MimesisLab
Laboratorio di Pedagogia dell'Espressione
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Cineteca

Riflessioni allo schermo



Scheda

Dancer in the dark

Regia di Lars von Trier. Con Catherine Deneuve, David Morse, Björk Gudmundsdóttir, Peter Starnmare, Peter Stormare. Musical, durata 140 min. Danimarca 2000.
Palma d'Oro al Festival di Cannes 2001, miglior film e miglior attrice.

Sinossi

Selma, affetta da cecità progressiva e ragazza madre di un bambino con la stessa malattia, lavora in una fabbrica di una cittadina americana ed ha un unico svago: la musica e la danza delle commedie hollywoodiane. La sua situazione, già critica si fa drammatica quando un vicino l'accusa di averlo derubato...

Oltre lo schermo

...Non sono forte, ma quando diventa troppo dura, ho le mie valvole di sfogo. Quando lavoro in fabbrica e le macchine vanno con un certo...ritmo, io comincio a sognare e tutto diventa musica...

All'inizio è solo buio, oscurità per circa tre minuti e mezzo: schermo nero e musica. Note che vibrano nell'aria, sorvolano le nostre teste e rimangono in adorazione davanti e dentro la scena per tutta la durata della pellicola. Potremmo dire che il film sia condensato, racchiuso, in questo brevissimo lasso di tempo, tutto dentro quel nero. Per pochi minuti, il regista ci accompagna nella mente e nel cuore di Selma, per un attimo avvertiamo quel che lei sogna ed ascolta ogni giorno, tutti i giorni; noi e lei siamo sullo stesso tappeto volante, sopra i pensieri del mondo. Se provassimo a lasciarci andare, cercando di comprendere anziché capire, potremmo scoprire molto di noi stessi e anche di lei, senza correre il rischio di esprimere facili giudizi, etichettare, bollare qualcuno in maniera definitiva.
All'inizio è solo buio, buio pesto, ma Selma vede. Lei lavora, balla, canta, ama, vive, con una misteriosa melodia nel sangue, nelle ossa, nel cuore; è la sua seconda pelle, il suo modo d'incontrare il prossimo, amato o sconosciuto. Lei sogna di vivere in un musical, perché in un musical non accade nulla di terribile...
Catapultati in questo mare verticale, percepiamo il suo respiro, la sua rassicurante presenza, lei è al nostro fianco: ma noi, cosa vediamo durante quei tre minuti e mezzo?
Un sogno a forma di scatola e con in testa un paio di occhiali, proietta Selma dalla terra natia agli Stati Uniti, paese nel quale ogni desiderio diventa realtà. Dentro quel contenitore di caramelle, ci sono le fatiche di una vita, il senso di colpa per una maternità intensamente desiderata e le speranze per la vita di un figlio mai così tanto amato. Gene, questo è il nome del ragazzo, è la vera molla che spinge Selma a...mantenere un segreto, fidarsi di Bill e restare in silenzio, fino alla fine.
Ma quella custodia così apparentemente innocua, racchiude tutto il male del mondo, la meschinità degli uomini, il tradimento e la follia più cieca. Nel musical di Selma, nel suo animo così aperto e disponibile non era neanche immaginabile un simile copione.
E quando l'inganno sta per essere perpetrato e la sua vita distrutta, il sogno ad occhi aperti la ritrae a bordo di un treno dal percorso segnato ...

Ho visto tutto,
ho visto il buio.
Ho visto la luce
in una piccola scintilla
Ho visto ciò che ho scelto
e ciò di cui ho bisogno.
Di più sarebbe avidità...
Ho visto ciò che ero
e so cosa sarò
Ho visto tutto ormai
non c'è più nulla da vedere...


La straordinaria purezza di Selma dovrebbe indurci a ritenere quanto un tribunale sia il luogo meno idoneo per giudicarla; questa "romantica sovversiva" che segue soltanto il suo cuore, viene dapprima invitata al banchetto nella terra dell'abbondanza e poi sul più bello, abbandonata e tradita. Eppure, nonostante il licenziamento, l'accusa di omicidio e la susseguente condanna, la donna non perde mai di vista qual è il suo compito, quale la sua priorità, quanto il rispetto che nutre nei confronti dell'uomo: manifesta un'inusuale comprensione verso il datore di lavoro che l'aveva appena licenziata; chiede perdono a Bill, l'amico-poliziotto-traditore; non si scoraggia di fronte alla protervia dell'avvocato in aula, anzi sembra quasi ringraziarlo quando le presenta il ballerino dei suoi sogni. Rinuncia persino al suo più grande sogno, il teatro, pur di tenere celato l'aggravarsi della sua malattia. Nessuna bugia, solo mezze verità. Non sono la sua vita e il suo futuro ad essere in gioco, ma quelli di Gene: Hai solo fatto ciò che dovevi fare...
questo profetizzava il ragazzo a bordo di quella scandalosa bicicletta.
E quando Selma ci invita a riflettere, a comprendere ed a perdonare...

Il tempo che occorre
ad una lacrima per scendere,
a un cuore per perdere un battito,
a un serpente per cambiare pelle,
a una rosa per far crescere una spina,
è il tempo che basterebbe per perdonarmi.

noi cosa rispondiamo?


Lo stato dimostrerà che l'imputata non solo ha perpetrato l'omicidio più crudele e premeditato a recente memoria, ma che è anche una persona egoista che si nasconde cinicamente dietro un handicap.

Chi è il vero cieco in tutta questa storia?
Avevi ragione Selma, ascolta il tuo cuore! Ascolta il tuo cuore! Ascolta il tuo cuore!
Siamo miseri e soli, come il poliziotto criminale, il procuratore arrogante, la secondina aguzzina, il burocrate al momento dell'esecuzione.
Miseri e soli.
D'altro canto lei è sempre uscita prima dell'ultima canzone, in modo che il film durasse all'infinito....
Allora, che cosa vedevamo durante quei tre minuti e mezzo iniziali?
Se la risposta è: "nulla", siamo nei guai.


G. Fassari

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Riflessioni allo schermo by Giuseppe Fassari is licensed under a:
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Ultimo aggiornamento: 31 / 05 / 10 - 23:28:11