Immersioni

Il libro domani?



di Silvia Innocenzi

Saluti dall'inviata, che si appresta al resoconto del dibattito di lunedì 6 Febbraio. Titolo: "Il libro domani, in Italia e nel mondo". In realtà lo sguardo è rimasto molto provinciale, di mondo si è parlato ben poco nonostante la presenza del "signor Amazon.it". Comunque, principio dal principio.

La bella notizia è che del dibattito non ho perso una parola, sarà durato al massimo un paio d'ore. La brutta notizia è che effettivamente la fine la conoscevamo già, ma direi anche l'inizio e la parte centrale. Insomma il succo del dibattito si riduce a cosa spicciola, quindi mi dilungo in resoconto libero. Segue dibattito!


L'aneddoto simpatico è l'esser stata scambiata per un addetto stampa di qualche altra agenzia dall'addetto stampa di Amazon, il quale a seguito del mio diniego con sguardo allibito e bocca a forma di grande 'O' per la sorpresa ha esclamato: "ma dunque sei qui perché realmente interessata?" Pare fossi insetto raro effettivamente, dato anche il numero assai esiguo di spettatori non paganti (in prima fila dal lato porta per sgattaiolare via velocemente c'eravamo io e l'addetto stampa Amazon, dall'altro lato due ottuagenari e amici stretti del conduttore del dibattito, dietro una distinta signora bionda in disparte, sempre dietro e molto defilati altri due spettatori di mezza età. Il resto era troupe!).
La sala nella quale siamo stati convogliati, ovviamente senza alcuna indicazione per raggiungerla dato che evidentemente non erano attesi ospiti esterni, era assai accogliente: elegante ma raccolta e gradevole. Girerei con piacere per Convegni e dibattiti anche solo per vedere le belle architetture dei palazzi di cui è dotata la Roma bene. E alcune volte giro in effetti giusto per quello, quando il resto scarseggia.

Comunque, sono arrivata in anticipo. E devo dire che ho fatto bene. Non certo perché fossero puntuali nell'avvio dei lavori, al contrario: hanno dato il via alle danze con buoni 40 minuti di ritardo. Quanto piuttosto perché la parte realmente interessante del tutto è consistita nell'assistere dalla prima fila all'organizzazione dell'evento. Ho scoperto assai presto che il fine reale del dibattito non era dibattere, quanto piuttosto realizzare una registrazione video dell'evento. Gian Arturo Ferrari, in cui mi ero già imbattuta al Convegno di Palazzo Farnese, si è rivelato e non l'avrei detto, un dispotico padrone di casa. Ha elargito ordini su ogni minimo dettaglio fino a raggiungere livelli di pedanteria da personaggio satirico. Si è prodotto nella descrizione dettagliata del portamento che i relatori avrebbero dovuto tenere, non escluso il dover mostrare un atteggiamento rilassato, tenendo molto a rimarcare l'obbligo del sorriso perché (citazione letterale) "non si sta mica celebrando la morte del libro, signori". A ciò ha aggiunto l'indicazione di utilizzare espressioni informali, un linguaggio non tecnico ma di darsi assolutamente del lei per non dare l'impressione di essere una combriccola (rivado con citazione letterale) "come di fatto siamo". Si è poi prodotto nella raccomandazione di introdurre qualche elemento polemico, e qui ha fatto esplicito riferimento ai talk shaw politici della tivvù (ed in effetti similmente ai politici sono poi finiti a tarallucci e vino dopo il dibattito con un bel rinfresco). Il tocco di grazia ma ancora non surreale quanto l'ultimo punto, che mi riservo per la fine, è stata la divisione a tavolino dei rispettivi ruoli da giocare, al di là di quelli che ognuno di loro ricopre nella realtà.

Così il buon Ferrari ha detto che si sarebbe finto privo di competenze ed ignorante in materia per porre solo le domande (e fin qui, tutto normale); mentre il Signor Feltrinelli avrebbe dovuto fare la parte solo ed esclusivamente del libraio tradizionale (qui è giunta una debolissima protesta dall'Amministratore Delegato della Feltrinelli, seguita a stretto giro da una passiva accettazione); il Signor Amazon avrebbe dovuto recitare il ruolo del libraio online di libri, sia cartacei che elettronici (nonché tacitamente la parte del cattivo); infine Mauri avrebbe impersonato l'editore. La divisione netta dei ruoli ha suscitato qualche flebile pigolio di "ma... però..." sedati senza troppa fatica, ma la resa definitiva ed incredibile è stata nell'accettazione del taglio con l'accetta dei temi. Primo: libro cartaceo, e non si parla di altro. Secondo: libro elettronico. Terzo: figure a rischio di scomparsa. Forte del patto Ferrari si è avvalso della facoltà di interrompere brutalmente chi sconfinava dal ruolo o dal tema bel delineato in precedenza. Così parlando del libro cartaceo non si poteva che per sommi capi associarlo al libro elettronico, argomento successivo con spazio suo ben delimitato, di fatto riducendo le possibilità di parlare in maniera sensata di fenomeni evidentemente sfaccettati e indissolubilmente intrecciati.

