MimesisLab
Laboratorio di Pedagogia dell'Espressione
Dipartimento di Progettazione Educativa e Didattica
Università degli Studi Roma Tre

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Cineteca

Riflessioni allo schermo



Scheda

Hana-Bi

Un film di Takeshi Kitano. Con Takeshi Kitano, Kayoko Kishimoto, Ren Osugi Drammatico, durata 100 min. - Giappone 1997

Leone d'Oro alla 54ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Sinossi

L' esistenza di Nishi, ex detective della polizia di Tokyo, è ad un bivio: sua figlia è deceduta, sua moglie è malata terminale di leucemia ed il suo collega Horibe è rimasto paralizzato dopo un conflitto a fuoco. Per dare una svolta a quest' intreccio doloroso, organizza una rapina in banca: potrà così offrire denaro al compagno ed un'ultima indimenticabile vacanza a sua moglie.

Oltre lo schermo

Disegni visionari e fiori variopinti sin dall'inizio; quanto agli spari basta attendere qualche minuto. Nel titolo, letteralmente fiori di fuoco, c'è già tutto il film di Kitano.
Il regista, grazie al suo talento espressivo, riesce nella difficile impresa di raccontare una struggente storia sulle difficoltà umane, giocando con le immagini che, come fossero tasselli di un tangram, coniugano sapientemente violenza e poesia.
Fiori e fuoco, infatti, descrivono le rispettive sponde, gli argini ed i margini contrapposti lungo i quali scorre il destino dei due personaggi, i binari entro cui si snoda la vicenda: come le due strisce gialle del parcheggio sui titoli di testa, o le linee continue che delimitano la carreggiata percorsa dalla macchina di Nishi, mentre si dirige verso la casa di Horibe.
Mare, cielo e nuvole, quadri policromi e paesaggi naturali di vario tipo, sono lo sfondo quasi bucolico di una storia che, nonostante morti e sparatorie a raffica, non perde, neanche per un istante, i tratti romantici di un dramma esistenziale.
Nishi ed Horibe, poliziotti ed amici d'infanzia, sono al centro di un processo di mutazione fisica e interiore che li porterà a percorrere e scoprire strade diverse.
Dapprima arrogante e scontroso con i suoi subalterni, Horibe vedrà la sua vita cambiare radicalmente dopo una sparatoria: perderà l'uso delle gambe ed in seguito verrà lasciato dalla sua famiglia.
Non ho niente da fare. Ho sempre e solo lavorato, non ho mai avuto altri interessi; ma il mare dove vivo ora per me è sprecato. Dovrei saper dipingere, ma non l'ho mai fatto prima, non so da dove si comincia. E poi anche l'attrezzatura costa.
Che ne dici – rivolgendosi a Nishi– me lo compro un basco?...

