INDICAZIONI PER LE TESI DI LAUREA[1]

 

Quelle che seguono sono delle indicazioni di massima, né obbligatorie né esclusive. Seguitele se le trovate di utilità oppure concordatene di alternative con il docente di riferimento. Comunque, è consigliabile leggerle PRIMA di iniziare il vostro lavoro. Risparmierete tempo se procederete con dei criteri stabiliti da subito e vi eviterete la fatica di dover uniformare il vostro lavoro mentre lo state facendo o, peggio, dopo averlo finito, quando sarete stanchi/e e meno attenti/e.

Indice                                                                                             pag.

1. La scelta del tema                                                                                                 2

2. La ricerca bibliografica                                                                                         2

            2.1 La schedatura del materiale bibliografico                                              4       

3. L’indice                                                                                                                  5

4. Il titolo                                                                                                                   5

5. L’introduzione                                                                                                       6

6. Conclusioni e appendici                                                                                        6

7. La stesura                                                                                                              7

            7.1 Norme tipografiche                                                                                 8

8. Le citazioni                                                                                               10

9. Le note                                                                                                                 12

10. La bibliografia                                                                                                    14

11. La struttura finale della tesi                                                                             16

 

Appendice                                                                                                                17

 

 

1. La scelta del tema

Quando scegliete il tema di una tesi è preferibile che scegliate qualcosa di circoscritto. Più l’autore/autrice sono noti, più esisterà una vasta bibliografia difficile da rintracciare, selezionare, gestire, ecc. Non è pensabile, ad esempio, fare una tesi su Miguel de Cervantes (o sul Quijote), ma è anche difficile farla su autori moderni e contemporanei dalla produzione molto vasta o comunque molto studiati (due o tre esempi: Galdós, Lorca, J. Marías). È meglio, anche nel caso di autori poco noti e che non hanno scritto molto, definire un tema all’interno della loro produzione, una particolarità del loro stile, una comparazione con un altro scrittore o scrittrice, ecc. Un tema all’interno di una produzione narrativa (“L’intertestualità shakespeariana nell’opera di Javier Marías”), un paragone tra due scrittori o due testi di epoche diverse o contemporanei (“Il mondo chiuso della cittadina provinciale in Pepita Jiménez e Juanita la larga di Juan Valera”), un genere o una tendenza letteraria analizzati attraverso due o tre opere (“Forme del costumbrismo in alcuni romanzi di Emilia Pardo Bazán”), il paragone tra un testo letterario e la/e sua/e resa/e cinematografica/he, ecc. sono scelte più auspicabili che saprete gestire meglio.

 

2. La ricerca bibliografica

Anche per scegliere il tema, può essere d’aiuto una ricerca bibliografica preliminare. Per questo tipo di ricerche esiste un ottimo strumento: la Historia y crítica de la literatura española, coordinata da F. Rico (Barcelona, Crítica), in diversi volumi curati da vari specialisti e organizzati per grandi epoche letterarie e culturali (si trova l’opera nella sala consultazione della Biblioteca Petrocchi). Si tratta di una bibliografia commentata che serve a capire sia cosa è già stato scritto su un argomento e da chi e quando, sia cosa rimane ancora da fare. Dovrete selezionare il periodo / autore o genere che più vi interessano, e leggere con attenzione il capitolo relativo, iniziando già a segnarvi i riferimenti bibliografici delle opere che pensate possano interessarvi: costituirete così il primo nucleo della vostra bibliografia.