Da notare che parte del dibattito è andato perduto per via di un collegamento malriuscito di teleconferenza da Milano, dove si trovava Giambelli, collegamento mai riavviato evidentemente per non sfigurare in video. Il Ferrari esortato praticamente da chiunque, compreso il gatto dello staff, ad interrompere la chiamata e riavviarla ha proseguito indomito fingendo imperturbabile che si sentisse qualcosa. Salvo poi lamentarsi e rimbrottare l'intero staff a fine incontro. Così per l'apparenza è stato sacrificato un terzo del dibattito (essendo tre i relatori) oltre che il tempo del Signor Feltrinelli che è stato a fare il pesce muto per due ore da Milano.

Il tema prescelto da dibattere era il libro di domani. Declinato però come ormai se ne discute anche al bar: ovvero, siori e siore, il destino del libro. Che automaticamente si traduce in: il libro di carta è vegeto, in agonia o è un morto che cammina e che cadrà per mano dell'ebook? Primo blocco di dibattito dunque incentrato proprio sul libro dalle pagine odorose di colla. Accordo unanime sul fatto che è riscontrabile una flessione del prezzo, un abbassamento medio del costo del libro di carta. Il dato è stato presentato come tragico, il malato è agonizzante. Salvo poi aggiungere che sì, probabilmente il calo del prezzo potrebbe però anche avere un effetto di stimolo sulla domanda. Seguito da un accenno a latere sull'America in cui Amazon continua a registrare tassi di crescita a doppia cifra nella domanda di libri cartacei, in mercati anche molto maturi. Così nel canale di vendita in Internet si assiste a fenomeni notevoli, come quello della cosiddetta coda lunga. Banalizzando: si guadagna parecchio anche vendendo pochissime copie di un gran numero di titoli, vista l'assenza di vincoli imposti dalla fisicità del libro.

Così il Signor Amazon ha riportato il seguente dato: il 90% dei titoli vendono meno di venti copie. Con annessa contraddizione in termini dei "best sellers" che non vendono più granché. Passando alle peculiarità del mercato italiano sono state individuate le seguenti caratteristiche: meno lettori ma più forti. Si comprano, assai più che in altri paesi, libri rilegati e d'antiquariato. L'editore sosteneva che questa realtà rimarrà pressoché immutata, Angioni prevedeva evoluzioni verso un mercato meno di nicchia, Giambelli è rimasto a fare il pesce muto nella palla di vetro a schermo a causa del collegamento in panne. Si è passati così al secondo tema, il libro elettronico, preannunciato in siffatta maniera: "il discorso si fa più filosofico". Che già la dice lunga. Ma ovviamente non si è parlato del libro elettronico, piuttosto è stata così riformulata la stessa pressante domanda del primo blocco: sarà lui l'assassino del libro di carta? Solo di sfuggita è scappata la fish di un dato Amazon, ovvero che il consumo di libri (elettronici, of course: forse per questo se ne è minimizzata la rilevanza) di chi acquista un device è triplo rispetto alle sue precedenti abitudini di acquisto. Ovviamente è un dato parziale circoscritto, da verificare ma certo interessante. Così non ha fatto storia nel dibattito. Ci si è piuttosto concentrati sul fatto che c'è e ci sarà una coesistenza delle due tipologie del libro, l'unico e solo, perché il libro cartaceo resisterà, deve resistere, non deve morire, assolutamente no, tutti d'accordo? Sul fatto poi che il prezzo più basso del libro elettronico possa determinare o meno una consistente promozione della lettura si sono confrontate posizioni diverse, tutte abbastanza fiacche.

Non si è mancato l'appuntamento con la preoccupazione di come reperire risorse per l'editore e l'autore con tanto di difesa d'ufficio dell'intramontabile diritto d'autore, condita con pepata accusa di superficialità rivolta a chi (dal web) chiede che l'istituto venga quantomeno aggiornato. L'ultimo blocco tematico merita citazione letterale: "Tre domande di sopravvivenza". Ovvero sopravviveranno la libreria, l'editore e soprattutto il libro pre-ci-sa-men-te così nella forma in cui lo conosciamo? Il mantra rassicurante è stato che sì, sopravviveranno tutti. Certo con dei contraccolpi. Il libraio dovrà scegliere, consigliare, conoscere ed offrire dei servizi. L'editore dovrà concentrarsi sul cuore dell'attività editoriale, ovvero il rapporto con l'autore. Le quali affermazioni peraltro potrebbero far sorgere un legittimo dubbio: cosa caspita hanno fatto tutti fino ad ora? Ed infine il libro di carta dovrà cedere, malvolentieri, un angoletto anche al suo gemello elettronico. Purché l'ebook rimanga gemello e non si metta strani grilli per il capo.

E dunque stiamo sereni, sursum corda e, mi raccomando sorridere, la parola d'ordine è continuità, tutto cambia perché nulla cambi. Così paiono pensare gli esperti, che hanno in tal modo concluso la fiction-dibattito: "Be' ci sono ragionevoli elementi per dire che il libro sopravviverà" (Ipse dixit). Io di concreti elementi non ne ho visti passare, e persistono in me alcuni dubbi anche sulla ragionevolezza. Così finisce che non posso giurare neppure sulla sopravvivenza. Forse potrei farlo sulla vitalità del cambiamento, ma quello è tutto un altro dibattito.
Ite, missa est.

Ultima nota di gossip: il Ferrari ha rifiutato di bere dal bicchiere di plastica facendo portare tutti calici di vetro perché "non si può fare una simile figura in video". Ha ordinato poi all'assistente di turno, dall'aria rassegnata (bisogna pur campare) di riempire costantemente i bicchieri durante tutto il corso del dibattito.
Dopo il gossip segue dibattito (su Facebook o dove preferite voi).