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Immersioni

Immagini e immaginario dell'11 settembre

In questi giorni di commemorazioni a dieci anni dall'attentato alle Twin Towers più e più volte mi sono ritrovato ad ascoltare e a raccontare i ricordi personali di quel giorno. Cosa si stava facendo. Con chi si era. Le sensazioni provate quando, in diretta televisiva, il secondo aereo si schiantò nella torre rilasciando un'enorme bolla di fuoco. Tutti siamo rimasti segnati da quelle immagini. E tutti tendiamo a condividere con gli altri quegli attimi vissuti tra stupore, incredulità ed angoscia. Ogni racconto, poi, si concentra inevitabilmente sulle immagini. Sono le immagini dell'attentato a concentrare i nostri ricordi, sono loro ad organizzare quei momenti. Non a caso ogni racconto raggiunge l'apice nel momento in cui si descrive ciò che venne visto in quegli attimi, davanti ad uno schermo. 

Le immagini riguardanti l'11 settembre sembrano essere state organizzate, fin dal primo momento, in una forma narrativa ben precisa. La nuvola di fumo che segue al primo attacco, il secondo attacco dove lo schianto dell'aereo di linea provoca l'enorme esplosione, poi il crollo delle due torri e, infine, l'immagine dei pompieri di New York impegnati ad issare la bandiera americana tra le rovine. Credo che tale organizzazione delle immagini, entro appunto un determinato schema narrativo, abbia contribuito notevolmente ad emozionarci, a rendere più evidenti e palpabili le sensazioni provate ogni qualvolta assistiamo alla visione dell'attentato ed alle sue conseguenze.

Il saggio Diplopia di Clément Chéroux, che si concentra sull'analisi dell'immagine fotografica sull'11 settembre, è un buono strumento per conoscere da vicino tali immagini, per comprendere lo stato emotivo che esse provocano e per confrontarle con l'immaginario già presente. Un primo aspetto che colpisce nello studio di Chéroux è la constatazione del grande numero di obiettivi presenti attorno il luogo dell'attentato nella zona di Lower Manhattan, ma il conseguente numero esiguo di immagini proposte dai giornali il giorno seguente gli attacchi. Nonostante un vasto repertorio, i media, in particolare i giornali americani, decisero di concentrarsi su pochi, pochissimi temi rappresentati. Le torri fumanti, l'istante prima che il secondo aereo si schiantasse contro la Torre Sud, l'esplosione dovuta allo schianto, le macerie poco dopo il crollo. Questa scelta ha comportato una maggiore e più insistente iconizzazione dell'11 settembre che a dieci anni dall'accaduto risulta particolarmente riuscita.



Preso atto del numero ristretto di immagini trasmesse dai quotidiani americani, Chéroux si concentra su di un altro aspetto decisamente interessante: il senso di déjà-vu provato nell'osservare le fotografie comunicate dai media in quei giorni e nei tempi a venire. Chéroux ci offre alcuni spunti di riflessione per comprendere come alcune delle immagini entrate prepotentemente nel nostro immaginario riguardo l'11 settembre siano, di fatto, un ponte con altre immagini, anche queste presenti nell'immaginario. Un esempio su tutti: la fotografia dei tre pompieri che innalzano la bandiera americana tra le rovine del World Trade Center assomiglia moltissimo, per stile e per emotività, a quella dei sei marines impegnati ad issare la bandiera americana a Iwo Jima, in Giappone nel 1945. Senza alcun dubbio nell'osservare la fotografia dei pompieri di New York si assiste ad un vero e proprio déjà-vu, quell'immagine porta con sé significati già assimilati, sensazioni già provate e riconvertite per descrivere l'attentato alle Torri Gemelle. 

Infine, è interessante notare come il cono di luce mediatica illumini un certo numero di immagini lasciandone molte altre nel buio. Questa concentrazione confina e definisce in modo molto evidente un immaginario, ma lascia ai margini se non addirittura nel completo isolamento altre fotografie scattate quell’11 settembre. È il caso delle foto raffiguranti i cosiddetti jumpers, quelle persone immortalate mentre saltano dai piani in fiamme. In particolare lo scatto intitolato The Falling Man sia per senso estetico che per concentrato di emotività risultò una delle immagini più rappresentative di quei gesti drammatici. La fotografia fu realizzata quindici secondi dopo le 9.41 dal fotografo Richard Drew dell'Associated Press. Chéroux sottolinea come il 12 settembre diversi giornali decisero di pubblicare lo scatto, il quotidiano The Herald utilizzò quell'immagine in prima pagina. Ma la reazione dell'opinione pubblica fu molto dura, quella foto suscitava troppa violenza e l'opinione pubblica era già particolarmente scioccata. Oltre l'intericonicità, ovvero il rimando ad immagini già ricche di significato e quindi facili da connettere ad un immaginario già storicizzato e eroizzato, l'11 settembre ha offerto altrettante immagini difficili da digerire. Quelle dei jumpers raccontano attimi estremamente umani ancora lontani da una storicizzazione anestetizzante.

 

 
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