Scelto (più o meno) il tema, dovete cercare una bibliografia accessibile (inutile citare titoli di articoli che non possiamo leggere). La biblioteca della vostra università, quella di altre università a Roma e altrove, la Biblioteca Nazionale sono risorse i cui cataloghi sono ormai per lo più consultabili in rete. A Roma Tre potete anche consultare database molto forniti e aggiornati online che spesso vi danno accesso ad articoli pubblicati su riviste straniere che potete salvare su pen drive o stampare. Si accede a questi database solo dai computer dell’università, così:

www.sba.uniroma3.it               da qui potete scegliere il Catalogo online (cartaceo, i cui libri sono fisicamente presenti e consultabili in biblioteca) oppure:

Biblioteca virtuale         poi scegliete  Accedi alla biblioteca virtuale e di qui procedete a seconda di quello che cercate con Quick search (ricerca classica, mettendo il pallino su “letteratura” e poi specificando nella striscia un’opera, un tema, un autore, ecc.), oppure Trova periodici (se sapete già in che rivista volete cercare), o anche Trova risorse, scrivendo ad esempio nella striscia che si apre Project Muse (a sua volta vi apre un database che dà accesso a molti articoli). Dalla Quick search una volta che vi viene data la lista numerica del materiale trovato andate su “Visualizza i recuperati” (in alto a destra): accanto ad ogni articolo recuperato c’è un carrellino blu e un’icona rossa (“SFX”), se la selezionate vi dirà se l’articolo è disponibile per intero in versione elettronica (Pdf o HTLM, se cliccate sulla freccia accanto avrete l’articolo), o se si trova per esempio nel Catalogo generale delle Biblioteche di Ateneo. Se non è disponibile lì, provate con Trova risorse (e poi digitate Project Muse e avviate la ricerca). I database non sono siti web, perciò gli articoli che prendete dai database vanno citati secondo le stesse regole che usereste nel caso di consultazione su copia cartacea (vedi Bibliografia).

Possono anche essere utili le bibliografie di testi di carattere generale o specifico che consultate (storie delle letterature, enciclopedie, manuali, saggi, edizioni di testi, ecc.). Fate attenzione però a saper mettere fine a questa fase di ricerca che potenzialmente potrebbe essere infinita.

I testi che consultate per la redazione della vostra tesi, che li citiate o meno, vanno sempre indicati in bibliografia. È reato di plagio, oltre che scorretto, copiare da materiale che non avete scritto voi attribuendovene l’autorialità. Questo vale anche se scaricate da Internet. Nel caso questo avvenga (e in genere si nota poiché lo stile della scrittura cambia, perciò non è difficile per il docente fare una verifica), per quanto mi riguarda, dovrete riscrivere tutto da capo.

 

2.1 La schedatura del materiale bibliografico

Vi conviene organizzare il materiale che trovate (primario e secondario) e su cui studiate attraverso schede (cartacee o su file nel vostro computer) in cui metterete tutti i dati che poi utilizzerete per la bibliografia (vedi paragrafo relativo), le citazioni che vi sembrano rilevanti (brani di senso compiuto, anche brevi, ma completi), i temi che vi pare utile segnarvi. Tenete presente che nell’arco del tempo potreste dimenticarvi dove avevate trovato una cosa che vi sembrava importante perciò, ognuno con il proprio metodo, è utile che vi facciate un vostro archivio personale nel quale andare a ricercare quello che vi serve. Segnatevi sempre le pagine delle citazioni che ricopiate, da dove le avete prese, i motivi per i quali le avevate scelte, altrimenti correte il rischio di non poter più utilizzare del materiale prezioso, solo perché non siete in grado di indicarne la fonte.


3. L’indice

Una tesi è generalmente composta da una Introduzione, dei Capitoli (in numero variabile, preferibilmente dai tre ai cinque) divisi in Paragrafi ed eventualmente in Sottoparagrafi, a volte delle Conclusioni, eventuali Appendici, sempre una Bibliografia, a volte una Sitografia. Vi possono essere anche delle Immagini (se scegliete di metterle, dovrete indicare a fianco o sotto di che si tratta e possibilmente stilare alla fine un Indice delle immagini o delle figure).

