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Immersioni

Facebook per insegnanti, e-learning per genitori?

Genitori e insegnanti sono la stessa cosa? No, ma gli uni e gli altri condividono la responsabilità educativa nei confronti dei più giovani, figli o alunni che siano. È questo il motivo che rende molto interessante il dibattito stimolato da due testi appena usciti, entrambi in versione digitale: Facebook per genitori di Giovanni Boccia Artieri (3.99€, editore 40k) e Adottare l’e-learning a scuola di Roberto Maragliano (3€, Garamond, commentabile dai lettori al suo interno su piattaforma Bookliners).

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Entrambi i libri, in maniera discorsiva e decisamente informale, propongono riflessioni che aiutano a superare gli allarmismi e le banalizzazioni degli slogan giornalistici di cui purtroppo si nutre anche troppa accademia. Se Boccia Artieri infatti sostiene che quello sui ‘nativi digitali’ è un discorso semplificato perché “non è un problema (solo) di età, ma di distanza culturale […] una distanza che si è creata con l’uso quotidiano delle nuove tecnologie, che hanno riconfigurato il nostro modo di stare nella realtà”, Maragliano nel suo ebook invita a ragionare e a utilizzare i social network senza pregiudizi di sorta: “[la “palestra Facebook”] fa bene perché lì impari ludicamente a produrre, organizzare, mediare testi, a gestire immagini e video, a navigare e saccheggiare nobilmente la rete riproponendo ad altri i frammenti e gli esiti della tua esperienza, a calibrare i tuoi interventi adattandoli ai diversi contesti di comunicazione”.

Proprio adattare forma e contenuti ai contesti comunicativi è impresa non sempre facile e che può causare  non di rado disorientamento e paura, quando non chiusura incondizionata. I testi di Boccia Artieri e Maragliano aiutano nel comprendere da vicino un mondo che – se tenuto a distanza – può effettivamente risultare indecifrabile e oscuro. Oggi gli adolescenti, ricorda Boccia Artieri, strutturano “attraverso le tecnologie di rete e quelle in connessione mobile (il cellulare da cui accedere ai propri profili sui social network, per esempio), un modo di stare con il gruppo di pari, sempre reperibili e connessi con gli amici”. L’interesse per loro risiede nei comportamenti delle persone che frequentano, nelle scelte fatte e condivise, nelle letture comuni e nelle scoperte di contenuti fatte assieme alla propria comunità (che è poi una comunità estesa, fatta dell’intimità più stretta del proprio gruppo di riferimento e di quella allargata degli amici degli amici e dei contatti più distanti). Maragliano parla di un “nuovo profilo antropologico” che non deve spaventare genitori e insegnanti, perché in fondo – anche se è vero che non è sempre facile esserne consapevoli –l’uomo vive da sempre in costante mutamento antropologico: “molte delle abitudini correnti, e degli schemi che le disegnano e interpretano, sono manifestazioni di scelte tecnologiche ricevute e interiorizzate a un tale livello di profondità da non essere più intese come tali, vale a dire come scelte tecnologiche”.

Cultura tipografica, cultura televisiva, cultura delle reti, etc.: spesso siamo presi dentro opposizioni a volte utili e a volte fuorvianti. Vivere e abitare in contesti monomediali, multimediali o polimediali non è la stessa cosa, suggeriscono i due autori, e pur se comportamenti e abitudini spesso si strutturano su livelli di coesistenza, nessun cambiamento è indolore. “Di qui la paura del nuovo e la tendenza a demonizzarlo”, scrive Maragliano, e dei limiti di una “visione superficiale formatasi attraverso il racconto dei media” – interessati spesso unicamente al versante eccezionale dei fenomeni, delle anomalie o delle curiosità –  parla anche Boccia Artieri. I due autori aiutano a comprendere che il ‘cyberspazio’ come realtà separata dal quotidiano, se mai è esistito veramente per come è stato descritto da molti commentatori, è una realtà degli anni Novanta del secolo scorso, di quando la rete era territorio di pochi. Dai due libri emerge chiaramente la ‘normalità’ della rete, di comportamenti e abitudini che ormai non ha più senso etichettare come “altro dalla vita reale”, né per i più giovani né per gli adulti. Due testi, insomma, che letti insieme dialogano in modo produttivo sul senso dell’essere insieme in ambienti di rete che fanno sempre più parte della nostra vita di tutti i giorni.

 

 
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