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Intervista al libro Parlare le immagini

Questo è il testo dell'intervista che il 21.11.2009 Roberto Maragliano ha rilasciato, per la sua tesi di laurea, allo studente Umberto Pizzigallo dell'Università "La Sapienza".

Quando e come nasce il progetto "Parlare le immagini"?

Non si tratta di un vero e proprio progetto, quanto di un'opportunità che mi è stato possibile cogliere. Stavo predisponendo la stesura del volume, successivamente pubblicato da Apogeo, ed ero alla ricerca di una soluzione che mi consentisse di avere non tanto un prolungamento web del volume e tantomeno un sito promozionale del volume stesso quanto un ambiente di rete capace di promuovere attività in coerenza, almeno nello spirito, con le tesi lì enunciate. Nel corso di un happening pubblico promosso a Frascati da quell'artefice del multimedia teatrale che è Carlo Infante, mi sono imbattuto in Germano Paini che mi ha parlato di un suo progetto, in via di definizione, destinato a realizzare un social network dentro il quale accogliere, condividere e annotare tramite tag e commenti materiale multimediale di diversa provenienza.

L'idea (eravamo agli albori del fenomeno successivamente denominato web 2.0) mi piacque e assieme al gruppo di collaboratori del mio laboratorio pensammo di contribuire allo sviluppo del progetto, in parte anche finanziandolo e per altra parte suggerendo soluzioni e proponendoci come cavie delle prime realizzazioni. Cosa, anzi cose che regolarmente si fecero, con reciproca soddisfazione, e che ci permisero di avviare un canale specificamente dedicato al far parlare le immagini.

 

Quando e come avviene l'incontro con ThinkTag, e come si evolve nel tempo la community da voi creata sulla piattaforma?

Alla prima parte della domanda ho già dato risposta. Passo dunque alla seconda parte. Come si può vedere procedendo a ritroso nel tempo, l'immissione di risorse nel canale ha inizio, dopo una prima fase di sperimentazione di cui resta traccia in una sola scheda, ha inizio nel dicembre del 2007, un mese prima dell'uscita del volume con l'inclusione delle schede dei testi oggetto degli Attraversamenti in Parlare le immagini. Poi, via via ho inserito schede di arricchimento, che andavano al di là dei percorsi indicati dal testo, di modo che la prima diffusione del volume è stata accompagnata e sostenuta da un accumulo di "risorse" (così in Think Tag si chiamano le schede di presentazione di immagini, suoni, video, testi, pagine, ecc.) al quale hanno cominciato a contribuire spontaneamente i lettori del volume. Successivamente la community si è accresciuta tramite il coinvolgimento diretto degli studenti delle facoltà di Scienze della Formazione e di Lettere e Filosofia dell'Università Roma Tre presso le quali svolgo, assieme al gruppo del Laboratorio di Tecnologie Audiovisive, atività di formazione e con due specifiche iniziative di coinvolgimento ludico della community stessa: con la prima, una sorta di "tagga la Gioconda" ho raccolto, tra marzo 2008 e agosto 2009, più di un centinaio di commenti e citazioni, molti dei quali accompagnati da relative immagini, o software, e tutti corredati di serie di tag, centrati sulla molteplicità di azioni e proiezioni connesse con la ricezione del dipinto di Leonardo; con la seconda, che ho promosso ad agosto 2009 in occasione di un intervento a Bressanone per conto di Graphein, associazione di pedagogia e didattica della scrittura, e che per la verità stenta ancora a decollare, mi sono proposto di avviare una raccolta collettiva e connettiva di immagini (commentate e taggate, ovviamente) variamente connesse alle componenti femminili e maschili della rappresentazione di scrittura.

Quali sono gli aspetti positivi di ThinkTag e quali secondo lei sono più funzionali alla realizzazione del vostro progetto?

Certamente il fatto che la community possa collaborare alla costituzione di database di materiali e parallelamente di tag e commenti destinati a definire collettivamente e connettivamente quegli stessi materiali. E poi la possibilità di allungare con commenti e inserimenti vari di materiali ciascuna scheda, potendo così dar vita ad una sorta di paperole reticolare e multimediale. Credo che navigando il canale si tocchi con mano (anzi con gli occhi) gli infiniti modi di "parlare le immagini".

Quali sono invece gli aspetti negativi e le caratteristiche che ritiene andrebbero migliorate?

Una qualche rigidità tecnica dell'ambiente che rende talora lento e faticoso l'impegno ad utilizzarlo e farlo rendere al meglio, e una non completa realizzazione della sua componente "comunitaria".

Come è stata la risposta degli studenti? Hanno trovato ThinkTag uno strumento idoneo alla condivisione?

Sì, al di là dei limitati ostacoli di cui ho detto alla risposta precedente, mi sembra di poter dire che la reazione degli studenti è stata positiva, almeno finché è rimasto in piedi il "compito universitario". Di fatto, solo pochi, successivamente all'esame, hanno continuato a frequentare ed alimentare l'ambiente. Di qui, anche, le considerazioni critiche che ho precedentemente illustrato.

In che modo la partnership con Roma Tre ha permesso la crescita e l'evoluzione di Thinktag?

L'ho anticipato. Il nostro gruppo di Roma Tre ha contribuito al progetto con suggerimenti ed indicazioni tecniche nella fase di realizzazione, con sessioni di prova sul campo, con l'impegno, una volta varata la versione definitiva di Think Tag, a popolare l'ambiente.