Stilare l’indice all’inizio del vostro lavoro è molto difficile ma può essere utile per avere un piano a cui attenersi. Dovreste cercare di definire almeno il titolo di ogni capitolo (anche se provvisorio). Nel corso della scrittura dovrete dare un titolo anche ai paragrafi e ai sottoparagrafi (se ci sono). L’indice può essere modificato in corso d’opera, a seconda della direzione che prende la vostra analisi perciò non lo considerate una “gabbia” ma una sorta di scaletta che vi servirà anche a non andare “fuori tema”. Se noterete che è inevitabile andare “fuori tema” rispetto all’indice stilato, significa che la vostra ricerca ha preso un’altra direzione; valutate se è ciò che volete ed eventualmente cambiate l’indice.

 

4. Il titolo

Il titolo di una tesi diventa spesso definitivo nel corso o alla fine della tesi stessa. All’inizio del lavoro è importante avere un titolo di massima, ma se questo poi cambia non è un problema.

Generalmente si tende ad avere titoli molto lunghi prima di aver scritto la tesi e poi, una volta completato il lavoro, ci si rende conto che il titolo può anche essere ridotto a beneficio di tutti.

Il titolo, per definizione, è breve. Se avete paura che non renda chiaro l’argomento da voi trattato, potete sempre mettere un sottotitolo esplicativo.

5. L’introduzione

Nonostante il nome, è buona regola scrivere l’introduzione alla fine del vostro lavoro (a meno che la vostra introduzione non sia solo una contestualizzazione storica, scelta sconsigliata), poiché di norma l’introduzione descrive il percorso della vostra tesi. Sarete in grado di descrivere questo percorso solo quando il lavoro sarà completo e il percorso fatto. Se l’introduzione è ben fatta e articola bene il vostro punto di partenza, il percorso e il punto di arrivo, non ci sarà bisogno di scrivere le Conclusioni, che spesso sono solo una ripetizione di cose già dette.

 

6. Conclusioni e appendici

Non tutte le tesi hanno delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte in cui tirate le somme del lavoro fatto. Spesso e volentieri, se avete fatto una buona introduzione, un capitolo dedicato alle conclusioni rischia di essere ridondante. Tenete presente che aggiungere delle conclusioni solo per aumentare il numero delle pagine produce un pessimo effetto su chi legge. Chi vi ha letto con attenzione ha ben presente cosa avete detto e cosa non avete detto: ripetere le cose quindi non ha alcun senso. Se, invece, nelle conclusioni volete proporre degli interrogativi che il vostro percorso ha aperto, o volete ribadire con maggior forza e con più precisa articolazione quello che sostenete nella tesi, se volete anche solo riprendere il filo del discorso e fare il punto sulla vostra ricerca, allora potete scrivere qualche pagina conclusiva. È comunque consigliabile che le conclusioni siano brevi.

L’Appendice è una sezione che si aggiunge alla fine del lavoro e che non fa strettamente parte del discorso critico fatto nel corso della tesi. Nell’appendice si può anche presentare qualcosa di inedito: vi si può mettere la traduzione di una poesia o di un racconto dell’autore/autrice che state trattando; una rassegna di immagini relative al tema della tesi; un’intervista fatta all’autore/autrice di cui vi siete occupati. Come per le Conclusioni, l’appendice deve avere una funzionalità all’interno della tesi e non deve essere usata solo per allungare il vostro lavoro. Gran parte delle tesi non ha appendici.

Ricordate sempre che la lunghezza di una tesi non ha nulla a che vedere con la sua qualità. Ci sono tesi brevi eccellenti e tesi lunghe oziose ed inutili.

In genere, ma non è una regola, una tesi di vecchio ordinamento, o di laurea magistrale/specialistica non è inferiore alle 150 pagine. Per una tesi di triennale ci si aggira intorno alle 50-60 pagine. I numeri di pagine si calcolano in base ai formati forniti nel paragrafo Norme tipografiche, perciò, nel caso abbiate usato parametri diversi, dovrete tenerne conto (per assurdo: se la vostra tesi ha 15 righe per ogni foglio, ciascuna delle quali è di 50 battute e avete usato un corpo 14, le vostre 60 pagine equivarrebbero a 15-20 pagine).

