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Immersioni

Il pirata e l'editore


di Andrea Patassini

Immaginate di acquistare su un qualche negozio online l'eBook che desiderate, procedete nel percorso di acquisto ed eccolo, poco dopo, sul vostro reader pronto per essere letto. Vi mettete comodi sul divano e iniziate a gustarvi l'eBook. Dopo poche pagine individuate un errore tipografico, un accento sbagliato, storcete un po' il naso, ma in fin dei conti vi rendete conto che un errore può capitare. Insomma, siete realisti e comprensivi, ma soprattutto il desiderio di leggere quel libro continua ad avere la meglio su un piccolo e comprensibile errore. Poi però notate che quell'errore si ripete un'altra volta, ecco infatti un altro accento errato.

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Cosa e come pensano americani e italiani



di Roberto Maragliano

Confesso, non ne sapevo nulla, fino a che non me ne ha parlato l’interessato. E sì che mi occupo di queste cose, ma evidentemente o mi sono distratto o comincio a subire l’effetto dell’overlapping di info rumorose, e non riesco più a percepire quelle sussurrate, che poi rischiano di essere le più interessanti. 
Parto dunque dal chiamare in causa l’interessato, nome e cognome.  

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Guardare le figure

di Andrea Patassini

Quando ero piccolo mi immergevo nei libri illustrati che popolavano, qua e là, la stanza dove giocavo. Non ci giro intorno, ad attrarmi erano le immagini, quei disegni che non solo accompagnavano il testo, ma che assumevano una loro indipendenza e importanza nel contesto del libro. Per dirla tutta, ero interessato esclusivamente a quei disegni. Mi piaceva sfogliare i cartonati della Disney, dove erano illustrate le scene salienti dei cartoni animati che più amavo. Sfogliarle era come rivivere il film. Del testo non è che mi importasse poi tanto. In quegli anni, a casa, ancora non c'era il videoregistratore, quindi i libri illustrati erano un'ottima soluzione per rivivere più e più volte le storie animate. Le videocassette arrivarono qualche anno dopo. Non sfogliavo solamente libri targati Disney, avevo altri libri illustrati di diverso genere e, ovviamente, non mancavano i fumetti, o meglio, non mancava Topolino. Lì il testo era accettato. Era contenuto nei baloon, aveva un ruolo importante, ma non essenziale. Prima che imparassi a leggere mi piacevano comunque quei disegni ordinati con una certa logica, nonostante non capissi le parole racchiuse nelle nuvolette riuscivo a dare un senso a quello che guardavo. Insomma, guardavo le figure.

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DALLEPICARUSO

 

1993. Un gruppo di pionieri di questo Laboratorio progetta e realizza un'ipotesi folle, come tante che sono passate tra di noi.
Folle per la materia e folle per il modo.

Pensate allo stato delle tecnologie allora, a quanto era difficile reperire materiale video, trattarlo, montarlo, mixarlo, soprattutto se, come era il nostro caso, non si disponeva di apparecchiature professionali.

Pensate allo stato dei software di animazione, titolazione, ecc.

Bene. Il risultato è quello che vedete.

Una cosa folle, che accosta Lucio Dalla a Omero e che a Lucio Dalla, quando gliela mostrammo a Bologna, l'anno successivo, piacque molto.

Saremmo felici se potesse piacere un po' anche a voi.

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Il libro domani?



di Silvia Innocenzi

Saluti dall'inviata, che si appresta al resoconto del dibattito di lunedì 6 Febbraio. Titolo: "Il libro domani, in Italia e nel mondo". In realtà lo sguardo è rimasto molto provinciale, di mondo si è parlato ben poco nonostante la presenza del "signor Amazon.it". Comunque, principio dal principio.

La bella notizia è che del dibattito non ho perso una parola, sarà durato al massimo un paio d'ore. La brutta notizia è che effettivamente la fine la conoscevamo già, ma direi anche l'inizio e la parte centrale. Insomma il succo del dibattito si riduce a cosa spicciola, quindi mi dilungo in resoconto libero. Segue dibattito!

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Fare rete



Questo primo semestre ci vede impegnati come laboratorio in diverse attività didattiche. Tra queste il corso di Comunicazione di rete per il corso di laurea in Scienze della Comunicazione. Nello spazio on line dedicato al corso ci confrontiamo con una certa dose di scoraggiamento nei confronti della rete, alcuni degli interventi proposti dagli studenti tendono ad evidenziare le criticità del web prima di cogliere e approfondire le opportunità. Siamo dell'idea che un ambiente mediatico meriti di essere prima di tutto scoperto, approfondito, praticato proprio per far sì che l'impianto critico sia solido e non pregiudiziale. Così vale anche per la comunicazione. Qui sotto trovate un nostro intervento, pubblicato oggi, che intende ancora ribadire tutto ciò, o quantomeno provarci.

