Il caso Mattei 
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Enrico Mattei nacque ad Acqualagna, un paese depresso delle Marche, il 29 aprile 1906, figlio di un brigadiere dei carabinieri. Frequentò le scuole elementari nel paese natio e in un paese vicino, Matelica. In collegio, a Vasto, fece le scuole tecniche inferiori, e iniziò il corso superiore all’istituto tecnico dell’Aquila, senza riuscire a completarlo. Il padre lo mise subito al lavoro come manovale. Ma lui si fece strada: verniciatore, capo operaio, aiutante del direttore tecnico; a vent’anni era a capo di una fabbrichetta. Nel 1929 se n’andò a Milano, a cercare fortuna. Lì fece il piazzista di colori, mise su un piccolo stabilimento, comperò una fabbrica più grande, investì i guadagni in speculazioni fondiarie e immobiliari, sposò una ballerina viennese. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 lo si ritrova a Matelica, a dare una mano ai partigiani che si organizzano. Nel marzo 1944 corre di nuovo a Milano. Qui egli aveva un ferreo sodalizio con Marcello Boldrini - professore universitario di statistica, come lui marchigiano, provvisto di ottimi legami negli ambienti finanziari e in quelli politici di orientamento cattolico - e un rapporto di amicizia con Augusto De Gasperi, fratello del futuro presidente del consiglio. Per questo tramite Mattei era venuto in contatto col gruppo cattolico nel quale avevano gravitato, o ancora si ritrovavano, Giuseppe Spataro, Orio Giacchi, Enrico Falck, Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Ezio Vanoni. Proprio con credenziali di Giacchi e Falck, egli si era fatto affidare (agosto 1944) il compito di sostituire Luigi Bignotti, il quale aveva preso temporaneamente il posto di Galileo Vercesi, arrestato dai fascisti, come rappresentante della DC nel Comando Militare Alta Italia, poi Comando Generale per l’Italia Occupata del Corpo Volontari della Libertà (CVL). Operò coi nomi di Monti (come comandante), Marconi (come ufficiale di collegamento), Este e Leone. In quel periodo riuscì anche a ottenere il diploma di ragioniere. Formalmente, nel comando generale era "membro aggiunto" con rango di "vice capo di stato maggiore addetto all’intendenza". Le sue funzioni consistevano nel trovare finanziamenti, nel tenere collegamenti con gli Alleati, nel cercare nascondigli per le riunioni clandestine. Alla fine del 1944 fu arrestato, ma riuscì a fuggire in Svizzera, ove si fermò qualche settimana prima di tornare a Milano. Della sua vita partigiana non si sa altro, né le storie di quegli anni si ricordano di lui. Il 25 aprile 1945 sfilerà a Milano fra i leaders della Resistenza, Luigi Longo, Ferruccio Parri, Raffaele Cadorna, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. La sua attività partigiana venne consacrata dalla Bronze Star, che dopo la guerra gli venne appuntata sul petto dal generale Mark Wayne Clark, comandante del 15th Army Group. Tutto questo spiega l’influenza acquisita da Mattei nella DC dopo la liberazione. A quel tempo egli era un industriale affermato, titolare di una fabbrica di oli per industrie tessili, concerie, zuccherifici e officine meccaniche, la Industria Chimica Lombarda Grassi e Saponi (ICL) di Milano. Per intervento di Mario Ferrari Aggradi (DC), a Mattei venne affidata (28 aprile 1945) la carica di "commissario straordinario" dell’AGIP. I commissari avevano il compito di provvedere temporaneamente alla riorganizzazione e alla direzione delle attività economiche, che il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) aveva sottratto alla responsabilità degli organi legali compromessi con la Repubblica Sociale Italiana: l’incarico dato a Mattei era inteso ad attuare la liquidazione della società. Il 17 ottobre 1945 Mattei si dimise da commissario, ma dal 4 ottobre era entrato nel consiglio di amministrazione dell’AGIP, che sin da quella cooptazione aveva deciso di riservargli una vice-presidenza. L’assemblea straordinaria della società, il 31 ottobre, ratificò quella decisione, inserì Mattei nel comitato esecutivo e lo munì di un’ampia procura. Egli conserverà questa nuova posizione fino alla costituzione dell’ENI (1953). Mattei si rendeva evidentemente conto che, ai propri limiti culturali, non potevano porre rimedio le lauree ad honorem delle Università di Bologna, Urbino, Torino, Bari e Camerino. Forse anche per questo, una volta assurto al vertice dell'industria petrolifera dello stato, egli cercherà la diretta collaborazione di esponenti dell’accademia e della cultura: lo statistico Luigi Faleschini, il suo amico Boldrini, i giuristi internazionalisti Roberto Ago e Giorgio Balladore Pallieri, il poeta e pubblicitario Leonardo Sinisgalli, l’economista Giorgio Fuà. Quest’ultimo fu suo consigliere economico: in precedenza egli era stato assistente di Gunnar Myrdal, segretario esecutivo della Economic Commission for Europe delle United Nations ed economista di notorietà internazionale, il quale sosteneva la necessità di un intervento dello stato nel controllo delle fonti di energia per il superamento delle situazioni di squilibrio economico strutturale. Mattei viveva molto in ufficio, fra Milano e Roma; a Roma non aveva casa, ma stava con sua moglie, Margherita Maria Paulas, all’Eden, un albergo non vistoso di via Ludovisi. Nel suo ufficio di Roma, all’ultimo piano del grattacielo dell’ENI, si alternava un pool di segretarie, perché lì Mattei non aveva una segretaria personale, un assistente, qualcuno che gli fosse molto vicino. A Metanopoli, sede degli uffici milanesi dell’ENI, Mattei stava di casa al motel dell’AGIP, governato da sua sorella Maria, e aveva una segretaria personale, Fiorenza Giacobbe. In via Tevere, a Roma, ove l’ENI ebbe la sua prima sede, ogni tanto arrivava una telefonata col preannuncio di una bomba. Ed era sempre la stessa liturgia, sprezzante, coraggiosa, irresponsabile: Mattei continuava a lavorare, guardato a vista dal possente Rino Pacchetti, un ex partigiano che gli faceva da guardia del corpo, mentre ai collaboratori (i dipendenti, Mattei, voleva che si chiamassero così) non si diceva nulla. Mattei morì in località Albaredo, a Bascapé, in provincia di Pavia, il 27 ottobre 1962, per un attentato all’aeroplano che lo portava a Milano. |
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