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Notizie

E la didattica?





   Nuova editoria e vecchia università

   di Roberto Maragliano

 

 

 

 

In questi giorni di fine novembre 2011 esce una collanina (nemmeno tanto ina) per conto di Apogeo dedicata all'editoria digitale. Ovviamente sono testi in esclusivo formato ebook (e non versioni digitali di testi cartacei).
Ovviamente, anche se per alcuni, che pure di questo argomento scrivono pubblicano pontificano da ogni possibile cattedra universitaria e/o massmediale (ammesso che ci sia differenza), questo non è ovvio.
Bene, la collanina esce con 8 dico otto ebook, ognuno dedicato ad una diversa specifica faccia del tema: modi di produzione, modi di diffusione, modi d'uso, ecc.
Finalmente, con questi discorsi, si entra nel merito. E nel migliore dei modi, consentendo al lettore non solo di avere indee chiare ma anche di fare esperienza diretta di quel che è presentato e discusso nei testi. Finalmente si esce dalla logica dei dibattiti televisivi sui pericoli della tv.

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promozione bookliners.com

 

Immagini e immaginario dell'11 settembre

In questi giorni di commemorazioni a dieci anni dall'attentato alle Twin Towers più e più volte mi sono ritrovato ad ascoltare e a raccontare i ricordi personali di quel giorno. Cosa si stava facendo. Con chi si era. Le sensazioni provate quando, in diretta televisiva, il secondo aereo si schiantò nella torre rilasciando un'enorme bolla di fuoco. Tutti siamo rimasti segnati da quelle immagini. E tutti tendiamo a condividere con gli altri quegli attimi vissuti tra stupore, incredulità ed angoscia. Ogni racconto, poi, si concentra inevitabilmente sulle immagini. Sono le immagini dell'attentato a concentrare i nostri ricordi, sono loro ad organizzare quei momenti. Non a caso ogni racconto raggiunge l'apice nel momento in cui si descrive ciò che venne visto in quegli attimi, davanti ad uno schermo. 

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Facebook per insegnanti, e-learning per genitori?

Genitori e insegnanti sono la stessa cosa? No, ma gli uni e gli altri condividono la responsabilità educativa nei confronti dei più giovani, figli o alunni che siano. È questo il motivo che rende molto interessante il dibattito stimolato da due testi appena usciti, entrambi in versione digitale: Facebook per genitori di Giovanni Boccia Artieri (3.99€, editore 40k) e Adottare l’e-learning a scuola di Roberto Maragliano (3€, Garamond, commentabile dai lettori al suo interno su piattaforma Bookliners).

boccia_artieri-facebook-per-genitori maragliano-adottare-elearning-a-scuola

Entrambi i libri, in maniera discorsiva e decisamente informale, propongono riflessioni che aiutano a superare gli allarmismi e le banalizzazioni degli slogan giornalistici di cui purtroppo si nutre anche troppa accademia.

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Scuola, futuro e web

keith-haring

“Unitag” è l’inserto mensile pubblicato dal quotidiano L’Unità dove è possibile discutere, approfondire e confrontarsi sui temi del web. Oltre la versione cartacea è particolarmente attivo l’ambiente digitale ospitato sul sito del quotidiano. Il tema del mese è la scuola, a tal proposito Roberto Maragliano è stato coinvolto in un dibattito assieme a Agostino Quadrino e  Linda Giannini e coordinato dal vicedirettore del giornale Luca Landò e Carlo Infante. Il confronto ha permesso di analizzare e approfondire come la scuola si confronta, e si scontra, con la rete intesa non solo entro la matrice prettamente tecnologica, ma che agisce sui fattori culturali, sociali ed economici. È in atto, ormai da tempo, un vero e proprio cambiamento di pratiche, di consumi, di interpretazioni con il quale la scuola deve fare i conti.

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La cucina come passione poetica

 

 

 Il web di cent'anni fa

 di Roberto   Maragliano

 

 

 

 

Non è come quando si dice “il Manzoni” o “il Petrarca”: certo, potrebbero essere capitoli di manuali, ma, chiamati in causa così, con tanto di articolo, figurano soprattutto come “grandi figure” o, visto che siamo in clima, “padri della patria”. No, nel suo caso, con il nome non si allude a un soggetto, ma a un oggetto. Il che, sia detto appunto per carità di patria, non rappresenta affatto una diminuzione, tutt'altro.
Si provi a dire “l’Artusi” a chi abbia un po’ di confidenza con la storia nazionale, quella materiale soprattutto, o a chi non sia completamente insensibile alle cose di cucina, e ci si accorgerà subito della differenza: il portatore del nome scompare dietro l’opera omonima, che decisamente lo sopravanza.
I più sanno dell’esistenza del primo grande ricettario nazionale, sbrigativamente denominato “l’Artusi”, ma pochi invero sanno qualcosa del suo autore.
Il 30 marzo 2011 sono giusto cent’anni dalla morte di Pellegrino Artusi: Firenze gli dedica una mostra bibliografica e Casa Artusi (http://www.casartusi.it/), a Forlimpopoli, sua città natale, ha numerose iniziative in calendario.
Ed è davvero una bella, provvidenzaile coincidenza: i 150 dall’unità d’Italia e i 100 dalla scomparsa di chi ha dato un decisivo contributo alla formazione degli italiani (addirittura più del Manzoni, è stato provocatoriamente ma autorevolmente detto da chi ne ha fatto la prima riscoperta culturale, Piero Camporesi, con l’edizione Einaudi del 1970; e qui mi verrebbe il vezzo di aggiungere: “fors’anche più del Verdi”).

