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Elio Matassi professore ordinario di Filosofia della storia, insegna da dieci anni anche Estetica musicale.
Fa parte del Comitato scientifico-direttivo delle seguenti riviste: 'Colloquium philosophicum',
'Paradigmi', 'Nota Bene. Rivista di studi kierkegaardiani', 'Quaderni di estetica e di critica';
per quanto concerne, più in particolare, il settore musicologico è presente nel comitato direttivo della
rivista internazionale 'Ad Parnassum. A Journal of Eighteenth-and Nineteenth-Century Instrumental Music'
e di 'Hortus Musicus'. Coordinatore del dottorato di ricerca in Filosofia e Teoria delle scienze umane,
Dipartimento di Filosofia di Roma Tre, si è interessato prevalentemente di filosofia tedesca dell'otto e
novecento e di filosofia della musica moderna e contemporanea. Collabora a 'Micromega' e 'Lettera
Internazionale' e alle pagine culturali dell''Avanti'.
Sue principali pubblicazioni : Le Vorlesungen-Nachschriften hegeliane di filosofia del diritto,
Roma, 1977; Il giovane Lukacs. Saggio e sistema, Napoli, 1979; Hemsterhuis. Istanza critica e filosofia
della storia, Napoli, 1983; Eredità hegeliane, Napoli, 1992; Terra, Natura, Storia, Soneria Mannelli, 1995;
Bloch e la musica, Salerno, Fondazione Filiberto Menna, 2001. (Menzione speciale della giuria all'VIII
premio internazionale di saggistica "Salvatore Valitutti", ottobre 2001). Musica, Napoli, Guida, 2004.
Il significato della musica è stato da sempre correlato a quello della filosofia; il luogo paradigmatico
di tale stringente correlazione si ritrova nel celebre sogno di Socrate di cui si parla nel Fedone
platonico. Si tratta di un rapporto totalmente parametrato sulla filosofia, un rapporto tra una dimensione
puramente virtuale (la musica) ed una, invece, compiutamente realizzata (la filosofia). Un'interpretazione
che viene messa in discussione nel paradigma sotteso allo sguardo di Euridice cui si richiama Adorno in
quel fascio di appunti ed intenzioni, assemblato da Tiedemann, e che costituisce la prima delle sue opere
postume il Beethoven. Euridice ci guarda in modo triste in attesa che le rispondiamo. Per poter
interpretare questa apertura di senso, per accettare i rischi che questa sfida comporta non rimane che la
filosofia, lingua per eccellenza della mediazione, ad una condizione ben precisa: la filosofia dovrà
abbandonare ogni complesso di superiorità ed accettare un rapporto egualitario con la musica. Il volume
indaga tutti i percorsi che nascono da questa scelta: il rapporto tra ademonicità e demonicità della
musica, che contraddistingue l'inizio dell'800, il tema della compenetrazione tra musica ed utopia,
fra musica e redenzione, il passaggio obbligato dalla filosofia della musica a quella dell'ascolto, la
complessità del rapporto musica-interpretazione fino alla svolta del compositore dialettico, di colui che
(per esempio, Adorno ed, in misura minore, Rousseau e Nietzsche), partendo dall'esperienza concreta della
composizione, ha capovolto i propri punti di riferimento filosofici. Il volume è anche corredato da un
glossario in cui i consueti termini tecnici sono accompagnati da vocaboli filosofici (utopia, redenzione),
riletti e reinterpretati in chiave musicale.
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