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Nel 1949
successe a Valerio Mariani nell’incarico della cattedra
di storia dell’arte medioevale e moderna presso la
facoltà di Magistero dell’Università di Roma, cattedra
della quale diventò titolare nel 1959 con il passaggio a
professore ordinario. Nel 1961 fondò, presso la stessa
facoltà, l’Istituto di Storia dell’Arte che diresse fino
al 1983. Nel 1975, a seguito dello sdoppiamento della cattedra nei due settori di “Storia dell’Arte Medioevale” e di “Storia dell’Arte Moderna”, assunse l’insegnamento di quest’ultima. Nel 1979, per il suo prestigioso curriculum accademico, fu insignito della medaglia d’oro per i benemeriti della cultura e dell’arte e, nel 1988, gli fu conferito il titolo di emerito. Nel 1983 aveva però già lasciato l’insegnamento per raggiunti limiti d’età.
All’attività didattica Grassi affiancò una ricchissima e importante produzione scientifica. Nel campo della ricerca la sua attenzione si rivolse in particolare verso due filoni tematici: quello dello studio del disegno e quello dell’analisi della teoria artistica e della critica d’arte. Per quanto riguarda gli studi sul disegno, il cui interesse, ancora piuttosto raro in Italia, fu probabilmente sollecitato in ambito familiare dalla passione per i disegni e i bronzetti rinascimentali dello zio paterno Luigi, e in quello accademico dagli studi sulle miniature del suo maestro Pietro Toesca, Luigi Grassi ebbe un ruolo d’avanguardia. Fu, infatti, anche grazie al suo impegno che in Italia si giunse al riconoscimento di un’autonomia disciplinare dell’arte grafica che si concretizzò con l’istituzione di specifiche cattedre universitarie. La motivazione critica dell’importanza dello studio del disegno, quale atto necessario per comprendere meglio le peculiarità stilistiche di un artista, è affermata per la prima volta da Grassi nel saggio dedicato a Gaudenzio Ferrari (Gaudenzo Ferrari e i suoi disegni, “L’Arte”, XLIV [1941], pp. 182-205) e applicata nei suoi studi dedicati sia a personalità artistiche allora poco note, come Altobello Meloni, Amico Aspertini e Jacopo Ripanda, sia a figure più celebri quali Pontormo (Appunti sul Pontormo e i suoi disegni, “Emporium”, CIII [1946], pp. 29-469), Lorenzo Lotto (Per un disegno di Lorenzo Lotto, “Paragone” V [1954], 49, pp. 54-57), Pellegrino Tibaldi (Due disegni di Pellegrino Tibaldi, “Paragone”, VI [1955], 61, pp. 47-50) e soprattutto Gian Lorenzo Bernini (Disegni del Bernini, Bergamo 1944;
Disegni inediti del Bernini e la decorazione di ponte Sant’Angelo, “Arti figurative”, II [1946], pp. 186-199;
Bernini: two unpublisched drawings and related problems, “The Burlington Magazine”, CVI [1964], pp. 170-178;
Gian Lorenzo Bernini e Fréart de Chantelou, Salvator Rosa e
Nicolò Simonelli, in Scritti di storia dell’arte in onore di Federico Zeri, Milano 1984, pp. 630-639). Ma è nel suo fondamentale volume
Storia del disegno. Svolgimento di un pensiero critico e un catalogo certo, edito a Roma nel 1947, che lo studioso espresse chiaramente il suo pensiero critico sull’importanza dello studio dei disegni “quali testimoni cruciali del processo formativo dell’opera” (Sapori 2000, p. 6) e del disegno come categoria artistica spiritualmente autonoma. “La convinzione che si potesse scrivere una storia dell’attività disegnativa come una storia dell’arte” (Barroero 2002, p. 662) è alla base del volume
Il disegno italiano dal Trecento al Seicento, Roma 1956 e della collana, da lui ideata e diretta, sul
Disegno italiano (1959-1982).
Molti furono anche i contributi di Grassi sui protagonisti dell’arte del Quattro, del Cinque e del Seicento (Tutta la pittura di Gentile da Fabriano, Milano 1953;
Tutta la scultura di Donatello, Milano 1958; Piero di Cosimo e il problema della conversione al Cinquecento nella pittura fiorentina ed emiliana, Roma 1963;
Bernini pittore, Roma 1963). La sua notorietà resta però particolarmente legata ai molteplici studi dedicati alla “storia della critica d’arte”, che, insieme alla storia del disegno, occuparono un posto privilegiato della sua ricerca. A questo proposito vanno ricordati il saggio sulla
Genesi e paternità della critica d’arte (Roma 1951), quello sulla
Costruzione della critica d’arte (Roma 1955) e specialmente i tre volumi su
Teorici e storia della critica d’arte (I,
Dall’antichità a tutto il Cinquecento con due saggi introduttivi, 1970; II,
L’età moderna: il Seicento, 1973; III, Il Settecento in Italia, 1979) dove il Grassi tracciò una sintesi storica del pensiero critico sulle arti visive dall’antichità greco-romana fino all’età moderna. Spettano ancora a lui, in collaborazione con Mario Pepe, il
Dizionario della critica d’arte (2 voll. Torino 1978), il
Dizionario dei termini artistici (Torino 1994), il
Dizionario di arte. Termini, movimenti e stili dall’antichità a oggi (Torino 1995), ristampato in edizione economica nel 2003, e il
Dizionario di antiquariato stampato in quattro volumi a Torino nel 1989 e ripubblicato in edizione economica aggiornata a Milano nel 1992 con la collaborazione in quest’ultimo caso anche di Giancarlo Sestrieri.
Luigi Grassi morì a Roma il 4 gennaio del 1995. Nella sua vita, oltre che studioso e professore, fu anche appassionato collezionista di disegni e di libri d’arte. Oggi una parte consistente della sua pregiata raccolta libraria, fedele specchio dei suoi orientamenti di studioso, grazie alla sensibilità della moglie Luciana Ferrara (direttrice della Galleria Borghese e in seguito soprintendente a Bologna) alla quale si era unito nel 1969, si conserva proprio presso la Biblioteca del Dipartimento a lui intitolata dal 1996.
Questa scheda è stata redatta sulla base della seguente bibliografia alla quale si rimanda per ulteriori approfondimenti:
Verso una biblioteca delle arti. Il fondo Luigi Grassi, catalogo della mostra, a cura di Giovanna Sapori, Roma 2000, edz. 2005.
L. BARROERO, Grassi Luigi, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma 2002, vol. LVIII, pp. 661-663, con bibliografia precedente.
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