a tempo pieno          

Rimpianto, più che rivolta, per come abbiamo stravolto le nostre vite.

Una prigione chiamata lavoro.

di ROBERTO NEPOTI

PER avere diretto con Risorse umane uno dei pochissimi film contemporanei sul lavoro in fabbrica, il francese Laurent Cantet fu salutato come il nuovo Ken Loach. Con A tempo pieno, Leone dell'Anno a Venezia, Cantet torna al mondo del lavoro, ma per una via più esistenziale che politica. Che cosa sono diventati gli individui, si chiede, in una società dove ciascuno sta chiuso nel suo lavoro come in una cella; è etichettato solo in base a quello; se lo perde, diventa nessuno? Vincent, consulente finanziario sulla quarantina, viene licenziato. Anziché dirlo alla moglie s'inventa una nuova occupazione come funzionario Onu a Ginevra; il suo tempo, invece, lo impiega a viaggiare e a spillar soldi agli amici, vantando immaginari investimenti.

Sa che prima o poi gli verrà chiesto conto del denaro affidatogli ma continua a dir bugie per assicurare il tenore di vita di sempre a moglie e figli. C'è qualcosa di psicologicamente più profondo, tuttavia, nel suo atteggiamento: malgrado i sensi di colpa Vincent sembra trovare nella truffa quella parte di sé che, nel lavoro regolare, non era mai riuscito a tirar fuori.

Centrando uno dei temi-chiave delle società occidentali d'oggi, Cantet suddivide anche l'entourage del suo protagonista tra chi è in deficit cronico di tempo (sua moglie, divisa tra il lavoro, la casa e i bambini) e chi dispone di una quantità di tempo (suo padre), ma non sa che farsene. Realistico, attento ai particolari quotidiani, interpretato da facce autentiche, A tempo pieno è un film più complesso delle apparenze: lo attraversa una disperazione oscura, il rimpianto, più che il senso di rivolta, per il modo in cui abbiamo stravolto le nostre vite cedendo tutto il tempo e le energie al lavoro. E risulta tanto più convincente perché non si sceglie un eroe anarchico, ma un uomo perfettamente normale; però così espressivo, nel suo male di vivere, che le ultime inquadrature sul suo volto restano tatuate nella memoria.

Regia di LAURENT CANTET, con AURELIEN RECOING, KARIN VIARD

 

Laurent Cantet

Biografia

Laurent Cantet (1961) ha girato due acclamati cortometraggi, Tous à la manif (1993) e Jeux de plage (1995), subito dopo il diploma alla scuola di cinema IDHEC di Parigi. Il suo primo lungometraggio è stato il fortunato Risorse umane (1999), che ha vinto il premio César per la miglior opera prima e il miglior attore, Jalil Lespert. Fra i numerosi riconoscimenti, il film si è aggiudicato anche il Premio per l’esordio alla regia del Festival di San Sebastian e il premio Fassbinder/Discovery agli European Film Awards. In precedenza Cantet aveva girato il film per la televisione Les sanguinaires (1997) per la serie 2000 Seen By.

Filmografia

1993 Tous à la manif (Tutti alla manifestazione) cm; 1995 Jeux de plage (Giochi di spiaggia) cm; 1997 Les sanguinaires (I sanguinari) Tv; 1999 Ressources humaines (Risorse umane); 2001 L’emploi du temps (L’impiego del tempo).