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Notizie

La virtualizzazione degli spazi dell'educare e del comunicare

Appunti per l’intervento di Roberto Maragliano
al convegno Gli spazi della educazione
Facoltà di Architettura
Alghero, 5 novembre 2010

 

È frequente imbattersi in un approccio riduttivo al rapporto fra la cosiddetta “realtà” e quanto va generalmente sotto l’etichetta di “virtuale”.
Riduttivo nel senso che il secondo termine di tale rapporto viene a caricarsi dell’insieme di pregiudizi negativi tradizionalmente associati all’idea di “immagine”, quando in essa (secondo una tradizione peraltro caratterizzata da nobili origini) si vede soprattutto una “ri-presentazione” inautentica di realtà. Allo stesso modo, nel virtuale si tende a cogliere una “copia” limitata quando non deforme del reale, un qualcosa dunque di ingannevole, di astratto rispetto alla realtà fisica, e non di estratto da essa.

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Accadde domani



Appunti per l'intervento di apertura al convegno "Progetto Stori@ 2.0" della Rete
"Laboratorio Storia"
Palermo
ICS M. Buonarroti
28 -30 ottobre 2010




...la congiunzione tra
"narrazione" e "documento",
per non dire
la fusione,
mi pare riuscitissima...

dalla lettera di Edoardo Sanguineti a Pietro Marcello,
regista del film  La bocca del lupo


LA SOLITA STORIA
  intervento di Roberto Maragliano

 E’ la solita storia.

???

… che vuol dire …

Provo a dare due risposte, delle molte possibili.

Ø  La prima risposta è come tuffarsi in mare ed essere pescati da una rete.

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Lanterne e lucciole

di Roberto Maragliano

"Nell'utimo decennio si sono susseguite sempre più insistenti le campane a morto per un ruolo e una funzione che a posteriori, e sempre più chiaramente, ci appaiono connotare il tempo che ci siamo lasciati alle spalle. Quel Novecento, cioè, che si è potuto definire 'il secolo degli intellettuali'. Davvero l'atto fondativo del J'accuse di Emile Zola - 13 genaio 1898 - segna un discrimine profondo e decisivo: momento di fondazione [...] Se la storia gloriosa degli intellettuali nasce quando uno scrittore maturo e celebrato come Zola decide di mettere in gioco il proprio prestigio e il proprio benessere privato in nome dell'interesse pubblico, essa si inverte di segno nel momento in cui Pasolini, il più poliedrico degli intellettuali del suo tempo, esibisce in pubblico il teatro delle proprie opinioni - al fine di conseguire scopi squisitamente privati". Così Andrea Cortellessa, nell'unico contributo a mio avviso significativo, sul piano dell'analisi, tra quelli che il primo numero della rivista "Alfabeta" dedica al tema dell'intellettualità (e a proposito, davvero c'è un'intellettualità diffusa che si riconosce nella rinascita, con la semplice aggiunta del 2 in testata, di detta "nobile" rivista e dei suoi nobilissimi pensanti contributori? Ho dei dubbi in proposito e personalmente, sarò sincero, non mi sarei lasciato sfuggire l'occasione di echeggiare la rinnovata provocazione di Alberto Abruzzese, rinominando la rivista "Analfabeta" e con questo provando davvero a sancire e interpretare la condizione "anno Zero" di tutto un modo e di tutto un mondo di pensare e agire...).

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Sopportabile genio

Di solito non vado alle presentazioni pubbliche dei libri. C'è generalmente poco dibattito, e raramente capita di sentir parlare qualcuno che il libro in discussione l'abbia davvero letto e davvero esprima quel che ne pensa. Giorni fa ho fatto un'eccezione, qui, e non me ne sono affatto pentito. In scena c'era un tomo su Ingmar Bergman e soprattutto il taglio scelto dall'autore per dar conto dell'ingombrante figura del registra svedese. C'è un retroscena. Conosco da anni Aldo Garzia, autore del volume, per il fatto che abitiamo nello stesso caseggiato romano e condividiamo una quota di interessi e provenienze (in ordine sparso: Liguria, editoria, giornalismo, sinistra politica, cantautori). Ma nel suo cielo ci sono tre stelle che brillano più di tutte le altre: Gino Paoli, Cuba e Ingmar Bergman. Sono con lui sulla prima, in buona parte sulla seconda, debbo dire che faccio fatica a stargli dietro con la terza. Anzi, facevo: almeno fino all'altro giorno, e ora vi spiego il perché.