 

7. La stesura

La tesi va scritta in italiano corretto e non sarebbe compito del relatore controllarne l’ortografia, fatta eccezione per qualche svista/refuso che può capitare a tutti.

Fate attenzione in generale ad accenti e apostrofi: gli accenti sono di due tipi anche in italiano, grave ed acuto (es. caffè, perché), gli apostrofi non sono accenti e segnalano un’elisione (un po’, perché in origine è “poco”, non un pò). L’articolo determinativo un prende l’apostrofo solo se è seguito da un sostantivo femminile (un’avventura / un amico). Qual è non ha apostrofo perché è un caso di “troncamento” e non di elisione. I verbi di opinione sono seguiti dal congiuntivo (“ritengo che sia”, non “ritengo che è”); lo stesso le congiunzioni concessive (“sebbene sia”, non “sebbene è”). È buona regola consultare, nel dubbio, un buon dizionario di italiano.

In linea di massima, se non costruite periodi troppo lunghi, il lavoro di scrittura vi risulterà più facile. Se avete un periodare lungo, controllate sempre che esista una proposizione principale prima di legarvi quelle secondarie e state attenti alla concordanza dei tempi, alla concordanza tra soggetto e verbo (singolare o plurale), soprattutto se sono posti a distanza uno dall’altro, alla corretta concatenazione di proposizione principale e proposizioni secondarie (vedi anche le pagine tratte da: Maurizio Dardano – Pietro Trifone, La nuova grammatica della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1997, disponibili sul sito).

Fate un uso corretto della punteggiatura. Non esiste solo la virgola; c’è anche il punto e virgola, che segnala una pausa più lunga. Ci sono i due punti: anticipano un elenco o una precisazione. Nelle tesi si tende ad evitare l’uso di punti esclamativi. Tutti i segni di interpunzione sono SEMPRE seguiti da uno spazio vuoto (e MAI preceduti da uno spazio vuoto).

Al contrario di quanto vedete in queste “Indicazioni”, non si usa mai nel corpo della tesi il grassetto. Non si usano neanche le parole scritte in caratteri MAIUSCOLI, né si sottolinea. Ci sono delle eccezioni, le discuterete con il vostro relatore/correlatore. Se volete enfatizzare un termine potere usare gli ‘apici’ o le “virgolette”. Il corsivo è obbligatorio quando usate una parola di una lingua straniera che non sia entrata ancora nell’uso corrente (quindi non vanno in corsivo parole come jeans, computer, rock, ma vanno in corsivo fiction, hero, ecc.). Le parole straniere entrate nell’uso corrente non prendono il plurale secondo le regole della lingua da cui provengono (i computer, non i computers).

 

7.1 Norme tipografiche

Generalmente il corpo principale di una tesi si scrive in caratteri Times New Roman, formato 12, interlinea 2, o 1,5, paragrafo giustificato (come queste “Indicazioni”). I margini possono essere regolati 2.5 oppure 3 cm a sinistra e 2.5 cm a destra (qui non ho adottato questi margini, attenzione). Bisogna numerare le pagine seguendo le istruzioni da Inserisci / Numeri di pagina, ecc. partendo dal numero 1 e continuando in successione fino alla fine (fare attenzione a che ogni capitolo non riparta dal numero 1). In linea di massima una pagina di tesi contiene dalle 23 alle 25 righe, ciascuna di circa 70-75 battute (o caratteri), spazi inclusi. Queste norme, se si resta all’interno di parametri ragionevoli, possono variare a vostro piacimento.

I numeri e i titoli dei capitoli (compresa Introduzione e Bibliografia) si possono centrare, in grassetto, in una pagina bianca, formato almeno 14. Il titolo del capitolo (se c’è) segue, se vi piace, in un formato più grande e in corsivo (scegliete voi, ma siate uniformi).