Nishi, dal canto suo, provato dalla morte della figlia e dalla malattia terminale della moglie, ci appare inizialmente a viso scoperto attraversato dai suoi continui tic, vestito in maniera ordinaria quasi dimessa, taciturno ma simpatico, come nella scena un po' clownesca in cui simula, alla sua maniera, un lanciatore di baseball.
E' proprio il suo compagno di squadra a convincerlo a recarsi in ospedale dalla moglie; Sarà una decisione fatale perché, a distanza di pochi minuti, Horibe subirà l'attentato.
Lui e Horibe erano una squadra vincente. Ogni volta che Horibe esagerava o picchiava troppo forte, Nishi lo fermava.
Non è questa tuttavia, l'unica sventura nella sua vita professionale.
Ed infatti, sebbene assieme ad altri due colleghi, riesca ad individuare l'attentatore di Horibe, il malvivente, dopo una breve colluttazione con lo stesso Nishi, divincolandosi uccide uno degli agenti. A questo punto, la rabbia ed il peso della responsabilità di Nishi sono tali che, dopo aver colpito a morte il killer – in piedi e spietato sopra di lui – gli riversa contro l' intero caricatore.
Tutte queste tragedie finiscono per provocare un terremoto nelle vite di entrambi.
Due immagini per sintetizzare i loro diversi stati d'animo:
Horibe, sulla sua carrozzina e in riva del mare, viene raggiunto dalle onde che gli bagnano i piedi sin sopra le caviglie, senza che lui abbia nessuna possibilità di spostarsi. Il suo sguardo dimesso, l'aria stanca, tratteggiano un uomo sconfitto, inerme davanti ad un triste destino. Di lì a poco tenterà il suicidio.
Nishi, sfrontato ed immobile di fronte alla canna della pistola che uno yakuza gli punta in pieno viso, sembra, invece, un guerriero ferito, ma pur sempre un combattente. Abito ed occhiali scuri, espressione impenetrabile, maniere forti e sbrigative, poche parole e molte pallottole; ora che ha lasciato la polizia non ci sono regole, o codici, da rispettare. Sembra un uomo che non ha più nulla da perdere, ma non è così.
La straordinaria capacità di sintesi di Kitano, associata ad una indubbia sensibilità, fanno sì che il cuore del film sia racchiuso entro pochissime e ravvicinate sequenze: quelle della scoperta dei fiori, da parte di Horibe; e del travestimento di Nishi.
Horibe non ha più bisogno di atteggiarsi a pittore, a lui non serve più il basco per sembrare un artista: improvvisamente davanti alla vetrina di un fioraio diviene un'altra persona schiude la sua interiorità al mondo, lasciandosi contaminare dalle sue ricchezze.
Non deve più copiare o riprodurre la realtà e anche grazie ai preziosi regali-strumenti di Nishi, scopre l'arte dentro di sé, la sua personale capacità di creare ed interpretare.
Vede per la prima volta ciò che lo circonda con occhi diversi, entra in relazione con un universo meraviglioso e nuovo: quello dell'arte, della fantasia, dell'immaginazione, dell'ispirazione che gli consentirà di generare sfondi pieni di luce e colori capaci di dar forma alle sue opere geniali. All'interno di ognuno di quegli animali con la testa a forma di fiore, Horibe penetra una nuova dimensione, contatta in prima persona il fascino misterioso dell'ambiguità, vede le cose trasformarsi pian piano dentro e davanti a sé.
Nishi, a sua volta, compie una doppia operazione: trasforma un taxi in una macchina della polizia, carica una pistola a salve, si traveste da poliziotto con tanto di divisa e rapina una banca. Sulle loro diverse quattro ruote, entrambi corrono incontro al destino, ma mentre Horibe scopre il senso della propria esistenza, Nishi se ne inventa un altro: torna poliziotto per commettere un reato.
Un colpo, il suo, altamente paradossale: senza panico, violenza o intimidazione. Piccoli gesti per entrare in possesso del bottino. Soldi che servono, per acquistare il materiale all'amico Horibe, sostenere la famiglia del suo collega morto in servizio e a fare un viaggio, l'ultimo, insieme a sua moglie.
Si tratta dell'ennesimo ed ultimo sdoppiamento della vicenda; ma anche quello decisivo nel quale "fiori" e "fuoco" convergono definitivamente. Questa volta però non in una sola persona, ma in una coppia e nella loro armonica relazione; Nishi infatti percorre l'ultimo tratto di strada con la sua amata, ma al tempo stesso fugge dalla polizia e dalla mafia giapponese.
Un "on the road" nel quale si mischiano neve e cieli stellati, fiori in techicolor, fuochi d'artificio e quadri pirotecnici di Horibe, ma soprattutto un percorso nel quale due persone vivono una intesa umana profonda, ricca di silenzi, sguardi, complicità, allegria e consapevole amarezza.
Quando finalmente la figura del "lucky puzzle" viene completata, s'intuisce che la fine è vicina. Insieme a loro sulla spiaggia, arriva anche la polizia.
Nishi carica due proiettili nel tamburo della pistola.
Una ragazzina con un aquilone sulla spiaggia, forse per ricordare la famiglia che fu, ed improvvisamente le prime parole della donna, che per tutto il film era rimasta sempre in un espressivo quanto rigoroso silenzio: "Ti ringrazio". Ed abbassando lo sguardo: "Perdonami", dice al marito, come a giustificarsi per la sua mortale malattia. I due si abbracciano, la telecamera dapprima indugia, poi si sposta verso il mare, lungamente.
E quando la musica sembra introdurre la fine della storia, due spari fuori dall' inquadratura.
Un fuoco intimo e privato, lontano da occhi indiscreti.

G. Fassari

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Riflessioni allo schermo by Giuseppe Fassari is licensed under a:
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Ultimo aggiornamento: 31 / 05 / 10 - 23:28:12