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Storia in musica

Mi piace la musica irlandese in tutte le sue declinazioni, tra il tradizionale riproposto, reinventato, ibridato con altri generi, fino al quasi jazz. Per questa ragione ho acquistato l'ultimo lavoro di un gruppo storico come The Chieftains, s'intitola San Patricio, realizzato e prodotto insieme a Ry Cooder. La ragione per cui ne parlo qui c'entra molto con la musica ma non con una recensione. Il cd, e il dvd che lo accompagna, infatti, può piacere o non piacere, ma costituisce una proposta straordinariamente interessante per gente che, come noi, in ogni realizzazione cerca occasioni per incontrare il sapere nelle forme più informali, accattivanti,  interessanti, possibili.
Be', San Patricio, secondo me, è una di queste straordinarie occasioni: raccontare una storia poco conosciuta dentro la musica, per di più perseguendo l'obiettivo di attirare l'attenzione sull'assurdo contrasto tra le strategie militari di respingimento dei messicani alla frontiera americana e la presenza oceanica dei latino-americani che vivono negli Stati uniti. Paddy Moloney, il leader del gruppo, nella breve ma esauriente e toccante presentazione del progetto, scrive, "When Ry said to me one day: 'Los Angeles is still a Mexican town', he seems the Voice of Ages. ...

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Tagghiamo?

Think Tag l'abbiamo visto nascere qualche anno fa, e anzi noi del Laboratorio abbiamo dato una piccola mano al suo ingresso nel mondo del web. Da allora viaggiamo assieme, anche perché nel canale associato al volume Parlare le immagini abbiamo fatto entrare molti studenti, e alcuni sono poi rimasti, una volta finite le attività del corso. Perché TT è un social network e, cosa abbastanza anomala, tutto di matrice italiana. Che si fa lì? Si condividono file. Bene, direte, quel che si fa in ogni accettabile comunità di rete. In più, ribatto, c'è la possibilità di condividere tag, commenti, legami ed anche di costruire in forma collaborativa catene o reti di immagini, suoni, testi, ecc.

 

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Suono, quindi sono (cinema)

Nell'ambito delle politiche della produzione editoriale che da tempo si affianca alle uscite dei quotidiani e dei periodici e che, inzeppando le edicole di offerte, è riuscita almeno in parte a contenere gli effetti del calo delle vendite dei supporti delle opere a stampa e multimediali, la posizione del gruppo Repubblica - L'Espresso si segnala per la scelta di proporre, il più delle volte, dei prodotti originali, e dunque di non limitarsi, come altri fanno, a rimediare (senza alcuna rimediazione tecnica) opere già esistenti. La più recente uscita riguarda il cinema e in particolare i capolavori del muto, riproposti, anzi chiamati ad una nuova esistenza da sottotitolazioni sonore d'autore (preferisco evitare di parlare di "accompagnamenti", perché saprebbe di "carenze", quando invece il cinema muto è di per sè completo, tutt'al più dei suoni musicali opportunamente prodotti possono rinforzarlo, o meglio "aumentarlo"). Saranno occasioni per scoprire o anche riscoprire archetipi visivi e sentirli perfettamente in vita e in piena salute, per effetto dell'ottima mediazione di musiche attuali (attuali anche nel senso che danno l'impressione di essere prodotte o di voler dare l'impressione di essere prodotte lì per lì, davanti allo schermo, come era d'uso ai tempi).

