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L'azienda in cui lavora Anna, segretaria di terzo livello, è stata comprata da una multinazionale. Il giorno della festa aziendale per festeggiare la fusione, Anna è l'unica fra tutti gli impiegati a non essere spontaneamente salutata dal nuovo direttore del personale. Un incidente banale, o forse solo una dimenticanza. Questo piccolo avvenimento è il primo segno di un processo che diventerà per lei un vero calvario. Lentamente, ma inesorabilmente, il " gruppo " si scatena contro di lei. Le vessazioni iniziano, piccole, invisibili, ma ripetute. Anna viene lasciata sola al tavolo della mensa aziendale, nessuno la invita più a prendere il caffè la mattina, il suo posto di lavoro viene " inavvertitamente " occupato. Anna è una donna sola, divorziata, con una figlia, Morgana. Sono molto unite e solidali, hanno imparato a cavarsela da sole, a sorreggersi. Un senso diffuso di precarietà pervade la loro vita. Intanto l'azienda le cambia continuamente mansioni, obbligandola a percorrere a ritroso tutte le tappe sulle quali lei aveva fondato la sua autostima, e gliele smonta. Anna rimane ore e ore accanto ad una fotocopiatrice, senza far niente. I suoi tentativi di recuperare un ruolo utile vengono umiliati e viene mandata a sorvegliare il lavoro degli operai nei magazzini, secondo una logica aziendale di mettere gli uni contro gli altri. Anna non regge più, e infine scoppia: esaurimento nervoso, malattia. Non si occupa quasi più di Morgana, ma sarà proprio sua figlia a starle accanto e salvarla. Anna ritrova coraggio e decide di raccontare a qualcuno la sua storia e non rimanere più sola. |