Esempio (su una pagina a sé):

 

Capitolo I

L’Andalusia immaginaria di Juan Valera

 

La tesi comincia nella pagina successiva. I titoli dei paragrafi e dei sottoparagrafi (se ci sono) si allineano a sinistra senza il rientro, formato 12, tondo o corsivo (sta a voi decidere ma mantenete uniformità), preferibilmente grassetto per distinguerli dal testo principale. Alla fine di ogni paragrafo farete una doppia spaziatura prima di indicare il paragrafo successivo (come in queste “Indicazioni”). Per i sottoparagrafi potete evitare di mettere la doppia spaziatura. Esempio:

 

1. Campagna e città in Los Pazos de Ulloa             [qui Los Pazos de Ulloa è in corsivo perché è il titolo di un romanzo; se il titolo del paragrafo fosse stato in corsivo allora Los Pazos de Ulloa sarebbe stato in tondo]

[segue testo]

1.1. La campagna (questo è un esempio di sottoparagrafo. Potere anche scegliere di fare solo paragrafi)

[segue testo]

1.2. La città (secondo sottoparagrafo)

[segue testo]

I paragrafi si iniziano allineati a sinistra, come ho fatto adesso.

Ogni volta che nella stesura del testo cambiamo argomento, andiamo a capo e rientriamo di un centimetro (più o meno).

Alla fine della tesi è buona regola rileggerla anche per controllare che l’impaginazione risulti corretta (ad esempio vanno evitati i titoli di paragrafi alla fine di una pagina e l’inizio del paragrafo alla pagina successiva).

 

8. Le citazioni

In una tesi di letteratura spagnola le citazioni da opere in spagnolo vanno lasciate nella lingua originale e, a meno che non stiate facendo una tesi sulla/di traduzione, non dovete tradurle in italiano.

Quando facciamo una citazione che è più lunga di tre righe dobbiamo separarla dal corpo principale del testo andando a capo, allineandola a sinistra (e non necessariamente facendola rientrata anche a destra, scegliete voi ma mantenete uniformità) dello stesso rientro dei paragrafi (in questo caso 1 centimetro) per tutta la sua durata, ridurla di un punto (in questo caso sarà in corpo 11), scegliere l’interlinea 1. Nella citazione ‘rientrata’ non si mettono MAI le virgolette. Esempio:

El espacio de Monipodio es una organización social efectiva, en la que las fuerzas del orden son ladrones profesionales y organizados. Los delincuentes funcionan como una red policial, alternativa y combinada con ciertos alguaciles y con determinados nobles que solicitan sus servicios. NOTA

 

Nel caso questo passo appena citato non vi servisse per intero, potete abbreviarlo a vostro piacimento inserendo tre puntini di sospensione tra parentesi quadre nel punto in cui avete tagliato la citazione, purché si mantenga la correttezza sintattica. Così:

El espacio de Monipodio es una organización social efectiva [...]. Los delincuentes funcionan como una red policial, alternativa y combinada con ciertos alguaciles y con determinados nobles que solicitan sus servicios. NOTA

 

Quando si riprende a scrivere dopo una citazione rientrata si allinea tutto al margine sinistro senza rientri. Bisogna fare attenzione a ripristinare l’interlinea 2 (o 1.5) e il formato 12. Quando cambieremo argomento riprenderemo andando a capo, come sempre, con il rientro di un centimetro.

Se la citazione non supera le tre righe, la si lascia nel testo usando SEMPRE le virgolette. Le virgolette possono essere «basse», dette caporali (su Word: “Inserisci” e poi “Simbolo”), oppure “alte” (sulla tastiera, sopra il numero 2). Anche in questo caso sceglietene un tipo e mantenete l’uso per tutta la tesi.

Nello scrivere le citazioni in spagnolo, fate molta attenzione a disattivare il Controllo ortografia e grammatica in fase di digitazione (Revisione à Controllo ortografia e grammatica à Opzioni à qui disattivare la casella che prevede il Controllo automatico durante la digitazione). Altrimenti il computer vi modificherà automaticamente le parole spagnole somiglianti all’italiano, con orribili effetti di ibrido linguistico. RILEGGETE SEMPRE le citazioni: non c’è nulla che dia un’impressione di peggior sciatteria che una tesina di letteratura spagnola piena di errori ortografici… di spagnolo!