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E la didattica?





   Nuova editoria e vecchia università

   di Roberto Maragliano

 

 

 

 

In questi giorni di fine novembre 2011 esce una collanina (nemmeno tanto ina) per conto di Apogeo dedicata all'editoria digitale. Ovviamente sono testi in esclusivo formato ebook (e non versioni digitali di testi cartacei).
Ovviamente, anche se per alcuni, che pure di questo argomento scrivono pubblicano pontificano da ogni possibile cattedra universitaria e/o massmediale (ammesso che ci sia differenza), questo non è ovvio.
Bene, la collanina esce con 8 dico otto ebook, ognuno dedicato ad una diversa specifica faccia del tema: modi di produzione, modi di diffusione, modi d'uso, ecc.
Finalmente, con questi discorsi, si entra nel merito. E nel migliore dei modi, consentendo al lettore non solo di avere indee chiare ma anche di fare esperienza diretta di quel che è presentato e discusso nei testi. Finalmente si esce dalla logica dei dibattiti televisivi sui pericoli della tv.

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Immagini e immaginario dell'11 settembre

In questi giorni di commemorazioni a dieci anni dall'attentato alle Twin Towers più e più volte mi sono ritrovato ad ascoltare e a raccontare i ricordi personali di quel giorno. Cosa si stava facendo. Con chi si era. Le sensazioni provate quando, in diretta televisiva, il secondo aereo si schiantò nella torre rilasciando un'enorme bolla di fuoco. Tutti siamo rimasti segnati da quelle immagini. E tutti tendiamo a condividere con gli altri quegli attimi vissuti tra stupore, incredulità ed angoscia. Ogni racconto, poi, si concentra inevitabilmente sulle immagini. Sono le immagini dell'attentato a concentrare i nostri ricordi, sono loro ad organizzare quei momenti. Non a caso ogni racconto raggiunge l'apice nel momento in cui si descrive ciò che venne visto in quegli attimi, davanti ad uno schermo. 

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Facebook per insegnanti, e-learning per genitori?

Genitori e insegnanti sono la stessa cosa? No, ma gli uni e gli altri condividono la responsabilità educativa nei confronti dei più giovani, figli o alunni che siano. È questo il motivo che rende molto interessante il dibattito stimolato da due testi appena usciti, entrambi in versione digitale: Facebook per genitori di Giovanni Boccia Artieri (3.99€, editore 40k) e Adottare l’e-learning a scuola di Roberto Maragliano (3€, Garamond, commentabile dai lettori al suo interno su piattaforma Bookliners).

boccia_artieri-facebook-per-genitori maragliano-adottare-elearning-a-scuola

Entrambi i libri, in maniera discorsiva e decisamente informale, propongono riflessioni che aiutano a superare gli allarmismi e le banalizzazioni degli slogan giornalistici di cui purtroppo si nutre anche troppa accademia.

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La cucina come passione poetica

 

 

 Il web di cent'anni fa

 di Roberto   Maragliano

 

 

 

 

Non è come quando si dice “il Manzoni” o “il Petrarca”: certo, potrebbero essere capitoli di manuali, ma, chiamati in causa così, con tanto di articolo, figurano soprattutto come “grandi figure” o, visto che siamo in clima, “padri della patria”. No, nel suo caso, con il nome non si allude a un soggetto, ma a un oggetto. Il che, sia detto appunto per carità di patria, non rappresenta affatto una diminuzione, tutt'altro.
Si provi a dire “l’Artusi” a chi abbia un po’ di confidenza con la storia nazionale, quella materiale soprattutto, o a chi non sia completamente insensibile alle cose di cucina, e ci si accorgerà subito della differenza: il portatore del nome scompare dietro l’opera omonima, che decisamente lo sopravanza.
I più sanno dell’esistenza del primo grande ricettario nazionale, sbrigativamente denominato “l’Artusi”, ma pochi invero sanno qualcosa del suo autore.
Il 30 marzo 2011 sono giusto cent’anni dalla morte di Pellegrino Artusi: Firenze gli dedica una mostra bibliografica e Casa Artusi (http://www.casartusi.it/), a Forlimpopoli, sua città natale, ha numerose iniziative in calendario.
Ed è davvero una bella, provvidenzaile coincidenza: i 150 dall’unità d’Italia e i 100 dalla scomparsa di chi ha dato un decisivo contributo alla formazione degli italiani (addirittura più del Manzoni, è stato provocatoriamente ma autorevolmente detto da chi ne ha fatto la prima riscoperta culturale, Piero Camporesi, con l’edizione Einaudi del 1970; e qui mi verrebbe il vezzo di aggiungere: “fors’anche più del Verdi”).

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