderlo c'è la vita. Ma quella vera. Non era stato sufficiente ergersi a paladino della libertà individuale, rivendicare il proprio sacrosanto diritto di scelta, declamare, durante quel fine settimana, le sue poesie ad un pubblico entusiasta. La decisione che deve prendere, dopo due giorni di libertà, è vitale: costituirsi e dichiararsi colpevole, oppure rendersi irreperibile e fuggire? Durante un serrato dialogo, che non ha nulla di cinematografico ma sembra una vera disputatio sui veri valori della vita, Lauren lo inchioda di fronte alle sue responsabilità. Ray non regge il colpo e se ne va, ma non scappa. Si rifugia sulle rive del fiume dove, al tramonto, sembra attraversato dai riflessi dell'acqua, dalla luce del sole, dai timori per una scelta così difficile.
Quella sera stessa per salutare Lauren, si reca in un locale dove si stava svolgendo una serata "slam" e da lei viene chiamato sul palco. Mentre recita una sua poesia sul tempo, capisce che non c'è più tempo. Che il suo tempo è arrivato. Che è tempo di andare incontro al suo destino.

G. Fassari

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Ultimo aggiornamento: 11 / 06 / 10 - 17:39:09