 

9. Le note

Dopo una citazione serve sempre una nota che dica qual è la sua fonte. Se non si tratta di una nota bibliografica (ossia che non indica da dove avete preso una citazione, bensì specifica qualcosa che avete appena detto, o rimanda a un libro che vi ha suggerito l’idea che state esponendo) il richiamo va preferibilmente messo alla fine della frase, prima o dopo il punto (anche in questo caso, una volta scelto il criterio occorre mantenerlo per tutta l’estensione della tesi).

Se la nota viene dopo una citazione, vi inserirete i dati del libro da cui l’avete tratta. Così: Iniziale del nome dell’autore, Cognome, Titolo e eventuale sottotitolo del libro in corsivo (oppure: “Titolo e eventuale sottotitolo dell’articolo”, in: Titolo e eventuale sottotitolo del libro o della rivista da cui è tratto, in corsivo), Luogo di pubblicazione, Casa editrice, anno dell’edizione che avete consultato (se volete potete indicare anche la prima edizione mettendola tra parentesi quadre: es. [I ed. 1966]), pagina/e da cui viene la citazione (p. se è una pagina, pp. se sono più pagine). Ecco un esempio (si tratta della nota riferita alla citazione riportata nel paragrafo precedente):

J. G. Maestro, “Iglesia, nobleza y delincuencia organizada en Rinconete y Cortadillo”, in Id., Las ascuas del Imperio. Crítica de las “Novelas Ejemplares” desde el materialismo filosófico, Vigo, Editorial Academia del Hispanismo, 2007, p. 94.

Notate l’espressione “Id.” per rimandare al nome dell’autore senza ripeterlo. Si usa quando si vuole citare, come in questo caso, un saggio compreso in un libro dello stesso autore. Nel caso di autrice si scrive “Ead.” (per eadem). Come noterete, le note sono in formato più piccolo rispetto al testo principale. In genere il computer le riduce automaticamente, se invece dovete dare voi un formato, scegliete il corpo 10.

Se nella nota volete semplicemente dire che state riprendendo a parole vostre un concetto già esposto da qualcun altro allora metterete Cfr. [che significa “confronta”, cioè “vai a vedere”] e poi i dati del libro in questione. Esempio:

1. Cfr. J. G. Maestro, “Iglesia, nobleza y delincuencia organizada en Rinconete y Cortadillo”, in Id., Las ascuas del Imperio. Crítica de las “Novelas Ejemplares” desde el materialismo filosófico, Vigo, Editorial Academia del Hispanismo, 2007, p. 94.

Se state copiando/traducendo il pezzo di un testo scritto da qualcun altro e fate finta che sia vostro, cioè non dichiarate la fonte, state commettendo un plagio. Il plagio è un reato (vedi paragrafo “La ricerca bibliografica”).

Quando citate un testo che avete già citato in precedenza, non dovete riportare ogni volta tutte le indicazioni bensì solo l’Iniziale del nome dell’autore, il suo Cognome, op. cit. [se di quell’autore avete usato solo quel saggio] oppure [se di quell’autore avete usato più testi] l’Iniziale del nome dell’autore, il suo Cognome, Titolo del libro o del saggio, cit. e poi la pagina. Così:

2. J. G. Maestro, op. cit., p. 200.                       (se di Maestro avete usato un solo testo)

2. J. G. Maestro, Las ascuas, cit., p. 44            (se di Maestro avete usato più testi)

Se il riferimento è lo stesso della nota precedente, ma diversa è la pagina, metterete Ivi, virgola, numero della pagina (p.) o delle pagine (pp.).

Se il testo e la pagina sono gli stessi si mette solo Ibidem (abbreviabile Ibid.).

