tempi moderni                                       

Modern times: genio e rappresentazione

Vivace e rappresentativa satira sociopolitica sui mali dell'industrializzazione.
di: Alessio Sperati


Capolavoro avanguardista e popolare al tempo stesso, moderno ed avveniristico quanto il "Metropolis" di Fritz Lang e "L'eterna illusione" di Frank Capra, ma a differenza di questi si dimostra né apocalittico né utopistico nei confronti di un' idea di industrializzazione caratterizzante lo stile di vita americano del "New Deal". Si tratta di una satira umanista dove al centro è l'uomo che si oppone alla macchina: l'uomo semplice e romantico, passionale ed estremo, ultimo baluardo contro la meccanizzazione totale. In un mondo dove il calore di un sentimento sembra non trovare posto, Chaplin si pone con forza ed individualità all'interno della vita di fabbrica dove quest' individualità è perduta per sempre - gli operai che si avvicinano al luogo di lavoro sono visti come un gregge di pecore - ed in questo mondo onirico e surrealista dove il movimento è cadenzato e sincronico, si contrappone un dolce balletto sui pattini a rotelle di Charlie e Paulette. Il fascino di un mondo messo in discussione dal progresso viene osservato con gli occhi di due eterni bambini: il collaudato 'Charlot' e la 'monella' , personaggio temprato dai disagi ed i pericoli del vivere quotidiano. Il grigiore dei visi e la mancanza di espressività nei direttori e nei lavoranti all'interno delle fabbriche viene ridicolizzato dalla gioia dei protagonisti: una gioia che può nascere da uno sguardo, da un abbraccio, o dalla scoperta di una nuova dimora rovinosa e cadente fatta di travi di legno. «Nessuna opera socialista era ancora arrivata ad esprimere la condizione umiliata del lavoratore con tanta violenza e generosità» disse di lui Roland Barthes nel 1957. Il lungometraggio, pur nella sua semplicità espressiva richiese un impegno fuori dal comune - le riprese durarono dall'11 Ottobre 1934 al 30 Agosto del '35 - : la scena del balletto sui pattini a rotelle richiese otto giorni di lavoro, quella all'interno del caffè, girata per ultima, richiese l'impiego di ben 250 comparse; il regista utilizzò per la realizzazione ben centomila metri di pellicola. Il suono viene utilizzato solo in maniera marginale, tranne nella scena in cui Chaplin si esibisce in un balletto cantando l'aria di "Io cerco la Titina" in un linguaggio totalmente senza senso. Questo film può essere visto come la creazione di un genio incompreso perché troppo in contrasto con la sua epoca, epoca di un rinnovamento delle strutture sociali basato sulla crescita industriale ed in cui lo stato aveva capito che l'unico modo per uscire dalla crisi era idolatrare questa forsennata corsa alla meccanizzazione nel tentativo di inventare e perfezionare quell'american way che sarebbe diventato il modello d'imitazione per tutto il mondo.

 
Tempi moderni
Modern Times
Usa
1h e 29'
Comico
Regia: Charlie Chaplin

Anno: 1936

Trama
I ritmi frenetici della catena di montaggio fanno impazzire il povero Charlot che finisce in ospedale e, una volta uscito, si ritrova senza lavoro. Coinvolto in una manifestazione di protesta, viene arrestato dalla polizia. Una volta fuori va a lavorare in un dancing come cameriere dove canta anche insieme alla sua ragazza.
Perso anche l'ultimo impiego, il povero vagabondo si allontana in compagnia della sua ragazza.

Notizie
Alla sua prima uscita il film venne accolto con calore solo in Francia e in Inghilterra. Negli Stati Uniti fu un flop e in Germania fu addirittura bollato come filocomunista.