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La forma dei contenuti




 Materiali per un immaginario didattico

di Roberto Maragliano

(marzo 2011)




Finalmente un piano di discorso (oltre che un discorso) accettabile. Nell'asfittico dibattito su che si insegna a scuola e come lo si insegna c'è ben poco da sguazzare, almeno qui da noi. Dunque, ben vengano le eccezioni come quella cui vorrei dedicare questa nota.
Ma intanto, perché parlo di eccezioni?
Le cose vanno così, nella cultura scolastica nazionale, che se si prende in considerazione il problema della forma da dare alle esperienze di apprendimento in classe, lo si fa generalmente in modo rigidamente formalistico, e allora sono messi in scena i formulari pedagogici o i protocolli d'uso dei marchingegni digitali (accettati, anzi tollerati solo se concettualmente non si discostano da manuali o lavagne). Se invece ci si occupa del contenuto, lo si fa in modo altrettanto rigidamente contenutistico, affidando l'impegno ai guardiani delle frontiere disciplinari, chiamati a sondare arare rassodare e presidiare, con le armi dell'accademia, territori culturali configurati come "manuali".

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Eccitazioni


NONSTUDENTI E NONDOCENTI

di Roberto Maragliano

 

"Non c'è due senza tre" diceva sempre mia madre. E questa è la terza volta. Mi tocca intervenire.
Il fatto, anzi il misfatto risale al 1997. In un'intervista telefonica concessa al quotidiano "L'Unità" dico esattamente quanto segue: "Il videogioco è la più grande rivoluzione epistemologica di questo secolo [ovviamente non l'attuale ma il precedente]. Ti dà una scioltezza, una densità, una percezione delle situazioni e delle operazioni che puoi fare al loro interno che permette di esaltare dimensioni dell'intelligenza e dello stare al mondo finora trascurate dalla cultura astratta".  E poi, alle obiezioni dell'intervistatore, reagisco con la domanda:"Lei preferisce che un pilota d'aereo abbia fatto videogiochi o abbia letto la Divina Commedia?".  A distanza di tanti anni non ho motivo di pentirmi di quelle affermazioni. Al contrario. Lungi da me dire che vanno contestualizzate, direi invece che vanno fortemente ribadite.

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Quarant'anni dopo, dal progresso al regresso

 

Saperi e non saperi di una cittadinanza pedagogica

 

intervento di Roberto Maragliano
al convegno

Bruno Ciari
e la controriforma della scuola
Riflessioni in occasione del
40° della morte


Firenze, 22 gennaio 2011

 

 

Sono entrato in “Riforma della Scuola” nell’autunno del 1970,  dunque a pochi mesi dalla scomparsa di Ciari, e ci sono rimasto, svolgendo vari ruoli in redazione e direzione, fino alla fine del 1992, fino a quando, cioè, il mensile di intellettuali e professionisti che facevano riferimento al PCI ha interrotto le pubblicazioni.
Ho potuto così non solo assistere ma anche prendere parte ad un’elaborazione e ad un confronto sui vari temi della riforma scolastica (politico- istituzionali, pedagogico-didattici, cultural-professionali) che si sono prolungati per più di vent’anni e che sovente hanno fatto riferimento non solo alle idee ma anche alla testimonianza di vita del “maestro” Bruno Ciari. Ho potuto anche seguire la parabola di quella elaborazione, sia la fase ascendente sia quella discendente.

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McLuhan e le immagini

Appunti su Understanding Media e le tecnologie dell’immagine

(per il convegno 1911-2011: il secolo McLuhan)

di Roberto Maragliano

 

 

Se un giorno si volesse tracciare una storia del “pensiero figurale” è certo che, accanto a quelli occupati da un Nietzsche o da un Merleau-Ponty, per dire, un posto di rilievo andrebbe riconosciuto a Marshall McLuhan.
Questo per quanto riguarda lo stile di scrittura, figurale come pochi altri del suo tempo, e che mantiene tuttora un carattere eccentrico, nei riguardi dei codici ancora dominanti in area scientifico/accademica: eccentrico in quanto “artistico” e orientato ad essere perennemente “in contropelo” rispetto ai discorsi correnti, eccentrico in quanto non esclusivamente e non totalmente scrittorio, bensì figural-scrittorio, se vogliamo.

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