Le note possono essere a piè di pagina o in fondo al documento. Per la lettura sono più pratiche quelle a piè di pagina (ma sta a voi decidere). Tenete presente che se fate un documento diverso per ogni capitolo, le note ricominceranno da 1 ad ogni nuovo documento. Se volete che la numerazione sia progressiva, dovete allora dare il comando voi, indicando da che numero ripartire ogni volta, oppure unendo tutti i capitoli in un unico documento.

 

10. La bibliografia

La bibliografia si stila in ordine alfabetico per iniziale del cognome degli autori. Può essere utile dividerla in sezioni (es. Testi letterari / Bibliografia critica; oppure Opere dell’autore / Opere sull’autore / Testi di carattere generale; oppure Bibliografia primaria / Bibliografia secondaria). Alla fine di ogni voce bibliografica si può mettere il punto.

La bibliografia può essere seguita da una Sitografia, cioè l’elenco dei siti che avete consultato per le vostre ricerche.

I criteri di citazione in bibliografia variano da paese a paese, da autore ad autore, da casa editrice a casa editrice e così via. Questa è una proposta. Potete avere valide alternative, ma sottoponetele al vaglio di un docente e comunque adottate dei criteri uniformi.

Libri di un unico autore/autrice

Cognome dell’autore, Nome dell’autore (o iniziale puntata), Titolo e eventuale sottotitolo, Città di edizione, Casa editrice, Anno di edizione (il tutto separato da virgole). Esempi:

Ceserani, Remo, Guida allo studio della letteratura, Bari, Laterza, 1999.

.

Si può anche mettere Ceserani, R. o anche i cognomi degli autori a carattere maiuscolo:

CESERANI, R., Guida allo studio della letteratura, Bari, Laterza, 1999.

Libri di più autori

Come sopra eccetto per le indicazioni sugli autori che saranno:

Ceserani, Remo et al.  [se sono vari autori, in corsivo perché è latino]             oppure:

Silvestri, Laura e Frattale, Loretta, … [se il libro è spagnolo useremo y anziché e]

Come prima, il nome può essere abbreviato con l’iniziale.

Libri a cura di:

La trama del delitto. Teoria e analisi del racconto poliziesco, a cura di R. Cremante e L. Rambelli, Pratiche, Parma. SE IL LIBRO È ITALIANO

Métrica y estructura dramática en el teatro de Lope de Vega, ed. F. Antonucci, Kassel, Reichenberger, 2007. SE IL LIBRO E’ SPAGNOLO O INGLESE

Saggi, articoli, capitoli in libri:

Cognome dell’autore, Nome dell’autore, “Titolo del saggio/articolo/capitolo”, in Titolo e eventuale sottotitolo, Cognome dell’autore, Nome dell’autore (a cura di), Città di edizione, Casa editrice, Anno di edizione, pp. XX-XX. Esempi:

Petronio, G., “Quel pasticciaccio brutto del romanzo poliziesco”, in La trama del delitto. Teoria e analisi del racconto poliziesco, a cura di R. Cremante e L. Rambelli, Parma, Pratiche, 1980, pp. 227-242.

Saggi e articoli in riviste:

Cognome dell’autore, Nome dell’autore, “Titolo del saggio o articolo”, Titolo della rivista (più eventuale sottotitolo), volume della rivista, numero della rivista, anno di pubblicazione del numero, pp. XX-XX. Notate che a differenza dei saggi e articoli presi da libri, qui non si usa in.

Esempi:

Vitse, Marc, «Sobre los espacios en La dama duende: el cuarto de don Manuel», Notas y estudios filológicos, II, 1985, pp. 7-32.

Si può anche mettere il titolo del saggio in corsivo e quello della rivista tra caporali, basta che vi atteniate ad un criterio uniforme. Così:

Vitse, Marc, Sobre los espacios en “La dama duende”: el cuarto de don Manuel, «Notas y estudios filológicos», II, 1985, pp. 7-32.

