Giacomo Marramao
Marxismo e revisionismo in Italia
Marxismo e revisionismo in Italia
Dalla "Critica Sociale" all' "Ordine nuovo", da Turati a Gramsci, dalla critica al filantropismo umanitario delle origini alla crisi del positivismo, si svolge nel movimento operaio italiano una complessa e animata vicenda teorica - specchio, funzione e motore di quella politica - che conduce i socialisti italiani dal Congresso di Genova del 1892 alla scissione di Livorno, dalla separazione dagli anarchici alla 'svolta' del leninismo, ma certamente non si esaurisce, arrivando a fornire materia e schemi al dibattito teorico e politico di questo dopoguerra. Nel valutare meriti, ruoli e rapporti dei protagonisti - uomini e correnti - di questa vicenda, da Turati a Labriola, da Croce a Gentile a Mondolfo, dai 'critici di Marx' ai restauratori di una 'filosofia' del socialismo, il dibattito storiografico degli ultimi decenni, pur nella diversità talora radicale dei giudizi, ha prodotto i suoi canoni, delineato un quadro sistematico. Passando attraverso un'analisi attenta dei testi del 'revisionismo' - da quelli del dibattito collettivo sulle colonne della "Critica Sociale" a quelli decisivi di Labriola, Croce, Gentile, Mondolfo - il volume di Marramao approda da un lato a una valutazione indubbiamente originale del merito teorico e dei significati politici delle correnti e degli episodi più significativi di quel dibattito; dall'altro, a un profondo rimescolamento delle gerarchie, dei rapporti reciproci, delle influenze fra gli interlocutori fondamentali.
I risultati più importanti del volume si muovono quindi in due direzioni: la prima stabilisce un rapporto di convertibilità dialettica - e di sostanziale convergenza - fra i due poli, del determinismo (materialismo 'volgare') e del volontarismo (idealismo o concezione 'attivistica'), che la storiografia ha finora, maggioritariamente, visto in irriducibile contrapposizione, stando l'uno a significare il vecchio socialismo, o meglio l'ideologia secondinternazionalista (il 'revisionismo'), l'altro la 'rinascita' del 'marxismo italiano'; la seconda intende colpire la tesi di un 'italomarxismo' sin dalle sue origini 'critico' e rivoluzionario che, da Labriola a Gramsci, avrebbe il suo punto di maggiore originalità in quella concezione della storia abitualmente indicata con la formula di "filosofia della prassi". A concreta verifica e supporto analitico di questa operazione di revisione Marramao offre la reintegrazione a pieno titolo di Labriola nel quadro teorico della Seconda Internazionale, l'affermazione del carattere schiettamente idealistico (gentiliano) della genesi del concetto-cardine del marxismo 'antideterministico': il "rovesciamento della prassi"; la conseguente restituzione di una ben diversa centralità alla riflessione di Gentile e di Rodolfo Mondolfo. L'autore tuttavia non intende concludere la sua ricerca né con la pura e semplice denuncia del carattere idealistico della "filosofia della prassi", né coinvolgere astrattamente nello stesso giudizio continuità teorica ("filosofia della prassi") e rottura storica (fondazione del PCdI); al contrario, l'indicazione metodologica più esplicita del volume è quella di una ricerca capace di analizzare la misura e il peso dell'incidenza della lotta di classe dentro il campo della teoria e, simmetricamente, la capacità di questa di farsi organica allo sviluppo di quella.