MimesisLab
Laboratorio di Pedagogia dell'Espressione
Dipartimento di Progettazione Educativa e Didattica
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Cineteca

Riflessioni allo schermo



Scheda

Le ricamatrici

Regia di Éléonore Faucher. Con Lola Naymark, Ariana Ascaride, Marie Felix, Thomas Laroppe, Arthur Quehen, Jacky Berroyer
Drammatico, durata 85 min. Francia 2004
Presentato in concorso alla 43ma "Semaine Internationale de la Critique" di Cannes.

Sinossi

Claire ha diciassette anni ed è una ragazza timida e scontrosa. Quando scopre di essere incinta di cinque mesi, decide di partorire in gran segreto, con l'intenzione di lasciare il bambino in affidamento. Abbandona il suo impiego al supermercato trovando rifugio e lavoro nella bottega dalla signora Mélikian - una ricamatrice che lavora per l'alta moda - ancora addolorata per la morte del figlio. Inizialmente c'è fra loro un rapporto controverso e quasi completamente incentrato sulla professione, ma pian piano...

Oltre lo schermo

Il Rodano-Alpi, regione della Francia sud-orientale, abbraccia ed accoglie una delle storie più toccanti di questi ultimi anni e, grazie al talento della regista e delle due attrici protagoniste, la diffonde nelle sale di tutta Europa risvegliando nell'animo dello spettatore sopite o dimenticate emozioni.
In questo splendido affresco d'oltralpe veniamo circondati da oggetti di forma sferica: i cavoli che Claire, la protagonista, ruba nella terra dei genitori, gli anelli che porta alle dita, la pancia che le cresce giorno dopo giorno, le perline e i bottoni che adornano i vestiti cuciti da lei e dalla sua datrice di lavoro, le noci sgusciate, il senso circolare in cui ruota la manovella sotto la macchina da cucire, il turbante che copre i capelli della ragazza, i rocchetti di filo riposti nel laboratorio. Persino il brutto voto preso a scuola dal fratellino Thomas è uno zero.
Ed anche il percorso che porta la giovane Claire e la signora Mélikian ad incontrarsi e ad intendersi, assume un ritmo dolce e lento danzato in tondo, dove le due donne in questione, senza mai perdersi di vista, sembrano annusarsi con sospetto e poi sfiorarsi, prima di fidarsi ed affidarsi l'una all'altra come madre e figlia. Inizialmente posizionate ai poli opposti di questa circonferenza immaginaria, muovendosi su timbri musicali diversi a seconda dei loro distinti stati d'animo – coglie nel segno la colonna sonora di Michael Galasso - tutte e due si trovano a dover fronteggiare le conseguenze drammatiche di un incidente: Claire, una gravidanza indesiderata ed inattesa; l'altra elaborare il lutto per la scomparsa del suo unico figlio, vittima di una caduta in moto.
Incidente che ad entrambe genera un sentimento di chiusura e rifiuto.
Claire opera una sorta di nascondimento generale: rifiuta l'idea di essere incinta, respinge i cambiamenti del suo giovane corpo, non rivela la sua maternità ai genitori - con i quali peraltro ha un pessimo rapporto -, continua ad andare a lavoro in motorino, cerca una ginecologa lontano dal suo paese e da occhi indiscreti, si separa progressivamente dalla sua migliore amica. Non sopporta e non sostiene lo sguardo degli altri, perché avverte di essere costantemente giudicata.
Si sente marcia dentro, come la noce sgusciata nel giardino di Lucile.
La vita per lei si presenta irta di difficoltà, in salita come il campo coltivato nel quale viene ripresa all'inizio del film; e al pari del suo motorino "in salita non ce la fa più".
Qualcosa però, seppur lievemente, intacca questa "grande muraglia": l'incontro con la ginecologa. Quel primo breve confronto tra donne, la scuote: parlare di sè, esporre il proprio pancione, sottoporsi ad una visita, la rende fragile, vulnerabile. E nonostante le manchi il coraggio di guardare il monitor durante l'ecografia, ascolta il cuore del piccolo battere dentro di sé. Lentamente qualcosa comincia a scricchiolare...
Non vuole sapere il sesso del nascituro, tanto da tenere la risposta in una busta chiusa, ma decide di partorire in anonimato anziché abortire.
E poi Claire ricorda. Ricorda sognando, o sogna ricordando, o rivive ad occhi chiusi, un episodio della sua infanzia di profonda ed intensa intimità, protezione, fusione:
lei bambina, in braccio a sua madre, sotto un grande albero spoglio.
Il nostalgico sogno-ricordo, di quell'unico evento felice, sembra essersi impresso nella sua mente cristallizzando la sua vita relazionale ed affettiva ed anche una foto, appesa su una parete del soggiorno, pare voler rievocare, o rinnovare, quel misto di amore ed assenza materna, da cui tutto ha avuto inizio.
La signora Mélikian, invece, si rifugia nella sua abitazione o nel laboratorio, posto al semi-interrato dello stabile nel quale vive, lontano da tristi e dolorosi ricordi, ma insieme ad alcune immagini di suo figlio ben in vista. E quando neanche questa vicinanza, insieme all' assunzione di Claire come apprendista, sembrano sollevarla dal proprio solitario dolore, tenta il suicidio.
L'arrivo di Claire nella bottega le salva la vita.
Nonostante fosse stata precipitosamente liquidata, questa volta la ragazza, anziché arrendersi o abbandonarsi alla disperazione, riesce a rompere il proprio isolamento e a penetrare l'amaro silenzio della signora Mélikian: insieme daranno inizio ad una nuova fase della loro vita.
Punto focale e metafora rappresentativa del loro incontro è certamente il telaio, strumento del comune lavoro e allo stesso tempo spazio trasparente condiviso, dentro il quale immaginare e guardare attraverso.
Non è un caso che irrompa "da protagonista", dopo una scena chiave per il percorso interiore di Claire: quella della busta caduta dalla tasca del suo cappotto.
Per un attimo la ragazza pensò che madame Mélikian...
Abituata a seguire l'istinto, a ragionare secondo il proprio ordine mentale che le aveva sino ad allora insegnato a non fidarsi di nessuno, Claire aveva tentennato; ma questa volta sentiva, anzi ne era convinta, che quella donna era diversa.
Quando per la prima volta la ragazza si china, per guardare la trama del telaio dal basso, ne resta incantata: sembra un cielo stellato, tutto è armonicamente legato, unito, tenuto insieme, in relazione. Uno strano labirinto di fili e colori all'interno del quale tutto assume una forma ed un senso.
Visto da sotto, da spettatrice, le sembra un mondo affascinante, astratto ma perfetto; quasi una predizione, come stesse leggendo il proprio futuro.
Grazie alla signora Mélikian, Claire impara un mestiere e l'arte della vita.
La scelta di tenere la bambina, sarà una femmina, contagia le due donne e questo clima di rinnovata vitalità le aiuterà a conoscersi meglio, a rivelare i loro segreti, ad aprirsi e con-fidarsi, tanto da far dire a madame Mélikian "Ormai siamo una bella squadra noi due. Adesso potrebbe succederci qualsiasi cosa, siamo forti. Noi non ci arrenderemo." Sopra il telaio un vestito rosso attende soltanto di essere indossato.
La danza continua.

G. Fassari

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Riflessioni allo schermo by Giuseppe Fassari is licensed under a:
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Ultimo aggiornamento: 31 / 05 / 10 - 23:28:12