Opere letterarie

Valgono le stesse indicazioni esposte in Libri di un unico autore/autrice. Si indica l’anno di pubblicazione dell’edizione che state usando ed eventualmente (se l’opera è relativamente recente) si mette tra parentesi quadre l’anno dell’edizione originale. Nel caso abbiate anche usato una versione italiana, indicatela, specificando anche il nome del traduttore. Esempi:

Muñoz Molina, Antonio, Plenilunio, Madrid, Punto de lectura, 2008 [I ed. 1995]

Marías, Javier, Un cuore così bianco, trad. it. di Paola Tomasinelli, Torino, Einaudi, 1999.

 

11. La struttura finale della tesi

Una volta completa, la tesi si presenterà come segue:

- una pagina iniziale, o frontespizio, contenente: le informazioni relative all’università, alla facoltà, al corso di laurea, il titolo della tesi, il vostro nome (e se volete numero di matricola), il nome del relatore ed eventuale correlatore, l’anno accademico in cui vi laureate,

- l’indice generale con i numeri delle pagine corrispondenti alle varie voci (questo lavoro lo dovrete fare alla fine perché ogni modifica potrebbe farvi saltare i numeri delle pagine),

- i capitoli numerati, contenenti paragrafi numerati ed eventuali sottoparagrafi numerati,

- bibliografia e sitografia

- eventuali appendici

Se volete inserire dei ringraziamenti, una dedica, un’epigrafe, potete farlo all’inizio della tesi, in una pagina a parte prima dell’indice. Ringraziare il relatore è cosa piuttosto anomala, poiché nell’aiutarvi e seguirvi non vi ha fatto un favore personale, bensì ha svolto una parte del suo lavoro.

 

Appendice

Nella misura in cui le regole per la consegna e la restituzione del materiale le stabilirete con il/la vostro/a relatore/rice, è consigliabile consegnare capitoli completi anziché paragrafi. Più ciò che consegnate costituisce un discorso completo, più è facile seguirvi. La consegna di paragrafi, dilazionati nel tempo, frammenta sia il vostro lavoro di scrittura, sia quello della lettura.

Assieme a quanto consegnate è bene includere SEMPRE un indice della tesi. Ricordatevi che la persona con cui state lavorando non segue solo la vostra tesi e quindi ha bisogno, soprattutto se le vostre consegne sono molto diluite nel tempo, di avere sempre sotto mano un indice aggiornato del vostro lavoro (non importa se è provvisorio, se pensate di cambiarlo del tutto, se è impreciso, ecc. ecc.).

Dopo la prima consegna, aspettate le correzioni di quanto avete già dato prima di sottoporre nuovo materiale. Queste vi aiuteranno a regolarvi per la stesura successiva. Con il tempo procederete più in fretta.

Al di là delle correzioni che verranno fatte su quanto consegnate, al momento della consegna dovete pensare che quello che avete scritto (sia esso un paragrafo o un capitolo) sia definitivo, quindi è sconsigliabile presentare pagine che abbiano note incomplete, asterischi al posto di frasi o date, puntini di sospensione ecc. ecc. Cercate di presentare una versione più “pulita” possibile.

Nel caso la vostra consegna sia via allegati per e-mail, valgono le stesse regole sopra dette.

 

Per quanto possiate avere fatto progetti (di lavoro, di vacanza, ecc.), ci si laurea quando la tesi è completa e consegnata e non è possibile stabilire i tempi (della stesura e della consegna) al momento dell’assegnazione della tesi stessa. Nel corso della compilazione della tesi possono sorgere infiniti contrattempi, relativi al lavoro stesso o alla vostra persona e le scadenze che avevate immaginato possono cambiare. Non ha senso dunque presentarsi dal/la relatore/rice annunciando già la sessione in cui volete laurearvi.

 

Buon lavoro!

 



[1] Queste “Indicazioni” sono state concepite e realizzate dalla Prof.ssa Maria Paola Guarducci che me le ha cedute molto generosamente con l’invito (raccolto) a modificarle per l’uso degli studenti di letteratura spagnola. Ringrazio caldamente la collega.