a tempo pieno 
| Rimpianto, più che rivolta,
per come abbiamo stravolto le nostre vite.
Una prigione chiamata lavoro. di ROBERTO NEPOTI PER avere diretto con Risorse
umane uno dei pochissimi film contemporanei sul lavoro in fabbrica, il
francese Laurent Cantet fu salutato come il nuovo Ken Loach. Con A
tempo pieno, Leone dell'Anno a Venezia, Cantet torna al mondo del
lavoro, ma per una via più esistenziale che politica. Che cosa sono
diventati gli individui, si chiede, in una società dove ciascuno sta
chiuso nel suo lavoro come in una cella; è etichettato solo in base a
quello; se lo perde, diventa nessuno? Vincent, consulente finanziario
sulla quarantina, viene licenziato. Anziché dirlo alla moglie s'inventa
una nuova occupazione come funzionario Onu a Ginevra; il suo tempo,
invece, lo impiega a viaggiare e a spillar soldi agli amici, vantando
immaginari investimenti. |
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Laurent Cantet |
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Biografia |
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Filmografia |
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