MimesisLab
Laboratorio di Pedagogia dell'Espressione
Dipartimento di Progettazione Educativa e Didattica
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Cineteca

Riflessioni allo schermo



Scheda

Sogni

Regia di Akira Kurosawa. Con Martin Scorsese, Akira Terao, Mitsuko Baisho, Chisu Ryu, Hisashi Igawa. Epico, durata 117 min. - Giappone, USA 1990.
Presentato fuori concorso al 43° Festival di Cannes
Nomination ai Golden Globe 1991 per il Miglior Film Straniero

Sinossi

Otto brevi racconti fantastici – legati dalla presenza di un personaggio che parla in prima persona – a metà strada tra il sogno e l'incubo.

Oltre lo schermo

E' incredibile l'imbecillità umana, fra i rischi della radioattività c'è che è invisibile. Così abbiamo sviluppato la tecnologia per rendere visibile il rischio. E ora abbiamo il vantaggio di sapere cosa ti ha ucciso, bel vantaggio! La morte si annuncia con la sua carta da visita.

Una riflessione per immagini attraverso i sogni e gli sguardi di un maestro del cinema. Otto "piccoli" affreschi all'interno dei quali rintracciare le diverse sfaccettature dell'animo umano, tra speranze ed angosce; un viaggio verso una dimensione "sospesa" che inizia con un bambino disobbediente – sul punto di "incontrare" l'arcobaleno e le volpi – e termina con un centenario innamorato della vita e rispettoso della natura che lo circonda. In mezzo, il delirio d'onnipotenza dell'uomo e la sua deriva distruttiva: la barbarie della guerra, la fatica della sopravvivenza, la catastrofe nucleare.
Di per sé, ogni film è un frammento onirico che prende corpo "tra le mani" del regista e diviene visibile agli occhi dello spettatore, che a sua volta si immerge e riflette dentro quelle immagini. Tale processo di confluenza e sintesi, si rinnova nella pellicola in questione, con un tocco di mistero ulteriore: avvinto dai propri sogni, Kurosawa sembra ricoprire il doppio ruolo di autore ed interprete, come volesse ri-viverli "personalmente" per comprenderli appieno ed esorcizzarli.
Il tema dominante è la continua tensione dell'uomo tra rispetto e trasgressione, percezione dei propri limiti e desiderio di travalicarli, tra l'umano e il dis-umano.
Nei primi episodi è raccontata la storia di due bambini. In particolare, nel primo frammento il fanciullo, dopo aver trasgredito una norma tacitamente rispettata per tradizione, sfida il destino per cercare la casa delle volpi e chiedere perdono.
Nel secondo, invece, il giovane protagonista, grazie alla purezza che contraddistingue ogni bambino, riesce a vedere per l'ultima volta il pescheto in fiore, raso al suolo dall'insipienza degli adulti, anche se questa visione è inafferrabile e dunque durerà solo un istante.
Un ulteriore spunto di riflessione viene offerto allo spettatore dalla successiva coppia di episodi, dove il regista contrappone le figure di due uomini: uno scalatore e un comandante dell'esercito, unico sopravvissuto in battaglia. Sebbene entrambi percepiscano la propria esistenza intimamente legata a quella degli altri compagni di viaggio – consapevolezza che Kurosawa sottolinea legando i rocciatori bloccati dalla tormenta di neve con una corda rossa – mentre l'alpinista resiste agli assalti della tentazione e raggiunge insieme agli altri il campo base, il militare verrà assalito per sempre dal ricordo rabbioso della guerra, impersonato dal feroce cane che, prima lo spinge ad attraversare il tunnel e poi lo minaccia appena terminato l'incubo.
Il sogno di mezzo, spartiacque da un lato e rivelatore dall'altro, risulta essere il quinto, nel quale l'alter ego del regista entra nei quadri di Vincent van Gogh (interpretato da un magistrale Martin Scorsese), sino ad incontrarlo mentre ritrae un paesaggio. Le poche parole del pittore, svelano, non solo il ruolo del cinema e dell'arte in generale, ma esprimono anche il senso particolare di quest'opera:
questo luogo trascende la realtà. Un paesaggio pittoresco non fa mai un dipinto, se ti concentri ed osservi, tutto della natura ha la sua bellezza. E in quella bellezza naturale io mi perdo dentro. E poi come in un sogno il paesaggio si dipinge da solo, per me; io mi nutro di questo scenario naturale lo divoro tutto, totalmente, e quando ho finito il quadro è davanti a me completo dopodichè ho dentro di me il vuoto assoluto...
"Incontrare" un'opera d'arte non costituisce un momento d'evasione o d'estraneazione dalla realtà e dal mondo, ma un atto umanante, catartico e liberatorio, in grado di purificare interiormente, debellare la mancanza di sensibilità ed il pericolo delle "mani rozze".
I successivi due "cortometraggi", si distinguono per il loro finale: da un lato l'invisibile e colorata radioattività sembra inghiottire l'intero genere umano; dall'altro l'uomo sul vulcano – avvertite le sofferenze dei demoni – comprende il pericolo e fugge spaventato.
L'ultimo episodio si svolge in un paesino rurale, bucolico, quasi incantato, dove persino i funerali sono una festa ed un inno alla vita.
Da notare l'uso di alcuni elementi simbolici da parte del regista: l'arcobaleno – alla fine del primo capitolo – il ponte levatoio di Van Gogh, ed il ponticello di legno, nell'ultima sequenza, ci esortano a ricordare quanto la relazione e la comunicazione con ogni essere vivente sia fondamentale per esprimere il nostro potenziale umano.

Si dice spesso che la vita è dura, difficile; questa è solamente una posa dell'essere umano. La verità è una sola: la vita è bella... più che bella, entusiasmante!

G. Fassari

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Ultimo aggiornamento: 31 / 05 / 10 - 23:28:11