Protagonista
Charlie Chaplin (Charlot)

Cast
Paulette Goddard
Hank Mann (Bulgaro)
Henry Bergman (Proprietario del caffè)
Tiny Sandford (Big Bill)
Chester Conklin (Meccanico)
Stanley Blystone (Sceriffo)
Al Garcia (Presidente della Electro Steel Corporation)

Prodotto da:
Charlie Chaplin
Musiche:
Charlie Chaplin
Sceneggiatura:
Charlie Chaplin
Fotografia:
Ira H. Morgan, Roland Totheroh


Il massimo genio del cinema mondiale, Charles Spencer Chaplin, nacque a Londra il 15 aprilie 1889 da una coppia d'artisti, Charles Chaplin e Hannah Hill. A dieci anni, dopo aver cantato con la madre sui palcoscenici di Londra, viene ingaggiato dall'Hippodrome per diventare il più giovane attore dei tempi, in Inghilterra. La vita familiare di Chaplin adolescente è stata lugubre e penosa, quasi fosse una prosecuzione dei tristissimi romanzi di Dickens: perse il padre trentasettenne a dodici anni, per alcolismo, e la madre cadde in una malattia psicotica, uscendo e rientrando dai manicomi, fino alla completa follia.
Con il fratello Sidney fu costretto ad entrare in un orfanotrofio e l'unica nota positiva fu la possibilità di ricevere un'istruzione regolare, almeno per due anni, all'Hern Boy's College, per poi vivere, da solo, per le strade. A quattordici anni si industriò a fare parecchi lavori, fra cui il barbiere (l'esperienza gli servì per interpretarlo alla perfezione nel suo primo capolavoro parlato "Il grande dittatore"), l'operaio in una fabbrica di vetro, il commesso e via dicendo.
Avendo il genio innato per il mimo e la pantomima, se ne serve nel Vaudeville per parecchi anni, fino alla partenza per gli States, dove inizia la carriera dell'uomo di spettacolo più geniale che la storia ricordi. Nel 1907 entra nel Karno Pantomime Group, con un tour che lo porta anche in Canada e resta con la compagnia fino al1913.
Avendo firmato un contratto per la Essanay Films, nel 1914, per fare insieme quattordici film, nasce la figura di "The Tramp", il vagabondo (presto in Francia lo 'battezzano' Charlot e il nome diviene famoso insieme al personaggio) gentile, con i famosi baffi, senza casa: una sorta di gentleman caduto in disgrazia, con un'impressionante presenza scenica (ricordiamoci che siamo nell'era del Muto), capace d'esprimere compassione, amore, dignità.
Visto il successo enorme, con l'aiuto di due star dell'epoca del calibro di Douglas Fairbanks (miglior amico americano dell'epoca) e di Mary Pickford e il sostegno del regista D.W. Griffith, venne fondata la United Artists, in modo da poter produrre e distribuire i film in modo indipendente. Siamo ai capolavori assoluti di Chaplin (ma aveva già girato "Il monello" nel 1921 per la First National): "La febbre dell'oro", del 1925, "Luci della città", del 1931 (pellicola che difendeva a oltranza il Muto anche dopo l'avvento del Sonoro), "Il grande dittatore", del 1940 fino agli straordinari "Monsieur Verdoux", del 1947, uno dei film più complessi e contraddittori del genio, cui seguì "Luci della ribalta", del 1952, che non finirà mai di stupirci e di emozionarci.
Dopo quarant'anni di successi, l'America gli girò le spalle durante il maccartismo, tacciandolo di essere un comunista, e la sua vita divenne un inferno: sempre braccato dagli agenti FBI - e Chaplin non dimenticò mai, nemmeno quando fu scagionato da tutti i sospetti di far parte di una rete anticapitalista, quanto l'America fosse stata matrigna con un uomo che si era dato anima e corpo alla sua nuova patria. Tornò in Europa, precisamente in Svizzera, con la sua quarta moglie Oona O'Neil.
Nel 1972 Hollywood gli tributò l'Oscar per la prestigiosa carriera e solo in quell'occasione tornò in America.
Morì nel sonno, il giorno di Natale del 1977, nella sua residenza svizzera. Una vita ricca, chiacchierata, quattro mogli (Mildred Harris, Lita Grey, Paulette Goddard e Oona), undici figli legittimi (dei quali il primo morto pochi giorni dopo la nascita, con grande cordoglio dei genitori), una passione per le fanciulle in fiore che sfiorava la pedofilia (il romanzo "Lolita" di Nabokov si suppone fosse la trasposizione letteraria della sua passione per la Grey), le terribili accuse politiche (e dire che Hitler lo adorava...), le terribili e suggestive contraddizioni di un genio, the little tramp, il nostro Charlot.