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Musica connettiva

Avete un minuto, anzi due, anzi cinque? Non perdetevi la promenade sonora e visiva dell'articolo che linko qui. Non importa che sappiate poco di musica o di multimedialità. Importa che abbiate curiosità e niente pregiudizi nei confronti dell'artigianato. Perché, ne converrete dopo aver fatto le esplorazioni suggerite, ed eventualmente altre che vi propone youtube con le sue sequenze di associazioni, siamo in presenza di nuove forme di produzione artistica, dove il bricolage multimediale raggiunge vette di raffinatezza impensabili fino a qualche tempo fa. Viene in mente, almeno per gli aspetti vocali, quel genio di Bobby McFerrin (per chi non lo conosce, questo non è che un assaggio, ma scorrendo la colonna alla destra dello schermo quanti altri se ne trovano!), ma anche tante altre icone artistiche centrate sulla teatralizzazione della voce (penso a Dario Fo, penso a Carmelo Bene, penso a Demetrio Stratos). Bene, se ci sono voce e perizia musicale (ma al limite, l'ultima finestra dell'articolo linkato dice che possono anche mancare), e soprattutto se ci sono competenze in fatto di ripresa e postproduzione multimediale e se si è armati di tanta tanta pazienza, due prerogative che non possono mancare in queste faccende, bene anche il dilettante può tirar fuori cose davvero molto interessanti. Forse anche più interessanti di quelle prodotte dagli artisti ufficiali, perché più fresche, perché più autentiche, perché più divertite e divertenti. Quello dell'artigianato multimediale è un virus che come tutti i virus si sta diffondendo. L'idea è che ognuno di noi può essere artista e avere seguito, la tecnologia aiutandolo in tutte le due azioni implicate, quella della produzione e quella della pubblicazione. Questo è anche il bello del web 2.0. Ieri la gente rideva delle battute televisive, oggi la televisione per far ridere ruba le battute della gente (non ci credete? Spinoza docet). rm

 

 

Prof. Troller, sei tutti noi

E' il nome della più recente maschera messa in scena da Antonio Albanese, con la complicità di Fazio.
Al momento in cui scrivo non si è assistito che ad una sola uscita, ma già ha fatto scalpore. Chi s'offende, chi sorride, chi sorride di chi s'offende, chi s'offende per chi sorride. La scuola è cosa ardua da toccare e rappresentare, almeno qui da noi. Basterà far notare che dagli anni trenta in poi il cinema nostrano ha ripreso ininterrottamente le medesime scene, le medesime figure, le medesime situazioni, quasi a dimostrazione che l'istituzione è immobile: o tale è, comunque, nelle rappresentazioni collettive (ma non ci vuol molto a capire quanto l'immaginario collettivo influisca sulla realtà, modellandola a suo piacimento).
Bene, a navigare le comunità di rete, sembra che le reazioni al prof. Troller non siano diverse rispetto a quelle che si hanno quando a scuola (o all'università) capita di incontrare uno che gioca fuori degli schemi e che giocandoci fuori ti permette di toccare con mano gli schemi stessi: cosa capita? capita che lui si prende addosso tutti gli strali, e che ad infilzarlo sono primi proprio coloro che vedendosi rappresentati fanno di tutto per non riconoscersi.

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Stronzate

Era programmata da tempo, avrebbe dovuto approdare a Roma, al Bioparco, dopo aver girato mezzo mondo, dal 2004, quando è stata ideata e realizzata al Museo di Storia Naturale di Tring, versione per l'infanzia dell'autorevole British Museum. E invece, nulla, non se n'è fatto nulla. Ordini superiori. Parlo della mostra "Storia naturale dell'innominabile: la cacca". Due giorni prima dell'apertura è stata annullata per misteriosi problemi di sicurezza. Ci credete? Credo piuttosto a quello che è scritto nella presentazione dell'omonimo volume: "Gli ippopotami ci nuotano dentro, i bradipi si tengono in contatto attraverso di essa...e la maggior parte degli adulti preferisce non parlarne!". Evidentemente gli uffici del Comune di Roma sono nelle mani della maggioranza silenziosa (rm)

 
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