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Lazio e-Citizen

Il facilitatore come figura chiave

I facilitatori devono essere in rapporto di 5 per ogni 12 partecipanti, preferibilmente giovani under 30, studenti universitari o neolaureati. Al facilitatore spetta il compito di sviluppare nei singoli soggetti capacità di apprendimento autonomo, quali ad esempio: accettare il feedback sulle proprie performance in modo non difensivo; diagnosticare i propri bisogni di apprendimento; formulare obiettivi di apprendimento congruenti alle proprie possibilità e aspirazioni; identificare risorse umane, materiali ed esperienziali adeguate al raggiungimento dei vari livelli di apprendimento; elaborare un progetto personale.
 
L’interazione tra facilitatore e corsisti è molto intensa in quanto, rinunciando a parte dell’autorità propria della figura dell’insegnante e quindi rinunciando all’idea di porsi in modo frontale (cattedratico) rispetto al soggetto dell’apprendimento, il facilitatore tende perlopiù ad affiancarglisi e a sostenerlo con costante assiduità, offrendogli uno scaffolding di tipo affettivo ed emotivo oltre che cognitivo.
L’atteggiamento del facilitare si basa sulla consapevolezza di un rapporto alla pari con il corsista, cedendo parte della sua autorità di docente e alleggerendosi di parte delle funzioni legate all’insegnamento diretto e al supporto nell’acquisizione di contenuti disciplinari predefiniti.
Il facilitatore si pone egli stesso in un atteggiamento di scoperta, che è a un tempo valorizzazione dell’altro e apertura verso i saperi che il soggetto stesso, in quanto adulto dotato di un ricco bagaglio esperienziale e di un concetto di sé autonomo e responsabile, è in grado di trasmettere.
Rispetto al corsista egli si pone come una risorsa flessibile di apprendimento e il suo ruolo diventa quello del tutor che agisce per far superare le difficoltà di ordine cognitivo, affettivo, relazionale e per combattere la percezione di inadeguatezza di fronte al compito di apprendimento.
Le linee guida individuate per il facilitatore sono le seguenti:
  • instaurare all’interno del gruppo un clima sereno e informale, fondamentale per una collaborazione proficua, interagendo con i corsisti in modo colloquiale e diretto;
  • non dare mai per scontato che i corsisti siano in grado di capire tutti i termini d’uso e tradurli ove possibile in modo comprensibile;
  • gestire le relazioni del gruppo in maniera da equilibrare le esigenze di individualizzazione con quelle della collettività;
  • affrontare in maniera flessibile gli argomenti del Syllabus personalizzando il percorso didattico a seconda delle richieste e degli interessi dei corsisti;
  • mettere sempre il corsista in condizione di fare esperienza diretta con il personal computer e l’ambiente Internet, suggerendo più che mostrando;
  • accompagnare le spiegazioni verbali con esempi pratici e usare metafore che portino su un livello contestuale più vicino all’esperienza dei corsisti quegli argomenti così profondamente legati alla “virtualità” da risultare di difficile comprensione;
  • incoraggiare ad affrontare la complessità delle logiche del mezzo facendo leva sulla curiosità in modo da motivare i corsisti all’impegno;
  • lasciare il corsista libero di sperimentare ed eventualmente sbagliare, ragionando solo in un secondo momento sulle difficoltà incontrate e proponendo eventuali suggerimenti;
  • non aver paura di mostrare le proprie debolezze e le difficoltà che si sono personalmente affrontate, ma anzi usarle come esempi di superamento;
  • affidare ai corsisti problemi pratici da risolvere, sia come esercizio da affrontare a casa, sia direttamente in aula, in modo che si impegnino a seguire percorsi propri di ragionamento e risoluzione, da soli e in gruppo, senza l’intervento diretto del facilitatore;
  • interagire con gli altri facilitatori in modo da scambiarsi vicendevolmente suggerimenti sulla didattica e consigli legati alle esperienze di ciascuno.

 
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