Immersioni

Fare rete



Questo primo semestre ci vede impegnati come laboratorio in diverse attività didattiche. Tra queste il corso di Comunicazione di rete per il corso di laurea in Scienze della Comunicazione. Nello spazio on line dedicato al corso ci confrontiamo con una certa dose di scoraggiamento nei confronti della rete, alcuni degli interventi proposti dagli studenti tendono ad evidenziare le criticità del web prima di cogliere e approfondire le opportunità. Siamo dell'idea che un ambiente mediatico meriti di essere prima di tutto scoperto, approfondito, praticato proprio per far sì che l'impianto critico sia solido e non pregiudiziale. Così vale anche per la comunicazione. Qui sotto trovate un nostro intervento, pubblicato oggi, che intende ancora ribadire tutto ciò, o quantomeno provarci.

La rete è fatta da noi. Da tutti noi. E come ogni media popolato e animato dalle persone può assumere forme e significati diversi. Per comprendere c'è bisogno di fare, per conoscere c'è bisogno di agire, non a caso se parliamo di rete, e poniamo dei giudizi su di essa, ci basiamo sulle cose che si fanno in rete. Il libro Network effect ha, a mio parere, il pregio di raccontarci cosa si fa in rete. I capitoli tentano di costruire una sorta di mappa che ci guidi attraverso alcune delle pratiche che si compiono sul web. I capitoli provano a raccontarci cosa si può fare, come potersi muovere, quali idee possono essere messe in pratica in questo complesso e articolatissimo media chiamato web.

 

Uno dei vantaggi della rete è quello di poter agire collettivamente. Mettersi in contatto. Fare cose insieme. Ho letto i vostri interventi che puntano, in modo legittimo sia chiaro, il dito contro alcune delle criticità della rete. Non sono tutte rose e fiori, mi dite. Sono d'accordo, la rete è fatta di tante cose, cose che, ripeto, nascono crescono e muoiono grazie al nostro contributo. Twitter è anche censura. Facebook è anche diminuzione di privacy. Google è anche un grande accentratore di potere. La rete, diciamo noi, è anche fare cose insieme. Collaborare per migliorare e migliorarsi. Belle parole, direte voi, ma tali parole per fortuna si tramutano in fatti concreti.

E dov'è la novità? C'è ma è stata bella che assimilata da tutti noi e ci sembra oggi del tutto banale e scontata. Pensiamo all'università? La rete ci sta aiutando, adesso, in questo momento, a migliorare lo scambio di idee. E' un'opportunità in più per arricchire le riflessioni e lo studio. Una roba del tutto normale se consideriamo il nostro presente. Eppure l'università continua inesorabilmente, per una sua buona parte, ad agire attribuendo un ruolo marginale alla rete. Anzi, a volte è ancora peggio, l'università tende ad offrire strumenti all'apparenza critici e riflessivi senza mai toccare la materia a mani nude, senza provare ad immergersi in quello che è la rete. Senza fare cose. Uno dei vantaggi sul quale puntiamo molto, e che ci viene dato proprio dalla possibilità di estendere questo corso al web, è quello di cogliere anche gli interventi di chi a lezione (per esempio) non se la sente, o chi dopo aver letto in un dato momento un passaggio sui testi di studio decide di condividere le proprie impressioni, i propri dubbi, la propria opinione. O chi prova a metterci del suo, o chi tenta di percorrere un canale collaborativo con il docente avendo meno timore di calpestare quei confini gerarchici tra studenti e docenti che a volte vanno a discapito del dialogo e dell'approfondimento. Questo spazio di rete ci mette in contatto provando a tessere una rete collaborativa.

Vi pare una cosa da poco? Forse sì, anche perché in rete questo avviene ogni santo giorno. Nonostante la mole di critiche e di perplessità. Nonostante tutto.

Illustrazione di Gipi